«Il dolore degli altri»
Riflessioni di Daniele Barbieri sul bellissimo libro (*) di Marina Piccone. Con un doveroso PS per correggere un mio errore.
«Come si sopravvive al dolore di chi abbiamo di fronte?». Fra il materialismo storico di Marx e il Giobbe biblico, fra il burn out e la sindrome «Tako-Tsubo» (quando il cuore si spezza, come nel recente caso di Marjane Satrapi) la bravissima giornalista Marina Picone cerca risposte, fra laici e credenti. Undici lunghe interviste: il medico Aldo Morrone; l’attivista triestina Lorena Fornasir; Silvana Oloferne della Lega Italiana Ricerca Huntington; il sacerdote belga, e congolese “ad honorem” Bernard Ugeux; più congolese che italiana è anche Teresina Caffi: crede profondamente che la sofferenza del mondo possa aprire gli occhi e spingere ad agire. Un altro medico, Massimo Resti, racconta fra l’altro di molti paradossi: «mi è capitato di vedere genitori che consolavano infermieri» e ricorda alla giornalista (che si immagina essere stupefatta quanto chi sta leggendo) come «il dolore dei più piccoli» venga “scoperto” – cioè riconociuto tale dalla medicina – solo nel 1981.
E ancora le voci di Graziella Lussu, dapprima suora missionaria e poi medico/a; e di Costanza Galli che ha fatto il cammino a rovescio (prima oncologa e poi suora) ricordando fra l’altro che la compassione vera che non può essere tema «da talk show tv».
Lo psichiatra Paolo Boccara ragiona sul «controtransfert, ossia le emozioni del terapeuta». A fine intervista ricostruisce la sua passione per il cinema, come «strumento di conoscenza» che, nel 2015, lo ha spinto a scrivere il libro «Al cinema dallo psicoanalista».
Orlando Amodeo, medico ed ex poliziotto, soccorre i migranti sulle coste calabresi, ripetendo il suo grazie alle Ong che tentano un rimedio «alla vergognosa assenza dello Stato italiano e dell’Europa». Con rabbia Amodeo si chiede perchè le sue accuse a Salvini («ha fatto porcherie su porcherie» e «quei migranti potevano essere salvati, li hanno ammazzati») finiscano sempre insabbiate e perchè pochi si ricordino della strage di Cutro. A proposito del dolore: «La sofferenza c’è ma non sopporto l’inutilità della sofferenza. Se qualcuno la genera per ricavarne un beneficio politico per me non è altro che un criminale».
Chiude il libro l’intervista a Guidalberto Bormolini: prima operaio e liutaio, poi laureato in Antropologia, «monaco, teologo e tanatalogo». Convinto e convincente quando cita Eraclito («Se uno non si aspetta l’impossibile, non lo raggiungerà mai») come quando spiega perchè da noi la morte resta «l’unico argomento intoccabile» oppure quando saltella fra Battiato, Antoine de Saint-Exupery e Totò per raccontare il suo lavoro nelle colline pratesi dove sta «realizzando il Borgo TuttoèVita» dove, fra l’altro, «saranno ospitate persone affette da malattie considerate inguaribili».
E’ un libro dagli strani poteri: apre gli occhi, cambia spesso il ritmo del respiro, in alcuni punti ferma il cuore e poi lo… rafforza. E le mani sudate? Sarà l’estate.
(*) «Il dolore degli altri» di Marina Piccone
edizioni san Paolo, 2026 ; 240 pagine, 18 euro
PS: Nella recensione pubblicata qui sopra (il 16 luglio) ho corretto due errori (portati dietro agli appunti, mannaggia al mio disordine). Infatti è Massimo Resti a ricordare che i piccoli “sentono il dolore solo nel 1981” mentre Costanza Galli è diventata prima oncologa (meglio che chirurga) e poi suora. Infine puntualizzo una mia sintesi eccessiva (avevo problemi di spazio): Orlando Amodeo, medico poliziotto in pensione, afferma che per le sue accuse a Salvini non viene querelato … perché altrimenti si leverebbe un casino che andrebbe a suo (di Salvini) discapito, e dunque il capo della Lega – che tanti soldi rubò agli italiani, aggiungo io – confida sulla prodigiosa capacità degli italiani di dimenticare. [db, 20 luglio]
