Un libro preziosissimo compie un anno

Riflessioni di Giulia Dalmonte su «Irriverenti e libere»

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Avvicinarsi ai femminismi implica sempre un grande sforzo e un grande dispendio di energie. Se hai 20 anni, oggi, in Italia, lo sforzo è doppio.

Da una parte una generazione di madri che non è riuscita a trasmetterci la potenza di ciò che hanno ottenuto grazie alle loro lotte.

Dall’altra, una società che ci concede sempre meno spazio, che ci cataloga, che ci “mette un prezzo”, e infine ci vende al miglior offerente.

La fatica è doppia perché, a differenza delle nostre madri, noi la disuguaglianza non la vediamo in faccia. La mascherano, ci dicono che abbiamo già raggiunto la parità, ci parlano di quote rosa, ci fanno credere che fare la velina sia un lavoro come un altro e che non danneggia le altre donne.

Così siamo cresciute in questo ventennio maledetto senza renderci conto della gabbia in cui siamo rinchiuse.

Se non hai la fortuna di nascere in una città dove è visibile la pratica femminista arrivi a pensare che i movimenti di donne in questo Paese siano morti.

Magari ti consoli leggendo durante l’estate Simone De Beauvoir e decidi di arrenderti di fronte a qualcosa che percepisci infinitamente più grande di te.

Io stessa, sebbene sia cresciuta e diventata femminista dentro al Centro interculturale delle donne di Trama di Terre, fino a poco tempo fa non ero consapevole di quanto fosse grande e variegata la rete dei femminismi italiani.

C’è un libro preziosissimo però – da pochi giorni ha “compiuto” un anno – che è riuscito a darmi un’idea della storia dei movimenti, gruppi, reti e collettivi femministi che si sono succeduti dal 2000 a oggi: è «Irriverenti e libere» di Barbara Bonomi Romagnoli.

In questo libro Barbara ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio che parte all’inizio di questo secolo. Lo fa con passione e senza dare giudizi ai diversi modi scelti dalle donne per autodeterminarsi e raccontarsi.

Le senti sorelle le donne descritte in quelle pagine; le senti compagne di strada pronte – seppur con infinite contraddittorietà – a trasformare il mondo proprio nel modo in cui lo sogni tu.

Perché di questo stiamo parlando: di movimenti di donne che hanno come obiettivo la trasformazione della società in cui vivono, in cui si sentono sempre più oppresse e con meno diritti.

Quanto è importante per una giovane donna della mia generazione scoprire queste storie, queste esperienze, questi modi di resistere? É vitale, ne abbiamo bisogno come il pane.

Sono sempre più convinta di quanto bisogno ci sia dei femminismi ogni volta che faccio laboratori sul corpo dentro le scuole; ogni volta che mi arrivano messaggi in cui mi si chiede: «forse sono incinta, come si prende l’appuntamento al consultorio? … Lui non voleva mettersi il preservativo»; ogni volta che una mia amica chiede consigli perché «ai miei non posso dirlo, mi sgriderebbero, alle altre amiche nemmeno perché non capirebbero». Parlano con me di sessualità, aborto, corpo, disturbi alimentari solo perché sono femminista.

E se scoprissero che esiste un mondo là fuori, in cui altre donne ci hanno già provato? Un mondo di ragazze che hanno i nostri stessi dubbi? Se scoprissimo che non siamo da sole cosa accadrebbe? Qualcosa di più permanente e stabile degli esperimenti fatti tentati fino ad ora? Non lo so, ma vale la pena provarci. Partire da questo libro, che dopo un anno riprendo in mano, potrebbe essere già un buon inizio.

Tanti auguri «Irriverenti e libere».

 

Redazione
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