Tutto ciò che conta: note su Roberto Saviano

Tutto ciò che conta: note su Roberto Saviano
di Mauro Antonio Miglieruolo
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30genn-saviano
Ho avuto occasione nel recente passato di commentare sfavorevolmente le prese di posizione di Roberto Saviano, personaggio fin troppo conosciuto affinché occorra presentarlo. Che egli fosse da annoverare tra gli infausti moderati non avevo dubbi; che fosse da includere nella diffusa categoria dei mangia comunisti, falsificatori della storia del Novecento lo scopro oggi, in questo scorcio d’anno, leggendo un suo intervento nella rubrica l’antitaliano” nel numero 2 dell’Espresso.
Vero è che l’essere moderati (raramente si sfugge a tale condanna)

spinge a prendere ciecamente le distanze da tutto ciò che suona essere critico nei confronti dell’esistente, o meglio: del sistema attuale, che nel credo dei moderati diventa misura di tutte le cose (dovrebbe esser l’uomo; e che sia l’uomo in effetti lo sostengono; ma lo è sempre e solo dopo che siano state soddisfatte le esigenze di realizzazione del profitto); non però costringe necessariamente alle prese di posizioni estreme e “approssimative” delle quali si pregia Saviano. Una cosa è rifiutare una proposta alternativa, ben altra crearsi un avversario ideale con il quale dialogare, per poterlo rifiutare (essenza dello stalinismo, il quale però ha espresso in modo sistematico una tendenza diffusa del Novecento e presente da millenni nella storia dell’umanità).
Afferma disinvoltamente Saviano: “Il comunismo, soprattutto nella sua fase staliniana, è una sorta di fondamentalismo (ci sta dicendo che lo è sempre, anche se maschera l’affermazione con quell’ineffabile soprattutto, con il quale più che attenuare tenta di deresponsabilizzarsi: nota mia.) Per quanto ateistico, della religione imita la parte più rischiosa, il fideismo.” Questo dopo aver ancora più disinvoltamente affermato. “La convinzione di possedere la verità assoluta è il punto di contatto [dell’ideologia] con la religione.” Come se la religione non fosse essa stessa ideologia, ma qualcosa di esterno a essa! Più avanti azzarda, riconoscendo meriti allo scopo di per poterli negare: “idee solo apparentemente meravigliose ma che nascondono il totalitarismo, la tortura, l’ingiustizia” e “È lì a ricordarci quanto sia necessario procedere a piccoli passi, perché non esiste alcun mezzo che non contenga il fine: non esiste ingiustizia che possa essere ricompensata da un fine di giustizia.” Quindi i piccoli passi, di per sé, svincolano i mezzi dal proprio fine! A piccoli passi invece l’ingiustizia è comunque redenta: non dice cosa, suppongo si tratti dalla prudenza con cui i passi vengono dati! È quel che ci dicono tutti i giorni i politicanti che fanno la staffetta sugli schermi televisivi, sui giornali, ovunque vi sia la possibilità di affermare insensatezze del genere (insensatezze tali che mi viene il dubbio di avere frainteso: come è possibile formularle? E più ancora, possibile scriverle?).
Ma questi sono limiti culturali, ideologici, perdonabili e perdonati. Quel che è imperdonabile è la confusione tra stalinismo e comunismo, diversità inconciliabili, che condivide con legioni di intellettuali. Imperdonabile è cadere nella superficialità di farsi sostenitore di un tale amalgama (stalinismo-comunismo), diffuso è vero, ma del quale dovrebbero avere vergogna tutti; e l’avrebbero, non si trattasse, come si tratta, di servirsi del primo (lo stalinismo) per denigrare il secondo (il comunismo); ma poiché questo è il caso, un caso in cui Saviano si conduce con la leggerezza universale, mi induce a chiedermi, ma avrà pur letto 30gennpartigiani(avranno pur letto) qualcosa sul comunismo (a parte i saggi di Luigi Fenizi) questi ideologi arruolati permanentemente nell’esercito dell’antideologia; o saputo, senza gettarle nel cestino della memoria, delle lotte per la libertà e la giustizia che i comunisti hanno condotto con spirito di sacrificio e con perseveranza nel corso di un secolo e mezzo, pagando un alto prezzo di sofferenze, carcere e persino in vite umane. Parlo di lotte, di iniziative, di vite dedicate a questo, non di proclamazioni di principio, programmi o mere promesse. Di uomini che hanno lottato, sofferto, se non andati incontro alla morte, per i bisogni materiali e ideali dell’oggi non, come erroneamente viene affermato “per un domani che non verrà mai” (solido ancoraggio, l’impossibilità al cambiamento, di tutti i conservatori. Il nuovo non verrà mai, escluso il vecchio spacciato per nuovo che essi propugnano). Ma non gli basta. Tenta di mettere un “carico da undici” aggiungendo “non esistono idee giuste se non alla prova del quotidiano”, e però prendendo un granchio colossale, quello che svela il vuoto delle sue opinioni, la sostanza di nulla su cui si basano: gli strani esseri che critica (strani gli appaiono) condividono pienamente l’affermazione, la condividono tanto da farne una delle principali ragioni di vita. Non esiste comunista infatti che non si consideri tale alla prova del quotidiano, che non sappia e voglia essere quel che è intervenendo nel quotidiano per tentare di modificarlo.
È giocoforza a questo punto ricordare a lui per ricordarlo a tutti che l’intero Novecento è attraversato e plasmato dal comunismo; che il poco o tanto di buono che il secolo presenta è dato proprio per merito di questo ideale, che non induceva a esitare – anzi incoraggiava a farlo – quando si trattava di gettarsi nel concreto delle lotte reali per modificare le condizioni di esistenza delle masse; che in ogni paese e circostanza i comunisti sono stati non solo la prima linea ma a volte le seconde e terze linee, gli esclusivi sostenitori della lotta per la libertà (in Italia specialmente, prima, durante e dopo il fascismo).
Ma che vale dilungarsi con chi ha scelto di ignorare e dimenticare?
Vale però cercare di comprendere il perché di tale presa di posizione, oggi a poche settimane di distanza dalle elezioni. Vale perché procede nella medesima direzione di certe uscite strumentali che vengono dalla sua parte, il PD (non credo di abusare affermandolo), che ha ripreso a insistere sull’ormai stantia tesi sul voto utile (utile a che? A chi?). Conclude infatti Saviano: “Da cittadini, da elettori, non sarà facile, ma tentiamo, per quanto ci è possibile, di rifuggire queste proposte di politica”. Il che risulta spiazzante, fastidioso persino, dato che fino a quel momento non si è parlato di proposte politiche, ma della tragedia che è stato lo stalinismo in URSS.
Al che mi vedo costretto a chiosare: ma sì, Signor Saviano, rifuggiamo pure. E andiamo pure oltre. Falsifichiamo, omettiamo, obliamo. Omettiamo di dire ad esempio che il più feroce persecutore dei comunisti, ai quali si ascrivono le colpe del suo carnefice, è stato proprio Stalin, secondo a nessuno nella ferocia persecutoria con la quale è riuscito a cancellare il comunismo dalla Russia (la 30genn-Partigiani-18-Brigata-Garibstessa impresa riuscita solo al nazismo in Germania). Che Stalin non solo ha fatto eliminare TUTTI i dirigenti del Partito Bolscevico che gli si sono opposti; ma anche le figure che, pur non opponendosi, avrebbero potuto fargli ombra; e, soprattutto, indice molto più significativo, perché costringe a uscire dalla logica delle dinamiche di potere, di scontro tra apparati, a far fucilare il 90% di tutti i membri iscritti al Partito prima dell’Ottobre. Il nerbo del comunismo Russo, gli unici in grado di valutare le implicazioni della linea staliniana e di opporsi a essa, assassinati in Siberia, dopo essere stati deportati.
Che poi non si tratti, come credeva erroneamente Trotsky, di una riedizione del Termidoro, ma di una vera e proprio controrivoluzione, è comprovato dalle sistematiche scelte contro i popoli che Stalin ha operato ogni volta che si profilava la possibilità di un accordo con i governi di quegli stessi popoli. Sacrificando senza esitazione chiunque anche solo avanzasse dubbi o semplicemente non dimostrasse entusiasmo per quel vero e proprio tradimento degli interessi dei lavoratori.
Lo stesso, nel piccolo piccolissimo, che porta avanti oggi il partito erede di quei metodi, anche se non conserva più neppure il più piccolo briciolo di ideologia a favore del lavoro: per i dirigenti di questo partito la difesa del lavoro costituisce una indegnità nella quale si guardano bene dal cadere: l’errore più grave, un vero e proprio peccato, commesso nel lontano passato, ma che per quanto lontano è necessario far dimenticare con comportamenti più ligi alle prescrizioni del saggio liberismo, più graditi ai padroni, più ragionevoli rispetto alla prospettiva di entrare (a fare che?) nella stanza dei bottoni. Sacrificare gli interessi dei lavoratori in favore di un accordo con le forze che ai lavoratori sono programmaticamente ostili è quanto di meglio e più si possa fare per essi.
Saviano è intelligente, ma questo che tento di illustrargli è sicuro non lo vorrà e potrà capire. Bisogna voler sentire per non essere sordi. Non basta essere intelligenti. Sono sicuro però che molte tra le poche persone che leggeranno quanto scrivo, invece capiranno.
E questo e tutto ciò che per me conta.

Redazione
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  • Otttimo intervento. Saviano è da tempo arruolato tra le fila dei manipolatori mediatici …

  • … ma è così scopertamente grossolano e ignorante … Il fatto è che purtroppo attecchisce in un territorio mentale collettivo già ampiamente manipolato … Molti italiani l’atteggiamento fideistico ce l’hanno proprio nei confronti di questo volgare sionista con la postura da vittima ed eroe …

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