Referendum: l’urna dei torti (ai forti)

di Lorenzo Poli

Referendum abrogativo del 12 giugno: NO a una riforma autoritaria e anti-democratica

Non mi sarei mai aspettato qualcosa di diverso da ciò che è stato proposto con la Lega con al raccolta firme che ha condotto a questo referendum. “Garantista” l’hanno definito… Un garantismo di cui si devono ancora capire i presupposti perché in politica chi sceglie di essere garantista lo è sempre e rifiuta la giustizia intesa come “giustizialismo”. La legittima difesa, l’etnicizzazione del reato riservata ai migranti e le “ruspe” contro i campi Rom, la proposta di affondare i barconi che trasportano migranti e le navi delle ONG che li salvano sono solo alcune delle tante proposte non-garantiste e giustizialiste delle Lega e dell’estrema destra in questi anni. Una vergogna umana e politica che è responsabile del clima teso di polarizzazione e isteria nel dibattito pubblico attuale. Eppure, quando in palio c’è la difesa dei ruoli di poteri, conviene essere garantisti soprattutto se bisogna difendere i propri uomini. Edoardo Rixi (condannato per peculato per spese pazze in Liguria e a maggio 2019), Massimiliano Romeo (capo gruppo della Lega al senato condannato per spese pazze in Lombardia), Umberto Bossi (8 condanne), Stefano Galli (condannato per peculato e truffa), Angelo Ciocca (condannato per spese pazze, oggi eurodeputato), Elena Maccanti (condannata per peculato), Armando Siri (condannato bancarotta fraudolenta), Paolo Tiramani (deputato, condannato per Rimborsopoli), Fabrizio Cecchetti (deputato Lega condannato, per spese pazze in Lombardia), Jari Colla (condannato per Rimborsopoli Lombardia), Maurizio Agostini (arrestato con cocaina purissima insieme al complice albanese “clandestino”), Gianbattista Fratus (Sindaco di Legnano arrestato per corruzione elettorale e turbativa d’asta), Ciro Borriello (arrestato per corruzione, unico sindaco leghista della Campania), Antonio Potenza (sindaco leghista di Apricena, Foggia, arrestato perché “favoriva imprenditori amici per gli appalti”), Stefania Federici (leghista arrestata per aver sottratto oltre 1 milione di euro a malati gravi di cui era amministratrice di sostegno), Paolo Arata (ex consulente di Salvini per l’energia), Vito Nicastri (“re” dell’eolico vicino all’entourage del boss mafioso Matteo Messina Denaro), Matteo Brigantini (condannato per truffa ai danni della regione Piemonte e per propaganda di idee razziste), Luca Coletto (condannato per propaganda di idee razziste), Roberto Maroni (2 condanne), Roberto Cota (ex presidente leghista del Piemonte condannato per Rimborsopoli Piemonte), Gianfranco Novero (ha patteggiato per peculato), Renzo Bossi (condannato Rimborsopoli al Pirellone), Mario Carossa (ha patteggiato per Rimborsopoli), Enrico Cavaliere (condannato), Laura Ferreri (moglie di Giorgetti condannata per truffa alla regione Lombardia, ha patteggiato la condanna), Claudio Borghi (condannato per irregolarità bancarie), Antonio Iannone (condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio ha patteggiato), Flavio Tosi (ex-leghista riscopertosi renziano, condannato per razzismo), Enrico Corsi (condannato per propaganda di idee razziste), Maurizio Filippi (condannato per propaganda di idee razziste). Da non dimenticare che hanno truffato lo Stato per 49 milioni di euro, a cui bisogna aggiunge i 61 milioni di euro di finanziamento pubblico al quotidiano leghista La Padania.

Questi sono solo alcuni dei nomi, perché i condannati, gli indagati e gli arrestati sarebbero molti di più. Senza contare inoltre tutti i condannati di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Quindi alcune domande sorgono spontanee: sono tutti vittime di una persecuzione politica o vi è una sistematica propensione di questi esponenti politici a delinquere a tutti i costi pur di raggiungere sostegno, reti clientelari e profitto privato? Non è un referendum collettivo “ad personam”?

Dopo questo breve incipit, entriamo nel merito del referendum abrogativo.

Quesito n. 1. Abrogazione della legge Severino: “Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 dicembre 2012, n. 235?”

La Legge Severino1 prevede incandidabilità, ineleggibilità2 e decadenza automatica per i parlamentari, per i rappresentanti di governo, in caso di condanna con sentenza definitiva per reati non colposi a pena superiore a due anni di reclusione. Per gli amministratori regionali, per i sindaci o altri amministratori locali è prevista l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica3 per coloro che hanno riportato condanna definitiva per reati gravi (come la partecipazione ad associazioni mafiose, o altri fatti gravi) o per reati meno gravi quando si tratta di “delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio”. Giustizialismo o giustizia? Per anni abbiamo vissuto nel mantra del meno peggio, del “corrotto, ma competente” non pensando che forse le competenze di un politico corrotto potessero sviare dall’obiettivo dell’interesse pubblico. Oggi la Lega ci chiede di cancellare interamente questa legge rendendo, oltre a “presentabili”, anche candidabili i condannati, dandogli ancora la possibilità di maneggiare e gestire la cosa pubblica. Se è vero che la politica non è morale e che il moralismo in politica può essere cavalcato dalla retorica legalista portando ad una “lawfare” come abbiamo visto nel caso del presidente Lula in Brasile, di Milagro Sala in Argentina e di Rafael Correa in Ecuador; è anche vero che questo avviene spesso perché è scomoda la matrice ideologica di quei governi, perché sono scomode le loro politiche. Non si può dire lo stesso dei politici condannati in Italia che nella maggior parte dei casi sono personaggi dell’establishment economico-finanziario e mafioso. La Legge Severino per certi versi dovrebbe essere implementata e non spogliata dei suoi poteri con il fine di limitare i già bilanciati poteri della magistratura. La Legge Severino inoltre dà attuazione all’articolo 54 della Costituzione che afferma che “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. Sicuramente la seguente legge presenta dei punti critici che non sono garantisti (sospensione degli amministratori locali anche in caso di condanna non definitiva per reati non gravi o eventuali abusi di potere), ma il quesito referendario vuole cancellare l’intera legge dimostrando la diffusa volontà del ceto politico di liberarsi della magistratura rifiutando così organi di garanzia dell’agire pubblico.

Come ha scritto Piecamillo Davigo su Il Fatto Quotidiano, “nessuno, con simili precedenti penali, potrebbe accedere a concorsi pubblici per impieghi civili o militari e quindi non si comprende perché invece dovrebbe essere consentito accedere ai vertici del potere legislativo o esecutivo. Evidentemente i promotori del referendum prediligono invece che importanti cariche pubbliche possano essere ricoperte da simili soggetti. Vi è da chiedersi che idea abbiano delle istituzioni”4.

Quesito n. 2. Limitazione delle misure cautelari: “abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lettera c), codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di esigenze cautelari, nel processo penale”

Il quesito opera una drastica riduzione del campo di applicazione della custodia cautelare e di tutte le altre misure cautelari, sia coercitive che interdittive; nel caso di pericolo di reiterazione dei reati ha l’effetto di smantellare ogni forma di contrasto alle attività criminali in corso; non potranno più essere emesse misure come l’allontanamento dalla casa familiare (nel caso di violenze in famiglia), il divieto di avvicinamento nei luoghi frequentati dalla persona offesa (nel caso di stalking), l’obbligo di soggiorno o il divieto di soggiorno. L’impossibilità di interrompere gli atti persecutori favorisce l nascita di violenze collaterali, potenzialmente sorgenti dal vuoto normativo. Secondo il Comitato per il No al referendum, “L’approvazione del quesito favorirebbe la posizione dei colletti bianchi, rendendo meno incisivo nei loro confronti il controllo di legalità. Per raggiungere questo risultato lo si indebolisce anche nei confronti di tutti gli altri, esponendo le vittime dei reati a rischi non altrimenti evitabili”.

Quesito n. 3. Separazione delle carriere

La legge attuale stabilisce una netta separazione delle funzioni fra magistratura giudicante (giudici) e magistratura requirente (pubblici ministeri), con la conseguenza che il passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante, e viceversa, è soggetto a delle forti limitazioni. Secondo questo quesito, la magistratura giudicante e la magistratura requirente dovrebbero essere due carriere separate e inconciliabili. Il quesito vuole impedire ai giuristi, coloro che studiano giurisprudenza, di imboccare una carriera da Pubblico Ministero e ad un certo punto di dare una svolta alla propria carriera scegliendo quella da giudice. Non si capisce il senso dal momento che giudici, avvocati, giuristi, magistrati, cancellieri e pubblici ministeri, prima di diventare tali, studiano ugualmente giurisprudenza. Oltretutto giudici e pubblici ministeri fanno parte dello stesso ordine, e il Pubblico Ministero gode delle stesse garanzie di indipendenza del giudice con il quale condivide il medesimo status. Inoltre, la possibilità di cambiare funzioni è già stata ristretta nel 2006, con la riforma dell’ordinamento giudiziario dell’ex ministro Roberto Castelli che ha impedito ai pm di diventare giudici (e viceversa) nel territorio della stessa regione, imponendo il limite massimo di quattro passaggi di funzioni. Come ribadito da Il Fatto, dal 2006 al 2021, i giudici diventati pm sono stati in media 19 all’anno, i pm diventati giudici 28 all’anno. Poiché il numero medio dei magistrati in servizio nel periodo è di 8.620, a trasformarsi in pm ogni anno sono stati appena due giudici su mille, a trasformarsi in giudici tre pm su mille. La separazione delle funzioni, quindi, esiste già nei fatti. Quindi è così urgente l’abrogazioen di questa norma? Il motivo di questa abrogazione è politico. L’esigenza di ricondurre il Pubblico Ministero sotto il controllo del potere politico è una tentazione ricorrente nell’attuale crisi delle democrazie liberali, caratterizzate dalla tendenza di accentrare sempre più i poteri, scontrandosi con il costituzionalismo e con il principio dell’equilibrio e della separazione tra gli organi di potere. Una caratteristica tipica delle post-democrazie che mantengono la democrazia formale e ne perdono la sostanza.

Se approvato il quesito avrà come unico effetto quello di allontanare il Pubblico Ministero dalla cultura della giurisdizione e creare le premesse perché, in seguito, con una riforma costituzionale possano di nuovo essere riproposte forme di controllo politico sull’esercizio dell’azione penale che sono in contrasto con i principi dell’assetto costituzionale.

Quesito n. 4. Equa Valutazione dei Magistrati: “Partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari”

Il quesito impone che alla valutazione dell’operato dei magistrati partecipino anche avvocati e docenti universitari, i cosiddetti laici. In questo caso un giudice si potrebbe trovare di fronte, in aula, un avvocato che potrebbe poi influenzare, col suo voto, un eventuale avanzamento di carriera. Si verrebbe a formare un vuoto di regolazione del potere e, come ha definito il Comitato per il No, “Si creerebbe un cortocircuito di cui non beneficerebbero la serenità e l’imparzialità del magistrato”. In sostanza, il referendum propone di consentire agli avvocati di esprimersi sui magistrati che indagano e giudicano sulle loro cause. Come ha scritto Davigo: “In questo Paese dove l’abitudine a cercare raccomandazioni o vie traverse è largamente diffusa, temo che gli avvocati nominati nei Consigli giudiziari vedranno crescere di molto la loro clientela, in quanto i clienti si immagineranno che quell’avvocato (…) sia in grado di fare pressioni o comunque intimorire il giudice che deve decidere la causa”.

Quesito n. 5 Riforma del CSM:

La disciplina attuale prevede che i candidati al CSM (Consiglio Superiore di Magistratura) in ciascun collegio debbano essere proposti da una lista di magistrati presentatori non inferiore a 25 e non superiore a 50. Il quesito elimina la lista, facendo sì che ciascun magistrato si possa candidare senza bisogno dell’appoggio di un gruppo di magistrati che sostenga la sua candidatura. Quello che si vuole ottenere con l’abrogazione delle liste è la fine dell’influenza delle correnti politiche nella elezione dei membri del CSM. Un vero attacco al pluralismo che, di questi tempi, è diventata sempre più una minaccia in nome del pensiero unico, delle sfumature e del mondo “post-ideologico” della neutralità. Eppure, come ha scritto giustamente il Comitato per il NO, “l’elezione dei propri rappresentanti in un organo di autogoverno di rilievo costituzionale necessariamente comporta un confronto fra orientamenti culturali (e politici) differenti – e non tanto una competizione fra qualità personali – che devono emergere in modo chiaro, che invece risulterebbero incomprensibili con una moltiplicazione delle autocandidature”. Il quesito non propone una riforma ma esprime soltanto un segnale politico di diffidenza verso l’associazionismo ed il pluralismo culturale all’interno della magistratura, con il fine di controllarne il pluralismo.

Per questi motivi possiamo definirla una riforma autoritaria e anti-democratica.

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1 “Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi” fu approvato quasi all’unanimità con 480 sì, 19 no e 25 astenuti all’ultimo passaggio alla Camera. Tutto il centro-destra votò a favore, compresa la Lega che oggi promuove i referendum con i Radicali Italiani. L’unico partito a votare contro fu l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, che giudicava il provvedimento troppo blando.

2 L’impossibilità di candidarsi o essere eletti a Camera, Senato e Parlamento europeo o di assumere incarichi di governo per tre categorie di pregiudicati: 1) i condannati definitivi a più di due anni per associazione mafiosa, terroristica o finalizzata a commettere reati gravissimi come schiavitù, prostituzione minorile e traffico internazionale di droga; 2) i condannati definitivi a più di due anni per tutti i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione, peculato, malversazione, induzione indebita a dare o promettere utilità); 3) i condannati definitivi a più di due anni per qualsiasi altro reato punito con una pena massima non inferiore a quattro anni. L’incandidabilità e l’ineleggibilità durano almeno sei anni, a meno che non intervenga sentenza di riabilitazione penale

3 l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza scattano in caso di condanna definitiva superiore ai due anni per qualsiasi reato non colposo. Gli articoli 8 e 11 del decreto prevedono una “sospensione di diritto” dalle cariche regionali e locali anche a seguito di condanne non definitive, per un periodo massimo di 18 mesi. Per farla scattare basta una condanna in primo grado per i reati di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, peculato, concussione, corruzione, abuso d’ufficio e altri reati contro la pubblica amministrazione. Per tutti gli altri reati non colposi la condanna dev’essere confermata in appello e non dev’essere inferiore ai due anni di reclusione.

Redazione
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2 commenti

  • Manuela Foschi ha inviato alla “bottega” questo suo contributo.

    “VOTATE NO AI 5 QUESITI O NON ANDATE A VOTARE”. Queste le parole di BENIAMINO DEIDDA, EX PROCURATORE GENERALE DI FIRENZE intervenuto a Cervia l’8 giugno alla Sala XXV Aprile, invitato dall’ANPI Cervia e dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale di Ravenna. Di fronte a una sala piena e a una platea molto variegata DEIDDA ci spiega come QUESTI REFERENDUM SONO UN ATTACCO AL FUNZIONAMENTO DELLA DEMOCRAZIA IN ITALIA PERCHE’ RENDEREBBERO LA MAGISTRATURA ANCORA PIU’ DEBOLE E ANCORA PIU’ NELLE MANI DEI POTERI FORTI. DEIDDA dichiara che “Non è un dovere andare a votare per un Referendum anche se io andrò – sostiene – non è come per le elezioni politiche o amministrative”.
    Dalle parole chiarissime ed eloquenti del magistrato Deidda, uno dei fondatori di Magistratura Democratica, si comprende che il quesito referendario che vorrebbe abolire la LEGGE SEVERINO è contro ogni buon senso. La Legge Severino vieta la possibilità di candidarsi come parlamentare o come rappresentante di governo a chi è stato condannato con sentenza definitiva. Lo stesso per sindaci e rappresentanti regionali e comunali. “Se decade questa legge anche chi ha compiuto reati gravi nel campo economico, fiscale, ambientale, informatico, sanitario, sulla sicurezza e salute dei lavoratori ecc… potrà candidarsi ed essere eletto. Questo quesito è il sintomo di una classe politica con scarsissimo senso di responsabilità e di rispetto per la legge”. L’altro quesito che vorrebbe limitare lo strumento importantissimo dell’adozione delle MISURE CAUTELARI provocherebbe l’impossibilità di trattenere una persona che ha commesso un reato per evitare che lo commetta nuovamente. Ad esempio impedirebbe misure come l’allontanamento dalla famiglia nel caso di abusi, il divieto di partire e allontanarsi per occultamento delle prove ecc.. Questo quesito in pratica annullerebbe ogni possibilità di contrasto alle attività criminali in atto che non hanno a che fare con le armi e la violenza. “Ci immaginiamo quante persone rimarrebbero impunite per reati molto gravi come quelli di corruzione, peculato, inquinamento ambientale, sulla salute e sicurezza dei lavoratori ecc.. e sarebbero lasciate libere di continuare a compiere quei reati?” Vogliono un far west solo perché le carceri sono piene? Deidda risponde a una domanda del pubblico sulle carceri : “Per ridurre il numero dei carcerati è necessario scarcerare chi ha commesso piccoli reati che rappresentano il 30% della popolazione carceraria per i quali andrebbero creati altri percorsi”.
    “Un altro quesito vorrebbe la divisione delle carriere tra Giudici e Pubblico Ministero al fine di impedirne i passaggi ms è un falso problema dato che i passaggi sono pochissimi ogni anno – dichiara sempre DEIDDA, che insegna alla Scuola Magistrati a cui da anni sono sistematicamente tagliati i fondi, – il vero obiettivo del quesito è privare il Pubblico Ministero del percorso di studi fondamentale per la formazione del senso della giustizia e della legge in una democrazia che oggi svolge insieme ai Giudici e questa divisione, invece che sanare i problemi della magistratura, porterebbe nuovi ostacoli nella ricerca della verità già tanto complicata e a cui oggi la maggioranza dei giudici e dei pubblici ministeri tendono. In sostanza questa divisione delle carriere porterebbe maggior potere alle forze dell’ordine che danno spesso più importanza alla ricerca di un colpevole a tutti i costi nonostante la carenza di prove”.
    Insomma chi ha proposto questi referendum non vuole una migliore giustizia, non vuole accorciare i tempi della giustizia: questo lo vuol far credere ai cittadini ma lo scopo finale è ottenere una maggiore impunità per molti reati, più possibilità di condizionare i giudici e concedere ulteriori poteri alle forze dell’ordine.

  • Gian Marco Martignoni

    Ottimo questo lavoro di Lorenzo Poli, che evidenzia cos’è nei fatti la Lega Truffa. Al commento di Deidda aggiungo solo la considerazione finale dell’articolo di Domenico Gallo ” Tutti gli inganni del referendum “, apparso su Il manifesto del 3 c.m : ” quel che è più grave, tendono a smantellare il contrasto alle attività criminali in corso ed a svincolare il ceto politico dagli effetti negativi del controllo di legalità “.Il che spiega abbondantemente il disegno di Salvini e sodali rispetto alla Lega Nazionale e l’allargamento dei loro obiettivi al Sud del paese. Per quanto mi concerne, per la prima volta nella mia vita non mi recherò ai seggi, poichè ritengo che questi referendum – indetti come sappiamo senza raccogliere le firme ai banchetti – vadano delegittimati con la diserzione dalle urne. Ovviamente chi voterà NO, ha tutto il mio apprezzamento.

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