BUON COMPLEANNO a Francesca Albanese!

di Bruno Lai

Francesca Albanese, Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967

Fino a pochi anni fa credo che pochi sapessero chi sia Francesca Albanese.
Italiana, giurista esperta di diritti umani e Medio Oriente, dal 1° maggio 2022 Francesca Albanese è Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967. Proprio questo ruolo le ha dato visibilità: nei suoi rapporti, Francesca Albanese denuncia con nettezza i gravi e ripetuti crimini israeliani contro la popolazione dei territori occupati: Striscia di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est.
Fin dal suo primo rapporto come Relatrice speciale ONU, del 18 ottobre 2022, Albanese chiede agli Stati aderenti all’ONU di agire contro le violazioni israeliane del diritto internazionale, «per porre fine a ulteriori occupazioni di terre da parte del movimento degli insediamenti israeliani e del regime di apartheid». Albanese denuncia: «Le violazioni descritte in questo rapporto dimostrano la natura dell’occupazione israeliana, un regime deliberatamente possessivo, segregazionista e repressivo progettato per impedire la realizzazione del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione».
Fin dal 2022 Albanese è stata falsamente accusata di antisemitismo. L’accusa diffamatoria è respinta da molti studiosi, ebrei e non, specialisti di Shoah e di diritti umani. Nel dicembre 2022, ben 65 esperti nel campo dell’antisemitismo, dell’Olocausto e degli studi ebraici hanno dichiarato: «È ovvio che la campagna contro Albanese non riguarda la lotta contro l’antisemitismo contemporaneo. L’obiettivo primario è metterla a tacere e minare il suo mandato come relatrice principale delle Nazioni Unite sulle violazioni israeliane dei diritti umani e del diritto internazionale». Il mese successivo, nel gennaio 2023, gli «instancabili sforzi di Albanese per proteggere i diritti umani nei Territori palestinesi occupati (OPT) e la sua consapevolezza delle allarmanti violazioni dei diritti palestinesi» sono stati elogiati in una dichiarazione da 116 organizzazioni per i diritti umani, organizzazioni della società civile, istituzioni accademiche e altri gruppi (https://english.wafa.ps/Pages/Details/132846).
Dall’inizio del suo mandato come Relatrice Speciale delle Nazioni Unite nel maggio 2022, Francesca Albanese ha pubblicato finora 6 rapporti ufficiali principali, oltre ad altri documenti e comunicazioni. Qui riassumo alcuni dei temi che ha evidenziato con il suo coraggioso lavoro.
Settembre 2022 (A/77/356): il suo primo rapporto è focalizzato sul diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e sulla critica al modello di “colonialismo d’insediamento” israeliano. L’Autrice denuncia come l’occupazione israeliana, protrattasi per ben 55 anni, si sia trasformata in un sistema di colonialismo d’insediamento che nega sistematicamente i diritti fondamentali del popolo palestinese attraverso segregazione razziale, espropriazione di terre e restrizioni alla libertà di movimento. Il documento critica gli approcci puramente umanitari o economici, sostenendo che non affrontano le cause politiche profonde del conflitto. Albanese evidenzia l’illegalità dell’occupazione, definendola un atto di aggressione e una violazione di norme internazionali inderogabili. Infine, il rapporto raccomanda il riconoscimento del diritto dei palestinesi a resistere alla dominazione straniera e sollecita la comunità internazionale a intervenire per porre fine a questo regime e garantire la sovranità palestinese. (https://www.assopacepalestina.org/wp-content/uploads/2022/10/ONU-Rapporto-Albanese-IT-1.pdf)

Ilan Pappé, La prigione più grande del mondo. Storia dei territori occupati, Fazi Editore, 2017, 2022

Giugno 2023 (A/HRC/53/59): un’analisi sulla privazione arbitraria della libertà nei territori palestinesi occupati, descrivendo l’area come una sorta di “prigione a cielo aperto”. Anche lo storico israeliano Ilan Pappé definisce i territori palestinesi illegalmente occupati da Israele come La prigione più grande del mondo. (Storia dei territori occupati, Fazi Editore, 2017, 2022). Questo rapporto di Francesca Albanese esamina la sistematica privazione della libertà nei territori palestinesi occupati, descrivendola come uno strumento di dominio coloniale. L’Autrice evidenzia l’esistenza di un “continuum carcerario” che va oltre la detenzione fisica, includendo restrizioni burocratiche e sorveglianza digitale che trasformano il territorio in un “panopticon”. Dal 1967, oltre 800.000 palestinesi sono stati imprigionati, con migliaia di arresti annuali che colpiscono anche centinaia di bambini. Il documento denuncia l’uso diffuso di torture, maltrattamenti e detenzioni amministrative senza accuse né processo. Viene criticata la frammentazione giurisdizionale e il dualismo legale che applica la legge marziale ai palestinesi, anche bambini, ed il diritto civile ai coloni israeliani. Albanese rileva come ordinanze militari vaghe criminalizzino libertà fondamentali come l’espressione politica e l’associazione pacifica. Il rapporto cita anche le responsabilità delle autorità palestinesi, la cui coordinazione della sicurezza con Israele alimenta una “politica delle porte girevoli” nelle detenzioni. Tali pratiche sono identificate come elementi costitutivi di un regime di apartheid e potrebbero configurare crimini contro l’umanità. Infine, la Relatrice sottolinea l’illegalità dell’occupazione e l’obbligo di fornire riparazioni alle vittime delle violazioni. Il testo esorta la comunità internazionale a garantire il rispetto del diritto internazionale e la fine del sistema carcerario arbitrario. (https://www.ulaia.org/wp-content/uploads/2023/08/IT-ReportSpecialRapporteur-A_HRC_53_59-2.pdf)

Marzo 2024 (A/HRC/55/73): intitolato Anatomia di un genocidio, è il rapporto in cui la Relatrice sostiene che vi siano fondati motivi per ritenere che sia stata superata la soglia che indica la commissione del crimine di genocidio a Gaza. Una giurista si esprime così: indaga, raccoglie le prove, ma sa che, dal punto di vista giuridico, dovrà essere un tribunale a stabilire se siano stati commessi crimini secondo il diritto internazionale.
Il rapporto analizza l’offensiva militare israeliana a Gaza successiva al 7 ottobre 2023, concludendo che vi sono “fondati motivi” per ritenere superata la soglia del crimine di genocidio. Francesca Albanese identifica tre atti specifici: l’uccisione di membri del gruppo, il causare gravi danni fisici o mentali e l’imposizione di condizioni di vita mirate alla distruzione fisica totale o parziale dei palestinesi. Il documento evidenzia come l’intento genocidiario sia stato espresso da alti funzionari israeliani e poi tradotto in operazioni militari sistematiche. Viene criticato l’uso di “termini umanitari”, come scudi umani o zone sicure, per giustificare attacchi indiscriminati contro civili e infrastrutture protette. Il rapporto denuncia la distruzione del 70% delle aree residenziali e lo sfollamento forzato dell’80% della popolazione. La Relatrice sostiene che tali azioni riflettano un disegno volto alla cancellazione del popolo palestinese dalla propria terra. Si sottolinea come il genocidio sia l’apice di un lungo processo di colonialismo d’insediamento e cancellazione identitaria. Il testo sollecita gli Stati membri delle Nazioni Unite a imporre un embargo sulle armi e sanzioni economiche contro Israele. Infine, viene richiesta un’indagine indipendente internazionale e il dispiegamento di una presenza protettiva per i civili. Il rapporto conclude che l’impunità storica ha permesso a questa tragedia di compiersi sotto gli occhi della comunità internazionale. (https://unipd-centrodirittiumani.it/it/notizie/nazioni-unite-anatomia-di-un-genocidio-rapporto-della-relatrice-speciale-sulla-situazione-dei-diritti-umani-nei-territori-palestinesi-occupati-dal-1967-francesca-albanese-2024)

Ottobre 2024 (A/79/384): Genocidio come cancellazione coloniale. In questo rapporto, Francesca Albanese approfondisce l’analisi del genocidio a Gaza, inserendolo nel contesto di un progetto decennale di colonialismo d’insediamento. L’Autrice sostiene che le azioni di Israele mirino alla “cancellazione coloniale” del popolo palestinese per facilitare l’espansione territoriale ed il controllo totale della terra. Il documento evidenzia come la narrazione dell’autodifesa sia usata per giustificare la distruzione sistematica di infrastrutture civili, scuole e ospedali, vietata dal diritto internazionale. Viene descritto un sistema di “impunità strutturale” che ha permesso la violazione costante delle norme internazionali senza conseguenze reali. Il rapporto denuncia l’intento genocida che permea non solo le operazioni militari, ma l’intero apparato statale e il discorso pubblico. Albanese sottolinea che il rischio di genocidio si è esteso anche alla Cisgiordania, dove crescono violenze e annessioni de facto. Si critica aspramente il fallimento della comunità internazionale nel prevenire queste atrocità nonostante i chiari segnali d’allarme. La Relatrice raccomanda l’adozione di un embargo totale sulle armi e di sanzioni economiche e politiche severe contro Israele. Viene inoltre richiesto il riconoscimento formale di Israele come stato di apartheid per smantellarne le strutture discriminatorie. Infine, il rapporto esorta gli Stati a garantire piena protezione ai palestinesi e ad assicurare alla giustizia i responsabili di crimini di guerra. (https://unipd-centrodirittiumani.it/it/notizie/il-rapporto-della-relatrice-speciale-sulla-situazione-dei-diritti-umani-nei-territori-palestinesi-occupati-francesca-albanese-genocidio-come-cancellazione-coloniale-ottobre-2024)

Giugno 2025 (A/HRC/59/23): intitolato Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio, qui Albanese esamina il coinvolgimento di imprese e istituzioni finanziarie nel sostenere l’occupazione. La Relatrice ONU analizza l’evoluzione della presenza israeliana nei Territori Palestinesi Occupati come un progetto coloniale sostenuto da un vasto apparato economico-industriale. La Relatrice Speciale denuncia come settori chiave – tra cui quello militare, tecnologico, finanziario ed accademico – siano profondamente integrati in questa infrastruttura. Imprese multinazionali come Google, Microsoft, Amazon e Lockheed Martin sono citate per aver fornito tecnologie di sorveglianza e supporto logistico utilizzati contro la popolazione civile. Anche il mondo accademico è sotto accusa: università come il MIT, l’Università di Edimburgo e la TUM manterrebbero legami finanziari e collaborazioni di ricerca su armamenti e intelligenza artificiale con entità israeliane. Il documento evidenzia che tali collaborazioni facilitano pratiche di apartheid e violazioni dei diritti umani, arrivando a definire l’attuale stadio come un’economia del genocidio. Albanese richiama quindi la responsabilità penale internazionale non solo degli Stati, ma anche dei dirigenti d’azienda. Infine, il rapporto sottolinea la necessità per le istituzioni di disimpegnarsi da attività che alimentano crimini gravi.

Genocidio a Gaza: un crimine collettivo, Ottobre 2025.
Il rapporto amplia ulteriormente l’analisi del genocidio a Gaza, definendolo un “crimine collettivo” che coinvolge non solo gli esecutori diretti, ma anche la complicità di attori internazionali. Francesca Albanese esamina criticamente il ruolo degli Stati terzi, con un focus specifico sul coinvolgimento dell’Italia attraverso la fornitura di armamenti e il supporto politico. Il documento sostiene che l’omissione nel prevenire le atrocità violi gli obblighi inderogabili della Convenzione sul Genocidio. Viene denunciata la retorica della “lotta al terrorismo” usata per giustificare la distruzione di massa e l’annientamento del tessuto sociale palestinese. Il rapporto evidenzia come le politiche di assistenza e commercio militare contribuiscano a mantenere l’illegalità dell’occupazione. Le autorità italiane hanno reagito criticando il rapporto come privo di imparzialità e accusando la Relatrice di eccedere il proprio mandato. Di contro, il documento ha ricevuto il sostegno di numerosi parlamentari europei, che hanno nominato Albanese per il Premio Nobel per la Pace 2026. La Relatrice ribadisce la necessità di un embargo totale e di sanzioni per interrompere la catena di complicità globale. Il testo conclude che il silenzio o il supporto degli Stati occidentali sta erodendo l’integrità del sistema dei diritti umani. Infine, si richiede un’assunzione di responsabilità legale per tutti gli enti e gli individui che facilitano il perdurare della violenza. (https://unipd-centrodirittiumani.it/it/temi/genocidio-a-gaza-un-crimine-collettivo-il-coinvolgimento-dellitalia-evidenziato-dal-nuovo-rapporto-di-francesca-albanese-e-le-reazioni-delle-autorita-italiane)

Marzo 2026 (A/HRC/61/71): intitolato Tortura e Genocidio, è il rapporto più recente che documenta l’uso sistematico della tortura come parte integrante delle politiche di dominazione.
Da poco è uscito qui, sulla Bottega del Barbieri, un pezzo di alexik su questo nuovo rapporto: https://www.labottegadelbarbieri.org/tortura-e-genocidio-il-rapporto-di-francesca-albanese/

Oltre alla stesura e pubblicazione dei summenzionati rapporti all’Onu, Francesca Albanese si è rivolta ad un pubblico più ampio attraverso diversi libri Ne richiamo due.

J’accuse. Gli attacchi del 7 ottobre, Hamas, il terrorismo, Israele, l’apartheid in Palestina e la guerra, Fuoriscena, 2023

Il libro J’accuse.Gli attacchi del 7 ottobre, Hamas, il terrorismo, Israele, l’apartheid in Palestina e la guerra (pubblicato da Fuoriscena nel 2023) è un testo-intervista, scritto insieme a Christian Elia, che rielabora i contenuti del primo rapporto ufficiale di Francesca Albanese, ampliandone la portata divulgativa e politica. Ad arricchire il tutto c’è la postfazione della filosofa Roberta De Monticelli.
Il titolo richiama il celebre grido di Émile Zola per denunciare come la questione palestinese sia oggi ridotta ad un problema umanitario o di sicurezza, oscurandone la natura di colonialismo d’insediamento e segregazione. Albanese, che critica Hamas e ne condanna i crimini, sostiene che il diritto internazionale non è un’opzione, ma un obbligo. Il libro denuncia come cinquant’anni di occupazione abbiano frammentato il popolo palestinese, impedendo la nascita di uno Stato sovrano. Gli Autori accusano l’Occidente di “doppiopesismo”, evidenziando la discrepanza tra la condanna di altre occupazioni, come quella russa in Ucraina, e la tolleranza verso le violazioni israeliane del diritto internazionale.
Viene descritto minuziosamente il sistema di controllo burocratico e militare che regola ogni aspetto della vita dei palestinesi, definendolo un regime di apartheid legalizzato. Il libro offre anche uno sguardo dietro le quinte del mandato ONU, raccontando le pressioni, gli attacchi personali e le difficoltà nel far valere la voce del diritto internazionale in un contesto fortemente polarizzato.
Roberta De Monticelli chiude il volume con una riflessione etica e civile sulla responsabilità di “vedere” e nominare le ingiustizie, richiamando la necessità di una coscienza critica europea.

Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina, Rizzoli, 2025

Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina, Rizzoli, 2025.
Quando il mondo dorme è un “diario di viaggio” umano e politico in cui Francesca Albanese abbandona il linguaggio asettico delle Nazioni Unite per dare voce ai protagonisti della tragedia palestinese. Attraverso l’incontro con figure come la bambina di 5 anni Hind Rajab, simbolo della tragedia di Gaza, o l’attivista Ingrid Jaradat Gassner, l’Autrice ricostruisce la memoria storica della Nakba e la realtà presente. Il testo ospita anche racconti di intellettuali e studiosi come Alon Confino ed Eyal Weizman, che analizzano le strutture del dominio coloniale e dell’architettura dell’occupazione. Ogni capitolo è dedicato ad una persona incontrata, trasformando le vittime da numeri in storie di resistenza e dignità. Il libro denuncia il silenzio assordante della comunità internazionale mentre si consuma la cancellazione di un popolo. Albanese esplora il trauma intergenerazionale dei rifugiati, come nel caso di Abu Hassan, legando il passato al presente. Nonostante il dolore dei racconti, emerge una riflessione profonda sulla giustizia e sulla necessità di una pace fondata sul diritto. L’opera mira a risvegliare la coscienza dell’Occidente, descritto come “addormentato” o complice. In sintesi, è un potente mosaico di vite che trasforma la testimonianza in un atto politico di verità.

Per aver svolto con scrupolo e coraggio il suo lavoro, Francesca Albanese è stata più volte attaccata e diffamata. L’attacco forse più scandaloso si deve all’attuale pessima amministrazione USA. Francesca Albanese è stata sanzionata da Marco Rubio, complice di Trump in quanto Segretario di Stato statunitense. Rubio le ha rivolto la falsa accusa di «fomentare l’antisemitismo, esprimere sostegno al terrorismo e disprezzare gli Stati Uniti d’America e Israele». Nonostante la falsità delle accuse, e senza alcun processo davanti ad un tribunale, contro la Relatrice speciale dell’ONU viene applicato l’ordine esecutivo 14203 del 6 febbraio 2025 del Presidente Trump. Queste sanzioni sono piuttosto pesanti e comportano serissime limitazioni per Francesca Albanese, per esempio nell’aprire un conto bancario o nel compiere operazioni con un bancomat. La lotta dell’amministrazione Trump contro la verità e la giustizia si fa con molti mezzi.

COSA SONO LE “SCOR-DATE”
Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Dal primo marzo questa rubrica si rafforza, grazie all’impegno di Bruno Lai che proporrà almeno 5 “scordate” (ma se saranno di più mica vi lamenterete, vero?) a settimana. Le troverete alle 22 e dintorni. Grazie in anticipo a chi commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa, farà proposte … o anche solo ci leggerà.
La redazione – sempre un po’ ballerina – della bottega

 

 

 

 

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