Varie ed eventuali – 3

speciale AS cioè avanti sponsali; SOMMARIO: 1) L-che? Nella cantina buia; 2) Un attimo di dis/attenzione; 3) Lotteremo per l’utopia: tre editori libertari e molto altro.

La “blottega” si è arricchita di una nuova rubrica – questo è il terzo appuntamento – gestita in delirante libertà da Clau d’Io

DioAdamoEvaCane

LINUS, L’UNO, L’UNUS, LA CANTINA

Relazione su parte dei ritrovamenti rinvenuti nella seconda campagna di scavi nella cantina avita.

Daniele y Bruno, fidata mano operativa sul campo, mi telefonano molto agitati. «Avevi detto che il mobile era leggero, non si muove». «Strano, deve essere vuoto, controllate che non sia pieno». «Sì è pieno, escono dei Linus, dei L’uno e finanche dei L’unus, cosa facciamo buttiamo nella rumenta?». Stavo per dire sì, pensavo avessero trovato la mia scorta di pejote del 1977,una rarità, ma poi ricordo che finì nel 1978. «Aspettate che arrivo». In pigiama, coperto alla meno e peggio, inforco il fido velocipede Ricicletta e mi fiondo nella zona degli scavi.

Sì, assieme ad annate complete e non di LINUS degli anni 70 e un’annata completa di CORTO MALTESE, ci sono anche tre numeri di L’UNUS e otto di L’UNO.

Sorvolo su Linus e Corto Maltese, cercando di capire su gli altri due, di cui non ricordavo niente.

L’UNO è un periodico satirico in formato tabloid in b/n uscito come allegato editoriale a Linus e curato dagli stessi collaboratori. Ho dal numero 1, maggio 1975, al numero 8, dicembre 1976.

Tanto per solleticarvi su cosa c’è.

Umberto Eco

FATEVELA DA SOLI: Prontuario di campagna elettorale per candidati politicamente inesperti e per chi non ha tempo di ascoltarli

PAGINA PUBBLICITARIA DEL PSI: «Cavour ha governato l’Italia per 2 anni. / Giolitti l’ha governata per 12 anni. / Mussolini per 21 anni. / La DC per 30. / L’Italia ha bisogno di cambiare: l’alternativa è socialista».

IL SESSO DEI MARZIANI di Copi

COMUNIONE E’ LIBERAZIONE? di Francesco Braidense

L’UNUS esce, a colori con straordinarie copertine, come mini inserto in soli tre numeri, ma non sono sicuro, di «Panorama».

Fumetti, filosofia, economia & sporting life. Garante O.D.B.

n° 0001 27 ottobre 1981

n° 0002 10 novembre 1981

n° 0003 8 dicembre 1981

ALTAN, BENNI, CHIAPPORI, SADE, CREPAX, QUINO, TORNABUONI, BALESTRINI, FRATINI, ECCETERA, ECCETERA …

C’erano anche un certo numero di «PILOT» edizione in italiano. Prima e seconda serie. E’ un settimanale a fumetti fondato in Francia nel 1959 da René Goscinny, Albert Uderzo, Raymond Joly (capo servizio stampa di Radio-Luxembourg), François Clauteaux (pubblicitario, responsabile dei programmi di gioco di Radio-Luxembourg) e Jean-Michel Charlier. In Italia esce nel 1984 per i tipi di Bonelli-Dargaud e come direttore Tiziano Sclavi.

Ma in realtà ne esce una serie anche nel 1981. Di entrambe le serie ho i primi numeri, tanto per fare invidia a chi come me è nato sui fumetti, Urania, la letteratura russa e le carte da gioco in mano.

Alt! Mi fermo,c’è materiale per almeno 100 articoli e un saggio di antropologia politico-culturale di 2000 pagine. Piano piano, con la sapiente guida del saggio db, vi riempiremo di meraviglie. Sono serio, il più bel regalo per i miei prossimi sponsali è stata questa scoperta, che non termina qui. Li ho solo sfogliati e mi sono commosso.

UN ATTIMO DI DISATTENZIONE E …

Sabato 2 aprile ho avuto duro colpo. Il fido velocipede Ricicletta (800 lattine) è svanito con il romanzo «Il maestro di Go» di Yasunari Kawabata con la cena, il pesce appena acquistato, cappesante et simili. Mi auguro che ne facciano buon uso, che leggano «Il maestro di Go» e che il pescato non fosse avariato.

Ora, in attesa di concludere per una nuova Ricicletta, utilizzo il vecchio Ronzinante di mia mamma che, quasi preveggente, avevo fatto sistemare da qualche giorno.

SEMPRE E COMUNQUE LOTTEREMO PER L’UTOPIA.

NESSUNA RIVOLUZIONE MA SEMPRE E SOLO PARTECIPAZIONE.

STELLA*NERA – EDIZIONI BRUNO ALPINI – DETHECTOR

E’ un progetto editoriale.

Siamo non-editori indipendenti, caratterizzati dalla scelta radicale di porsi “fuori mercato”.

Offriamo parole/suoni/immagini senza confini né obbligati a classificazioni: non viene preferito un genere specifico, in catalogo sono presenti progetti inediti e ristampe, materiali nuovi e ricostruzioni da materiali perduti e ritrovati. L’idea di fondo è mantenere uno spazio aperto, consapevolmente marginale, per parole/suoni/immagini non rassegnati: uno spazio utilizzato per diffondere controcultura ispirata da sentimenti pacifisti, anarchici e libertari.

STELLA*NERA

www.anarca-bolo.ch

EDIZIONI BRUNO ALPINI

bruno.alpini@libero.it

Le Edizioni Bruno Alpini – Ediciones Bruno Alpini potete trovarle e scaricare liberamente dal sito:
http://bibliotecaborghi.org/wp/index.php/edizioni-bruno-alpini/

DETHECTOR

dethector.wordpress.com

e altri, da varie parti d’Italia, pensano di unirsi ai tre editori cialtroni.

Tre storie che vengono da molto lontano, da lontano e più recenti. L’affinità è stata istantanea. Sia sui metodi di lavoro, sia sul pensiero politico che ci lega, ma soprattutto amiamo che il progetto esca anche bello come oggetto.

Belle carte, formati particolari, il tutto – e mi ripeto – deve essere anche bello anche al tatto.

Gli ultimi quattro progetti sono:

«CRASS| no love, no peace»

Registrato dal vivo in concerto al Marcus Garvey Center a Nottingham U.K il 2 maggio del 1984

Con benefit concert for peace news sempre registrato dal vivo in concerto al Marcus Garvey Center a Nottingham U.K il 2 maggio del 1984, con i D&V, i FLUX OF PINK INDIANS e ANNIE ANXIETY.

Due CD in un libro con la storia dei CRASS, interviste esclusive e i testi in italiano. Tutta farina di quel geniaccio di Marco Pandin.

«FRANTI| NON CLASSIFICATO»

La trilogia. Tre CD con libro.

Qui non spendo parole o li ami o li odi.

«MIKE WATT – Le tre opere»

Michael “Mike” David Watt è un bassista, cantante e compositore statunitense. È stato il fondatore dei gruppi Minutemen e Firehose.

Libro con i testi in inglese e traduzione in italiano.

Tutta farina di quel geniaccio di Hector Valmassoi.

Qui un aneddoto. Le Edizioni Bruno Alpini non appaiono. La major che ne ha i diritti non ha voluto la sua presenza perché … … nota casa di produzione con sede anche a Madrid. Non c’è stato niente da fare. Neanche Mike è riuscito a far capirgli che è come le altre due.

«BEAT!»

Esce fra poco dalla tipografia e non sono sicuro che sia il titolo definitivo: eh-eh. Qui, si parla di storia, di una storia che non è andata persa. Ed è sempre merito di Marco che…è meglio racconti lui: «Mi rivedo a scuola, 1972. Infagottato in un eskimo verde-uniforme obbligatorio a quei tempi. Uno dei tanti supplenti di italiano, in prima superiore, un giorno mi ha cacciato in mano un ciclostilato di “Howl” di Allen Ginsberg e guardandomi fisso negli occhi mi ha detto di leggerlo con attenzione: ci avrei trovato dentro qualcosa di meraviglioso, diceva, e aveva ragione ma non me ne sono accorto subito. Avevo quindici anni, ero solo un ragazzo spaesato che aveva appena messo il naso fuori dal quartiere e si ritrovava in testa un grande disordine. Ma c’era Fernanda Pivano che, traducendo l’America per me, ha aperto la porta. La Nanda è stata la porta, anzi, dico, meglio la Porta. Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, la bibbia degli spostati. Un magma incomprensibile, ossessionante, magnetico, rimbombante. I miei libri sacri. Ed eccomi a Roma, passo lì a studiare tutta l’estate del 1980. A fine luglio l’associazione Beat 72 e l’assessore illuminato Renato Nicolini mettono in piedi il secondo Festival internazionale dei Poeti (il primo si era tenuto l’anno precedente a Castelporziano). In cartellone praticamente la beat generation: da Anne Waldmann a John Corso a William Burroughs. Io mollo tutto e ci vado, porto con me un paio di cassette e un piccolo registratore, e lo uso. Di quella sera mi rimangono in testa, da qualche parte, la voce che Lucia Scalzone cede in prestito al suo compagno, e quella di Fernanda Pivano impastata di risate e sorrisi e imbarazzo mentre traduce quelle poesie/canzoni di Allen Ginsberg e Peter Orlovsky così ricche di sesso e luce e felicità. Ricordo una contestazione volgare a Michael McClure, inadatto a essere consumato dalla folla. Ginsberg quella sera sono riuscito a sfiorarlo con una mano, per me è stato come toccare Buddha. Luglio finisce, poi agosto, anche settembre. E succede che lasci tutto là: torni a casa, lasci quelle strade e ne prendi di nuove. Ti vengono ad abitare in testa altre parole, altri suoni, ti chiamano altre voci, segui altre facce, altri odori. I poeti rimangono, le loro voci immutabili dentro ai libri, pietre miliari al bordo della strada maestra che, inevitabilmente, ti ritrovi a percorrere e assieme pietre d’angolo della casa che, inevitabilmente, ti ritrovi a costruire mattone dopo mattone, giorno dopo giorno, respiro dopo respiro. 2015. Un giorno, la scorsa estate, saltano fuori da una scatola, sopravissuta ai traslochi, due vecchie cassette. Le riconosco subito e improvvisamente torno indietro di trentacinque anni: Roma, i poeti, villa Borghese. Una vita fa. In mezzo anni di piombo, di amianto, di televisione. Non ci sono più in giro Allen, William, Gregory, nemmeno Fernanda. Niente più nuove poesie, nuovi canti, nuove traduzioni. Ma altre poesie, altri canti, altre traduzioni. Ho fatto trascrivere in formato digitale quelle registrazioni da un caro amico e compagno: gli ho detto di non modificare la qualità del suono, non volevo trasformare artificialmente quello che era, è e rimane una registrazione “amatoriale”. Sono convinto sia impossibile renderla “migliore”. Pace e amore». Marco Pandin

Fortunato sono ad averti come amico, anzi come fratello. Grazie Marco.

Questo progetto è già uscito in forma ridotta sulla rivista «Aparte». Di cui parleremo in un’altra occasione. Con loro abbiamo scambi e collaborazioni. CD e libro e sempre in formato e in carta di alta qualità. Come gli altri, fa piacere averlo tra le mani.

Dimenticavo, una premessa importante. Di tutto abbiamo regolare autorizzazione e bollini SIAE: “fuori mercato” sì, ma coglioni no. Sui CRASS, non suonano più assieme da tanto, e questo progetto è una promessa fatta da loro a Marco Pandin. Registrò lui live il concerto e sono amici: la storia non è a lieto fine. Marco, nel libro, racconta la fine di un sogno o di una utopia. Appena hanno potuto hanno dato la liberatoria. Di MIKE WATT, i diritti ci sono stati dati perché è un progetto che non implica musica e poi non interferiva con la major, tranne quel maledetto delle edizioni Bruno Alpini e a Mike interessava. Di «BEAT!» voglio vedere se qualcuno si fa vivo, magari, è stato salvato un pezzo di storia.

(*) Rieccolo, avanti sponsali. Forse l’irruento, cantinaro, goista (senza e, attenzione) «Clau d’Io» voleva come IMMAGINE Copi, Lunari o Claire Bretecher anni ’70… e invece ecco «Adamo ed Eva nell’Eden» – con tanto di cane e di dio – del grande Lucas Cranach. Ah, per gli sponsali: in bocca al luppolo. (db)

 

 

Redazione
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