Una città umana?

XXX festival dei popoli a Badia Polesine: da domani al 14 luglio

del Centro documentazione polesano   

Nel 2012 il festival dei popoli (FdP) è stato dedicato al tema del popolo rom, emblema dell’emarginazione: problema reso forse più tipico in una realtà antropologica che tende sempre più all’urbanizzazione, modello di vita che maggiormente si traduce in strutture cellulari in cui i contatti fra le persone diventano sempre meno casuali e sempre più determinati da stili di vita.

La città, nata come luogo della vicinanza e della complementarietà, è forse diventato il luogo in cui meno la prossimità è relazione e meno il contatto produce scambio. Quello che oggi viene forse definito “non luogo”. La città isola, separa e respinge.

Si può lavorare al progetto di una città umana? Questo il tema del XXX Festival dei Popoli 2013.

Nel proporre una tale tematica, il Centro Documentazione Polesano (Cdp) mantiene lo sguardo sui diritti umani che, nella riflessione sul modello città /metropoli, appaiono trascurati se non violati. Se gli spazi, i luoghi, nella loro connotazione diventano discriminanti, quei ghetti cui le leggi non riconoscono più legittimità, di fatto conservano la loro forza di disumanizzazione. Se una città vive la “modernizzazione” nei termini di proprietà, sicurezza, controllo tende a diventare spazi chiusi, evita l’attraversamento, il contatto; separa le differenze che inquietano, evita di guardarle se non come marginalità inevitabili ma non riconosciute e fatte proprie. Forse in Italia le baraccopoli non esistono più (in realtà vogliamo solo non saperlo) ma periferie squallide, fondi, quartieri degradati, case fatiscenti compongono le nostre città ancora o addirittura sempre più, non sapendo prendersi cura delle vite di tanti esseri umani che l’immigrazione, l’urbanesimo, il divario economico e anche culturale costringono ai margini della convivenza.

Parlare di città non significa riferirsi a muri, piazze e strade ma considerare spazi frequentati e luoghi abitati pensando l’abitare come “star bene”, suggerito e facilitato da una intenzione inclusiva espressione di una cultura dei diritti.

Il Festival dei Popoli, nei suoi 29 anni di storia, ha potuto registrare l’interessamento di un pubblico anche numeroso, eterogeneo relativamente alle proposte di una manifestazione pluridisciplinare su tematiche di attualità sensibile verso i diritti umani.

Il Festival dei Popoli, nei suoi 29 anni di storia, ha potuto registrare l’interessamento di un pubblico anche numeroso, eterogeneo relativamente alle proposte di una manifestazione pluridisciplinare su tematiche di attualità sensibile verso i diritti umani.

La città di Badia, la sua cittadinanza, sarà protagonista della serata ante-festival, con azioni “in strada” per coinvolgere la popolazione di ogni fascia di età: giocoleria, musica in parata, merenda, “conversazione” sul gioco come “spazio” creativo-ricreativo da condividere.

Per realizzare quanto descritto è attivata una progettazione condivisa con alcuni soggetti badiesi come l’associazione “Paola Belluco” impegnata nell’animazione di bambini, gli Scout e il Forum giovanile; per le loro modalità e competenze, giocolieri, musicanti, animatori …

La realizzazione del FdP (8 serate da domenica 7 luglio a domenica 14) sarà il risultato di un confronto-condivisione con altre aggregazioni che per propria finalità sono già impegnate su quella linea di pensiero.  Come tradizione, gli incontri, pur tematici, utilizzeranno diversi linguaggi comunicativi: da quelli evocativi come danza, canzone, film, performance teatrale a quelli più espliciti e dialoganti come le conferenze, che noi amiamo proporre nella accezione di “conversazioni” per il clima di curiosità e di ricerca che le anima. 

La città “accoglie”: dando ospitalità ai bimbi Saharawi. Da alcuni anni il gruppo di bambini viene ospitato a Badia, presso l’istituto dei fanciulli sinti, grazie alla disponibilità del direttore Galleno. La collaborazione con l’associazione Paola Belluco di Badia Polesine si confermerà accogliendo nelle attività i piccoli ospiti, e le varie forze locali già sperimentate  garantiranno l’efficiente assistenza caratterizzata anche dalla disponibilità di figure professionali come dentista, pediatra, …. 

Nei primi 20 anni la sede dello svolgimento è stato un luogo pubblico, di grande prestigio come l’Abbazia della Vangadizza ma, per sua costituzione, “separato”, dove venire è un progetto. Da anni il Festival si svolge presso la sede stessa del CDP che, benché aperta al pubblico, conserva l’aspetto dello spazio privato se non per i cittadini che già la conoscono.

Già nel progettare precedenti edizioni ci si è posti il problema di coinvolgere la cittadinanza con proposte di vario livello: uno spettacolo straordinario in piazza Vangadizza, giocoleria per i bambini, aperitivo No alcool (con gruppo musicale) per giovani. Quest’anno sembra che si siano offerte le possibilità di un’iniziativa capace di sollecitare la curiosità e l’interesse dei badiesi attraverso una vivace manifestazione clownistica, di musica e di giocoleria che si svolga in modo itinerante per alcune vie della città, nel pomeriggio della vigilia del Festival; all’insegna della volontà di “rompere” le barriere che talvolta sembrano interporsi fra l’associazione, le sue iniziative e la comunità locale e le istituzioni stesse che, in questa iniziativa, verrebbero ad essere coinvolte.

 

FestivalRovigo

 

«Chi costruisce le nostre città? Gli amministratori, i politici, gli immobiliaristi, gli urbanisti?

Tutti costoro tracciano piani, elaborano progetti, disegnano e realizzano opere, ma poi sono le persone in carne ed ossa – coloro che la abitano – a produrre l’anima della città; anche di una grande capitale come Roma. C’è una Grande Storia fatta di personaggi e luoghi noti e c’è una piccola storia fatta anch’essa di luoghi e persone che non vengono raccontati dalla narrazione mainstream. La controffensiva liberista produce nelle nostre città desolazione, solitudini, individualismi, competizione, egoismi, insieme a quella che alcuni chiamano «modernizzazione» destinata ad emarginare ancora di più gli abitanti che non riescono a prendere il suo treno in continua e folle corsa verso un futuro oscuro. Quella che una volta era la città moderna, la cui aria «rendeva liberi», oggi è una città desertificata di individui che forse potremmo chiamare sconfitti, ma non perdenti, non rinunciatari, ancora non rassegnati. Queste singole esistenze senza una storia sono anche esempi di una irrinunciabile volontà di sopravvivere, di una eccedenza umana irriducibile alle omologazioni della città mercantile, che promette di crescere e diventare collettiva se si avrà la forza di non lasciarle ancora sole; l’inizio di una nuova e diversa storia delle nostre città».

Enzo Scandurra, urbanista

questa città di pastori

seppellita sotto una città di soldati,

seppellita sotto una città di giuristi,

seppellita sotto una città di preti,

seppellita sotto una città di artigiani e commercianti,

seppellita sotto una città di burocrati,

seppellita a sua volta sotto chissà quale città…

Carlo Levi, «Roma fuggitiva»

Redazione
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