Robinson, Tevis e poi Kress…

db giracchia fra Urania già in edicola e altri in arrivo

 

«Voglio lavorare su tutti e due i lati della strada, fantascienza e realismo» ebbe a dichiarare Waltr Tevis nel 1981. Lo ricorda la nota biografica (senza firma) in coda al romanzo «A pochi passi dal sole» del 1963 che Urania rimanda in edicola – 280 pagine per 6,90 euri, nella traduzione di Raffaella Ciampa – a ottobre ma che si può ancora recuperare. Su entrambi i lati della strada il poco prolifico Tevis ha fatto bene: con lo splendido romanzo breve «La regina degli scacchi» (trasformato da Netflix in una saga ben fatta ma alluvionante) sul versante realistico; con il poco noto e sottovalutato «Futuro in trance» ma soprattutto con il troppo noto (“colpa” di David Bowie) «L’uomo che cadde sulla Terra» più qualche racconto di media caratura dalle parti della science fiction.

«A pochi passi dal sole» non mi ha entusiasmato così sono passato a «La costa dei barbari» scritto da Kim Stanley Robinson nel 1984, che apriva la trilogia delle “tre Californie” ed era il suo primo romanzo. Urania lo porta in edicola (380 pagine per 9,90 euri) per la collana Jumbo nella traduzione di G. L. Staffilano.

Qui ci sono già tutti i pregi e i difetti di KSR: bella scrittura e idee a grappoli ma ogni tanto allunga il brodo oltre …i limiti di una dieta nutriente. Senza spoilerare dirò che si inizia in mezzo ai ragazzi “americani” che sentono dire dai loro vecchi: «Volevamo divorare il mondo e siamo rimasti soffocati». Quello ovviamente è solo uno dei modi possibili di vedere la Storia, con i gialli (cinesi o giapponesi, importa poco) e i messicani “da rimettere a posto”. Ci sono anche rimpianti degni; a esempio «il potere di una volta, la meravigliosa estensione delle capacità naturali dell’essere umano». Le lunghe descrizioni di ponti (nascosti) e sbronze (aperte), di cieli e piogge sono vivaci e persino originali ma troppo dettagliate per una vicenda che fatica a entrare nel vivo e sembra sempre aspettare Godot.

Robinson sa fare molto di meglio. E di peggio.

Sul meglio penso al recente «Il ministero per il futuro» (*): a proposito sono oltre 500 pagine ma ne vorresti il doppio perchè lì non “sbrodola” mai. Invece sul peggio (il suo peggio, sia chiaro che è comunque di qualità) ho in mente la trilogia, poi pure allungata, di Marte: ne bastava la metà.

Quel che mi fa incazzare come una biscia – mi perdonino gli ofiologi per questa espressione zoologicamente errata – è che al solito in Italia traducono qualsiasi cazzata purchè distopica mentre ignorano molti libri interessanti se puzzano di utopico o di solar-punk oppure (si prega di atteggiare la bocca a grido di orrore) “troppo intellettuale”. Nel caso di KSR c’è la serie della «Scienza nella/nel Capitale» con 3 romanzi del 2004, 2005 e 2007. Lodatissimi in mezzo mondo e sinora ignorati nello Stivale.

A dicembre fra Urania normali e Millemondi arriveranno l’ennesimo Alastair Reynolds, il cadaverico Charles Stross e altre cose illeggibili. Dal grigiore sempre uguale di finta azione e zero passione, esce la «Trilogia dei mendicanti» di Nancy Kress (**). Mi ricordo benino il primo, più nebbiosamente gli altri. Quasi perfetta nel racconto lungo (o romanzo breve, se preferite) nei romanzoni o nelle trilogie purtroppo Kress “sbrodola”. Mai banale però ogni tanto noiosetta sì. Vedete voi, questo passa il convento delle edicole 2022.  Dove comanda pigrizia quasi a tempo pieno.

(*) Tempo fa un’amica alla quale consigliavo l’ultimo KSR – cfr Assolutamente da leggere: «Il ministero del futuro»mi rispose: «lo cerco, ricordo bene quel vecchio racconto di Robinson, “Stardance”… bellissimo, poi ne fu fatto anche un romanzo, vero?». Sì e no, Flavia: era davvero bello ma a scriverlo fu Spider Robinson (che poi lo allungò a romanzo) non KSR.

(*) In bottega cfr Nancy Kress: Atto primo. Nelle 70 pagine del racconto «Uno» (cfr Amore, sesso e X: se fossi un professore) invece è straordinaria.

redazione
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Franco Ricciardiello

    Per quanto riguarda KSR hai proprio ragione. Abituati al ritmo dei film di effetti speciali che si spaccia per fantascienza, molti lettori trovano noioso (!) Robinson

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