«Yekatit 12»: i partigiani etiopi contro…

contro l’occupazione fascista.

recensione di Daniele Barbieri (*) alla bella graphic novel di Andrea Sestante.

Una lezione di storia contro la retorica fascistoide che ancora parla di un colonialismo italiano “buono”. Testi e disegni – molto belli – ma anche colori e copertina sono di Andrea Sestante: l’editore è Tunué (194 pagine per 23 euri).

Nella prefazione Wu Ming 2 racconta «la vergogna» nello scoprire che alcune vie italiane, persino a Bologna, sono tutt’ora intitolate proprio a quei massacratori fascisti. «Cosa direbbe il mondo se nella città natale di Walter Reder ci fosse una piazza intitolata al criminale di guerra responsabile degli eccidi di Monte Sole?».

L’attentato contro Rodolfo Graziani, «vicerè d’Etiopia», che scatena i massacri (si calcolano 30mila vittime) avviene il 19 febbraio 1937: nel calendario dei cristiani copti è il dodicesimo giorno del mese di Yekatit; da qui il titolo.

Nel prologo disegnato, Sestante racconta le sue scoperte: il quartiere Cirenaica a Bologna; la via dedicata a Ilio Barontini, partigiano in Spagna ed Etiopia; infine il protagonista principale di questo libro, Simeon Adefris.

A pagina 12 incontriamo la sorella di Simeon, Assegedech Adefris che è sopravvissuta alle rappresaglie dei «taliani» e nel 1986 va alla televisione etiopica per raccontare tutta questa vicenda – «che strazia il cuore» – in parte ancora sconosciuta. La lunga preparazione dell’attentato, le discussioni se accompagnarlo con assalti armati, il terrore delle spie; infine le bombe a mano che centrano Graziani (purtroppo si salverà). Scatta subito la prima vendetta con una sparatoria che dura tre ore contro persone inermi. E poi la tre giorni di “carta bianca”: «potete distruggere, uccidere, fare agli etiopi quel che volete». Le stragi rallentano solo quando le gerarchie fasciste si preoccupano per lo sdegno internazionale ma ripartono il «12 ginbot» – cioè il 20 maggio – con l’assalto, ordinato da Graziani, al monastero copto cristiano di Debrè Libanons e oltre duemila fucilati. Qualcosa negli anni trapelò anche in Italia ma solo nel 2017 l’editore Rizzoli tradusse «Il massacro di Addis Abeba, una vergogna italiana» dello storico inglese Ian Campbell.

Le ultime due illustrazioni di Sestante raccontano la nascita del «Collettivo Resistenze» al quartiere Cirenaica (nel 2015) e il diffondersi di un movimento che in molte città contesta «i simboli che glorificano il colonialismo italiano».

Necessario e bello questo libro, Che vergogna leggerlo. Le ultime parole sono di speranza con Gabriella Ghermandi che ricorda un recente incontro all’Asinara fra gruppi di etiopi e italiani per ricostruire la verità e «il dolore», cercando insieme «la guarigione dei traumi».

(*) questa recensione è uscita – al solito: parola più, parola meno – pochi giorni fa nell’edizione italiana di «Le monde Diplomatique» (in edicola ogni mese con il quotidiano «il manifesto»). Vale la pena ricordare che in “bottega” trovate – usando i TAG – molti articoli sulle infamie di Rodolfo Graziani. Infine, onde evitare ulteriori attribuzioni fasulle. precisiamo che questo Daniele Barbieri (aka db) è omonimo del semiologo – e da sempre “fumettaro” – bolognese: i due vengono confusi spesso, come raccontato nel blog. Niente di grave ma… a ciascuno il suo.

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Un commento

  • pierluigi pedretti

    Grazie della segnalazione. Da un paio di anni sto approfondendo la questione della tragica occupazione italiana dell’Etiopia.

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