Scor-date : 13 novembre 2002

La “Prestige” lancia un SOS – di Francesco Masala (*)

Le “rias”, come dei lunghissimi fiordi, rendono la Galizia un posto unico (lo capisce meglio chi le ha viste).

Decine di migliaia di lavoratori vivono della pesca e della raccolta di molluschi, dell’industria conserviera e del turismo.

Di quel dramma ricordiamo le coste ricoperte di petrolio e le tute bianche dei volontari (e non solo) che raccoglievano il petrolio dalle spiagge e dalle rocce quasi solo con le mani  o con semplici attrezzi.

Ecco la lettera di una volontaria italiana che rende  il senso della tragedia ambientale:

Da poco più di 48 ore mi trovo a Corcubion. Costa de le Morte. Galicia.

Ieri ho lavorato cinque ore sulla spiaggia, inginocchiata su un enorme tappeto di alghe nere di petrolio.
Ho lavorato cinque ore sollevando con le mani questa gigantesca massa nera per togliere il “chapapote” cioè il petrolio solidificato in agglomerati con dimensioni che variano da quelle di un granello di sabbia a quelle di una palla da ping pong.
Ho sentito l’odore della morte, nonostante avessi il volto coperto da maschera e occhiali protettivi. Pesci, molluschi, crostacei morti. Ali di gabbiano. E petrolio. Tanto “olio nero”.
Gli occhi bruciano, il respiro affaticato a causa dell’inalazione del petrolio,una nausea del tutto innaturale, la tuta bianca sfregiata dalla violenza di questa melassa nera.
Alain, un volontario francese, raccoglie chapapote da piu’ di due mesi, mi dice che questo e’ un “trabajo de hormigas”.
E’ una triste caccia al tesoro…alza il masso, sfoltisci le alghe, raschia lo scoglio, scava la sabbia, raccogli il chapapote, riempi i secchi…
Altro lavoro consiste nel pulire gli scogli: con cazzuole, mani, volontà …ma lo avete mai visto il petrolio su uno scoglio? E come e’ possibile pulirlo in questo modo? E’ una follia…a volte il petrolio appiccicato agli scogli si condensa in bolle lucide che, al primo contatto, ti esplodono addosso.
Carlo, giornalista di Radio Popolare, dice che questo lavoro e’ una pazzia degna di Don Chisciotte.
Ho visto il guanto che indossava Simone, volontario italiano, nel momento in cui puliva le rocce: NERO NERO NERO, cosi’ vischioso da non poter staccare le dita l’una dall’altra.
Una peste. Il sindaco di Corcubion dice che il chapapote e’ il demonio. Nel frattempo il governo autonomo e il governo spagnolo insabbiano la questione. Non so se e’ il caso di parlare di censura, di “negocio”, di denaro che gira intorno a tutta questa storia.
I media non alzano un dito. Le notizie non escono dai confini della Galicia, il resto della Spagna e’ convinto che entro breve le spiagge saranno pulite. Il resto del mondo non sa nemmeno questo.
Io non posso dire quanti anni ci vorranno. Non posso quantificare il disastro. So soltanto che ci vorranno tante mani. Tantissime.
Tante per trasportare i secchi pieni di petrolio, tante per scavare nella sabbia, tante per allacciare la mascherina al volto quando le tue mani sono troppo sporche, tante per impugnare le cazzuole, tante per aiutare questa costa a ritornare solo un po’ più pulita. Adesso è tardi.
Torno con le mani nel petrolio e lancio anche un appello:perché non dedicare le proprie vacanze, o una parte di esse, alla pulizia delle coste galleghe?
Sara Pellegrini  (da qui)

L’unica nota positiva è che nel giugno 2003 il Parlamento europeo approva il regolamento che vieta il transito alle petroliere monoscafo nei mari europei, e infatti, sarà un caso, ma da allora non si ha notizia di disastri tanto gravi, in Europa.

È quindi solo un caso che il disastro sia capitato in Galizia e non nelle Bocche di Bonifacio o nella laguna di Venezia.

Ed è una costante che il sistema politico e/o economico faccia (un po’) di prevenzione solo dopo che avvengono i disastri.

Per approfondimenti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Prestige_(petroliera)

http://www.corriere.it/speciali/galizia/index.shtml

http://www.elmundo.es/especiales/2002/11/ecologia/prestige/

http://prestige.lavozdegalicia.es/

(*)Ricordo – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”.

Molte le firme (non abbastanza forse per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi: magari solo una citazione, una foto o un disegno. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte.  Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db)

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

  • Francesco Masala

    proprio ieri, nel processo sul disastro della Prestige (presidente del collegio giudicante il giudice Pia) sono stati assolti due dei tre imputati, il capo- macchine della nave e l’ex direttore generale della Marina mercantile spagnola, condannato a nove mesi il comandante della nave, per disobbedienza grave.
    non era imputato l’armatore.
    mentre nel calcio esiste la responsabilità oggettiva della dirigenza della società sportiva, in economia sembra di no, come se la colpa del disastro fosse del comandante, uno Schettino qualsiasi.
    premesso che una condanna all’ultima ruota del carro, e per disobbedienza e non per il disastro, è proprio una schifezza e che tocca all’armatore risarcire, o a chi doveva controllare, il punto è che occorre che non succedano i disastri, di tutti i tipi, e quasi sempre si possono prevenire, ma siccome costa troppo, si spera nella fortuna, tanto i disastri ambientali non succedono mai, sarà un caso, nel giardino di chi ha contribuito a provocarli (i dirigenti delle società coinvolte) o nel cortile di chi deve controllare o legiferare, anche per loro vale il comma nimby (not in my backyard).

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