Tumori: la situazione di Brindisi

di Gino Stasi, presidente di «Salute pubblica». A seguire una nota della “bottega”

IL RAPPORTO REGISTRO TUMORI DI BRINDISI : ALCUNE INDICAZIONI PER PREVENZIONE E CURE

La pubblicazione del Rapporto sui tumori 2022 della ASL Brindisi rappresenta un contributo importante per valutare lo stato di salute della popolazione e soprattutto per mettere in campo misure di prevenzione per quelle neoplasie che si mostrano in eccesso rispetto al resto della regione. Nel contempo il Rapporto dovrebbe guidare le scelte di organizzazione sanitaria. Diversamente sarebbe un esercizio fine a se stesso.

Riteniamo pertanto di fornire un contributo di interpretazione dei dati come auspicato dagli stessi estensori.

 

Implicazioni per la cura e la diagnosi

 

Per quanto concerne la cura,  un dato rilevante riguarda i pazienti residenti in provincia di Brindisi che, tuttavia, hanno scelto di curarsi fuori regione o in altre province pugliesi.

«Il 13% dei pazienti oncologici emigra fuori regione per la diagnosi e/o il trattamento, il 37% si rivolge a presidi di altre province pugliesi. Considerando l’età del paziente, quasi un paziente su quattro prima dei 50 anni emigra fuori regione, contro l’8% dei pazienti con 70 anni ed oltre. Il 38% dei pazienti con neoplasia tiroidea emigra fuori regione (in particolare in Toscana). Altre neoplasie correlate a maggiore migrazione sanitaria sono quelle del sistema nervoso centrale (29%) e del rene (21%)» Quindi il 50 % dei residenti in provincia di Brindisi si reca fuori provincia per diagnosi o cura. Se per la tiroide si tratta di 87 casi totali in cinque anni, sarebbe molto interessante sapere per quali patologie e per quali ragioni organizzative i malati non trovano risposta vicino casa. Solo così è possibile correggere eventuali carenze.

12.500 pazienti residenti in provincia di Brindisi convivono con una diagnosi di tumore. Questo dato rappresenta una varietà di condizioni che va da quella in cui la malattia richiede solo un controllo periodico dello stato di salute oncologico del paziente, a quella in cui la malattia è ancora presente o è riemersa e sono necessarie cure attive o di supporto. Entrambe le condizioni richiedono una capacità diagnostica che significa soprattutto la disponibilità di grandi macchine,  presenza e migliore organizzazione del personale. Tale offerta, purtroppo, non risulta esserci, considerando le lunghe liste di attesa. La seconda condizione richiede anche una organizzazione delle cure palliative. In questo senso, una struttura fondamentale come l’hospice è a tutt’oggi assente nella ASL Brindisi, l’unica in regione a non esserne dotata .

 

Implicazioni per la prevenzione e le terapie

Il Rapporto rileva che dal 2015 al 2019 « per il complesso dei tumori, in provincia di Brindisi si rileva un eccesso annuo di quasi 44 casi tra i maschi (cioè 4% di casi in più rispetto al dato medio regionale). Tra le femmine l’eccesso appare superiore, pari a 58 casi ogni anno (il 5% in più rispetto al dato medio regionale)»

Quindi quasi 100 pazienti in più rispetto all’atteso in base all’incidenza regionale. E’ giusto allora chiedersi a fronte della predetta fuga fuori ASL, cosa le istituzioni centrali, regionali e provinciali stiano facendo per fronteggiare questo eccesso di nuovi casi annui ed in che misura le eventuali azioni intraprese siano efficaci, considerato che gli eccessi di tumori non sono una novita’ ma rappresentano oramai un dato cronico.

Il Rapporto inoltre indica quali tipi di tumori si sono presentati in eccesso nel quinquennio considerato

Per i maschi « le neoplasie della vescica (17 casi/anno in eccesso, corri- spondenti a +10% circa rispetto all’atteso regionale), quelle della prostata (10 casi/ anno in più e +5% rispetto all’atteso regionale) i mielomi (7 casi/anno oltre l’atteso, con +38% rispetto al dato atteso), i tumori del testicolo (6 casi/anno oltre l’atteso, con +34% rispetto all’atteso) e le malattie mieloproliferative croniche e sindromi mielodisplastiche (6 casi/anno oltre l’atteso, con quasi +16% rispetto al dato atteso) ».

Per le donne « i tumori mammari (31 casi/ anno, +10%), malattie mieloproliferative croniche e sindromi mielodisplastiche (9 casi/anno, +29%) e mielomi (7 casi/anno, +38%) »

Quando il Rapporto poi mette a fuoco l’area SIN (Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche) cioè sostanzialmente il capoluogo, si rinvengono eccessi significativi nei maschi per tumori della vescica, tumori dell’encefalo, del polmone, della pelle (non melanomi) e nelle donne per tumori alla mammella, polmone e leucemie.

Si tratta di siti tumorali per i quali sarebbe necessario un approfondimento per comprendere quale sia la loro componente lavorativa e ambientale. Per il tumore al polmone è stato dimostrato che la TAC a basso dosaggio nei soggetti più a rischio, per abitudine tabagica o per esposizioni lavorative, è in grado di ridurre i decessi. Sarebbe quindi urgente chiederne l’applicazione a Brindisi. Nonostante, poi,  l’eccesso di tumori polmonari in entrambi i sessi, è noto che in ASL non è stata mai previsto un reparto di Chirurgia Toracica. Infine, per l’eccesso di leucemie è giusto chiedersi quanto incidano le emissioni di benzene che sono caratteristiche del polo industriale locale. Nella sua relazione del 21.3.2022 Arpa Puglia afferma che a Micorosa si è registrato « un netto aumento delle concentrazioni di benzene con picchi in alcuni casi anche molto significativi ».

Implicazioni politiche

Nonostante sia noto da decenni che Brindisi sia esposta ad un rischio oncologico superiore al resto della regione (così come Taranto), non è mai stato previsto un supplemento di risorse per fronteggiare il prevedibile incremento di patologie neoplastiche. Questo supplemento non sembra nell’agenda dei decisori politici locali e regionali e l’autonomia differenziata, se sarà approvata, renderà questo atto di giustizia ancora più improbabile. A ciò si aggiunga la necessità di ridurre le emissioni industriali: necessità che contrasta con la recente ripresa di produzione di energia da carbone e con gli ostacoli che vengono frapposti alla installazione di una rete di monitoraggio della qualità dell’aria intorno al polo chimico.

Alla luce dei dati offerti dal Rapporto Registro Tumori 2022, rimarcare queste necessità della popolazione brindisina rimane purtroppo ancora molto attuale. 

 Gino Stasi, presidente di SALUTE PUBBLICA

 

UNA NOTA DELLA “BOTTEGA”

Nel nostro piccolo lavoro informativo crediamo sia importante sottolineare che alcune iniziative locali (ammesso che poi siano solo locali) hanno valore per tutte/i se mettono in campo – con chiarezza – i dati, i metodi di indagine, le riflessioni e le azioni da intraprendere. Il caso di Brindisi (come le recenti lotte di Ravenna o di Civitavecchia, per fare solamente due altri esempi) devono diventare patrimonio comune.

 

Redazione
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