Wilson Tucker: Il lungo silenzio

«Si sorprese a domandarsi se qualche cosa di vivo si muoveva ancora nelle vie di Chicago […] Era impossibile! Chicago era differente da quelle due città dei due Vietnam che avevano subìto una distruzione brutale. Chicago era nostra. E le nostre città non dovevano essere toccate. Chicago non era affatto simile a quelle città straniere che appartengono a stranieri».

Non è una ripetizione dell’11 settembre ma l’angoscia nelle prime pagine di «Il lungo silenzio», romanzo di fantascienza di Wilson Tucker che Collezione Urania manda in edicola (220 pagine per 5,50 euri) per tutto settembre.

Protagonista è il caporale Gary Russell. In quelle frasi c’è lo stupore – in questo caso falsamente ingenuo – dell’eterno vincitore, dell’imperialista (statunitense oggi o 2mila anni prima romano) che si vede ripagato dai “barbari” con la stessa moneta e non riesce a crederci. Per questo il nemico viene considerato come una bestia, non umano. Serve a mantenere due illusioni: che in fondo lui o lei non soffra visto che non ha anima o cervello e dunque ogni sevizia sia giustificata; che a noi dell’impero non potrebbe capitare perché non si è mai visto un somaro bastonare il suo padrone.

Il romanzo è del 1952 ma Tucker lo ha ritoccato nel 1969 e ha poi aggiunto un post scriptum (interessante per far capire come funzioni l’auto-censura) nel 1978. I ritocchi fanno capire quanto l’esperienza del Vietnam abbia cambiato la prospettiva di molti e costretto almeno una parte degli americani a separarsi dagli amerikani.

Questo avvincente romanzo in fondo è fantascienza per modo di dire. E’ invece una perfetta descrizione di come l’orrore e l’addestramento (Gary Russell è un militare e appunto ha “visto” il Vietnam) trasformi in belve i superstiti di una guerra. Sì c’è un bombardamento atomico e batteriologico ma tutto il resto è crudemente realistico. Il botulismo come arma, il sacrificare gli stessi cittadini statunitensi fingendo siano nemici, le bugie sulla rieducazione e sul contagio, le eterne menzogne sul «siamo tutti nella stessa barca»: molto è già accaduto e il resto potrebbe avvenire nella più assoluta continuità con l’idea che i “musi gialli” (o gli ebrei, gli arabi, i comunisti, le streghe) siano topi da sterminare perché da laggiù – Sudest asiatico oppure povera casa di campagna – minacciano l’America o sacra Romana Chiesa o l’impero di turno che, per fortuna, si salveranno avendo sempre un qualche Dio dalla loro parte. Poi verrà l’Apocalisse e se dio è ancora con te forse ti farà trovare il miglior fucile per uccidere qualche ex amico e salvarti.

Narratore sopraffino, Tucker controlla il ritmo, i personaggi, il flashback iniziale, i (pochi per scelta) colpi di scena. Memorabili le pagine sulla radio, il silenzio e su quello strano fastidio che si prova a uccidere mentre si vorrebbe solo ascoltare una canzone. Rispetto a tanti romanzi del “dopo bomba” c’è una piccola-grande genialità: non sapere chi è il nemico. In fondo potrebbe essere anche un errore, «fuoco amico»: cosa cambia?

 

Il prossimo romanzo nella Collezione Urania – «Titano» di John Varley – è altrettanto bello ma totalmente diverso. All’epoca, cioè nel 1980, fece quasi clamore che un Urania mettesse un aborto al centro della scena. Chissà che impressione fa rileggerlo oggi. In almeno 4-5 romanzi Varley è riuscito felicemente a mescolare la più assoluta serietà a una pazzia senza freni. A ottobre non fatevelo scappare.

 

Privatissimo post scriptum: ho doverosamente preso a cazzotti i miei pregiudizi e letto «Toxica» (Urania 1574) di Dario Tonani anche se il suo precedente «Infecta» non mi aveva avvinto. Ne esco come sono entrato: sulla memorabile idea dei cartoon assunti attraverso la retina e «infetti», Tonani ha scritto un romanzo senza sbavature in una abbastanza credibile ambientazione italiana, oscillando tra fantascienza e noir. Allora cosa non mi ha convinto? Boh, questione di gusti.

 

Redazione
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2 commenti

  • Ciao Daniele,
    ho letto con interesse il tuo “privatissimo post scriptum” e apprezzato che tu abbia “preso a cazzotti i tuoi pregiudizi”. Grazie della buona volontà e delle parole tutto sommato incoraggianti. 🙂
    Alla prossima!
    Dario Tonani

  • Leggerò anch’io Tonani.
    Sono purtroppo a digiuno degli utlimi dieci anni di SF italiana ma Vittorio mi ha parlato bene del precedente suo romanzo.
    Daniele comunque è molto esigente, non le manda a dire e a me piace così.
    Vittorio 1- Daniele 1.
    Io, come Daniele ben sa, provo un certo trasporto per i noir sporchi….
    VI saprò dire.
    Vi

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