«Visioni tra le rocce»: i naturisti …

… del Monte Verità e i fotografi Georges-Louis Arlaud e Marcel Meys al Museo Nazionale della Montagna di Torino

di Santa Spanò (*)

 

 

Monte Verità “Colono“, primi del ‘900

 

Partivano a piedi indossando sandali da monaco, partivano dalla Germania a piedi verso la terra “dove fioriscono i limoni”. Definivano così la nostra “bella” Italia le straordinarie penne dei grandi viaggiatori, oggi l’avrebbero battezzata la terra dove fioriscono gli “zucconi” ma, si sa, ci sono ecosistemi fragili che mutano. Erano giovani talentuosi, figli della ricca borghesia nordeuropea, laureati cum laude, quelli che marciavano a Sud sognando una vita panica, un luogo dove celebrare lo spirito e liberare il corpo.

 

Études de nus féminins dans la nature“,  Marcel Meys 1920

 

Erano gli albori del XX secolo e il Monte Monascia, oggi conosciuto come Monte Verità, rappresentava la terra promessa per sfuggire all’industrializzazione e al capitalismo avanzante. Questi esuli dell’anima, vestiti con camicioni, uomini con i capelli lunghi, alla nazarena, ragazze con i capelli alla paggetto, questi figli di un Nord colto e irreprensibile, si spogliavano dei loro “costumi” per abbracciare l’utopia di una vita che oggi definiamo «green». Lavoravano i campi, si cibavano esclusivamente di frutta e verdura, si esponevano nudi agli elementi, predicando la purezza.

«La vergogna ci ha vestiti, l’onore ci denuderà di nuovo» si legge nelle loro pubblicazioni e la nudità è sicuramente l’aspetto più visivo di questa costituenda “comune” nel Canton Ticino.

 

Monte Verità “Il coreografo von Laban con i ballerini“, 1914 (Photo Johann Adam Meisenbach)

 

Ida Hofmann, pianista e insegnante di Monaco e Henri Oedenkoven, figlio di ricchi industriali belgi, sono considerati i fondatori della colonia che accoglieva medici, naturisti, vegetariani, teosofi, poeti, scrittori, politici. “I coloni” del Monte Verità avevano barattato la loro agiatezza e nobiltà per realizzare una vera rivoluzione se si pensa alle convenzioni sociali dell’epoca.

Vi soggiornarono nomi oggi illustri: vanno ricordati fra i tanti Hermann Hesse, Franziska von Reventlow, scrittrice femminista; Erich Mühsam, scrittore poeta e pensatore comunista; Otto Gross, psicoanalista, il più grande allievo di Freud; Carl Gustav Jung; Isadora Duncan; Paulette Goddard; il sociologo Max Weber; gli scrittori James Joyce e Friedrich Glauser; Lev Trotsky; Paul Klee; Rudolf Steiner, padre dell’antroposofia; Rudolf von Laban, creatore di una scuola di danza, e la sua studentessa nonché futura maestra di danza Mary Wigman. Ricchi ospiti in cerca non solo di riposo ma di una nuova esperienza che rompesse i legami con l’ovattata vita borghese, basata su una cultura del conflitto.

 

 “Etude à la flûte de pan“,  Marcel Meys 1925

 

Una comunità ispirata alle teorie degli anarchici Bakunin e Mühsam, regolata dal socialismo utopico di cui si fa portavoce la femminista Ida Hofman, senza dimenticare la teoria della “riforma della vita” del ballerino e coreografo von Laban. Modelli che avrebbero dovuto rappresentare il punto di partenza di una rivoluzione sociale.

 

Monte Verità “casa Selma”

 

Personalità famose e carismatiche che si incontrano con la montagna alla ricerca di una vita semplice e libera da costrizioni. Inizialmente costruirono spartane capanne in legno per accoglierli in questo percorso di vita ma anche le successive e più articolate case furono ispirate dall’idea di “naturale e libero”. Anticipando il concetto della moderna casa biologica, si organizzarono in un sistema cooperativo promuovendo l’autocritica e impegnandosi a ottenere l’emancipazione della donna, un nuovo modo di coltivare la mente e un nuovo luogo dove praticare non solo il naturismo, ma ogni forma d’arte, dove studiare filosofia e vivere l’amore libero, ispirato alle teorie di Aleister Crowley sul potere magico del sesso.

 

Etude de nu anatomique en extérieur“, Marcel Meys 1920

 

Questi pacifisti, mossi dall’alito del dio Pan, vissuti dentro i due grandi conflitti mondiali, erano gli antesignani dei movimenti hippy i quali negli anni sessanta – come i loro predecessori – proclamavano ideali di pace al grido «Fate l’amore, non la guerra» sconvolgendo con il loro comportamento l’opinione pubblica. Ma i beatnik del decennio ‘60 non avevano nulla di sconvolgente se rapportati al movimento nato nel 1900 nel Canton Ticino. In quegli anni infatti questi sinceri abitanti della montagna avranno sì scandalizzato, sconvolto e impressionato la pudìca società locale ma erano passati i tempi dei roghi e della caccia alle streghe, così la gente si limitava ad additarli come “balabiot” (balla nudo) o stolti, anche se hanno dovuto sopportare «l’ira delle donne timorate di Dio, che organizzano agguati frustando le indecenti nudiste con mazzi di ortiche» (da «Quelli che Milano: Storie, leggende, misteri e varietà» di Giancarlo Ascari e Matteo Guarnaccia).

 

Nu devant la cascade“, Marcel Meys circa 1930

 

Di questa straordinaria ed eterogenea comunità, convinta che il capitalismo avrebbe portato al crollo delle città, stremando e immiserendo gli alti valori della vita (anche veggenti oserei dire!) ci rimane il Monte Verità col suo complesso museale e una testimonianza ben conservata della storia dell’architettura, «dove ammirare gli edifici che spaziano dal Bauhaus (Albergo Monte Verità), all’Art Nouveau (Villa Semiramis), alle case aria-luce (Casa Selma, Casa dei Russi, Casa Anatta o “casa delle anime” in stile teosofico con angoli arrotondati ovunque, doppi muri in legno, porte scorrevoli, soffitti a volta ed enormi finestre con vista sul paesaggio come suprema opera d’arte, un ampio tetto piatto e una terrazza per bagni di sole), in un parco naturale di 75000 mq».

 

Mirage“, G.L. Arlaud 1920

 

Una visita è d’obbligo! Sino al 30 novembre al Museo Nazionale della Montagna di Torino, con la collaborazione della Città di Torino e del Club Alpino Italiano, sarà possibile ammirare questa splendida e significativa mostra delle opere di due grandi fotografi pittorialisti: Georges-Louis Arlaud (1862-1944) di Ginevra e Marcel Meys (1885-1972) di Parigi.


Le fotografie di Arlaud e Meys, appartenenti alle collezioni del «Centro documentazione Museo della montagna» – comprese le 21 tavole in fotoincisione che compongono l’edizione di lusso del noto portfolio di Arlaud “Vingt études de nu en plein air” – regaleranno al visitatore inattese «Visioni tra le rocce», come promette il titolo della mostra.

Il corpo esce dal chiuso degli atelier e si apre a una nuova visione del “bello ideale“, integrando l’erotismo del corpo al paesaggio della montagna che rivive con esso una nuova arcadia. Una mostra che richiama ampiamente il mito del Monte Verità, Il luogo dove la nostra fronte sfiora il cielo…”.

(*) Ripreso dal http://lasantafuriosa.blogspot.it

 

Santa Spanò
Diceva Mark Twain: "Ci sono due momenti importanti nella vita: quando nasci e quando capisci perché". E io nacqui. Sul perché ci sto lavorando, tra la bottega, il mio blog http://lasantafuriosa.blogspot.it/ e... il resto ve lo racconto strada facendo.
Dimenticavo, io sono Santa!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.