Brasile: il coraggio di Carlos Danielli

Il 30 dicembre 1972, dopo tre giorni di tortura nelle mani della polizia politica della dittatura militare, Danielli – tra i fondatori del Partido Comunista do Brasil – viene ucciso, senza rivelare nulla.

di David Lifodi

La storia di Carlos Danielli, tra i fondatori del Partido Comunista do Brasil (PcdoB), è simile a gran parte dei condannati a morte della Resistenza italiana. Arrestato dalla polizia politica della dittatura militare il 28 dicembre 1972, per tre giorni rimase prigioniero nelle mani degli sgherri del DOI-CODI (Destacamento de Operações de Informação – Centro de Operações de Defesa Interna).

Sottoposto a feroci torture per tre giorni, Danielli non rivelò né il nome di un suo compagno né alcun luogo dove si ritrovavano gli oppositori al regime passati in clandestinità. Il 30 settembre 1972 Carlos Danielli morì a seguito delle torture subite. Il suo arresto avvenne a San Paolo insieme ad altri due militanti del PcdoB, Maria Amélia de Almeida Teles e César Augusto Teles. La dittatura cercò di far credere che Danielli era stato ucciso a causa di un suo tentativo di fuga, ma in realtà a provocare la sua morte furono gli agenti del DOI-CODI, che agirono durante la lunghissima permanenza al potere del regime, che si era installato alla guida del paese dal 1964 per rimanerci fino al 1985. Solo l’11 aprile 1980 la salma di Danielli fu condotta a Niterói, sua città natale, grazie alla promulgazione della Lei da Anistia.

Dirigente del PcdoB, Danielli partecipò ai preparativi della Guerrilha do Araguaia, il gruppo che, nel decennio 1960-1970, promosse la guerra di guerriglia in Amazzonia. Figlio di un immigrato italiano noto per le sue simpatie anarchiche, Egídio Danielli, Carlos lavorava in qualità di operaio nei cantieri navali e, giovanissimo, si era iscritto alla Juventude Comunista e al Partido Comunista Brasileiro, prima di partecipare alla scissione da cui sarebbe nato il Partido Comunista do Brasil.

Carlos Danielli finì nelle mani del “Capitão Ubirajara”, Dalmo Lúcio Muniz Cirillo, e del feroce capo del DOI-CODI Carlos Alberto Brilhante Ustra, quello a cui l’ex presidente brasiliano Bolsonaro ha fatto continuamente riferimento perché era stato anche il torturatore di Dilma Rousseff, esaltandone le gesta. Secondo la Comissão da Verdade Ustra si è macchiato di dieci casi di sparizione di oppositori politici e di una trentina di crimini.

Il coraggio di Carlos Danielli, per fortuna, non è stato dimenticato. Se a San Paolo alcune vie della città sono intitolate ai torturatori della dittatura militare, a Niterói, una via è stata invece dedicata all’esponente del PcdoB.

Il 5 gennaio 1973 i maggiori giornali dell’epoca, “Jornal do Brasil” e “Folha da Tarde”, diffusero la notizia della morte di Danielli, definendolo “sovversivo” e “terrorista”, facendo credere che era rimasto ucciso in una presunta sparatoria con la polizia.

La biografia di Danielli, “Testamento de luta”, scritta da Osvaldo Bertolino, ricalca il coraggio del personaggio. Durante la sua attività di militanza aveva infatti fatto sapere che il suo unico testamento sarebbe stato di natura politica, all’insegna dei valori di “pace, democrazia, socialismo, uguaglianza, giustizia sociale e fraternità”.

L’esempio di Carlos Danielli rimane, ancora oggi, tra quelli più seguiti e ricordati da coloro che si batterono contro la dittatura militare.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

Un commento

  • Non conoscevo la storia di Danielli, grazie carissimi.
    A proposito di Brasile ho scoperto anche questo, da Instagram

    • @proletafiches . La dittatura brasiliana è stata sanguinosa come tutte e una delle più estese, anche se ha cambiato tiranni al comando un paio di volte tra il 1964 e il 1985. È qui che l’idolo di un popolo impoverito, solo della gioia che gli dava con le sue imprese, taceva e si vedeva vivere agiatamente la sua vita godendo dei privilegi che questo periodo buio gli offriva. La dittatura brasiliana non solo ha assassinato, impoverito, esiliato e torturato il popolo brasiliano, ma è stata anche protagonista attiva nella destabilizzazione per instaurare dittature in vari paesi del cono sud, compreso il governo di Salvador Allende. Alcuni dicono che il pallone non è macchiato di politica, altri come Pelé insieme agli ideologi della dittatura brasiliana lo hanno usato per coprire tutto il sangue versato dalla loro gente con il loro tre volte scudetto. Non per niente è stato strano vedere il simulatore Neymar sostenere la campagna del fanatico di destra e religioso Bolsonaro Come ha detto un antropologo laggiù, Pelé accanto a un nero brasiliano c’è un bianco. #pele #edsonarantesdonascimento #brasil #dictatura #dictadurabrasileña #futbol #soccer #sócrates #socrates

    Vorrei mettere anche la foto ma non so come fare..

    Un abbraccio ✊

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