Vittorio Capecchi: «Lo straordinario viaggio dell’Yijing»
Arriva nelle librerie con Mimesis
In libreria il lascito spirituale del fondatore e direttore della rivista «Inchiesta» che così presenta il libro.
A tre anni dalla scomparsa dell’autore, esce in questi giorni in libreria per l’editore Mimesis, nella prestigiosa collana “Pensieri d’Oriente”, fondata da Giangiorgio Pasqualotto e diretta da Marcello Ghilardi e Emanuela Magno, il volume postumo di Vittorio Capecchi sul Classico dei Mutamenti, Lo straordinario viaggio dell’Yijing (I Ching). Miti, divinazioni, scienza e sacro nel libro più antico della Cina”.
Il libro, a cura della figlia Saveria e con la prefazione di Amina Crisma (“Rispondere ai mutamenti: lo Yijing nel percorso di via e di pensiero di Vittorio Capecchi”, pp. 15-39), si può considerare il lascito spirituale che ci affida il fondatore e direttore di Inchiesta, una sorta di summa della sua multiforme attività di ricerca che per più di cinquant’anni ha animato la scena culturale nazionale e internazionale.
Nelle sue cinquecento pagine si compendia uno studio più che ventennale delle interpretazioni e delle ricezioni, cinesi e occidentali, antiche e moderne del testo che rappresenta il grande codice delle tradizioni cinesi. Vi si raccolgono le riflessioni di una vita intera intorno ai grandi temi dell’esistenza, fra cui il confronto con la violenza, con il male, con la morte, in una prospettiva che, come efficacemente sintetizza la quarta di copertine, “addita una ricerca di armonia costantemente originata dalla disarmonia, e costantemente volta a conseguirne il superamento”.
Sono molti gli argomenti che il libro affronta, decostruendo e dialettizzando svariate convenzionali opposizioni quali Cina/Occidente, razionalità/spiritualità, trascendenza/immanenza, maschile/femminile, in un ininterrotto dialogo con innumerevoli personaggi (da Confucio a Zhuangzi a Carl Gustav Jung, da Philip Dick a Jorge Luis Borges, da Joseph Needham a François Cheng) svolto nelle modalità originali di una sistematicità divagante (questa pregnante espressione si deve al nostro collaboratore Luca Crisma, che dell’opera è stato costante interlocutore, prima di esserne attento revisore di bozze).
E la dialogicità, interdisciplinare e interculturale, che connette mondi e linguaggi diversi è la cifra peculiare di questo libro, così come la sua straordinaria capacità di coniugare profondità e leggerezza. Caratteristiche nelle quali amici e lettori di Vittorio riconosceranno quel suo inimitabile modo di essere, prima ancora del suo speciale stile di pensiero.
Se per un verso questo libro si può leggere come vivido autoritratto della impareggiabile personalità del suo autore, d’altro canto esso spalanca lo sguardo su vasti orizzonti: soprattutto, su una prospettiva di largo e inclusivo umanesimo, più che mai necessaria e urgente in questi tempi bui, che sia capace di legare le antiche fonti sapienziali d’Oriente e d’Occidente alla speranza, attuale e futura, in un mondo di umanità e di giustizia. Sulle orme di PierCesare Bori, e di Simone Weil.

