Tax plastic: fate a casa la prova

di Domenico Stimolo

L’Italia, si sa, è patria delle sceneggiate. Dicono sia patrimonio di Napoli ma è ampiamente messa in opera su tutto il territorio nazionale.

Da diversi anni la pratica della politica purtroppo è diventata terreno dominante nell’uso della sceneggiata. Chi più chi meno, a destra e a manca, e nelle vie mediane o virtuali, si esercita con passione in questa difficile arte.

E’ prevalso il concetto del volere tutto senza rinunciare a nulla. Quindi, se ne sentono di cotte e di crudo.

In questi giorni la sceneggiata è uscita fuori forte, riguardo la cosiddetta nuova tassa sulla plastica. A peso: 1 euro per ogni chilogrammo di “imballaggi di plastica immessi al consumatore”.

Non sia mai! Urlano quelli della destra. Rovina! Affermano alcuni pezzi della compagine governativa. Devastante! Dichiarano i produttori dei cosiddetti imballaggi.

Poi, a sentire gran parte degli strumenti informativi, a parte i giri di linguaggio, sembra che una grande disgrazia sia in procinto di cadere sul popolo italiano. Circolano le cifre più varie.

Si comprende dalle dichiarazioni degli esponenti governativi più “illuminati” che la tassa nasce per introiettare nuove linfe nel bilancio statale, inoltre per dare una piccola risposta all’enorme mancanza finanziaria dovuta alla gigantesca e strutturale evasione fiscale e per iniziare ad applicare una risposta concreta all’invasione della plastica, sensibilizzando cittadini e produttori sull’assoluta necessità a ridimensionarne l’immissione.

E’ questo un bagaglio storico di tutte le coscienze che vogliono salvaguardare il patrimonio ambientale e la salute. Coscienze in movimento visto che si sente forte odore di bruciato per la nostra Gaia Terra e per i suoi abitanti. Speriamo che i governanti tutti – italici e planetari – se la cavino, salvandoci dal disastro incombente. E comunque la tassazione sull’uso delle plastica, è già in atto in diversi Paesi europei e su questa strada si muove la Comunità Europea.

Siamo sommersi dai variegati e numerosissimi prodotti in plastica, in terra e in acqua… con ingresso negli acquedotti. Le micro plastiche imperversano, come vere e proprie isole artificiali sul piano globale, e specie nella pancia dei pesci che poi si portano a tavola, per essere introiettati da noi umani. Che goduria per la nostra salute!

Ma per “l’allegra comitiva” il concetto del Bene Comune è assolutamente inesistente e l’inquinamento riguarda sempre i fantomatici Altri… che non si trovano mai.

In Italia ogni anno i “consumatori” immettono 2,3 milioni di tonnellate di imballaggi di plastica per l’acqua in bottiglia. Complessivamente le variegate plastiche utilizzate sono 3,11 mil. di tonnellate.

Per capire bisogna fare la prova bottiglia, utilizzando gli elementari strumenti domestici.

– Prendete una bilancia (possibilmente digitale), pesate una bottiglia vuota di acqua comprata nel negozio.

– Quella a mia disposizione diceva che il contenitore da 1,5 litri pesa 31 grammi.

– Fate alcuni conti semplici, utilizzando i due parametri necessari: aumento previsto della plastica 1 euro a chilogrammo e peso della bottiglia: esce fuori che per ogni bottiglia l’aumento derivante sarebbe di 0,03 centesimi (arrotondato).

Quindi, sul presupposto delle proprie necessità, prevedere la quantità complessiva annuo di consumo.

– Per esempio per un utilizzo di 400 bottiglie, pari a 600 litri, la benefica tassa inciderebbe per 12 euro/anno (un euro al mese).

Tanto vale il tema del contendere. Si sa che gli speculatori, dietro le quinte, sono sempre in agguato, con il vizietto di colpire i normali cittadini, quelli con basso reddito.

E’ questa la catastrofe decantata: circa un euro al mese.

NOTA DELLA BOTTEGA

Mentre i grandi (così si autodefiniscono) media strepitano sulla catastrofe oggi «Il fatto quotidiano» ha provato a smascherare «tutte le balle sulla plastic tax» (tipo «aziende in ginocchio») e su quel che si fa in molti Paesi europei. Libera disinformazione, al solito.

LA VIGNETTA è di Benigno Moi. Avete dubbi sul “barbuto” che fa il predicozzo? Qui in “bottega” ci sembra tanto lo stile di Massimo Cacciari ma purtroppo non è l’unico a pigliarsela con i ragazzi definiti ingenui invece che con gli avvelenatori accertati.

 

Redazione
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