Tra amori e fatica: Amado mio

Quel 12 agosto 1912, mentre nasceva Jorge Amado, si discuteva con passione: il Brasile sarà un grande Paese? «Solo se ci libereremo delle razze inferiori, se metteremo fine al perenne Carnevale che regna qui» spiegavano le elites. Errore, quello che oggi si è conquistata la scena è un Brasile meticcio che sa coniugare allegria e serietà.

La stessa idea – «Entro cent’anni il Brasile sarà il primo Paese del mondo» – risuona all’inizio de «Il Paese del Carnevale», romanzo d’esordio del diciottenne Amado. Un successo e polemiche politiche a non finire visto che sin dalle prime righe si leggono frasi acide del tipo: «uomini politici cretini e grassi, con figlie magre e cretine, figli cretini e laureati». La scrittura di quel ragazzo conquista nelle parti realiste come in quelle fantastiche («il sole, il primo pittore cubista del mondo»). E rimanda esplicitamente all’Iracema di Josè de Alencar, scrittore e avvocato brasiliano del secolo precedente. Iracema è, nella lingua guaranì, miele per le labbra – dunque dolcezza – ma è anche un anagramma di America, un altro modo d’essere di un continente che non si identifica con i cugini yankees.

Di quell’Iracema possibile Amado è la voce. «La miseria cresce abbondante in ogni luogo» eppure ci si può ribellare. Con amore e allegria, con la lotta e la dignità. E’ il cantore (scandaloso per l’epoca) di «schizzinose donzelle ed eccellenti battone», di culti afroamericani, di Bahia «immensa e misteriosa» ma anche del sudore, della tradizione di Zumbi (lo schiavo ribelle). Già famoso, Amado fu comunista: spesso clandestino e in esilio, nel 1945 il deputato più votato a San Paolo. Con tutti i pregi e i difetti dei comunisti di allora: a esempio in alcuni suoi romanzi dipinge i trozkisti come i principali nemici dei lavoratori.

Non c’è una netta separazione fra i romanzi più sociali – «Jubiabà», «Messe di sangue» (noto anche come «Il cammino della speranza»), «Sudore» ecc – e quelli più famosi con al centro donne controcorrente: «Gabriella garofano e cannella», «Dona Flor e i suoi due mariti» o «Teresa Batista stanca di guerra». L’ allegria e l’erotismo in Amado non sono mai lontano dalle persone concrete. E’ talmente diverso essere poveri o ricchi che Amado, con una battuta rimasta celebre, ripete: «il giorno che la merda avrà valore i poveri nasceranno senza il culo». E’ ben serio quando scrive che «se la conquista feudale è epica e quella imperialista meschina, la colpa non è del romnziere» ma solo in parte fa dell’ironia quando scrive che «non si può dormire con tutte le donne del mondo però bisogna tentare».

Maschilista? Macchè ribatte Rosana Crispim, poetessa brasiliana in Italia da un ventennio: «i personaggi femminili di Amado come Teresa Batista, Gabriela, Tieta, Dona Flor emanano pura sensualità senza mai cadere nello stereotipo della donna sottomessa pronta a soddisfare l’uomo-padrone. Donne pronte ad affrontare qualsiasi battaglia. Mulatte, provocanti, figlie del povero sertão hanno tutte una missione: la rivincita contro una società maschilista».

Concorda lo scrittore brasiliano, anche lui da molti anni in Italia, Julio Monteiro Martins: «ci sono tantissimi Jorge Amado per me e credo. E’ uno scrittore talmente completo e universale, che per ogni fase della nostra vita, e a partire dagli stessi romanzi, s’impone un Amado diverso».

UN BREVE NOTA

Intervengo anche io per ricordare Jorge Amado e invitarvi a leggerlo o rileggerlo: in blog trovate due post di Rosana Crispim da Costa e di Julio Monteiro Martins. (db)

Redazione
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