Borges: «Giugno 1968» e…
… altre due poesie fra quelle borgesiane scelte dalla “cicala del sabato” (*)
«Giugno 1968»
Nel meriggio dorato
o in una serenità di cui il simbolo
potrebbe essere il meriggio dorato,
l’uomo dispone i libri
negli scaffali che attendono
e sente la pergamena, la pelle, la tela
e il piacere che dà
immaginare un’abitudine
e istituire un ordine.
Stevenson e l’altro scozzese, Andrew Lang,
riprenderanno qui, per virtù magica,
la lenta discussione che interruppero
gli oceani e la morte
e a Reyes certo non dispiacerà
stare accanto a Virgilio.
(Ordinare una biblioteca è
esercitare, in silenzio e modestia,
l’arte del critico).
L’uomo, che è cieco, sa
che non potrà più decifrare
i bei volumi che tocca
e che non gli daranno aiuto a scrivere
il libro che lo giustifichi agli altri,
ma nel meriggio che forse è dorato
sorride del suo bizzarro destino
e sente la felicità che è propria
delle vecchie cose che s’amano.
(da «Elogio dell’ombra», traduzione di Francesco Tentori Montalto)
Di come nulla si sa
La luna ignora che è tranquilla e chiara,
nemmeno sa di essere la luna;
la sabbia, d’esser sabbia. Non v’è cosa
che sappia singolare la sua forma.
Le pedine d’avorio sono estranee
all’astratta scacchiera, come la mano
che le muove. Forse il destino umano
di brevi gioie e lunghe sofferenze
è strumento di un Altro. Lo ignoriamo;
e dargli nome Dio non ci è d’aiuto.
Anche il timore e il dubbio sono vani
e la tronca preghiera che iniziamo.
Quale arco avrà scagliato questa freccia
che sono? Quale vetta è la sua meta?
(da «La rosa profonda», traduzione di Tommaso Scarano)
Il sogno
Quando gli orologi della mezzanotte elargiranno
un tempo generoso,
andrò più lontano dei rematori di Ulisse
nella regione del sogno, inaccessibile
alla memoria umana.
Da quella regione sommersa recupero residui
che ancora non comprendo;
erbe di botanica elementare,
animali un po’ diversi,
dialoghi coi morti,
volti che in realtà sono maschere,
parole di lingue molto antiche
e talora un orrore non comparabile
a quello che può darci il giorno.
Sarò tutti o nessuno. Sarò l’altro
che ignoro d’essere, colui che ha contemplato
quell’altro sogno, la mia veglia. La giudica,
rassegnato e sorridente.
(da «La rosa profonda», traduzione di Tommaso Scarano)
El sueño
Cuando los relojes de la media noche prodiguen
un tiempo generoso,
iré más lejos que los bogavantes de Ulises
a la región del sueño, inaccesible
a la memoria humana.
De esa región inmersa rescato restos
que no acabo de comprender;
hierbas de sencilla botánica,
animales algo diversos,
diálogos con los muertos,
rostros que realmente son máscaras,
palabras de lenguajes muy antiguos
y a veces un horror incomparable
al que nos puede dar el día.
Seré todos o nadie. Seré el otro
que sin saberlo soy, el que ha mirado
ese otro sueño, mi vigilia. La jurga,
resignado y sonriente.
In “bottega” cfr queste 5 “cicalate”: Jorge Luis Borges: «Adam Cast Forth» , Jorge Luis Borges: «Il Sud», Jorge Luis Borges: «La sentinella» , Poesia: Beowulf, Borges e l’universo, Borges: «Quartiere riconquistato» ma poi rompete le righe (allargandovi dalle parti della fantascienza) con l’astrofilosofo Fabrizio Melodia che piazzò questi ganci al fegato: Due marziani in dialogo: Jorge Luis Borges e Ray Bradbury – Borges e Dick, un’eterna biblioteca brillante
(*) Qui, il sabato, regna “cicala”: libraia militante e molto altro, Cicala invia ad amiche/amici per 5 giorni alla settimana i versi che le piacciono. Da 24 anni: e oltre 500 le trovate (con i TAG) in “bottega”. Abbiamo raggiunto uno storico accordo: lei sceglie ogni settimana i versi da regalarvci. Perciò ci rivediamo qui fra 7 giorni.



