Breviario 2 – Parlerò d’amore

di Mauro Antonio Miglieruolo (*)

Passeggiando gli innamorati, mano nella mano

Oggi ti parlerò d’amore, amico (di penna) lontano. Considero che i tuoi anni ti abbiano reso abbastanza maturo per comprendere e accettarne i contenuti. Con il tuo permesso ti chiederò conto – a te e a chiunque – di non smarrirsi nelle pagine del blog, per non dimenticare quel che è meglio per tutte e tutti noi.

Hai mai sussurrato tenerezze a una donna, nel segreto d’una notte costruita per essere tale; o nell’evidenza piena di un giorno, scelto proprio per parlare d’amore; hai sussurrato “ti amo” senza pretendere altro che di commuoverla? di ottenere riscontro al tuo batticuore e alla tua commozione?

Se la risposta è “no” ti invito a farlo ora, adesso subito, come io mi propongo di fare, presto: adesso che ancora sono, e sarò forse domani; ma dopodomani chi può dire? Non varrebbe essere vissuto senza aver dato a una persona amata quello che a chiunque appartiene e siamo chiamati a darle.

Passeggiando a Villa Borghese, mano nella mano, davanti ai mille busti che la decorano; o in faccia alle tante statue delle belle città di cui è ricca l’Italia, hai inteso la necessità di pronunciare parole eterne, inossidabili, che neppure un milione d’anni di cattivo uso potranno consumare? Parole, ambizioni, sogni, esaltazioni. Fra le quali campeggia la parola “sempre”.

Fallo ora, come mi propongo di fare, prima che la giornata volga alla necessità smemorata di tanti sonni, che non saziano mai d’essere assecondati. Nessuno, qualunque sia la sua età, è garantito di un sicuro risveglio.

Sulla spiaggia in riva al mare, il fresco di una brezza che viene da lontano e che ti porta lontano, hai confessato la necessità tua d’amare, prima ancora d’essere amato? e confessato che proprio lei hai scelto per acquisire questa capacità che ti manca e non vuoi più farti mancare?

In riva al mare mai l’ho fatto ma continuo a farlo ogni giorno, fingendo sia vero e insistendo, ovunque mi trovi, sperando che finisca con il diventare vero. Vivere d’amore. Lo sto facendo adesso, mentre leggi, in riva alla mia vita. Mentre scrivo. Non rimando al futuro, domani potrei esser morto.

E voi tutti che leggete, fatelo. Domani sarete certamente tutti vivi, ma non avendolo fatto sarebbe peggio che essere morti.

L’aria porta via i pensieri senza bisogno di uno stormir di foglie. I pensieri sfumano, vanno e vengono, ma l’amore balla al seguito dei battiti del cuore, fra uno e l’altro gridando per richiamare attenzione. Impartendo la sua sublime volontà. E convinzione. Che l’amore è coraggio fornito alla debolezza di qualcosa in grado di renderti invincibile.

Un qualcosa che il poeta ha riassunto in queste esatte parole:

Dio ha costruito il tuo volto attingendo alle sue idee più belle. Su di esso ho deposto i miei pensieri migliori.

O con quest’altre, che sicuramente conoscete:

Al cor gentil ripara sempre amore…

C’è qualcuno tra voi che ammetterà mai di non essere gentile? E non avere capacità d’amore?

(*) Avete presente il film «Cinque pezzi facili»? Ecco, Mauro Antonio regala alla “bottega”… 10 pezzi facili. Evviva. Uno ogni sabato. E se poi saranno di più chi si lamenterà potrebbe ricevere a casa l’Opera Omnia di Veltroni, così si impara.

Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

2 commenti

  • Mariano Rampini

    Leggo sempre con piacere i commenti alla vita che l’amico Miglieruolo ci offre. Vorrei essere ottimista come sono sempre stato ma i tempi e i loschi figuri che si aggirano in ogni città, paese o villaggio, hanno un po’ spento il mio desiderio di parlare d’amore e gentilezza. Due cose che dovrebbero andare di pari passo. Ma quando senti qualcuno che ti indica e si riferisce a te come un “buonista” quasi che sentire che qualcun altro soffre o, addirittura, provare empatia (cosa difficilissima questa: chi sa più mettersi nei panni dell’altro e provare a guardare il mondo con uno sguardo diverso?) sia un peccato mortale o un errore di quelli da matita rossa delle maestre di un tempo, metteresti da parte l’ottimismo per cercare rifugio in qualche parte del mondo dove ancora si possa respirare aria buona, senza veleni od ossidi che ti intasino le vene…un abbraccio, amico caro, e che la gentilezza e l’amore ti accompagnino ancora!

    • Viviamo in un mondo alla rovescia, il mondo che sanziona la pulizia morale (bisogna essere mariuoli), l’onestà, la cultura, i buoni sentimenti: è possibile dire a uno “professore” e si ritiene di averlo insultato. Valgono invece il cinismo, la crudeltà, l’indifferenza, che è il peggiore dei mali.
      In un mondo come questo stancarsi di lottare non è ammesso, cercare un rifugio impossibile. Il dominio dell’uomo economico sull’uomo umano è tale che ovunque e comunque i messaggi negativi ti accompagneranno. Dopo tanto dibattersi, diceva Mao, gli alberi vorrebbero riposare. Ma non possono. Il vento riprende a fischiare.
      Non ci sono rifugi, non ci sono fughe possibili. Bisogna ergersi contro i nostri mali e risolutamente finirli. Noi possiamo, noi vogliamo, però non vediamo come. Vediamo l’albero, il povero di spirito che ci insulta, non la foresta, l’immane forza che ancora dorme, ma in qualsiasi momento può svegliarsi.
      Soprattutto non udiamo la squilla che già la Storia intona. Non valutiamo il valore, non le potenze che le caratteristiche dell’uomo umano possono evocare. Perché credi che i cinicii e gli indifferenti si accaniscono? Perché sanno bene il valore di ciò che sprezzano e che sprezzano proprio per esorcizzato. Armati dalla solidarietà, dalla propria apertura verso il mondo; organizzandosi per lottare, i “buonisti” sono invincibili. Per questo i “cattivisti” imperversano. Perché temono.
      Ma noi non ci curiamo di loro. Sappiamo che il mondo sarà nostro. Non facciamoci distrarre. Amiamo, siamo gentili, organizziamoci per lottare. Rubiamo alla vita brandelli di felicità. E inevitabilmente ne usciremo vincitori.

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