Un altro dei miei affollati Marte-mix-dì

1 – che bel «Robot»; 2 – Modena & Philip; 3 – il trono di… Pablo; 4 – Deepcon e Rill al volo; 5 – W Trappist

 

1 – «Robot», 40 anni ben osati

Con ritardo ho letto due ricchi numeri di «Robot» ovvero la nuova serie della «rivista di fantascienza fondata da Vittorio Curtoni». Sempre un piacere perdersi in «Robot», così mi sono abbonato, vincendo pigrizia e micragna; lo consiglio pure a voi (le istruzioni su www.fantascienza.com/robot) se amate fantascienza e dintorni. L’ultimo numero pubblicato è il 79, disponibile da febbraio anche in cartaceo. Grande attesa per «Pechino pieghevole», racconto della cinese Hao Jingfang, inatteso e strombazzato premio Hugo 2016. Non mi ha deluso, non mi ha procurato orgasmi: mi pare presto per gridare “ecco l’ondata cinese” però attendo. Sullo stesso numero spicca «La figlia del fabbricante di stelle» di Alistair Reynolds che sembra il frammento di una storia più grande da raccontare e dunque mi ha lasciato in bocca… il desiderio di un seguito. Nella bella intervista – di Paolo Aresi – a Reynolds riflessioni su science fiction, ultime missioni spaziali e questioni sociali più un meritato elogio a Stanislaw Lem. Interessantissimo (per un ignorante come me; magari Mauro Antonio Miglieruolo o Fabrizio Melodia sapevano giù tutto) l’articolo di Domenico Gallo sui «Boy Bolsheviks» ovvero «fantascienza tra tecnocrazia,socialismo e utopia»; a proposito dei «Futurians» e della loro protesta, nel 1939, alla prima convention mondiale della fantascienza, Domenico Gallo ricorda un episodio simile, nel 1978, a Ferrara con il collettivo «Un’ambigua utopia»; e io chiamo in causa Giuliano Spagnul se ha qualche retroscena o avantiscena da raccontare in bottega. Di buon livello gli articoli (tranne quello di Enzo Verrengia, inutilmente confuso) e i racconti fra i quali il mio preferito è «Scafandro» di Manuel Piredda.

Tornando indietro, invece del numero 78 (che recupererò) io sono saltato al 77, attirato dalle tre donne in copertina. Davvero bello «la verità sui gufi» – premio Locus 2015 – di Amal El-Mohtar: di fantascienza ce n’è pochissima ma la scrittura e i desideri incantano. Leggo che l’autrice, nata a Ottawa da immigrati libanesi, ha pubblicato anche «The Honey Month», cioè un’antologia con 28 variazioni sul tema del miele; se sapessi l’inglese correrei a leggerlo. Bello anche «La mano è più veloce» di Elizabet Bear, pur se il finale mi è parso un po’ vago. Con il breve racconto «Piazza Colonna, dodici e trentacinque» Alda Teodorani ha tentato un’impresa quasi impossibile: vedere se il fantastico riesce a essere più infame del cosiddetto mondo reale nello specifico spicchio delle provocazioni di Stato orchestrate contro gli anarchici. Ci è riuscita? Leggete e giudicate; ma prima se siete giovani e dunque i nomi Valpreda e Pinelli non vi suonano informatevi, così capirete meglio “l’ispirazione” e la sfida. In realtà nel numero 77 di «Robot» c’è anche una quarta donna, Emanuela Valentini con il suo – steampunk ma in un modo dolcemente insinuante – «Diesel Arcadia», Premio Robot. Quanto ai due maschietti, tanto «Insula Dulcamara» di Valentino Peyrano mi è sembrato mal congegnato quanto mi è piaciuto l’ironico e fintamente ingenuo «Famili (Sun)day o sia Una tranquilla domenica in famiglia» di Alain Voudì, che sconsiglio decisamente a Carlo Giovanardi e simili; e già che ci sono… scusa Alain, non ti conosco ma posso dirti una cosa? «Se alla tua epoca» – futuro prossimo, giusto? – «la pensano tutti come te, allora il mondo è un bel po’ migliorato rispetto a oggi». Nelle rubriche del numero 77 nulla di brutto ma poco di entusiasmante.

2 – Massimilmodena Philip Ramblers

Voi non conoscete Massimiliano ma io, per fortuna, sì. Ecco il suo ultimo msg: «Colgo il pretesto dell’uscita del nuovo disco dei Modena City Ramblers (Mani come rami, ai piedi radici) per salutarti e per segnalarti che all’interno dell’album è contenuta una canzone dal titolo Sogneremo Pecore Elettriche? che è un omaggio a P. K. Dick».

3 – Podemos e il trono di …. Lenin

Leggo sul quotidiano «La stampa» (del 17 marzo) che l’editrice Nutrimenti la tradotto «Vincere o morire», ovvero “Lezioni politiche nel Trono di Spade” curato da Pablo Iglesias, il giovane leader dello spagnolo Podemos. Il libro, a più mani, analizza i legami fra il serial tv «Il trono di spade» – devo dirlo che è ispirato al ciclo fantasy di George R. R. Martin o lo sanno anche i ciuchi? – e il bisogno di una nuova politica; in cerca di un «leninismo gentile» è una delle formule riassuntive… Premesso che non guardo la tv e che a Lenin politicamente ho sempre preferito Rosa Luxemburg, voi che dite: posso leggerlo lo stesso?

4- Deepcon e intanto “Rillino i tamburi”

Deepcon è una manifestazione di fantastico e fantascienza. Mi rrrrrrricordano che si terrà ad aprile… per saperne di più http://deepcon.it/

Intanto che i tamburi rullino, anzi RILLino se mi passate la battuta, per la proroga – al 20 aprile – del «XXIII Trofeo RiLL, il miglior racconto fantastico». Se passate spesso da questi Marte/dì forse sapete tutto ma in ogni caso occhieggiate www.rill.it

5 – Trappist nel cuore

La voignetta qui sopra è di Mauro Biani. Secondo me meravigliosa. Potevo non farvela vedere?

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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