Smemoratezza e rischio sismico

di Giorgio Chelidonio

Mentre scrivo – è il 24 agosto 2017 – ricorre il primo anniversario del terremoto di magnitudo 6 che, giusto un anno fa devastò molti abitati del centro Italia. Purtroppo non fu il solo: il 30 ottobre seguente un’altra del 6,5, con epicentro a 5 km da Norcia aggiunse altri danni. Oggi, però, non voglio riflettere né sui problemi del difficile e lento avvio della ricostruzione, né trattare subito le possibili relazioni con il recentissimo (21.8.2017) e profondamente diverso terremoto di Ischia (magnitudo 4). Mi ronza in testa il sottotitolo di un interessantissimo articolo pubblicato sul numero di agosto de “Le Scienze”: “Che cosa abbiamo imparato dal sisma del centro Italia” [LINK 1]. Vorrei sviluppare il senso collettivo di questa domanda, perché quello scientifico è ovvio che risieda nei nuovi dati che lo studio dei movimenti della complessa rete di faglie appenniniche ha permesso. Del resto, la sismicità di questa zona era ben nota: già nel 1859 la zona di Norcia era stata colpita da un sisma di poco inferiore, subendo gravi danni e 101 vittime. “I danni furono causati dalle caratteristiche dell’edilizia locale. Le case avevano muri sottili costruiti con ciottoli di fiume slegati l’uno dall’altro, con cementi di pessima qualità; avevano inoltre volte pesanti costruite con gli stessi ciottoli, irregolari e senza legatura con i muri. Fu anche rilevato che le case con più danni erano le più recenti, erette senza seguire un metodo di regolare costruzione.” (Amato, Pantosti, 2017- p. 42).
Nel 1979 un altro sisma colpì la stessa zona e dopo il 1915, con il “terremoto della Marsica” (grado 7.0 mw della scala Ritcher) [LINK 2], il territorio comunale di Amatrice (oggi distrutta e semi-abbandonata dalle scosse sismiche del 2016-2017) [LINK 3] fu classificato come area sismica (Amato, Pantosti, 2017- p. 43). Ma la storia della sismicità locale era già iniziata con i gravi danni causati da un terremoto del 1639 [LINK 4].
Tornando alla domanda che sottotitola l’articolo succitato, vi estrapolo un “imparato” personale: “
L’Italia peninsulare si allarga con una velocità di 3-4 millimetri all’anno, che vuol dire 3-4 metri ogni mille anni” (Amato, Pantosti, 2017- p. 38). Un fenomeno relativamente lento, quasi inavvertibile sulla scala del tempo geologico, ma che quando si manifesta in forma rilascio di energia oltre a causare danni dovrebbe restare ben impresso nella memoria delle comunità locali che, conseguentemente, dovrebbero “aver imparato” i rischi e perciò prevenirli con opere e comportamenti adeguati.
È proprio su questo punto che la mia riflessione si aggancia al recente sisma (4 grado Richter) di Ischia, e soprattutto sui danni che ha prodotto nel territorio comunale di Casamicciola, su cui si sta scatenando l’ennesima bufera di “pettegolitica” [LINK 5]: case abusive, case vecchie e/o ristrutturazioni scriteriate; almeno in un caso con sopraelevazioni cementizie che, al primo scossone, hanno fatto cedere i vecchi muri sottostanti non più adatti a reggere. A quest’ultimo proposito il proprietario ha parlato di condoni richiesti (e, a suo dire, pagati) negli anni ’80 ma che sembra non abbiano dato luogo a nessuna verifica amministrativa sull’adeguatezza dei lavori abusivamente realizzati [LINK 6].
In attesa che la magistratura accerti la veridicità di questa micro-storia, sul banco degli imputati si affaccia un’altra figura: l’amministrazione che avrebbe, intascato la multa e concesso il condono senza però valutarne la regolarità e l’efficacia edificatoria. Il tutto in uno scenario sismo-vulcanico come quello di Ischia: classificata dal 2002 in “zona sismica 2” (cioè a rischio medio-elevato) [LINK 7]: la sua storia “vanta” ben
12 terremoti localizzati nell’isola o a mare negli immediati dintorni con magnitudo Mw compresa tra poco meno di 3.0 e poco superiori a 4.0. Il più antico di questi terremoti avvenne il 2 novembre 1275, il più recente risale al 23 aprile 1980. La maggior parte di questi eventi era già nota al grande repertorio descrittivo di terremoti italiani compilato da Mario Baratta alla fine dell’Ottocento e pubblicato nel 1901…. I terremoti principali sono datati rispettivamente 1275, 1796, 1828, 1881 e 1883”.
Evito di soffermarmi sulla natura vulcanica di Ischia e del mare circostante, ma non posso dimenticare che qualche anno fa ho fatto una splendida passeggiata sul Monte Epomeo, una cima tufacea costituita da pozzolana bianco-giallastra connessa ad una eruzione avvenuta 55.000 anni fa circa. Ma per comprenderne a fondo l’origine morfologica occorre considerare il suo sollevamento iniziato circa 150.000 e 300.000 anni fa, in conseguenza allo sforzo generato dalla sottostante camera magmatica e alla sua connessione con una estesa rete di faglie che attraversano questa parte dei fondali marini.
Insomma, con buona pace degli appetiti edificatori degli ischitani, quel monte è la cima di un apparato vulcano-tettonico sollevatosi di circa 800 metri; non è, dunque, un vulcano in senso stretto, anche se un’ultima eruzione avvenne nel 1302; come del resto aveva chiarito, già nel 2012 [LINK 8], il dottor Carlino, geologo presso l’Osservatorio Vesuviano.
Quanto alla componente turistica connessa al patrimonio edilizio di questa isola, basta ricordare che il terremoto del 1883 avvenne in piena fase di affollamento stagionale: “
I danni furono molto ingenti, in pratica l’intera cittadina di Casamicciola fu rasa al suolo. L’intensità massima del terremoto è stimata intorno all’XI grado della scala Mercalli… Si contarono oltre 2300 morti, la maggior parte dei quali, a Casamicciola.[LINK 9]. Non a caso la stampa dell’epoca definì quel sisma come “il terremoto dei ricchi”!
Dunque, la memoria infra-generazionale del disastro sismico doveva aver insegnato qualcosa agli ischitani, ma anche alle amministrazioni provinciali e regionali della Campania!
Dovremmo, quindi, addossare la colpa di smemoratezza al solito “meridionalismo”? Anche in questo senso, in questi giorni, la polemica sta infuriando, però la memoria della ricorrente “pettegolitica” si può rintracciare già allora in paludati giornali “nordisti” [LINK 10]: ad esempio, le pagine de “La Gazzetta Piemontese” del 31 luglio1883 grondavano di narrazioni emozionali, non diversamente da come tuttora si commentano i terremoti. Infatti, invece di puntualizzare descrizioni geo-sismiche dei fenomeni, chiarirne le cause e sottolineare con forza che non sono i sismi la sola causa di danni e di vittime ma la smemoratezza imprevidente delle comunità coinvolte nella rischiosità: a ciò contribuisce anche il “giornalettismo” [LINK 11] nostrano, abituato a profondersi in storie lacrimevoli e, in casi di “miracolosa” incolumità, spesso sdolcinate e/o intercalate a dichiarazioni di “io non c’entro” (e/o “se c’ero dormivo”) fatte dai responsabili di turno.
Si contribuisce così a depistare l’attenzione dei politici, locali e non, verso l’ennesimo “affarismo” della ricostruzione, fino a farlo diventare “tradizione” e “convenienza elettorale”, come ha ben evidenziato Enzo Boschi nel suo “
Terremoti d’Italia”, pubblicato nel 1998 [LINK 12] e sottotitolato “Il rischio sismico, l’allarme degli scienziati, l’indifferenza del potere”.
Concludendo, cause e concause dei danni e delle vittime prodotti dai crolli del 2017 e del 1883 sono probabilmente complesse, ma fra queste non bisogna dimenticare la colpevole smemoratezza, privata e pubblica, delle comunità e la tendenza latente negli amministratori e negli stessi imprenditori edili: considerare la prevenzione del rischio sismico un costo eccessivo, i primi in chiave elettoralistica e i secondi come riduttore di guadagni.
Questo, a mio avviso, è, sulla scala del tempo, un ulteriore cripto-abusivismo che contribuisce attivamente a diseducare le comunità locali, ad esempio nei confronti della reale rischiosità di progetti geo-termali, come quello citato due giorni fa da “Il Fatto Quotidiano” [LINK 13]. Se ne parlerà ancora? Sarebbe interessante seguire gli sviluppi di quest’ultima notizia.

LINKS

  1. Amato A., Pantosti D., 2017: Il terremoto del centro Italia, “Le Scienze”, n. 588, pp. 36-43.
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_della_Marsica_del_1915
  3. https://it.wikipedia.org/wiki/Amatrice
  4. https://ingvterremoti.wordpress.com/tag/storia-sismica-amatrice/
  5. Pettegolitica: neologismo per definire l’insieme di narrazioni socio-politiche, giornalistiche e non, orientate a diventare una vera e propria “arma di distrazione di massa”.
  6. http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/08/24/news/ischia_il_proprietario_della_palazzina_dei_bimbi_due_richieste_di_condono_e_nessuno_ha_mai_risposto_-173746069/
  7. http://www.tuttitalia.it/campania/48-ischia/rischio-sismico/
  8. https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Epomeo
  9. http://www.meteoweb.eu/2012/08/ischia-le-verita-sul-monte-epomeo-e-sul-rischio-sismico-intervista-a-stefano-carlino/146330/
  10. http://www.lastampa.it/2017/08/21/fIr2GnrwhgQo4c2RAIXuXK/pagina.html
  11. Per “giornalettismo” qui si intende un tipo di far cronaca in modo pettegolo e che punta solo all’intrattenimento dei lettori. Trovo spunti sul suo significato in http://www.theladycracy.it/2016/08/14/giornalettismo-significato-di-un-giornalismo-che-non-e/; questo termine è anche il titolo di un quotidiano-on-line: http://www.giornalettismo.com/
  12. Boschi E., Bordieri F., 1998: Terremoti d’Italia, Baldini & Castoldi, Milano.
  13. https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/22/terremoto-ischia-la-direttrice-dellosservatorio-vesuviano-aveva-detto-sismicita-dellisola-estremamente-rara/3809986/

LA FOTOGRAFIA  mostra un panorama dalla cima del Monte Epomeo:

http://www.fotoeweb.it/sorrentina/Foto/Ischia/Monte%20Epomeo%20veduta%202007.jpg

Giorgio Chelidonio

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