Triennale Teatro dell’Arte – Stagione 2019-2020

recensioni di Susanna Sinigaglia

Triennale Teatro dell’Arte

Stagione 2019-2020

Rewind

Omaggio a Café Müller

Deflorian/Tagliarini

Quest’anno ha aperto la stagione il duo Deflorian/Tagliarini con la riedizione di un vecchio lavoro, Rewind, omaggio a Café Müller di Pina Bausch.

Uno dei motivi conduttori della rappresentazione è l’acquisto su e-Bay delle presunte sedie che avevano un ruolo chiave nella scenografia di Café Müller, mentre sono palesemente sedie qualsiasi che si possono comprare ovunque.

Tagliarini cerca di convincere la Deflorian della loro autenticità esaltandone le qualità; ma lei non si lascia abbindolare.

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Attraverso il gioco delle sedie, però, fra spostamenti e costruzione di geometrie, i due performer rievocano le atmosfere di Café Müller, le emozioni provate durante la visione di questo capolavoro.

E qui s’inserisce un altro elemento importante della performance, innovativo nel 2008, quando iniziava la scuola della “non danza”, la danza non danzata ma raccontata. Così i due performer si mettono davanti al portatile che hanno con sé e cominciano a guardare il video di Café Müller commentandone alcuni passaggi.

A loro volta questi passaggi rievocano in loro ricordi di vita vissuta. Tuttavia, lo spettacolo è appesantito proprio dal ricordo della rappresentazione precedente. Malgrado la sua innata ironia – in questo caso il sorridente sarcasmo verso il feticismo diffuso fra i molti che cercano di accaparrarsi gli oggetti appartenuti ai grandi dell’arte e della storia – qui il duo appare un po’ stanco, non ha la forza di graffiare e commuovere come in altri lavori. Si ha l’idea di un déjà vu.

E l’acritica riproposizione in scena di una ballerina in tutù che sembrerebbe voler essere il simbolo della danza (quale danza? che cosa c’entra con Pina Bausch?) rafforza solo l’idea che sia innanzitutto un “amarcord”, il tentativo un po’ nostalgico di rievocare “come eravamo 11 anni fa”.

https://www.dailymotion.com/video/xl42oi

https://www.youtube.com/watch?v=Eke_Xbp9RKA

https://www.triennale.org/eventi/d/

Premio Hermès Danza

La Triennale Teatro ha iniziato una collaborazione con Hermès Italia, la famosa casa di moda, per promuovere i giovani interpreti della danza contemporanea. Fra i cinque lavori proposti alla giuria, ne sono stati scelti due ai cui autori affidare le opere finali: AEREA di Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi, Ballad di Lenio Kaklea.

AEREA

I due donna e uomo incedono sul palco con un moto impercettibile stringendo l’asta di un’enorme bandiera grigia; con maglietta e pantaloni anch’essi grigi di foggia militare, sembrano formare un corpo unico, in solido con il drappo che avanza insieme all’aria che spostano come racchiusi in una bolla. Sono accompagnati da un fragore incessante, a metà fra un rullo di tamburi e una scarica di fucileria.

L’immagine è potente, richiama subito l’idea di parate, movimenti di eserciti, nazionalismi irriducibili, guerre fratricide. In scena, i performer diventano sbandieratori poi cadono come morti sepolti dal proprio vessillo. Ripetono la stessa azione ancora ancora e ancora.

Vengono in mente campi di battaglia cosparsi di corpi massacrati, onori resi ai caduti,

ma anche trionfo per la sopraffazione dell’altro, orgoglio del trofeo conquistato. Nella ripetizione il gesto si amplifica, arricchendo in crescendo le immagini.

Finché raggiunto l’apice del furore e drammaticità, i performer girano le spalle al pubblico avviandosi verso l’uscita di scena, maestosi e marziali com’erano entrati.

 

Ballad

Meno convincente mi è sembrato invece il lavoro di Lenio Kaklea, malgrado sia il frutto di un progetto piuttosto elaborato che si chiama Practical Encyclopedia con cui sono state raccolte circa 600 interviste a europei di diversa provenienza sociale e geografica sulle loro pratiche di esercizio fisico. Nella coreografia presentata alla Triennale, l’artista greca racconta il percorso che l’ha portata ad approdare a tale progetto.

Racconta anche le varie fasi che ha attraversato nella danza, a partire dalla classica fino a elaborare un suo stile particolare. A ogni passaggio di fase, cambia costume in scena. Entra con questa foggia,

orgogliosa del suo progetto.

Si presenta poi in calzamaglia bianca (in omaggio alla sua fase classica?),

per poi restare in reggiseno e slip color carne, come persa in una notte di luna, forse per accennare alla mutazione sicuramente avvenuta in lei nel passaggio da uno stile di danza all’altro.

Sicuramente è un lavoro sull’identità e le sue trasformazioni; emblematico è il momento in cui l’artista si guarda allo specchio con un’espressione quasi spaventata, allarmata.

L’alternanza tra frasi danzate e frasi parlate è un’idea originale ma i brani recitati sono un po’ troppo lunghi e detti in inglese senza la sovrimpressione, che darebbe al pubblico la possibilità di seguire meglio quanto raccontato dall’artista. In ogni caso se i testi non fossero descrittivi ma suggerissero immagini, la mancanza dei sottotitoli non si noterebbe.

Dato però che l’idea è in fase di elaborazione, è augurabile che l’artista possa correggere questi lati meno riusciti della sua coreografia, che ha comunque parti e passaggi stimolanti e intensi.

https://www.triennale.org/eventi/premio-hermes-triennale-milano/

Susanna Sinigaglia
Non mi piace molto parlare in prima persona; dire “io sono”, “io faccio” questo e quello ecc. ma per accontentare gli amici-compagni della Bottega, mi piego.
Quindi , sono nata ad Ancona e amo il mare ma sto a Milano da tutta una vita e non so se abiterei da qualsiasi altra parte. M’impegno su vari fronti (la questione Israele-Palestina con tutte le sue ricadute, ma anche per la difesa dell’ambiente); lavoro da anni a un progetto di scrittura e a uno artistico con successi alterni. È la passione per la ricerca che ha nutrito i miei progetti.

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