Ci vuole ogni sorta di stranezze per fare un Marte-dì

1 – Sheffiehd e Feminò; 2 – «The Female Man»; 3 – alieni e terrestri in «Arrival» e «Mattatoio 5»

 

1 – «Universi in fuga» più «Migrare verso le stelle», seconda parte

Come ho scritto un mesetto fa il vciclo degli Artefici di Charles Sheffield «si muove tra l’avventuroso ben scritto e la sfi “hard” cioè con forte sfondo tecnologico. Tutti i libri di Sheffield sono ben scritti: godibili ma senza orgasmi». Così dopo «Universi in fuga» – prima parte – a marzo Urania manda in edicola la seconda e conclusiva, sempre nella traduzione di Fabio Feminò: 210 pagine per 6,50 euri. La frase da appuntarsi è quella che ho parafrasato per il titolone del Marte-dì ovvero «ci vuole ogni sorta di stranezze per fare un universo». O come direbbe la “prima regola sulle stranezze” di una certa Arabella Lund: «qualsiasi cosa nell’universo può accadere una volta o almeno può sembrare che accada; se volete ottenere informazioni, fatela accadere di nuovo». Dopo il romanzo 28 pagine altrettanto piacevoli con la seconda parte di «Migrare verso le stelle»; anche qui mi ripeto: «il dossier di Fabio Feminò è un eccellente riassunto per chi già “sa” e un’ottima introduzione per novelline/i». Ai cultori di linguaggi – strani ma veri – segnalo la vicenda del villaggio di Boonville, altro che alieni. Sempre giusto ricordare che «nello spazio la merda è sorprendentemente utile». Non conoscevo la vicenda delle «Dodici città ideali» descritte nel 1971, si vede che all’epoca ero impegnato altrove… Un bel saggio che spero sarà reperibile in rete per chi volesse recuperarlo.

 

2 – Le alternative di Joanna Russ

Nel 2013 la “bottega” ha ripreso Beate fra le donne: i pianeti di Tiptree-Sheldon e altre cioè uno stravecchio articolo di Fiorella Iacono che di Joanna Russ scriveva: «Ci troviamo in mondi dove, nella maggior parte dei casi, l’uomo si è estinto per lasciar posto ad avanzate ed evolute società di donne che si riproducono per partenogenesi o per amalgami di cellule e aborriscono il maschio. La donna, eliminando l’uomo della sua vita, ha così cancellato anche lo stereotipo della femminilità». Frasi scandalose mentre sostenere il contrario – ovvero sognare futuri senza donne fra i piedi – era/è ovviamente legittimo nel patriarcato “reale”. Il romanzo più tosto della Russ cioè «The Female Man» uscì nel 1975 e ci vollero 14 anni perché in Italia fosse tradotto (lo fece l’Editrice Nord, all’epoca coraggiosa mentre oggi è piombata nel banale). Si torna a parlare di questo libro perché dal Canada arriva la notizia che il 4 febbraio un gruppo fascistoide ha assalito la femminista Vancouver Women’s Library “chiedendo” – con urla, minacce e spruzzate di vino sui libri – il “bando” per una ventina di testi, fra cui appunto «The Female Man», in quanto “offendono” (state ridendo o piangendo?). Al riguardo vi consiglio Fascisti e falliti cioè il commento a caldo di Maria G. Di Rienzo.

3 – Come tu li vuoi: «Arrival» e «Mattatoio 5»

Il mio buon amico Renzo mi consiglia http://www.prismomag.com/arrival-alieni-libero-arbitrio/ che avevo già intravisto su «La lettura» ovvero il domenicale (50 centesimi) del «Corriere della sera», una strana pubblicazione che alterna articoli e dossier interessanti a spot mascherati da letteratura e a stupidaggini con sprazzi fascistoidi come, per dirne una recente, l’elogio della «grande guerra» che … aprì un radioso futuro ai giovani del ’99. Il testo di Pietro Minto che Renzo mi ha linkato si muove fra alieni, linguaggi, concezioni del tempo e libero arbitrio utilizzando il recentissimo film «Arrival» – tratto dall’ottimo racconto di Ted Chiang – e il vecchio libro/film «Mattatoio 5» del grande Kurt Vonnegut. Come ricorda Minto le due storie «hanno in comune una struttura narrativa particolare (“spastica”, secondo Vonnegut) basata su una linea del tempo attorcigliata». Giustamente l’articolo ricorda che nel romanzo di Vonnegut una delle linee temporali ci riporta alla distruzione di Dresda da parte degli “alleati” (qui in “bottega” cfr Scor-data: 13-14 febbraio 1945) che persisteva in forma di trauma nella memoria di alcuni “reduci” – come era Kurt Vonnegut – e resiste oggi nella testa di quegli umani che credono all’importanza di viaggiare nel tempo (anche senza qualche dispositivo fantascientifico) per mettere a confronto i passati e i possibili futuri. In questa idea del tempo noi “viaggiatori” ogni giorno ci troviamo in realtà di fronte a scelte simili a quelle della protagonista del racconto di Chiang… ma anche a prendere parte in qualche modo al flusso di eventi che può ostacolare oppure favorire le nuove Dresda, cioè altre guerre mondiali. Il libero arbitrio c’è: i terrestri – e gli alieni – sono, almeno in parte, come tu li vuoi, cioè come noi li “facciamo”.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *