30 maggio 1924: le parole coraggiose che costarono la vita a Giacomo Matteotti

ripreso da www.memoteca.it (*)

GiacomoMatteotti

La memoria conta veramente – per gli individui, le collettività, le civiltà – solo se tiene insieme l’impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare. …

Italo Calvino

L’ultimo discorso alla Camera di Giacomo Matteotti

Il discorso pronunciato da Giacomo Matteotti il 30 maggio 1924 alla Camera dei deputati costituisce, oltre che un duro attacco ai suoi avversari politici, un esempio e un piccolo gioiello di analisi storico-politica. Nel corso del suo intervento il deputato del Partito Socialista Unitario (Psu) accusò esplicitamente il regime fascista – che andava gradualmente estendendo la sua influenza nel Paese dopo il successo elettorale dello stesso anno – di violenze, intimidazioni e frodi, sia nel corso della campagna elettorale sia durante le operazioni di voto nei seggi.

Il fascismo, nel corso del biennio 1922-24, aveva operato su un doppio binario: uno legale ed uno relativamente clandestino e illegale. Da un lato il gabinetto Mussolini cercava l’accordo con le forze politiche di centro-destra, liberali e cattolici; dall’altro operava, grazie alla sua milizia, con interventi violenti e intimidatori, contro gli esponenti dei partiti di opposizione. In questo clima si giunse allo scioglimento della Camera, il 28 gennaio 1924. Le nuove elezioni furono regolate dalla legge-Acerbo che consentiva alla lista che avesse conseguito almeno il 25% dei suffragi di ottenere in Parlamento i due terzi dei seggi. Palese era – dunque – lo scopo di rafforzare in maniera decisiva il nuovo potere fascista. Del “listone” presentato dal Pnf (Partito Nazionale Fascista) fecero parte anche uomini politici esterni allo stesso Pnf, che confidavano di smussare le asperità del movimento capeggiato da Mussolini e di ricondurlo su un piano di normalità costituzionale.

Sull’altro fronte i partiti dell’opposizione si scontrarono circa l’opportunità di prendere parte o meno alla tornata elettorale. Particolarmente duro fu lo scontro tra il Psu (Partito Socialista Unitario) dello stesso Matteotti e il Pcd’i (Partito Comunista d’Italia) di Togliatti, Gramsci, Terracini: i primi erano contrari alla partecipazione, i secondi favorevoli, per non lasciar campo libero al fascismo. La campagna elettorale fu di una violenza inaudita, caratterizzata dagli interventi pesanti delle squadracce fasciste. Di questo clima rovente si fece testimone Matteotti nel suo discorso, l’ultimo che pronunciò prima del suo assassinio, avvenuto il 10 giugno 1924. L’intervento si svolse in un’atmosfera rissosa, caratterizzata da attacchi ad personam, a opera dei principali esponenti del Pnf, a partire da Roberto Farinacci. Matteotti proseguì comunque nel suo discorso, apostrofando, spesso con ironia, le accuse e le invettive dei fascisti. Nel corso del suo intervento, più volte interrotto, egli chiese, in primo luogo, la non convalida delle elezioni del 6 aprile, proprio in ragione delle violenze che ne avevano caratterizzato lo svolgimento. A tale proposito ricordò fatti di gravità eccezionale, a partire dalle minacce contro i notai che avessero autenticato le firme necessarie per la presentazione delle liste e dai sequestri, a opera della milizia, dei fogli con le firme già autenticate. Minacce – accusava – arrivavano addirittura a coloro che avevano intenzione di candidarsi alle elezioni. A tal proposito Matteotti portò l’esempio dell’onorevole Piccinini, assassinato per aver accettato la candidatura. Matteotti ricordò anche la conferenza dell’onorevole Gonzales a Genova, che fu impedita “a furia di bastonate” dagli squadristi. Ricordò episodi dello stesso tipo verificatisi a Napoli, nel corso di un comizio di Amendola. Proseguendo, fra le frequenti interruzioni, il deputato socialista ricordò che le pressioni si fecero ancor più pesanti ed evidenti anche all’interno dei seggi elettorali: i rappresentanti delle liste di opposizione erano pressoché assenti, mentre quelli del Pnf spadroneggiavano, spalleggiati dalla milizia fascista, alla quale era affidata la cura del servizio d’ordine nei seggi. I componenti della milizia giunsero addirittura a entrare nelle cabine elettorali, mentre gli elettori votavano, condizionandone la scelta finale. Al momento dello spoglio i voti furono cambiati e attribuiti al “listone”. Le schede bianche furono crociate a favore dei candidati fascisti.

Solo nei centri di maggior visibilità, posti sotto un maggior controllo da parte dell’opinione pubblica, le milizie fasciste si trattennero. Proprio in tali centri, godendo di un’insolita libertà, «le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi da superare la maggioranza, con questa conseguenza però, che la violenza che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni». Nel Sud si fece incetta dei certificati e i destinatari, per paura di ritorsioni, non si recarono a votare. Quindi le medesime persone, usando tali certificati, votarono anche 10 volte e «giovani di 20 anni si presentarono ai seggi e votarono a nome di qualcheduno che aveva compiuto 60 anni». Pochi furono i seggi in cui tale pratica fu impedita.

Il testo del discorso DI GIACOMO MATTEOTTI

Presidente (Alfredo Rocco): “Ha chiesto di parlare l’onorevole Matteotti. Ne ha facoltà”.

Giacomo Matteotti: “Noi abbiamo avuto da parte della Giunta delle elezioni la proposta di convalida di numerosi colleghi. Nessuno certamente, degli appartenenti a questa Assemblea, all’infuori credo dei componenti la Giunta delle elezioni, saprebbe ridire l’elenco dei nomi letti per la convalida, nessuno, né della Camera né delle tribune della stampa (vive interruzioni alla destra e al centro).

Dario Lupi, sottosgretario del governo Mussolini per la Pubblica Istruzione: “È passato il tempo in cui si parlava per le tribune!”.

Giacomo Matteotti: “Certo la pubblicità è per voi un’istituzione dello stupidissimo secolo XIX. (vivi rumori, interruzioni alla destra e al centro) Comunque, dicevo, in questo momento non esiste da parte dell’Assemblea una conoscenza esatta dell’oggetto sul quale si delibera. Soltanto per quei pochissimi nomi che abbiamo potuto afferrare alla lettura, possiamo immaginare che essi rappresentino una parte della maggioranza. Ora, contro la loro convalida noi presentiamo questa pura e semplice eccezione: cioè, che la lista di maggioranza governativa, la quale nominalmente ha ottenuto una votazione di quattro milioni e tanti voti… (interruzioni)”.

Voci al centro: “Ed anche più!”.

Giacomo Matteotti: “… cotesta lista non li ha ottenuti, di fatto e liberamente, ed è dubitabile quindi se essa abbia ottenuto quel tanto di percentuale che è necessario (interruzioni – proteste) per conquistare, anche secondo la vostra legge, i due terzi dei posti che le sono stati attribuiti! Potrebbe darsi che i nomi letti dal Presidente si e no di quei capilista che resterebbero eletti anche se, invece del premio di maggioranza, si applicasse la proporzionale pura in ogni circoscrizione. Ma poiché nessuno ha udito i nomi, e non è stata premessa nessuna affermazione generica di tale specie, probabilmente tali tutti non sono, e quindi contestiamo in questo luogo e in tronco la validità della elezione della maggioranza (rumori vivissimi). Vorrei pregare almeno i colleghi, sulla elezione dei quali oggi si giudica, di astenersi per lo meno dai rumori, se non dal voto. (vivi commenti – proteste – interruzioni alla destra e al centro)”.

Maurizio Maraviglia (PNF): “In contestazione non c’è nessuno, diversamente si asterrebbe!”.

Giacomo Matteotti: “Noi contestiamo…”.

Maurizio Maraviglia: “Allora contestate voi!”.

Giacomo Matteotti: “Certo sarebbe maraviglia se contestasse lei! L’elezione, secondo noi, è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. In primo luogo abbiamo la dichiarazione fatta esplicitamente dal Governo, ripetuta da tutti gli organi della stampa ufficiale, ripetuta dagli oratori fascisti in tutti i comizi, che le elezioni non avevano che un valore assai relativo, in quanto che il Governo non si sentiva soggetto al responso elettorale, ma che in ogni caso – come ha dichiarato replicatamente – avrebbe mantenuto il potere con la forza, anche se… (vivaci interruzioni a destra e al centro – movimenti dell’onorevole presidente del Consiglio)”.

Voci a destra: “Sì, sì! Noi abbiamo fatto la guerra! (applausi alla destra e al centro)”.

Giacomo Matteotti: “Codesti vostri applausi sono la conferma precisa della fondatezza dei mio ragionamento. Per vostra stessa conferma dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà… (rumori, proteste e interruzioni a destra) Nessun elettore si è trovato libero di fronte a questo quesito…”.

Maurizio Maraviglia: “Hanno votato otto milioni di italiani!”.

Giacomo Matteotti: “… se cioè egli approvava o non approvava la politica o, per meglio dire, il regime del Governo fascista. Nessuno si è trovato libero, perché ciascun cittadino sapeva a priori che, se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c’era una forza a disposizione del Governo che avrebbe annullato il suo voto e il suo responso. (rumori e interruzioni a destra)”.

Una voce a destra: “E i due milioni di voti che hanno preso le minoranze?”.

Roberto Farinacci (PNF): “Potevate fare la rivoluzione!”.

Maurizio Maraviglia: “Sarebbero stati due milioni di eroi!”.

Giacomo Matteotti: “A rinforzare tale proposito del Governo, esiste una milizia armata… (applausi vivissimi e prolungati a destra e grida di “Viva la milizia”)”.

Voci a destra: “Vi scotta la milizia!”.

Giacomo Matteotti: “… esiste una milizia armata… (interruzioni a destra, rumori prolungati)”.

Voci: “Basta! Basta!”.

Presidente: “Onorevole Matteotti, si attenga all’argomento”.

Giacomo Matteotti: “Onorevole Presidente, forse ella non m’intende; ma io parlo di elezioni. Esiste una milizia armata… (interruzioni a destra) la quale ha questo fondamentale e dichiarato scopo: di sostenere un determinato Capo del Governo bene indicato e nominato nel Capo del fascismo e non, a differenza dell’Esercito, il Capo dello Stato. (interruzioni e rumori a destra)”.

Voci a destra: “E le guardie rosse?”

Giacomo Matteotti: “Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse. (commenti) In aggiunta e in particolare… (interruzioni), mentre per la legge elettorale la milizia avrebbe dovuto astenersi, essendo in funzione o quando era in funzione, e mentre di fatto in tutta l’Italia specialmente rurale abbiamo constatato in quei giorni la presenza di militi nazionali in gran numero… (interruzioni, rumori)”.

Roberto Farinacci: “Erano i balilla!”

Giacomo Matteotti: “È vero, on. Farinacci, in molti luoghi hanno votato anche i balilla! (approvazioni all’estrema sinistra, rumori a destra e al centro)”.

Voce al centro: “Hanno votato i disertori per voi!”

Enrico Gonzales (PSU): “Spirito denaturato e rettificato!”

Giacomo Matteotti: “Dicevo dunque che, mentre abbiamo visto numerosi di questi militi in ogni città e più ancora nelle campagne (interruzioni), gli elenchi degli obbligati all’astensione, depositati presso i Comuni, erano ridicolmente ridotti a tre o quattro persone per ogni città, per dare l’illusione dell’osservanza di una legge apertamente violata, conforme lo stesso pensiero espresso dal presidente del Consiglio che affidava ai militi fascisti la custodia delle cabine (rumori). A parte questo argomento del proposito del Governo di reggersi anche con la forza contro il consenso. e del fatto di una milizia a disposizione di un partito che impedisce all’inizio e fondamentalmente la libera espressione della sovranità popolare ed elettorale e che invalida in blocco l’ultima elezione in Italia, c’è poi una serie di fatti che successivamente ha viziate e annullate tutte le singole manifestazioni elettorali. (interruzioni, commenti)”.

Voci a destra: “Perché avete paura! Perché scappate!”

Giacomo Matteotti: “Forse al Messico si usano fare le elezioni non con le schede, ma col coraggio di fronte alle rivoltelle (vivi rumori. Interruzioni, approvazioni all’estrema sinistra). E chiedo scusa al Messico, se non è vero! (rumori prolungati) I fatti cui accenno si possono riassumere secondo i diversi momenti delle elezioni. La legge elettorale chiede… (interruzioni, rumori)”.

Paolo Greco (PNF): “È ora di finirla! Voi svalorizzate il Parlamento!”

Giacomo Matteotti: “E allora sciogliete il Parlamento”.

Paolo Greco: “Voi non rispettate la maggioranza e non avete diritto di essere rispettati”.

Giacomo Matteotti: “Ciascun partito doveva, secondo la legge elettorale, presentare la propria lista di candidati… (vivi rumori)”.

Maurizio Maraviglia: “Ma parli sulla proposta dell’onorevole Presutti”.

Giacomo Matteotti: “Richiami dunque lei all’ordine il Presidente! La presentazione delle liste – dicevo – deve avvenire in ogni circoscrizione mediante un documento notarile a cui vanno apposte dalle 300 alle 400 firme. Ebbene, onorevoli colleghi, in 6 circoscrizioni su 15 le operazioni notarili che si compiono privatamente nello studio di un notaio, fuori della vista pubblica e di quelle che voi chiamate “provocazioni”, sono state impedite con violenza. (rumori vivissimi)”.

Giuseppe Bastianini (PNF): “Questo lo dice lei!”

Voci dalla destra: “Non è vero, non è vero”.

Giacomo Matteotti: “Volete i singoli fatti? Eccoli: ad Iglesias il collega Corsi stava raccogliendo le 300 firme e la sua casa è stata circondata… (rumori)”.

Maurizio Maraviglia: “Non è vero. Lo inventa lei in questo momento”.

Roberto Farinacci: “Va a finire che faremo sul serio quello che non abbiamo fatto!”

Giacomo Matteotti: “Fareste il vostro mestiere!”

Emilio Lussu (PSU): “È la verità, è la verità!…”

Giacomo Matteotti: “A Melfi… (rumori vivissimi – interruzioni) a Melfi è stata impedita la raccolta delle firme con la violenza (rumori). In Puglia fu bastonato perfino un notaio (rumori vivissimi)”.

Gino Aldi-Mai (PNF): “Ma questo nei ricorsi non c’è! In nessuno dei ricorsi! Ho visto gli atti delle Puglie e in nessun ricorso è accennato il fatto di cui parla l’on. Matteotti”.

Roberto Farinacci: “Vi faremo cambiare sistema! E dire che sono quelli che vogliono la normalizzazione!”

Giacomo Matteotti: “A Genova (rumori vivissimi) i fogli con le firme già raccolte furono portati via dal tavolo su cui erano stati firmati”.

Voci: “Perché erano falsi”.

Giacomo Matteotti: “Se erano falsi, dovevate denunciarli ai magistrati!”

Roberto Farinacci: “Perché non ha fatto i reclami alla Giunta delle elezioni?”

Giacomo Matteotti: “Ci sono”.

Una voce dal banco delle commissioni: “No, non ci sono, li inventa lei”.

Presidente: “La Giunta delle elezioni dovrebbe dare esempio di compostezza! I componenti della Giunta delle elezioni parleranno dopo. Onorevole Matteotti, continui”.

Giacomo Matteotti: “Io espongo fatti che non dovrebbero provocare rumori. I fatti o sono veri o li dimostrate falsi. Non c’è offesa, non c’è ingiuria per nessuno in ciò che dico: c’è una descrizione di fatti”.

Attilio Teruzzi (PNF): “Che non esistono!”

Giacomo Matteotti: “Da parte degli onorevoli componenti della Giunta delle elezioni si protesta che alcuni di questi fatti non sono dedotti o documentati presso la Giunta delle elezioni. Ma voi sapete benissimo come una situazione e un regime di violenza non solo determinino i fatti stessi, ma impediscano spesse volte la denuncia e il reclamo formale. Voi sapete che persone, le quali hanno dato il loro nome per attestare sopra un giornale o in un documento che un fatto era avvenuto, sono state immediatamente percosse e messe quindi nella impossibilità di confermare il fatto stesso. Già nelle elezioni del 1921, quando ottenni da questa Camera l’annullamento per violenze di una prima elezione fascista, molti di coloro che attestarono i fatti davanti alla Giunta delle elezioni, furono chiamati alla sede fascista, furono loro mostrate le copie degli atti esistenti presso la Giunta delle elezioni illecitamente comunicate, facendo ad essi un vero e proprio processo privato perché avevano attestato il vero o firmato i documenti! In seguito al processo fascista essi furono boicottati dal lavoro o percossi (rumori, interruzioni)”.

Voci a destra: “Lo provi”.

Giacomo Matteotti: “La stessa Giunta delle elezioni ricevette allora le prove del fatto. Ed è per questo, onorevoli colleghi, che noi spesso siamo costretti a portare in questa Camera l’eco di quelle proteste che altrimenti nel Paese non possono avere alcun’altra voce ed espressione. (applausi all’estrema sinistra) In 6 circoscrizioni, abbiamo detto, le formalità notarili furono impedite colla violenza, e per arrivare in tempo si dovette supplire malamente e come si poté con nuove firme in altre provincie. A Reggio Calabria, per esempio, abbiamo dovuto provvedere con nuove firme per supplire quelle che in Basilicata erano state impedite”.

Una voce dal banco della giunta: “Dove furono impedite?”

Giacomo Matteotti: “A Melfi, a Iglesias, in Puglia… devo ripetere? (interruzioni, rumori) Presupposto essenziale di ogni elezione è che i candidati, cioè coloro che domandano al suffragio elettorale il voto, possano esporre, in contraddittorio con il programma del Governo, in pubblici comizi o anche in privati locali, le loro opinioni. In Italia, nella massima parte dei luoghi, anzi quasi da per tutto, questo non fu possibile”.

Una voce: “Non è vero! Parli l’onorevole Mazzoni! (rumori)”

Giacomo Matteotti: “Su 8.000 comuni italiani, e su 1.000 candidati delle minoranze, la possibilità è stata ridotta a un piccolissimo numero di casi, soltanto là dove il partito dominante ha consentito per alcune ragioni particolari o di luogo o di persona. (interruzioni, rumori). Volete i fatti? La Camera ricorderà l’incidente occorso al collega Gonzales”.

Attilio Teruzzi: “Noi ci ricordiamo del 1919, quando buttavate gli ufficiali nel Naviglio. lo, per un anno, sono andato a casa con la pena di morte sulla testa!”

Giacomo Matteotti: “Onorevoli colleghi, se voi volete contrapporci altre elezioni, ebbene io domando la testimonianza di un uomo che siede al banco del Governo, se nessuno possa dichiarare che ci sia stato un solo avversario che non abbia potuto parlare in contraddittorio con me nel 1919”.

Voci: “Non è vero! Non è vero!”

Aldo Finzi, sottosegretario di Stato per l’Interno: “Michele Bianchi! Proprio lei ha impedito di parlare a Michele Bianchi!”

Giacomo Matteotti: “Lei dice il falso! (interruzioni, rumori) Il fatto è semplicemente questo, che l’onorevole Michele Bianchi con altri teneva un comizio a Badia Polesine. Alla fine del comizio che essi tennero sono arrivato io e ho domandato la parola in contraddittorio. Essi rifiutarono e se ne andarono e io rimasi a parlare. (rumori, interruzioni)”.

Aldo Finzi: “Non è così!”

Giacomo Matteotti: “Porterò i giornali vostri che lo attestano”.

Aldo Finzi: “Lo domandi all’onorevole Merlin che è più vicino a lei! L’onorevole Merlin cristianamente deporrà”.

Giacomo Matteotti: “L’on. Merlin ha avuto numerosi contraddittori con me, e nessuno fu impedito e stroncato. Ma lasciamo stare il passato. Non dovevate voi essere i rinnovatori del costume italiano? Non dovevate voi essere coloro che avrebbero portato un nuovo costume morale nelle elezioni? (rumori) E, signori che mi interrompete, anche qui nell’assemblea? (rumori a destra)”.

Attilio Teruzzi: “È ora di finirla con queste falsità”.

Giacomo Matteotti: “L’inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a Genova, con una conferenza privata e per inviti da parte dell’onorevole Gonzales. Orbene, prima ancora che si iniziasse la conferenza, i fascisti invasero la sala e a furia di bastonate impedirono all’oratore di aprire nemmeno la bocca. (rumori, interruzioni, apostrofi)”.

Una voce: “Non è vero, non fu impedito niente (rumori)”.

Giacomo Matteotti: “Allora rettifico! Se l’onorevole Gonzales dovette passare 8 giorni a letto, vuol dire che si è ferito da solo, non fu bastonato. (rumori, interruzioni) L’onorevole Gonzales, che è uno studioso di San Francesco, si è forse autoflagellato! (si ride. Interruzioni) A Napoli doveva parlare… (rumori vivissimi, scambio di apostrofi fra alcuni deputati che siedono all’estrema sinistra)”.

Presidente: “Onorevoli colleghi, io deploro quello che accade. Prendano posto e non turbino la discussione! Onorevole Matteotti, prosegua, sia breve, e concluda”.

Giacomo Matteotti: “L’Assemblea deve tenere conto che io debbo parlare per improvvisazione, e che mi limito…”.

Voci: “Si vede che improvvisa! E dice che porta dei fatti!”

Enrico Gonzales: “I fatti non sono improvvisati! (rumori)”

Giacomo Matteotti: “Mi limito, dico, alla nuda e cruda esposizione di alcuni fatti. Ma se per tale forma di esposizione domando il compatimento dell’Assemblea… (rumori) non comprendo come i fatti senza aggettivi e senza ingiurie possano sollevare urla e rumori. Dicevo dunque che ai candidati non fu lasciata nessuna libertà di esporre liberamente il loro pensiero in contraddittorio con quello del Governo fascista e accennavo al fatto dell’onorevole Gonzales, accennavo al fatto dell’onorevole Bentini a Napoli, alla conferenza che doveva tenere il capo dell’opposizione costituzionale, l’onorevole Amendola, e che fu impedita… (oh, oh! – rumori)”.

Voci da destra: “Ma che costituzionale! Sovversivo come voi! Siete d’accordo tutti!”

Giacomo Matteotti: “Vuol dire dunque che il termine “sovversivo” ha molta elasticità!”

Paolo Greco: “Chiedo di parlare sulle affermazioni dell’onorevole Matteotti”.

Giacomo Matteotti: “L’onorevole Amendola fu impedito di tenere la sua conferenza, per la mobilitazione, documentata, da parte di comandanti di corpi armati, i quali intervennero in città …”.

Enrico Presutti (PSU): “Dica bande armate, non corpi armati!”

Giacomo Matteotti: “Bande armate, le quali impedirono la pubblica e libera conferenza. (rumori) Del resto, noi ci siamo trovati in queste condizioni: su 100 dei nostri candidati, circa 60 non potevano circolare liberamente nella loro circoscrizione!”

Voci di destra: “Per paura! Per paura! (rumori – commenti)”

Roberto Farinacci: “Vi abbiamo invitati telegraficamente!”

Giacomo Matteotti: “Non credevamo che le elezioni dovessero svolgersi proprio come un saggio di resistenza inerme alle violenze fisiche dell’avversario, che è al Governo e dispone di tutte le forze armate! (rumori) Che non fosse paura, poi, lo dimostra il fatto che, per un contraddittorio, noi chiedemmo che ad esso solo gli avversari fossero presenti, e nessuno dei nostri; perché, altrimenti, voi sapete come è vostro costume dire che “qualcuno di noi ha provocato” e come “in seguito a provocazioni” i fascisti “dovettero” legittimamente ritorcere l’offesa, picchiando su tutta la linea! (interruzioni)”

Voci da destra: “L’avete studiato bene!”

Orazio Pedrazzi (PNF): “Come siete pratici di queste cose, voi!”

Presidente: “Onorevole Pedrazzi!”

Giacomo Matteotti: “Comunque, ripeto, i candidati erano nella impossibilità di circolare nelle loro circoscrizioni!”

Voci a destra: “Avevano paura!”

Filippo Turati (PSU): “Paura! Sì, paura! Come nella Sila, quando c’erano i briganti, avevano paura (vivi rumori a destra, approvazioni a sinistra)”.

Una voce: “Lei ha tenuto il contraddittorio con me ed è stato rispettato”.

Turati Filippo: “Ho avuto la vostra protezione a mia vergogna! (applausi a sinistra, rumori a destra)”.

Presidente: “Concluda, onorevole Matteotti. Non provochi incidenti!”

Giacomo Matteotti: “Io protesto! Se ella crede che non gli altri mi impediscano di parlare, ma che sia io a provocare incidenti, mi seggo e non parlo! (approvazioni a sinistra – rumori prolungati)”.

Presidente: “Ha finito? Allora ha facoltà di parlare l’onorevole Rossi…”.

Giacomo Matteotti: “Ma che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di parlare! lo non ho offeso nessuno! Riferisco soltanto dei fatti. Ho diritto di essere rispettato! (rumori prolungati, conversazioni)”.

Antonio Casertano, presidente della Giunta delle elezioni: “Chiedo di parlare”.

Presidente: “Ha facoltà di parlare l’onorevole presidente della Giunta delle elezioni. C’è una proposta di rinvio degli atti alla Giunta”.

Giacomo Matteotti: “Onorevole Presidente!…”.

Presidente: “Onorevole Matteotti, se ella vuoi parlare, ha facoltà di continuare, ma prudentemente”.

Giacomo Matteotti: “Io chiedo di parlare non prudentemente, né imprudentemente, ma parlamentarmente!”

Presidente: “Parli, parli”.

Giacomo Matteotti: “I candidati non avevano libera circolazione… (rumori – interruzioni)”.

Presidente: “Facciano silenzio! Lascino parlare!”

Giacomo Matteotti: “Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non potevano neppure risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro stesse città. Alcuno, che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le conseguenze. Molti non accettarono la candidatura, perché sapevano che accettare la candidatura voleva dire non aver più lavoro l’indomani o dover abbandonare il proprio paese ed emigrare all’estero (commenti)”.

Una voce: “Erano disoccupati!”

Giacomo Matteotti: “No, lavorano tutti, e solo non lavorano, quando voi li boicottate”.

Voci da destra: “E quando li boicottate voi?”

Roberto Farinacci: “Lasciatelo parlare! Fate il loro giuoco!”

Giacomo Matteotti: “Uno dei candidati, l’onorevole Piccinini, al quale mando a nome del mio gruppo un saluto… (rumori)”.

Voci: “E Berta? Berta!”

Giacomo Matteotti: “… conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del proprio partito. Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la candidatura nonostante prevedesse quale sarebbe – stato per essere il destino suo all’indomani. (rumori) Ma i candidati – voi avete ragione di urlarmi, onorevoli colleghi – i candidati devono sopportare la sorte della battaglia e devono prendere tutto quello che è nella lotta che oggi imperversa. lo accenno soltanto, non per domandare nulla, ma perché anche questo è un fatto concorrente a dimostrare come si sono svolte le elezioni. (approvazioni all’estrema sinistra) Un’altra delle garanzie più importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella della presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in ciascun seggio. Voi sapete che, nella massima parte dei casi, sia per disposizione di legge, sia per interferenze di autorità, i seggi – anche in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal Governo e dal partito dominante – risultarono composti quasi totalmente di aderenti al partito dominante. Quindi l’unica garanzia possibile, l’ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti, nel 90%, e credo in qualche regione fino al 100% dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in qualche rara provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a chiunque avesse osato controllare dentro il seggio la maniera come si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati. Per constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni, e controlli i registri. Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun rappresentante di lista. Veniva così a mancare l’unico controllo, l’unica garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo riconoscere che, in alcuni luoghi, in alcune poche città e in qualche provincia, il giorno delle elezioni vi è stata una certa libertà. Ma questa concessione limitata della libertà nello spazio e nel tempo – e l’onorevole Farinacci, che è molto aperto, me lo potrebbe ammettere – fu data ad uno scopo evidente: dimostrare, nei centri più controllati dall’opinione pubblica e in quei luoghi nei quali una più densa popolazione avrebbe reagito alla violenza con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una certa libertà c’è stata. Ma, strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza – con questa conseguenza però, che la violenza, che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni. E noi ricordiamo quello che è avvenuto specialmente nel milanese e nel genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto alla lista fascista. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonature alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni… (vivissimi rumori al centro e a destra)”.

Una voce a destra: “Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!”

Giacomo Matteotti: “Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, né ai fascisti come vi vantate voi! Si sono avuti, dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio, che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La votazione avvenne in tre maniere: l’Italia è una, ma ha ancora diversi costumi. Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate all’ordine del giorno dal presidente del Consiglio per l’atto di fedeltà che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal partito socialista, o dal partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo del partito fascista con la “regola del tre”. Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (interruzioni), variamente alternati in maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto. In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò eccellente”.

Aldo Finzi: “Evidentemente lei non c’era! Questo metodo non fu usato!”

Giacomo Matteotti: “Onorevole Finzi, sono lieto che, con la sua negazione, ella venga implicitamente a deplorare il metodo che è stato usato”.

Aldo Finzi: “Lo provi”.

Giacomo Matteotti: “In queste regioni tutti gli elettori…”.

Francesco Ciarlantini: “Lei ha un trattato, perché non lo pubblica?”

Giacomo Matteotti: “Lo pubblicherò, quando mi si assicurerà che le tipografie del Regno sono indipendenti e sicure (vivissimi rumori al centro e a destra); perché, come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri opuscoli furono sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate o diffidate di pubblicare le nostre cose. (rumori)”.

Voci: “No! No!”

Giacomo Matteotti: “Nella massima parte dei casi però non vi fu bisogno delle sanzioni, perché i poveri contadini sapevano inutile ogni resistenza e dovevano subire la legge del più forte, la legge del padrone, votando, per tranquillità della famiglia, la terna assegnata a ciascuno dal dirigente locale del Sindacato fascista o dal fascio (vivi rumori, interruzioni)”.

Giacondo Suardo: “L’onorevole Matteotti non insulta me rappresentante: insulta il popolo italiano ed io, per la mia dignità, esco dall’Aula. (rumori, commenti) La mia città in ginocchio ha inneggiato al Duce Mussolini, sfido l’onorevole Matteotti a provare le sue affermazioni. Per la mia dignità di soldato, abbandono quest’Aula. (applausi, commenti)”.

Attilio Teruzzi: “L’onorevole Suardo è medaglia d’oro! Si vergogni, on. Matteotti. (rumori all’estrema sinistra)”.

Presidente: “Facciano silenzio! Onorevole Matteotti, concluda!”

Giacomo Matteotti: “lo posso documentare e far nomi. In altri luoghi invece furono incettati i certificati elettorali, metodo che in realtà era stato usato in qualche piccola circoscrizione anche nell’Italia prefascista, ma che dall’Italia fascista ha avuto l’onore di essere esteso a larghissime zone del meridionale; incetta di certificati, per la quale, essendosi determinata una larga astensione degli elettori che non si ritenevano liberi di esprimere il loro pensiero, i certificati furono raccolti e affidati a gruppi di individui, i quali si recavano alle sezioni elettorali per votare con diverso nome, fino al punto che certuni votarono dieci o venti volte e che giovani di venti anni si presentarono ai seggi e votarono a nome di qualcheduno che aveva compiuto i 60 anni. (commenti) Si trovarono solo in qualche seggio pochi, ma autorevoli magistrati, che, avendo rilevato il fatto, riuscirono ad impedirlo”.

Edoardo Torre: “Basta, la finisca! (rumori, commenti). Che cosa stiamo a fare qui? Dobbiamo tollerare che ci insulti? (rumori – alcuni deputati scendono nell’emiciclo). Per voi ci vuole il domicilio coatto e non il Parlamento! (commenti – rumori)”.

Voci: “Vada in Russia!”

Presidente: “Facciano silenzio! E lei, onorevole Matteotti, concluda!”

Giacomo Matteotti: “Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario. Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: il più delle volte, quasi esclusivamente coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (applausi all’estrema sinistra, rumori dalle altre parti della Camera). Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno (rumori) … per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione di maggioranza”.

Voci alla destra: “Accettiamo (vivi applausi a destra e al centro)”.

Giacomo Matteotti: “[…] Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. (interruzioni a destra) Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni. (applausi all’estrema sinistra, vivi rumori)”.

(*) ripreso da www.memoteca.it

La memoteca è nata nel 2004 e si presenta con una frase di Eduardo Galeano: «Quando il passato non ha niente da dire al presente, la storia può starsene tranquilla a dormire nel ripostiglio dove il sistema serra i suoi logori travestimenti. E’ il metodo per farsi il vuoto nella memoria, o per riempirla di spazzatura, di modo che c’insegni a ripetere la storia invece che a farla».
(*) Come sa chi frequenta il blog/bottega per due anni ogni giorno – dall’11 gennaio 2013 all’11 gennaio 2015 – la piccola redazione ha offerto (salvo un paio di volte per contrattempi quasi catastrofici) una «scor-data» che in alcune occasioni raddoppiava o triplicava: appariva dopo la mezzanotte, postata con 24 ore di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; ma qualche volta i temi erano più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi.
Tanti i temi. Molte le firme (non abbastanza probabilmente per un simile impegno quotidiano). Assai diversi gli stili e le scelte; a volte post brevi e magari solo una citazione, una foto, un disegno… Ovviamente non sempre siamo stati soddisfatti a pieno del nostro lavoro. Se non si vuole copiare Wikipedia – e noi lo abbiamo evitato 99 volte su 100 – c’è un lavoro (duro pur se piacevole) da fare e talora ci sono mancate le competenze, le fantasie o le ore necessarie.

Abbiamo deciso – dall’11 gennaio 2015 che coincide con altri cambiamenti del blog, ora “bottega” – di prenderci un anno sabbatico, insomma un poco di riposo, per le «scor-date». Se però qualche “stakanovista” (fra noi o all’esterno) sentirà il bisogno di proporre una nuova «scor-data» ovviamente troverà posto in blog; la redazione però non le programmerà.

Nell’anno di intervallo magari cercheremo di realizzare il primo libro (sia e-book che cartaceo?) delle nostre «scor-date», un progetto al quale abbiamo lavorato fra parecchie difficoltà che per ora non siamo riusciti a superare. Ma su questa impresa vi aggiorneremo.

Però…

(c’è quasi sempre un però)

visto il “buco” e viste le proteste (la più bella: «e io che faccio a mezzanotte e dintorni?» simpaticamente firmata Thelonius Monk) abbiamo deciso di offrire comunque un piccolo servizio, cioè di linkare le due – o più – «scor-date» del giorno, già apparse in blog.

Speriamo siano di gradimento a chi passa di qui: buone letture o riletture

La redazione (in ordine alfabetico): Alessandro, Alexik, Andrea, Barbara, Clelia, Daniela, Daniele, David, Donata, Energu, Fabio 1 e Fabio 2, Fabrizio, Francesco, Franco, Gianluca, Giorgio, Giulia, Ignazio, Karim, Luca, Marco, Mariuccia, Massimo, Mauro Antonio, Pabuda, Remo, “Rom Vunner”, Santa, Valentina e ora anche Riccardo e Pietro.

 

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

3 commenti

  • Domenico Stimolo

    ” in memoria di Giacomo Matteotti. Per ricordare la sua vita”.
    di Carlo Ghezzi – vicepresidente nazionale vicario ANPI .
    https://www.patriaindipendente.it/ci-guidavano-le-stelle/in-morte-di-giacomo-matteotti-per-ricordare-la-sua-vita/

  • Domenico Stimolo

    Dunque, alla Camera oggi ( Cerimonia pe l’ ultimo intervento fatto da Giacomo Matteotti…..poi l’ assassinio dei fascisti) in ” prima fila” si trovavano ( come da immagini televisive) le massime rappresentanze istituzionali dello Stato: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Presidente del Senato; poi a seguire, Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini.
    Si suppone ragionevolmente in quanto ex presidenti della Camera. Ma perche’ solo Loro, non ci sono altri presidenti della Camera ancora viventi, come Bertinotti per fare un solo esempio? E poi c’ e’ stato Roberto Fico.
    Inoltre Giancarlo Fini e ‘ coinvolto in ben recenti vicende giudiziarie.
    Mah!

  • Domenico Stimolo

    Leggo su Avvenire che oggi nell’ Aula della Camera erano presenti anche gli ex presidenti Bertinotti e Fico. Non erano seduti in ” prima fila”.

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