Stiamo lottando per la vita

di Dawn Paley

tratto da: «Guatemala: Peaceful Resistance in the Face of Violence», un ampio servizio (del 24 ottobre) per «Upside Down World». Traduzione e adattamento Maria G. Di Rienzo.

«Voglio dire al mondo intero che in Guatemala c’è una resistenza pacifica in atto, e che siamo preparati a restare qui il più a lungo possibile». Telma Yolanda Oquelí Veliz è seduta su una sedia di plastica, all’interno del presidio permanente di protesta che blocca l’ingresso ad un sito minerario per l’estrazione dell’oro, a circa 30 chilometri da Guatemala City. «Abbiamo sempre sperato che non si sarebbe versato sangue durante questa lotta. E’ stato versato il mio, ma penso sia stato un test importante e oggi sono di nuovo in azione, e so che non mi faranno stare zitta. Finché dio mi darà vita, io andrò avanti».

Il tentato omicidio di Telma è avvenuto il 13 giugno scorso. Mentre usciva dall’accampamento del presidio, il suo veicolo è stato bloccato da un’altra automobile e da una motocicletta. I suoi aspiranti assassini hanno aperto il fuoco e l’hanno colpita tre volte. Una delle pallottole ha attraversato l’addome e non è stato possibile rimuoverla, perché si è situata troppo vicina alla spina dorsale. Telma soffre di dolori continui. I suoi aggressori, che lei pensa connessi alla municipalità di San José del Golfo e alla compagnia mineraria, non sono stati identificati.

«Da allora, sino ad oggi, non ho voluto rilasciare dichiarazioni o essere intervistata perché davvero non voglio parlare di me stessa, voglio che ci si concentri sulla resistenza, sulle persone che sono presenti qui». Mentre Telma parla, molti degli attivisti presenti si fermano ad ascoltarla. Altri tagliano legna, i bambini giocano lungo i bordi dell’accampamento e alcune donne preparano cibo e bevande per l’intero presidio, che è attivo dal marzo di quest’anno. Sei squadre composte da un minimo di dieci adulti si danno il cambio in turni di sorveglianza di ventiquattr’ore e ogni settimana una delle squadre resta al campo la domenica. Un tentativo di sgombero è stato effettuato l’8 maggio scorso, quando nelle prime ore del mattino le persone presenti nell’accampamento sono state avvisate che un convoglio di auto della polizia e della compagnia mineraria si stava dirigendo verso di loro. I residenti di San José del Golfo e delle vicine comunità si sono mobilitati a centinaia e la polizia si è ritirata evitando il confronto.

Il progetto della miniera, quando Telma è stata assalita, era di proprietà della Radius Gold di Vancouver (Canada). La Radius lo ha venduto alla statunitense KCA (Kappes, Cassiday & Associates) nell’agosto 2012. La KCA è una compagnia privata che fornisce servizi relativi alla metallurgia. La Radius Gold ha familiarità con la violenza verso gli oppositori: Simon Ridgway, il presidente del suo Consiglio d’amministrazione nel periodo in cui si è tentato di uccidere Telma, era l’uomo di punta della Fortuna Silver quando l’attivista anti-miniera Bernardo Vásquez fu assassinato ad Oaxaca, in Messico, nel marzo di quest’anno.

Irma Esperanza, di turno in cucina all’accampamento, spiega che la miniera distruggerà terreni usati per l’agricoltura di sussistenza: «Non stiamo lottando per l’oro. Stiamo lottando per la vita, per la nostra acqua, per poter continuare a coltivare mais e fagioli, perché è di questo che noi campesinos viviamo». Miguel Díaz Morales, che dice di passare al presidio molte notti in cui altrimenti non riuscirebbe a dormire, è d’accordo: «Io ho 83 anni ma sono qui a lottare, a lottare per i bambini, per la terra su cui siamo nati. Difendiamo la nostra terra perché siamo liberi e perché abbiamo il diritto di farlo».

Telma Yolanda Oquelí Veliz ribadisce che è in grado di sopportare minacce e sofferenze grazie alla forza che riceve da donne, uomini e bambini che si danno il turno all’accampamento: «Ci sono anziani, qui. Ci sono bimbi con le loro mamme e i loro papà. Questo ci motiva ad agire in modo responsabile, a dare il buon esempio ai più piccoli e ad alleviare le difficoltà dei nostri anziani».

UNA BREVE NOTA

Le traduzioni di Maria G. Di Rienzo sono riprese – come i suoi articoli – dal bellissimo blog lunanuvola.wordpress.com/.  Il suo ultimo libro è “Voci dalla rete: come le donne stanno cambiando il mondo”: una mia recensione è qui alla data 2 luglio 2011. (db)

 

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