Un po’ di peggio

recensione all’antologia «La cattiva strada» ovvero «18 racconti di crudeltà assortite»

LaCattivaStrada

Ero partito male. Infatti non avevo voglia di leggere sulla «cattiveria» (diffusa e banale, ahinoi) ma semmai sulla «bontà» (cosa ben diversa dal demente «buonismo» esercitato come hobby defatigante). Per cui avevo iniziato questa antologia di malavoglia. Invece devo dire grazie a Gian Filippo Pizzo che ha messo in piedi quest’antologia – e ci vuole un bravo cuoco per tirar su frittate con tanti sapori diversi che però non si annullano fra loro – con 18 racconti, quasi tutti buoni e 4 eccelsi, a prescindere dalle etichette che si vogliono dare (fantascienza e noir si mescolano, il vecchio “realismo” non muore mai e il sardonico è sempre dietro l’angolo).

«La cattiva strada» (268 pagine per 14 euri) è edito da Del Miglio. Ecco i nomi dei 18 – una sola donna – autori in ordine alfabetico: Giulia Abbate, Paolo Alberti, Andrea Angiolino, Danilo Arona, Claudio Asciuti, Italo Bonera, Vincenzo Bosica, Vittorio Catani, Piero Cavallotti, Oscar Felix Drago, Francesco Grasso, Gianluca Mercadante, Marco Passarello, Michele Piccolino, Franco Ricciardello, Dario Tonani e Bruno Vitiello oltre a Pizzo stesso.

Ed ecco qualche accenno ai temi ma… evidentemente non nello stesso ordine che se no vi sciupo almeno un paio di sorprese. Una doppia A: come amore (paterno) e avidità. Una doppia B: banche bastarde. Tre volte C: coraggio (ma anche “che vuol dire?”) ma pure corpi in affitto e condomini (horror). D è droga e si sposa qui con la M di… no, non lo dirò. G è galera e/o gruppo. H è «homo homini lupus». L come lavoro strano, nuovo eppure antico come la morte. M vale per mutanti. Due volte P: padri che divorano (tecnologicamente?) i figli ma anche, in altro racconto, pedofilia (vista da “dentro”). R come ronde. S è storia o se preferite sangue (vero, non succo di pomodoro), strage. T sta per trucco. La doppia S è: “spiare Stevenson” (quello famoso? Sì lui). Per finire con una doppia V che sta per vampira ma anche per vendetta.

Senza dire di più sui racconti vi indico i miei preferiti.

Tutti bravi ma io ho “adorato” un quartetto.

Arona perché osa sfidare i maestri e i mostri. Tonani perchè ci conduce su un terreno minatissimo… e ci porta tutti salvi e felici alla meta. Catani è bravissimo… “qual è la notizia?” chiederà qualcuna/o: “lo è sempre”; la notizia è che qui non sembra lui eppure ci avvolge in una (tristissima) ragnatela di rara perfezione. Infine ho amato, dopo un breve sconcerto iniziale, l’arroganza di Franco Ricciardiello che sceglie uno di quei temi “tabù” (soprattutto perché si crede di sapere tutto) e ci rovescia addosso un diluvio di notizie, sguardi nuovi e inquietudini vere.

Qua e là scappa, anche in racconti bellini, una certa pigrizia sia linguistica che mentale: usare frasi vecchie come il cucco infastidisce chi legge… persino nei casi in cui “i luoghi comuni” o le volgarità fascistoidi sarebbero richieste dai personaggi o dalle trame. Via, un po’ di fantasia: la regola aurea è che un sostantivo e un aggettivo non devono superare i 7 anni di matrimonio, poi si separano. Qui invece mi sono segnato una dozzina di espressioni coetanee di Noè.

Un piccolo PS per Marco Passarello (o per il protagonista del suo racconto, un tipaccio): i rapporti di buon vicinato non esistono solo nei telefilm statunitensi, posso portare dozzine di testimoni.

Un più impegnativo PS per i parenti di quel politico italiano che ultimamente ciancia di ruspe: putacaso qualcuna/o di voi fosse in rapporti simil-cortesi con “mister ruspa” e pensasse di regalargli un libro per l’estate… prenda in considerazione questa antologia. Se però pensate che 268 pagine potrebbero stancare il “ragazzo ruspante”… consiglierei allora di fotocopiare il racconto di Ricciardiello. Stai a vedere che il tizio in questione lo capisce e gli viene un dubbio. (care e cari che passate di qui adesso non scrivetemi per sapere il motivo di quest’ultima frase: se cioè il caldo mi ha dato la testa, se sto scherzando o se d’improvviso credo ai miracoli. Un mix, è ovvio).

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

4 commenti

  • Non ho mai inteso mettere in dubbio l’esistenza dei rapporti di buon vicinato. È solo nella visione limitata del mio personaggio che non esistono. Speravo fosse chiaro che è lui la causa di tutti i suoi guai, altrimenti ho proprio fallito il bersaglio.

    • Daniele Barbieri

      hai preso il bersaglio (era un complimento indiretto, in forma scherzosa)

      ma questo “vanamonde” mi ricorda qualcosa…
      … anche a voi altri che amate la fantascienza, vero?

  • Caro dibbì,
    grazie intanto per l’approfondita recensione.
    E’ veramente un piacere, ormai raro, vedere un recensore che legge veramente i libri e non si limita a rimasticare il comunicato stampa!
    Vorrei solo specificare che
    le donne sono due (non posso dire altro…)
    l’editore si chiama Delmiglio, tutto attaccato: http://www.delmiglio.it/la-cattiva-strada/
    bisogna citare anche l’amico e collaboratore Roberto Chiavini.

  • Grazie Daniele,

    ho apprezzato molto le tue parole (non ne erano arrivate molte di questo tenore in altre occasioni! :-D). Quindi terreno minato e redenzione per tutti? Ahahahah, ma così mi rovini la piazza di scrittore-canaglia!

    Un abbraccio
    Dario

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