Scor-data: dal 6 luglio 1967

Morire (in Nigeria) per il petrolio (della Francia)

di d. b. (*)  

Ancora oggi si dice: «sembra il Biafra». Per indicare chi sta morendo di fame. Anche se i più giovani non sanno esattamente a cosa si riferisca questa espressione, quelle immagini di persone ridotte a scheletri sconvolsero il mondo e in qualche modo sono rimaste nella memoria per oltre 40 anni: i biafrani somigliavano ai sopravvissuti nei lager nazisti.

Un bilancio sommario: circa 2 milioni di morti dei quali il 75 per cento per «denutrizione». Ancora una volta la fame viene pianificata come l’arma decisiva.

Il 6 luglio del 1967 la Nigeria attacca il Biafra. Ma la guerra affonda le sue radici un anno prima. Nel gennaio ’66 c’è un golpe militare, seguito in luglio da un contro-golpe: ed è allora che il governatore della regione orientale proclama l’indipendenza (o la secessione, se preferite) per tenersi gli introiti del petrolio. Il caso vuole che proprio il 29 luglio 1966 scadesse la concessione della francese Elf e naturalmente Parigi non ci pensò due volte ad appoggiare i ribelli. Che qualche migliaia (o milione, in questo caso) di morti sia un prezzo giusto per dirimere i litigi fra i petrolieri purtroppo è confermato da chiunque sappia un po’ di storia.

La guerra finisce il 12 gennaio del 1970 ma è una finta: due giorni dopo il generale Gowon vieta il passaggio degli aiuti umanitari verso il Biafra. La «carestia» può completare l’opera iniziata dalle armi.

Una tremenda storia del passato? No. Come più volte scritto qui, il Delta del Niger non è destinato alla pace visto lì ci sono riserve petrolifere per circa 35 miliardi di barili, forse un terzo di tutte le risorse africane. Per questo fu assassinato Ken Saro-Wiwa e per questo oggi i ribelli cercano di fermare il saccheggio (che è anche distruzione dell’eco-sistema). Dopo che la lotta nonviolenta è stata fermata dai massacri, nel consueto silenzio del mondo “democratico”, vari gruppi passano alla resistenza armata e talvolta al rapimento di tecnici stranieri (anche dell’italiana Agip, non meno colpevole delle sue sorelle più famose nell’imporre “la dittatura del petrolierato”). Quasi zero sapremmo della Nigeria oggi se dovessimo documentarci sui massmedia italiani. Per fortuna ci sono altre fonti. Consiglio in modo particolare il documentatissimo «Il prossimo Golfo»  (sotto-titolo: «Il conflitto per il petrolio in Nigeria») di Andy Rowell, James Marriott e Lorne Stockman, pubblicato nel 2007 da Altreeconomia-Terre di mezzo. Il titolo lascia capire la tesi: la prossima guerra mondiale per il petrolio quasi certamente si combatterà qui.  

(*) Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 6 lugliofra l’altro avevo ipotizzato: 1536: ucciso Tommaso Moro oppure il tribunale di Guerra del Reich condanna a morte per «sovversione dell’esercito»Franz Jägerstätter.E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

 

 

Redazione
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  • Grazie Daniele. In Eritrea, durante i trent’anni di guerra per l’inidipendenza, alcune persone anziane dicevano: “Speriamo di non fare la fine dei Biafra!”

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