Vernor Vinge: oh che bel miscuglio

recensione a «Marooned in Real Time» («I naufraghi del tempo») che a settembre Urania riporta in edicola

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«Un bizzarro miscuglio di sociologia, paranoia e indagini poliziesche». A essere cattivo potrei dire che codesta definizione è sfuggita all’inconscio di Vernor Vinge il quale, credendo di parlar d’altro, piazza la frase nel 16° capitolo del romanzo «I naufraghi del tempo» (traduzione del grande Vittorio Curtoni; sarà in edicola per tutto settembre con Urania) e invece si auto-accusa. Però io non sono cattivo, al massimo «caaaaaaaaaaattivo» – detto con voce alla Jerry Lewis – che è tutta un’altra roba. Dunque assolvo Vinge da “involontaria delazione contro se stesso” anche se… il suo romanzo in effetti è proprio «un bizzarro miscuglio» di tutta quella roba lì più fantascienza, rovine, misteri e un pizzico di amore fra i millenni.

Per non smentirmi – in marzo avevo parlato bene di «La guerra della pace» (*) – qui confermo che Vinge… “vince” (perdonatemi: non resisto ai giochi di parole) ogni volta o quasi. Senza essere un capolavoro questo «Marooned in Real Time» (del 1986, pubblicato su Urania 2 anni dopo) si fa apprezzare.

Quando nel romanzo incrocerete le sorelle Korolev se avvertite un fiiiiiiiiischio nel “terzo orecchio” non ignoratelo: la scelta di quel cognome non è casuale e … pensateci bene: chi era Сергей Павлович Королёв, da noi noto come Sergej Pavlovic Korolev? Un bell’omaggio. Fra le righe, senza squilli di tromba.

Il libro viaggia spedito fra il mistero della quasi totale scomparsa dell’umanità – «in un punto imprecisato del ventitreesimo secolo» – e un delitto altamente tecnologico, «la versione da 23° secolo della classica pugnalata alla schiena»; però il killer potrebbe anche essere un aspirante genocida… e capirete che la differenza non è minima. Ci sono i «tecnalti» e i «tecnobassi», perché ogni epoca ha il suo bagaglio tecnologico e se lo porta a spasso nel tempo. Girano due soli bambini… ma da me non saprete se è caso o destino. C’è «una spaziale che in 50 milioni di anni ha attraversato tutta la galassia», forse ha 9mila anni; ma per l’età vale il tempo in “stasi”? e la solitudine conta doppio? Ci sono le misteriose bolle, dove alcuni umani sono imprigionati. C’è «l’ora delle streghe» nel senso che la giornata ora ha 25 ore. C’è un diario, forse cifrato. Incontreremo anche il divertente gioco della «pallaluce» e il tragico sospetto che qualcuno voglia ridurre in schiavitù – l’ennesima ma verniciata di novità – le donne. Ma sarà poi vero che l’intelligenza è rara fra le galassie e che «l’homo sapiens è stata la variante più distruttiva sul tema della vita»?

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(*) La mia recensione è qui: Cupole, sterilità, matematica e cospirazioni. Che legame c’è fra «La guerra della pace» e «I naufraghi del tempo»? Si conoscono bene, anzi si intrecciano come fili di una grande trama, ma possono anche fingere di non essersi mai visti. O se preferite questi due libri sono Il Gatto e La Volpe quando cercano di convincere Pinocchio a seppellire i suoi zecchini perché “diano frutti” e in questo particolare caso Collodi aveva torto: io vi consiglio di lasciare in edicola qualche zecchino perché Vinge – ora più e ora meno – vi ripaga sempre: Vinge vince… L’ho già detto? Ah. Mi sembrava. (db)

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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