Tutti i nostri Alberto Masala

Omaggio a un artista sempre controcorrente che dopodomani (3 aprile) compie 75 anni. Abbiamo recuperato 3 suoi testi più un’intervista – già “in bottega” – e le accompagniamo con le foto di Massimo Golfieri che… richiedono un piccolo Post Scriptum. E fortunato chi domani sarà a Bologna con lui.

Stralci di un’intervista (a Daniele Barbieri) del 2009

«La poesia è il condominio di un palazzo altissimo». Ci sono le residenze con Lucrezio e Ginsberg, Hikmet e Césaire, altri e altre… Nel sottoscala abita Alberto Masala. «Per mantenermi mi prendo cura del palazzo» ironizza: «penso che spetti ai poeti vivi farlo». Se incontra Vladimir Majakovskij lo saluta così.

«Buongiorno, signor Volodja,

chi sono? Abito qui

ma non al piano trentasette…

lì state voi, come avete deciso,

con Leopardi e Rimbaud…

Io sto nel sottoscala

in basso, giù

tra vecchie incrostazioni

al pianoterra

di questo condominio di poesia».

Rimbaud, Grazia Deledda, Li Po, Dino Campana, Burroughs, Patrizia Vicinelli, Artaud, Sergio Atzeni (ma anche Van Gogh, altro genere di poesia) interpellati «rispondono guardandomi. Io chiedo a me stesso solo la dignità di poter ricambiare quello sguardo senza vergognarmi né chinare la testa».

Non è tipo Masala che abbassi la testa, si venda, si arruoli. Nel 2001 denuncia in poesia i «Trentadue precetti per le donne» dei talebani ma contemporaneamente scrive: «mi dimetto dalla cultura occidentale»: Nell’ottobre 2002 propone un tavolo poetico al Social forum (i cosiddetti no global o, come sarebbe meglio definirli, gli alter-mondialisti) in 27 punti.: uno dei quali è «parliamo lingue per leccare il mondo». Italiano, francese e naturalmente il sardo. Proprio in limba Masala si chiede:

«Ma a d’itte l’impittamus sa poesia

si custa zente mancu ischit faeddare

pro chi est chi nos ponimus a cantare

in custu mundu chi naran tzivile,

pro l’allumar’a fogu in su fraile

o pro la morigare in sa labia?»

Questo vitale, necessario, furente eppur saggio disordine è ora raccolto in «Alfabeto di strade (e altre vite)» edito da Il Maestrale: 214 pagine per 16 euri, curate da Giancarlo Porcu e con gli scritti di Albero Bertoni e di Jack Hirschman.

«a Vladimir Majakovskij » – febbraio 2012

http://albertomasalatesti.blogspot.com/2010/07/gavoi.html

«A unu Sard’ Arressu» – agosto 2017

Nonostante la mia tenera età, i cari fratellini rappers – #StranosElementos – continuano a chiamarmi nelle loro imprese. Il loro ultimo lavoro è fantastico. E con un bel po’ di contributi fortissimi che elenco più sotto. Il disco si può scaricare interamente gratis a questo link su YouTube. La tematica? Lo dice il titolo stesso: una denuncia della vera Sardegna di oggi, colonizzata, invasa dai militari, inquinata, espropriata. Una Nazione senza diritti… la terra dei tumori e delle bombe. Per saperne di più, un’intervista su NOOTEMPO a questo link.

Oro Incenso e Quirra

Ecco il mio pezzo con la traduzione per chi non capisse il sardo-logudorese. S’intitola “A unu sard’ arressu” ed ho fatto una scommessa con me stesso: calare nel rap metri classici attingendo (e adattando) forme sardo-ispaniche che probabilmente hanno almeno quattro secoli (la struttura è: undhighina cun serrada / sestina retrogada). Ma, in fondo, basta restare sempre nel 4/4…

QUI il testo, in sardo e in italiano: https://www.albertomasala.com/wp-content/uploads/2017/07/A-unu-sard-arressu.pdf

QUI tutto l’album “Oro Incenso e Quirra” degli Stranos Elementos: https://www.youtube.com/watch?v=BDBO4p8sFKs&list=PLy-iKIoGovUG9ruHmf31ApBN1cvIEZtob&index=2

Perché sto con i pastori – febbraio 2019

Non ci sarebbe tanto da spiegare. Sono sardo, provengo da una zona del Logudoro, il Monte Acuto, ad economia agro-pastorale. Sono per parte di madre di famiglia di allevatori. La grande maggioranza dei miei amici, dei miei compagni di scuola, dei miei parenti, viene da generazioni di allevatori e pastori. Io sono cresciuto lì e ho sempre visto i pastori intorno a me. I pastori nei millenni hanno creato una grande cultura in cui sono cresciuto e mi sono formato.

In più, se questo non bastasse, i pastori hanno inventato la poesia, di cui mi nutro, e me l’hanno insegnata.

Infine: io sto con i pastori perché le loro rivendicazioni sono giuste. E non sto qui a commentarle.

Voglio invece parlare di un altro episodio, un post su Fb di un amico, Leonardo Solinas del gruppo rap di Porto Torres Stranos Elementos con cui ho condiviso momenti belli e importanti e che ringrazio per avermi invitato a partecipare ai loro ultimi due dischi. (Qui il mio percorso con loro)

il post di Leonardo, dove è evidente che anche lui sta con i pastori, ha suscitato diverse reazioni ed è pieno di amarezza e giuste osservazioni che condivido. Gli ho voluto rispondere con altre ragioni. lo riporto qui:

Io non sto con i Pastori o meglio io non sto con quei pastori che qualche anno fa durante le manifestazione del MPS a Cagliari indossavano la maglia nera con la scritta Boia chi molla, o con l’immagine del duce, non sto con quei pastori che hanno continuato a votare la merda della merda in cambio delle briciole, con quelli che nascondevano l’inquinamento dei poligoni militari perchè non avrebbero corso il rischio di non vendere più nulla ma nel mentre avvelenavano altr* sard*, con quelli che nutrono le loro pecore con mangimi pieni di ogni porcheria provenienti da chissà dove, non sto con quei pastori che anche oggi si siedono al tavolo di chi li ha ridotti in miseria barattando la dignità, con quei pastori che ai bar tra una staffa e l’altra si riempiono la bocca di n*gr* di merda scaricando la colpa dei loro fallimenti a chi sta messo peggio, non sto con quelli che hanno fatto ogni tipo di manfrina pur di fregare soldi alla comunità europea, ma soprattutto non sto con quei pastori quelli leali quelli che amano il loro lavoro fatto di sacrificio e di sabati e domeniche a lavoro che non prendono le distanze da questi personaggi che continuano a distruggere quel poco di buono che questa terra regala.
Mi spiace ma io non seguo le pecore che oggi nei social riempiono di hastag la loro home in nome di una solidarietà ipocrita, ho imparato nella vita a prendere una posizione e di mantenerla anche a costo di diventare un rompicoglioni, ma sono anche pronto a schierarmi, a scendere nuovamente in piazza a patto che trovino il coraggio di mandare a cagare le mele marce che impediscono che una lotta di categoria si trasformi in una lotta di classe e di un popolo.

e qui la mia risposta:

Caro Leonardo, voglio raccontarti un episodio che il tuo post mi ha fortemente richiamato.

Alla fine degli anni novanta, oltre vent’anni fa, fui invitato in uno spazio del Veneto, a Treviso, per una lettura e un incontro col pubblico. La sala era piena, e, scoprii dopo, affollata soprattutto da operai. Dopo la lettura dei miei testi, venne il momento del dialogo con quel pubblico vivace e partecipativo. Tutto molto bene fino a quando il discorso non si spostò sul tema del rapporto della cultura con la “classe operaia”, e, nello specifico, del lavoro da poeta e gli operai.

In quegli anni, già dal 1992, avevo scelto di abbandonare ogni altro mestiere precedente. Prima il teatro, poi un breve periodo di cinema, poi le direzioni artistiche anche internazionali, e così via… tutte cose che mi rendevano sufficientemente e, nonostante comportassero grandi sacrifici, mi facevano vivere di cultura.
Avevo deciso di dedicarmi esclusivamente alla scrittura. Una scelta radicale che mi costava molto sia dal punto di vista economico che fisico. Venivo da un periodo molto precario, ero stato senza casa, vivendo ospite o in squats per tre o quattro anni, appoggiandomi a situazioni di grande instabilità.
Quando feci quella scelta, non avevo denaro e mi sostentavo facendo lavori precari, quasi tutti a nero, di basso livello e davvero molto faticosi. Ma ero giovane e nel pieno delle forze. Affrontavo il mio destino con energia e positività. Lavoravo tutto il giorno fisicamente come una bestia, i lavori più infami e più pesanti, e poi, la sera, tornavo a casa a leggere, studiare, scrivere. Facevo due lavori: quello intellettuale e quello manuale senza farmi problemi. E li facevo a tempo pieno ambedue.

Ma torniamo all’incontro in Veneto. Ad un certo punto del dibattito, spinto da tante incalzanti insistenze, mi lasciai andare ad un’affermazione che suscitò quasi una rivolta. Con giovanile e infiammata incoscienza dissi che, sì… vivevo le mie giornate in mezzo agli operai, ma, tranne pochissime eccezioni, avevo pochissimo a che spartire con la maggior parte di loro. Infatti, al contrario dei miei compagni di lavoro, non passavo i miei pomeriggi al bar a parlare di calcio, di macchine, di mangiate e bevute, e nemmeno mi fermavo con loro in branco a commentare i culi delle donne che passavano. Affermai che con loro avevo poco da spartire perché i più erano omofobi, sessisti, educavano male i loro figli dando pessimi esempi riguardo ai bisogni spirituali e intellettuali, trattavano con volgarità e arroganza le donne a partire dalle loro stesse mogli, e, se avevano due soldi in più, non compravano un libro: investivano nella macchina nuova o nel televisore più grande.
Insomma: non m’identificavo in nessun aspetto del loro modello di vita. Terminai con una frase epica:
”Lotto, continuerò a lottare. Ci sono e ci sarò. Saprò sempre da che parte stare. Ma per favore non fatemeli conoscere. Non voglio avere niente a che fare con quel mondo, altrimenti smetterò anche di lottare.”
Scoppiò un tumulto. Fui aggredito verbalmente e mi giocai all’istante le simpatie dell’uditorio.

Ma stavo annusando i tempi. Poco dopo, molti di quelli che mi aggredivano già votavano la Lega Nord, parlavano degli immigrati e dei “terroni” con un disprezzo non più celato, e finalmente si palesavano quelle tensioni che in loro erano state vigliaccamente soffocate. E non erano per niente diversi dai metalmeccanici per i quali ci mobilitavamo tutti, che in Sicilia, a Termini Imerese, intanto votavano Berlusconi con tensione unanime aspettando da lui chissà quale miracolo.

Insomma: oggi sto con i pastori come ieri stavo certamente con gli operai. E probabilmente quella volta in Veneto mi sbagliavo a parlare come ho fatto.
Ho capito che dobbiamo comunque portare avanti le tensioni, le idee, il pensiero, l’etica, la lotta.
Per questo continuiamo a resistere. In questo siamo partigiani.

Ti abbraccio fraternamente e ti ringrazio.
Alberto

infine, io sto con i pastori nonostante …

A Gaza – febbraio 2024

Questo testo può apparire debole e rinunciatario – ma rappresenta la mia condizione di impotenza attuale rispetto a come l’occidente sta gestendo l’arroganza e la falsità delle tesi israeliane: un regime teocratico e sanguinario, violento e determinato allo sterminio, che non ha nessuna opposizione da parte dei governi “occidentali”. Davanti a ciò che succede a Gaza sono disperato e impotente: oggi non potevo scrivere un testo differente da questo, anche se avrei voluto farlo.

 

PER LE FOTO DI MASSIMO GOLFIERI è OBBLIGATORIO UN POST SCRIPTUM DELLA “BOTTEGA”

Girando il mondo in cerca di stranezze. Massimo Golfieri (d’ora in poi MG) cominciò a vedere Alberto Masala (AM) dappertutto. Ci mise un attimo MG a capire che quasi sempre lui non incontrava il “vero” AM ma suoi sosia. Decise di chiedere loro di mettersi in pose “da lettura” in modo da meglio evidenziare la somiglianza con l’AM-doc. Nessuna delle 5 foto che trovate ritraggono quell’Alberto Masala che i fortunati incontreranno il 3 aprile (dalle 19,30) al centro Angelica di Bologna in «Cantata per soprano, clarinetto basso e pianoforte» con Monica Colonna, Marco Colonna e Andrea Centra.

L’incredibile rassomiglianza dei 5 simil-Am con l’originale colpisce tanto più sapendo che i sosia sono – nell’ordine di apparizione – un innu/Naskapi del Labrador, un Abatutsi/Watussi del Burundi, un cingalese (figlio di un immigrato polacco), un Maori o per meglio dire tangata whenua e uno zio del contrabbassista Charles Mingus.

Resta la domanda: c’è un AM in molti di noi oppure siamo tutti possibili AM? O forse l’occhio e il clic vedono solo quel che amano?

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà. Ogni tanto c’è qualche scordata più personale, come quella di oggi: però anche se Alberto Masala è un amico (e ha collaborato con questo blog) cosa ci impedirebbe di NON SCORDARLO ? Mica solo noi pensiamo che sia una gran persona, prima che poeta e artista di gran rilievo.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

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