Scor-data: 9 giugno 1934

Paperino, 79 anni fa
di Daniele Barbieri (*)
Donald Duck, alias Paperino, appare pubblicamente la prima volta il 9 giugno 1934, 79 anni fa, come comprimario in un cortometraggio animato: «The Wise Little Hen» (La gallinella saggia). Per vederlo a fumetti bisognerà aspettare il 13 settembre (in tavole domenicali disegnate da Al Taliaferro) e per avere una specifica striscia quotidiana altri due anni (30 settembre 1936). È divertente confrontare la voce italiana di Wikipedia (Paperino) con quella in lingua inglese (Donald Duck): mentre nella versione inglese si dà ampio spazio al cinema di animazione, la versione italiana è incentrata quasi esclusivamente sul fumetto.
La differenza è indicativa del diverso approccio nei confronti dei personaggi Disney, nati per il cinema d’animazione (con la versione comics a rivestire un ruolo quasi da sottoprodotto) ma in Italia recepiti principalmente come personaggi dei fumetti. Per questo, per noi Paperino è indissolubilmente legato all’autore di fumetti che gli ha dato la forma definitiva e memorabile, Carl Barks, autore delle storie lunghe per comic books (mentre Taliaferro ha sempre continuato a gestire le strisce quotidiane).
Paperino nasce come ragazzaccio quando Disney si rende conto che Topolino è diventato (dal ragazzaccio che era, pure lui, inizialmente) troppo buono, saggio, positivo. E sono proprio le qualità negative quelle che hanno reso il papero il personaggio di gran lunga più amato dal pubblico fra tutti quelli del mondo disneyano: iracondo (specie nei cartoni), pigro e scansafatiche, non di rado bugiardo e un po’ meschino.
Barks lo renderà il prototipo dell’americano medio, o meglio, la caricatura del prototipo, riempiendo di implicita (ma non troppo) critica sociale le storie pur leggere e divertenti dagli anni Cinquanta in poi. Lo getterà però anche in mezzo alle più stupefacenti avventure, magari controvoglia, magari pressoché costretto da qualche mira redditizia dall’attivissimo zio ipermegamultimiliardario. E Paperino arriverà, ogni volta, sino in fondo.
Alla fin fine, sarà proprio questa complessità quasi da persona vera, questa molteplice sfaccettatura di quella che era nata come macchietta, questa epica parodiata eppure non meno sentita come tale, sarà questa sottile gestione dell’ironico e dell’avventuroso a conquistare l’amore del pubblico. Non si ama l’ideologia disneyana, non si ama il padre padrone che non permette ai suoi autori di far apparire il proprio nome e che rifiuta gli aumenti salariali ai suoi dipendenti; non si ama Walt Disney per quanto rappresenta (e piuttosto bene, direi) alcuni fra gli aspetti peggiori del capitalismo americano.
E Topolino ci potrà stare pure un po’ antipatico proprio per la sua aria da primo della classe (il cui pericolo Disney aveva capito benissimo).
Ma con Donald Duck, come si fa a non amarlo?
Quack!
(*) Qui girano due Daniele Barbieri, come ha capito chi frequenta spesso codesto blog: il primo, più spesso in azione, è il pazzoide che qui si firma «d. b.» (romano ma abitante a Imola) mentre il secondo insegna e vive a Bologna: se volete vederli in foto cliccate sopra dove leggete «mi fido d’io?». E’ opportuno chiarirlo per i continui equivoci, lodi (o critiche) che arrivano al destinatario sbagliato.
Ricordo anche – per chi si trovasse a passare da qui per la prima volta – il senso di questo appuntamento quotidiano. Dall’11 gennaio 2013, ogni giorno (salvo contrattempi sempre possibili) troverete in blog a mezzanotte e un minuto una «scordata» – qualche volta raddoppia, pochi minuti dopo – di solito con 24 ore circa di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna dimenticano o rammentano “a rovescio”. Qualche volta eventi più leggeri che ogni tanto sorridere non fa male, anzi.
Molti i temi possibili. A esempio, nel mio babelico archivio, sul 9 giugno avevo anche ipotizzato: 68: Nerone si suicida; 1812: inizia la rivolta dei luddisti; 1843: nasce Bertha Von Suttner; 1889: in campo dei fiori statua a Bruno; 1916: George Grosz lancia il fotomontaggio; 1937: assassinati fratelli Rosselli; 1940: esce «Il deserto dei tartari» e il giorno dopo l’Italia va in guerra; 1972: legittime le tv private dice la Corte Costituzionale; 1994: convenzione di Belem do Para contro la violenza maschile. E chissà a ben cercare quante altre «scordate» salterebbero fuori.
Molte le firme (non abbastanza però per questo impegno quotidiano) e assai diversi gli stili e le scelte; a volte troverete post brevi, come oggi: magari solo una citazione, un disegno o una foto. Se l’idea vi piace fate circolare le «scordate» o linkatele ma ovviamente citate la fonte. Se vi va di collaborare – ribadisco: ne abbiamo bisogno – mettetevi in contatto (pkdick@fastmail.it) con me e con il piccolo gruppo intorno a quest’idea, di un lavoro contro la memoria “a gruviera”. (db, l’omonimo)

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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