Viaggiare, così fan tutti

  Intervista a Marco D’Eramo sul suo «Il selfie del mondo: indagine sull’era del turismo» (*)

L’industria più importante e ricca di oggi? Il turismo. Muove persone e soldi, ridisegna il pianeta, creando o a volte distruggendo lavoro. Spesso costringe gli abitanti di città o villaggi a fare da scenario a quel che i turisti si aspettano di trovare. E impone la sua agenda a milioni di persone. Il nuovo libro di Marco D’Eramo si muove fra il tempo libero e quello di lavoro, fra le vacanze e i viaggi, fra gli ossessionati del muoversi solo per dire “io c’ero”. Di piacevolissima lettura «Il selfie del mondo: indagine sull’era del turismo» – appena uscito da Feltrinelli – parte da Francis Bacon e passando per Mark Twain (a suo tempo più famoso per i reportages di viaggio che per i romanzi) arriva all’industria globale di oggi nella quale, ci piaccia o no, tutti siamo immersi.

Nel «Selfie del mondo» si parte dai numeri. Vogliamo ricordarli?

Nel 1950 i turisti internazionali erano 25 milioni l’anno, ora sono 1 miliardo e 200 milioni. Il fatturato mondiale del turismo è di 1.500 miliardi di dollari. Se s’include il turismo domestico, il totale supera il prodotto interno lordo del Giappone, terza potenza mondiale. Il turismo è quindi la più importante industria del nostro secolo. In Italia genera circa il 10 % del Prodotto interno lordo e dei posti di lavoro. Ma oltre all’impatto diretto va considerato tutto l’a-monte e l’a-valle: quanti aerei in meno si fabbricherebbero senza turismo? Quante auto? E tutta l’edilizia turistica (alberghi, residenze secondarie, edificazione delle coste)? Non ci rendiamo conto dell’immane dimensione materiale che comporta un’industria cosiddetta immateriale come il turismo. Basti vedere come cambia la geografia stessa della Sardegna.

Nel 1936 arrivano in Francia le ferie per gli operai. Poi si estendono ad altri Paesi. Domanda futuribile: in che data verranno eliminate? O “il cambiamento” non sarà visibile?

Le ferie sono legate alla scansione regolare, con ritmo annuale, della vita in tempo di lavoro e “tempo libero”, cioè al lavoro salariato. Oggi, molte persone si mettono a viaggiare quando vanno in pensione. Ma il lavoro salariato, il posto fisso, con corredo di ferie pagate, contributi e pensione sta scomparendo nell’età del precariato. Si va estinguendo questa scansione della vita umana in tempo di lavoro e tempo libero, quindi finirà anche quel suo sottoprodotto che è il turismo: viaggiare costa.

C’erano una volta le vacanze intelligenti e c’è oggi il turismo responsabile: per te sono realtà in espansione, nicchie o imbrogli?

La vacanza intelligente è sempre la nostra, il turismo irresponsabile è sempre quello altrui. La caratteristica più stupefacente del turismo è essere un’attività che pratichiamo tutti e tutti disprezziamo negli altri. Sono sempre gli altri i turisti ignoranti, mentre noi siamo viaggiatori che la sappiamo lunga. Quando arriviamo a destinazione siamo delusi perché “è piena di turisti”. Per di più, noi siamo non solo i consumatori, i clienti dell’industria turistica ma anche i suoi addetti, i testimonial dato che ognuno di noi con i selfies è una pubblicità vivente dei luoghi che visita.

L’invenzione della tradizione ha un versante serio o … ridicolo?

L’invenzione della tradizione ha sempre un versante ridicolo, dalle tradizioni celtiche a quelle nuragiche, a tutte le “antichissime” sagre inventate l’altroieri. Ma ciò ha anche conseguenze drammatiche. Tutto l’edificio degli Stati nazionali fu eretto creando tradizioni “nazionali”: una volta inventate però le nazioni esistono scatenando guerre e massacri.

Il turismo nello spazio – per ricchi, è ovvio – sarà davvero un affare?

Quello nello spazio è l’apoteosi dell’inquinamento turistico: decine di tonnellate di propellente permettono al massimo a una manciata di persone di percorrere qualche orbita radente al nostro pianeta. Finché non ci sarà, e se ci sarà, una radicale rivoluzione dei trasporti, il turismo spaziale sarà l’iperbole di chi si definisce navigatore oceanico perché s’immerge in una vasca da bagno con le paperelle.

(*) Questa mia intervista è uscita – al solito: parola più, parola meno – qualche giorno sul quotidiano «L’unione sarda». Il libro di D’Eramo però è ricchissimo e dunque mi aspetto altri contributi e anche io ci tornerò su con una recensione articolata. [db]

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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