«3 millimetri al giorno», un capolavoro di Richard Matheson

di Diego Rossi

A due passi dal Brooklyn Bridge, un ragazzino di otto anni camminava spensierato per le strade di New York. Era il 1934 e stringeva fra le dita una copia del giornale locale: il vecchio Brooklyn Eagle. Leggeva a bassa voce e con orgoglio una sua poesia. Non sapeva nulla della guerra in cui sarebbe diventato uomo, del suo futuro. Sarebbe stato ferito e sarebbe tornato, avrebbe studiato giornalismo e avrebbe lavorato in fabbrica. Ma la sera finalmente si sarebbe rinchiuso a scrivere in cantina. Un seminterrato umido, in mezzo alla biancheria sporca e al carbone, con le finestre basse che si aprono sulla strada, quelle che la mattina presto si riempiono di luce e la sera tardi sono ferite accese nella notte. Il piccolo Richard Matheson aveva ascoltato una voce dentro di sé, qualcosa che non poteva fare a meno di dimenticare, un canto d’ispirazione, e da giovane sperimentò, in solitudine, tra le ombre della fantasia. Fra il 1950 e il 1956 Matheson cambiò per sempre la letteratura del fantastico. Scese le scale fino al seminterrato e immaginò, scrisse le sue prime tre pagine, prendendo spunto da L’estraneo, un racconto di Lovecraft. Pubblicò il suo racconto d’esordio su «The Magazine of Fantasy and Science Fiction» e si presentò al mondo con Nato d’uomo e di donna (1950) di cui ecco l’incipit:

Questo giorno, quando c’è stata la luce, mamma mi ha chiamato schifo. “Sei 

uno schifo” ha detto. Ho visto la rabbia nei suoi occhi. Chissà cos’è uno schifo. 

Questo giorno veniva giù l’acqua dall’alto. Cadeva tutto intorno. Io l’ho vista. Il 

terreno di dietro l’ho guardato dalla finestrella. La terra risucchiava l’acqua come 

una bocca assetata. Ne ha bevuta troppa e si è sentita male e così è diventata tutta 

viscida e marrone. Non mi piaceva. 

Mamma è bella lo so. Qui dove dormo con intorno tutti i muri freddi ho una 

cosa di carta che prima stava dietro la stufa. C’è scritto STELLE DEL CINEMA. Nelle fotografie ci vedo tutte facce come quelle di mamma e papà. Papà dice che sono belle. L’ha detto una volta. 

E anche mamma” ha detto lui. Mamma così bella e io invece così brutto. Guardati ha detto e non aveva una buona faccia. Gli ho toccato il braccio e ho detto “fa lo 

stesso papà”. Lui ha tremato tutto e si è spostato dove non ci potevo arrivare. 

Oggi mamma ha allentato un poco la catena così ho potuto guardare fuori dalla 

finestrella. È così che ho visto l’acqua che cadeva dall’alto.

Tre pagine racchiudono il celebre racconto. Un meraviglioso viaggio per svelare al mondo il suo genio che proseguì con «Io sono leggenda» del 1954 e con «Tre millimetri al giorno» nel 1956, di cui Urania Collezione ci propone una nuova edizione in questo agosto ricco di sorprese letterarie.

Scott Carey è un uomo normale, con un lavoro banale, con difficoltà economiche, una bella moglie. All’improvviso il mondo per lui si rovescia, colpito da un’onda radioattiva in barca e inizia a restringersi di tre millimetri al giorno. Non è nella conosciutissima trama la sorpresa – non si contano i romanzi e i film poi ispirati a questo cambio di prospettiva – ma è l’immagine, la tensione emotiva, la paura a rendere la storia ancora oggi fuori dal comune. Come molti dei personaggi di Matheson, ecco Scott travolto da scene avvincenti, in cui si infrange la dimensione temporale: il passato si confonde al presente, le riflessioni, l’angoscia per un futuro troppo breve si confonde con la lotta per la vita.

Armato di uno spillo, vestito di un ritaglio di stoffa il minuscolo Scott…Un attimo prima di cadere vide il grande ragno sgambettare lungo il pendio arancione per piombargli addosso. Ricadde in piedi e ruzzolò in avanti sul legno duro. Sentì una fitta lancinante alla caviglia destra. Si rialzò a fatica. Non poteva fermarsi. Sentiva in alto il ragno raspare. Corse all’orlo, esitò un attimo, poi balzò di nuovo nel vuoto. Sfiorò per un istante un arco di metallo…

Uno scrittore di immagini Matheson e un genio della parola. Non perdetevi questo libro (e gli altri). Per chi volesse dare un’occhiata ad alcune scene indimenticabili che rivelarono al mondo il suo talento ecco il primo film a lui ispirato (davvero splendide): https://www.youtube.com/watch?v=3gJJ74S9o0c

Nota di servizio: nell’Urania Collezione 211 troverete le 9 pagine mancanti del romanzo Aristoi volume secondo (dalla 71 alla 80).

In “bottega” molti riferimenti utili, fra cui quello del 2013 – anno della scomparsa di Matheson e che parafrasa nel titolo il bell’articolo di Valerio Evangelisti L’arte della concisione – rimandando all’arte dello shock:

http://www.labottegadelbarbieri.org/non-perdetevi-richard-matheschockon/

Sulla nuova edizione di «Io sono leggenda»:

http://www.labottegadelbarbieri.org/richard-matheson-lui-e-leggenda/

Curiosità: ho cercato una delle poesie di Matheson, frugando qui, ma senza successo: https://bklyn.newspapers.com/

La Bottega del Barbieri

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