17 aprile: votare Sì al referendum…

… per salvare ambiente e democrazia

  Quando leggerete questo articolo di Andrea Ranieri  mancheranno 24 giorni al referendum su trivella selvaggia ed eterna (*)

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La Deutsche Bank, che di conti se ne intende, ha fatto i suoi conti e ci dice: per evitare l’aumento di due gradi della temperatura del nostro pianeta dovremmo lasciare sotto terra l’80% delle riserve di petrolio, gas e carbone e intraprendere senza indugi la strada delle energie rinnovabili.

L’aumento di due gradi della temperatura sarebbe il disastro ecologico per il pianeta. Dovremmo ricordarcelo quando ci compiaciamo delle belle giornate di una primavera senza inverno ma che ha scatenato la solita sequenza di mareggiate, piogge monsoniche, che hanno causato 6 morti nella disattenzione generale nei giorni scorsi. «La specie umana è capace di abituarsi a tutto» dicono gli ottimisti che si godono questo sole malato. Non si abituano le donne e gli uomini che fuggono dai territori dell’Africa ridotti a deserto dal riscaldamento del clima.

Ecco: la prima ragione per cui andare a votare per fermare le trivellazioni delle nostre terre e dei nostri mari è proprio questa. Se per salvarci dal disastro ambientale dovremmo lasciare sotto terra l’80% del petrolio e del carbone che senso ha cercarne di nuovo?

Il segretario dei chimici della Cgil invita a votare no al referendum in nome delle sviluppo e dell’occupazione. A parte il fatto che contrapporre l’occupazione alla difesa del territorio e alla salvaguardia della vivibilità del pianeta è una sciocchezza, che ha prodotto enormi disastri nel nostro passato recente, lo inviterei a preoccuparsi un po’ di più del fatto che il nostro governo, dopo i buoni risultati raggiunti dal nostro Paese nel 2013, non sembra più preoccuparsi di incrementare le energie rinnovabili e questo è davvero un guaio per l’occupazione, dato che il tasso di occupazione a parità di chilovattora è sette volte superiore se quella energia è prodotta dalla filiera delle rinnovabili rispetto al carbone e al petrolio.

Se la gente andasse a votare sono certo che voterebbe SI’ allo stop delle trivellazioni. Lo pensa anche il governo tanto da decidere di far votare il 17 di aprile, impedendo di accorpare il referendum alle elezioni amministrative di primavera. Con un aggravio per i conti dello Stato di oltre 300 milioni di euro, che avrebbero potuto essere impiegati per la messa in sicurezza del territorio e per il risparmio energetico. E conta così che le trivellazioni siano confermate perché non si raggiungerà il quorum di votanti necessario a rendere valido l’esito del referendum. Il ragionamento è lucidamente cinico.

I luoghi dove si trivella non sono poi così tanti. Le autonomie locali sono state espropriate del potere di decidere attraverso lo Sblocca Italia. Gli italiani che non sono direttamente coinvolti dagli oltraggi alla bellezza del territorio e del mare alla portata dei loro sguardi se ne staranno a casa, e il governo incasserà una nuova grande vittoria a dispetto della partecipazione e della democrazia. Un ragionamento del tutto coerente con un’idea di governo indifferente al crescere dell’astensionismo e alla diminuzione della partecipazione democratica e del resto la logica su cui si incardina il combinato disposto fra la riforma costituzionale e la riforma elettorale. Si decide meglio, si è più al passo coi tempi, se si riducono il luoghi e i tempi del confronto e della partecipazione democratica. Si vota. Non importa se in pochi o in tanti. E poi chi vince decide alleggerito dal confronto con le istituzioni democratiche e coi territori.

Dovremmo provare a fare al governo una grossa sorpresa, e impegnarsi da subito perché in tanti vadano a votare SI’ al referendum il 17 di aprile. Non è in gioco solo, e sarebbe già tantissimo, lo sfregio alla bellezza e alla vita di splendidi luoghi della nostra terra e del nostro mare. È in gioco la stessa idea della democrazia e di ciò che è necessario fare e non fare per salvaguardare la vita sul nostro pianeta.

(*) ripreso da http://www.controlacrisi.org

Il referendum è importante. Qui in “bottega” ogni giorno – alle 13,59 – ne scriviamo, all’opposto di ciò che fanno i “media di regime” (cioè quasi tutti) impegnati con tutte le loro forze a tacere. Ma bisogna che ognuna/o in questi giorni faccia la sua parte: si informi e informi, rifletta, racconti in giro cosa accadrà se non si raggiunge il quorum – il piano di Renzi e dei suoi tanti fans è quello – o se si perde il referendum (in teoria possibile, praticamente impossibile). Contro la «dittatura del petrolierato», contro chi vuole giocare con le nostre vite.  Aiutateci mandando alla “bottega” informazioni, storie, vignette, immagini… Noi posteremo tutto. Ma soprattutto passate parola: il 17 aprile si vota, è importante.

Redazione
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Un commento

  • domenico stimolo

    REFERENDUM 17 APRILE: alla Filcltem – federazione dei chimici Cgil risponde la Fiom – ( federazione dei metalmeccanici) Cgil
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    IL COMITATO NAZIONALE “VOTA SI’ PER FERMARE LE TRIVELLE” RISPONDE A FILCTEM CGIL
    IL CROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO E IL MANCATO SOSTEGNO
    ALLE RINNOVABILI SONO LA CAUSA DI PERDITA DI POSTI DI LAVORO

    Roma, 25 marzo 2016 – Il Segreterio generale della Filctem-Cgil Emilio Miceli in merito al Referendum del 17 Aprile sulle trivelle parla ha dichiarato che “a seconda del risultato, il referendum puo’ produrre esiti che ricadranno sui nostri lavoratori, sulla loro occupazione (stime attendibili parlano di oltre 10.000 posti di lavoro a rischio nella sola Sicilia e a Ravenna, n.d.r.)”, senza specificare la fonte di tali dati.

    Il Comitato Nazionale del Referendum VOTA SI per fermare le Trivelle ricorda che si intende abrogare una norma che è stata introdotta dal governo il 1 gennaio di quest’anno con l’ultima Legge di Stabilità. Fino al 31 dicembre 2015 le concessioni avevano durata massima di 30 anni, con un vincolo temporale come qualsiasi altra forma contrattuale. Questo è quanto il Referendum del 17 Aprile intende ripristinare e per questa ragione risulta incomprensibile che una vittoria del SI possa causare la perdita anche di un solo posto di lavoro”.
    Il Comitato precisa che un altro importante sindacato della Cgil, la Fiom, tra gli aderenti al VOTA SI al Referendum del 17 Aprile, parla di “sciocchezze” quando si afferma che l’eventuale vittoria del SI al Referendum del 17 Aprile sarebbe causa del licenziamento di migliaia di lavoratori che opererebbero sia sulle piattaforme petrolifere che nelle attività di supporto.
    “Tutto ciò è assolutamente falso” – riporta la nota della Fiom – “in quanto sulle piattaforme fisse di produzione di petrolio o metano vi lavorano tra i 2 e i 4 lavoratori. Questo avviene perchè le piattaforme sono gestite da remoto attraverso ponti radio o cavi”.
    E in merito ai lavoratori indiretti e quelli dell’indotto la Fiom afferma che “se il governo attivasse una reale politica energetica fondata sulle energie rinnovabili e in coerenza con gli impegni assunti nella Conferenza sul Clima di Parigi per ridurre le emissioni nella atmosfera, si attiverebbero enormi possibilità di una occupazione alternativa a quella odierna e più ricca professionalmente”.
    Non sarà il Referendum a mettere a rischio i posti di lavoro. Come afferma Legambiente “Secondo l’ultimo rapporto della società di consulenza Deloitte, il 35% delle compagnie petrolifere a causa del crollo del prezzo del petrolio è ad alto rischio di fallimento nel 2016, con un debito accumulato complessivamente di 150 miliardi di dollari. Nel mondo le fonti fossili continuano ad essere sussidiate, con risorse degli Stati, con oltre 5 mila miliardi di dollari e nel nostro Paese i sussidi diretti e indiretti sono pari a 14 miliardi di euro.
    Le politiche adottate dal Governo sfavorevoli alle fonti rinnovabili hanno già fatto perdere migliaia di posti di lavoro – nel 2015 se ne sono persi circa 4 mila nel solo settore dell’eolico.
    Come affermato ieri da Greenpeace Italia, secondo uno studio redatto da Althesys per l’organizzazione ambientalista, in Italia entro il 2030 si potrebbero garantire oltre 100 mila posti di lavoro nel settore delle rinnovabili – cioè circa il triplo di quanto occupa oggi Fiat Auto in Italia – mentre, al contrario, nel 2015 se ne sono persi circa 4 mila nel solo settore dell’eolico.
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    Il Comitato nazionale “Vota SI’ per fermare le trivelle” unisce le forze di tutte le organizzazioni sociali e produttive affinché la Campagna referendaria diventi l’occasione per mettere al centro del dibattito pubblico le scelte energetiche strategiche che dovrà fare il nostro Paese, per un’economia più giusta e innovativa.
    Il Comitato promotore del Referendum abrogativo sulle trivelle in mare sono 9 Regioni italiane: Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto.

    Ufficio stampa
    Monica Pepe, cell. 340 8071544
    Comitato nazionale delle Associazioni
    Referendum 17 aprile 2016
    “Vota SI per fermare le Trivelle”

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