«Sentenza artificiale»

db vi consiglia il romanzo di Barbara Baraldi

«L’ingresso del tribunale era presidiato da un centinaio di poliziotti in tenuta antisommossa […] striscioni e cartelli con lo slogan come “No alla macchina del giudizio” e “Non c’è legalità senza umanità” […] 10mila persone riunite a protestare contro l’introduzione delle cosiddette “sentenze artificiali” […] Gli uomini in nero erano armati di mazze, tubi di metallo e chiavi inglesi […] Una delle transenne cedette». Magari vi ricorda qualcosa…

Siamo all’inizio del bel romanzo di Barbara Baraldi – grazie a Fiorella che me l’ha consigliato, essendo troppo “pigra” (eh-eh) per recensirlo lei – «Sentenza artificiale», pubblicato da Chialettere: 220 pagine per 17 euri. Da molto tempo l’autrice si muove sui sentieri del fantastico ma questa è la prima volta (credo; ma se sbaglio correggetemi) che abbraccia uno scenario più fantascientifico sia pure per costruire un techno-triller, se proprio vogliamo etichettare.

Essere giudicate da un algoritmo capita già a molte persone che lavorano e sempre più accadrà a noi “non vip”. Come è solita fare la buona fantascienza sociale, l’autrice si spinge a vedere cosa potrebbe accadere non in un lontano futuro ma il primo Marte-dì di un vicino novembre… Quando arriverà Lexia – «il più avanzato sistema di “sentenza artificiale”» – che rivoluzionerà il processo penale eliminando errori e lungaggini.

Al (mio) solito, ecco un vago accenno alla trama ma senza “spoilerare” ovvero svelare i passaggi chiave. Da poco assunta all’Umaa – «l’Unità misteriale dio analisi degli algoritmi» – la brava Cassia Niro nota un’anomalia. E ne parla con il suo capo… da lì guai a cascata. Ma per lei, come per noi, la scelta è ridotta a due opzioni: lottare contro vecchie e nuove ingiustizie o rassegnarsi a vivere in una beata e beota inumanità che al massimo concede di indorare le sbarre della gabbia.

Segnalo il «dilemma del carrello ferroviario» (un classico, gira in molte versioni) e i «naucrates» ovvero i minuscoli pesci-pilota «che vivono in simbiosi con i predatori marini».

Buon ritmo, personaggi vivi e verosimili: è un piacere leggere «Sentenza artificiale»… ma a libro chiuso forse è il caso di fare due pensieri sull’invadenza e arroganza degli algoritmi e di chi ce li vuole imporre come nuove divinità.

DUE NOTICINE A MARGINE

Quando io e Riccardo Mancini scrivevamo di fantascienza sul quotidiano «il manifesto» – firmandoci erremme dibbì – costruimmo una pagina su processi e fantascienza. Ne ho un ricordo vivido (un buon lavoro, faticoso ma ricco di viottoli da percorrere) ma essendo uno sciagurato non ne ho conservata copia. Ho una piccola richiesta da avanzare nel segno dell’improbabilità: se qualcuna/o che sta leggendo ne avesse conservata una copia… mi piacerebbe recuperarla.

A proposito di «non c’è legalità senza umanità» vado a memoria ma è la frase che il giovane e inflessibile poliziotto interpretato da Burt Lancaster rivolge al giudice nel film «L’imprendibile signor 880» (di Edmund Goulding) che «Il Morandini dizionario dei film» giudica – e io concordo – «una commedia deliziosa». Se si riesce a recuperare, lo rrrrrraccomando a tutte/i perchè un film ingiustamente dimenticato (ah, grazie a mio fratello Dario che me lo fatto conoscere) e nella sua leggerezza qualcosa insegna su leggi e giustizia.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Un buon suggerimento letterario che diventa slancio per una riflessione ampia e caratterizzante nel nostro futuro. Per restare nell’ambito della recensione si potrebbe dire in termini semplici che il tentativo di dedurre la legalità da un algoritmo riduce o addirittura esclude la libertà, poiché la priva del suo contenuto umano, della sua essenza, della sua identità. Basta spostare l’asse temporale di qualche secolo per comprendere come l’evoluzione del diritto e dei principi democratici costituisce una materia troppo umana per una logica astratta di deduzione predeterminata. Un tema dunque ricco, avvincente, denso. Mi permetto di suggerire un romanzo splendido, che credo sia il miglior thriller di fantascienza che ho letto, è di un autore caro alla Bottega, Killer on-line, di Robert J. Sawyer. A dispetto del titolo è un romanzo che scende fino alla radice del dibattito tra umanità e sua replicabilità. L’idea geniale che non viene riportata nelle varie introduzioni è la fondamentale scoperta di una particolare onda dell’anima, il grafico di un ECG capace di individuare e distinguere solo nell’uomo quella sua natura speciale e intelligente. Diventa questo il centro di uno splendido romanzo.

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