Ci salverà la scienza

di Giuliano Spagnul

a proposito di «Sunfall» scritto da Jim Al-Khalali e di «Genesi» scritto da Guido Tonelli

«Ogni volta che la scienza, oggi (prima erano la religione o la filosofia), offre una diversa visione del mondo, cambia tutto» [nota 1]. Il fisico Guido Tonelli non ha dubbi su questo e dopo aver portato come esempio illustre Galileo, non resiste a rincarare la dose: «una volta che la scienza cambia la sua visione, l’intera società cambia approccio con la realtà». È da questo assunto, probabilmente, che si riscontra nella grande maggioranza degli scienziati odierni un certo malcelato astio nei confronti della filosofia, di quei loro concorrenti che vorrebbero relegare a un’era antica del pensiero insieme alla sorella religione. Come sopportare infatti il presupposto inverso, di chiara matrice filosofica, che sia stato il cambiamento dell’idea di Natura ad aver reso possibile la rivoluzione scientifica e non il contrario? Come allontanare da sé quel sospetto inquietante che la scienza si fondi su una mitologia, una nuova mitologia che ha soppiantato quelle vecchie e messo in un angolo, a occuparsi di un ipotetico aldilà, quella religione cristiana che ancora oggi si ostina a sopravvivere?

«Io sono uno scienziato, un razionalista, un umanista. Non sono una persona religiosa» afferma il fisico inglese di origine irachena Jim Al-Khalali. Ed è buffo che entrambi abbiano sentito l’esigenza, per affermare meglio il loro ruolo di scienziati, consapevoli dei limiti della loro materia che non può essere utilizzata «in aree in cui gli elementi non sono riproducibili» – come la politica, l’economia e la psicologia – di affidarsi a uno strumento così poco “scientifico” come l’opera letteraria. E per di più proprio del genere meno blasonato nel vasto campo della letteratura: quello della fantascienza.

Al-Khalili con «Sunfall» (edito da Bollati Boringhieri, 416 pagine) ha immaginato l’ennesima catastrofe pronta a investire il pianeta Terra mentre Tonelli con «Genesi» (Feltrinelli, 224 pagine) offre un saggio divulgativo ma sempre sul versante della catastrofe. Entrambi hanno parole più che elogiative per la fantascienza e ciò un tempo, quando ancora poteva considerarsi un genere letterario vivo, sarebbe stata cosa grave per uno scienziato (già rivelare di esserne un lettore, figuriamoci poi di scriverne).

Ma Al-Khalili chiarisce subito che c’è fantascienza e fantascienza: la buona è quella «di scrittori-scienziati come Isaac Asimov o Arthur Clarke: loro hanno scritto fantascienza che ha una base solidamente scientifica, ma che è anche capace di predire il futuro». E prosegue Tonelli: «Come nel caso di Al-Khalili, se non perdi un approccio rigoroso, se cerchi di essere il più vicino possibile a ciò che la fisica e la scienza sanno oggi della realtà, e poi usi l’immaginazione per fare qualche balzo nel futuro, è un approccio utile». Ma anche nel proprio campo la fantascienza deve inchinarsi alla scienza che oggi va «molto oltre la fantasia di molti autori di fantascienza». E Al-Khalili ribadisce «sono più che d’accordo: molto spesso gli science fact sono più incredibili delle science fiction». Ed ecco fatto: la scienza, che in sé non ha nulla di costitutivamente fantastico essendo composta di fatti sperimentali, di “fatticci” per dirla con Bruno Latour, diventa la verità del mondo e in quanto tale capace anche di immaginare di andare oltre sé stessa nel terreno dell’ancora ignoto.

Ci salverà, allora, la scienza? No! Perché nessuna entità a noi esterna ci può salvare, che sia religiosa, utopica o scientifica. La scienza ci potrebbe aiutare, ma solo a condizione di riuscire a emanciparsi da quella pretesa scientificità del suo atto fondativo. La pretesa della verità assoluta e unica insita in quella Razionalità da cui deriverebbe il metodo conoscitivo proprio del fare scienza.

E la fantascienza? Ebbene questa non è mai stata “buona” fantascienza. Ha sempre rimescolato le carte e creato paradossi ma soprattutto ha sempre, anche negli esempi più “buoni”, mostrato la propria opera di occultare e palesare, al contempo, le angosce della modernità per le proprie origini manifestamente mitiche. È la religione scientista che si rifiuta di cedere terreno di fronte a una scienza autenticamente laica, capace di soppesare la storicità delle proprie fondamenta e di conseguenza capace di considerarsi una forma di conoscenza tra le altre, per quanto importante, potente, nostra cioè di noi bianchi occidentali.

Nota 1: «Ci salverà la scienza, conversazione fra Jim Al-Khalili e Guido Tonelli» a cura di Ida Bozzi su «La Lettura» (domenica 9 giugno 2019) supplemento de «Il corriere della sera».

 

Redazione
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18 commenti

  • Giuseppe Bruzzone

    Dal mio punto di vista, personalizzo il problema. Quale scienziato, Einstein che si pone domande o Fermi e il suo gruppo che senza porsi domande hanno fatto produrre le bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki ? E che dire degli scienziati russi ultimamente morti , di quelli americani , cinesi, indiani, pakistani e così via che stanno elaborando armi nucleari di vario tipo, pur sapendo che una guerra con l’ uso di queste e non possono non saperlo, sarebbe distruttiva anche per il proprio Paese? Cos’ è “l’ ansia” del primo colpo? Come se anche il “nemico ” non l’avesse e per questo predisposto misure adatte? Si gioca al “lotto” sulla pelle anche di miliardi di persone, che da parte loro dovrebbero reagire e dare segni di vita nel vero senso della parola ?

  • Da dove nasce questa follia troppo facile di pretendere di identificare, sempre, ‘il vero colpevole’? tranne “i dannati della terra”, siamo tutti noi altri ‘colpevoli’ di non vedere come partecipiamo, ignari. alle catastrofe di domani. Ciascuno a suo modo.

    Bruzzone scrive: “Einstein che si pone domande o Fermi e il suo gruppo che senza porsi domande hanno fatto produrre le bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki ?” e questo dovrebbe indicare un Einstein umano. Ma quale è stata la responsabilità dei politici (non scienziati!) europei che hanno evitato di bloccare la Germania nazista con la speranza di scatenarla contro l’URSS? Ed oggi: qui urla per la ‘numerizzazione’ del rapporto sociale ? chi proclama ed esalta il ‘mondo tutto connected’? chi muove masse e danaro immensi per l’industria dei ‘divertimenti’, per lo sport, il turismo, l’insensata – cronica ed inutile – ‘innovazione’? gli scienziati ci sono dentro, è vero, ma è il denaro, il profitto, che ne sono i motori! senza bombe nucleari, sanno perfettamente colpire e corrompere il tessuto umano.

  • Giuseppe Bruzzone

    Una precisazione per Vitale. S istava parlando di comportamenti diversi di scienziati. Io non ho parlato di colpevolezza dell’ uno o dell’altro. Certo preferisco i dubbi di un Einstein, che la prontezza di un Fermi nell’ aiutare a risolvere i problemi di un certo tipo. Siamo nella “Storia” e troverei troppo facile ” giudicare” ammesso che sia invece fattibile nella nostra quotidianità. Non dimentichiamo che stiamo parlando di Stati e “loro” non si vogliono “bene”. Ogni Stato spera di sopravanzare l’ altro o gli altri per la grandezza del proprio, ed ecco che, ad esempio, un Truman decide di bombardare le due città giapponesi, dopo l’ingresso in terra giapponese dei russi, il giorno prima. Questo per lanciare un segnale ai russi e far capire chi possedeva le bombe speciali.
    Ed eccoci velocemente nella realtà di oggi in cui, ad esempio, poche persone che guidano gli Stati possono decidere per la vita e la morte anche dei propri cittadini, perché appunto siamo in era nucleare. La responsabilità non è anche nostra di cittadini che abbiamo delegato in bianco la nostra vita perché questo possa avvenire?
    Non potremmo diventare cittadini -Stato assumendoci la responsabilità di guidarci insieme perché lo Stato siamo noi? E così facendo potremo respingere le lusinghe del denaro e del facile divertimento e affrontare i problemi reali della Terra che abitiamo? Saluti.

  • Chelidonio Giorgio

    Konrad Lorenz (nel suo “Il declino dell’uomo”, 1985) sosteneva che il timore della distruttività irreversibile di una guerra atomica sarebbe stato un deterrente valido per evitarla.
    Ma che dire (o fare) quando dittatorucoli (se non apprendisti “maschi alfa”) perseguono l’eliminazione fisica di oppositori, dal semplice omicidio a pratiche simil-genocide, come quelle del militarismo sionista o quelle dell’ISIS e via esemplificando fino a quelle tuttora subite dai Rohingya ?
    Rilancio la domanda che era il titolo di un libro di fine anni ’90: “Riuscirà l’umanità, con un cervello da Homo erectus e la tecnologia del XX secolo, a sopravvivere a sé stessa?”
    Mi pare che, oggi più che mai, sia questa la vera sfida che il futuro medio-prossimo ci pone.

  • Cerco ormai di evitare i commenti scritti a distanza, per vari motivi, tra cui la stanchezza. Neppure sono convinto che io abbia davvero qualcosa da aggiungere. Voglio però e soltanto dire che tra CRISPR e IA ormai inevitabili (?) realtà del quotidiano o del quotidiano prossimo, voglio dire … Parliamo ancora delle armi atomiche? Parliamone. Parliamo di storie o Storia. Ma siamo tutt* assolutamente cert* che Fermi ed altri non si posero problemi? Ne siamo cert*? Eravamo forse lì con loro, oppure dentro loro? Bene. Io sono d’accordo con Kurt Vonnegut. Tanto vale essere gentili. Provarci. È difficile. Ma provarci. Mentre la nostra finestra è aperta, prima che si chiuda. Per tutt*, o comunque per molt* di noi. Perché il nostro destino è l’estinzione. Più o meno totale. In un futuro più o meno prossimo. Quindi, avevi ragione caro Kurt, tanto vale essere gentili. O almeno provarci, per davvero.

  • Grazie per questo post, l’ho letto con interesse.
    La definizione tra scienza (che in fondo è un metodo, nulla di meno e poco di più) e scientismo (zitti, non fate domande, niente dubbi, parla Lascienziah!) è cruciale e l’ho apprezzata molto.
    La scienza privata di altri orpelli (tipo… la liceità? L’empatia? La morale?) ci ha portati su treni piombati dritti nei camini. E riguardo alla “letteratura utile”… cribbio, spero che nessuno inizi mai a scrivere con un simile controsenso in testa.
    Ho letto con interesse anche i commenti. Proprio in questi giorni rileggevo “La scomparsa di Majorana” di Sciascia… le parole risuonano.
    Buona fine di agosto a tutt*

  • Giuliano Spagnul

    Alcune considerazioni e precisazioni: riguardo al commento di Giulia A. sulla scienza che priva di liceità, empatia, morale, porta allo sterminio dei Lager, riproporrei la riflessione di un grande esperto di teatro Antonio Attisani “se uno studioso non pone alla propria specializzazione domande da uomo, riproporrà nella sostanza un sapere schizofrenico, il sapere del potere: conoscenza da una parte, vita dall’altra.” (1) E questo vale per gli studiosi di qualunque campo del sapere. Sulla questione degli scienziati che si pongono o meno dei problemi occorre dire che l’impotenza o le crisi dei vari Einstein, Fermi ecc. è diversa da quella degli odierni scienziati perché quest’ultimi sono ormai sempre più singole rotelle di un meccanismo che parcellizza all’infinito il lavoro di ricerca; saperi sempre più segmentati dentro un sistema di brevetti e di segreti aziendali/militari. La ricerca oggi dipende da una congrua disponibilità di mezzi e denaro, altroché i ragazzi di via Panisperna… Ma il problema di fondo rimane lo stesso per tutti: se lo schema che rende possibile il nostro tipo di sapere, il metodo scientifico, sperimentale, soggetto a verifica ecc. è a sua volta scientifico come siamo portati comunemente a credere o se è uno schema mitico come tanti altri nella nostra storia di occidentali o come in quella di altre popolazioni del nostro pianeta. Da qui deriva la nostra pretesa di voler e poter dominare il mondo, di modificare a nostro capriccio la realtà. Siamo stregoni potenti o solo apprendisti pasticcioni? La crisi che stiamo vivendo è importante perché significa che siamo di fronte a un bivio e ognuno sarà costretto a fare una scelta. Ma per favore togliamoci l’idea della colpa. Non c’è colpa, non è questione di meritarci o meno l’estinzione. Siamo natura, e se proprio vogliamo, possiamo vederci come un esperimento, tra i più sofisticati e difficili, della stessa. Ma come tutti gli esperimenti non è detto che debba per forza andare a buon fine. Comunque ci abbiamo provato e, in fondo, come scriveva Dick: “ dovete tener presente che dopo tutto siamo fatti solo di polvere. Ammetterete che non è molto se si vuole tirare avanti; e non dovremmo dimenticarcelo. Ma anche tenendo conto di questo, che non è certo un bell’inizio, non è che ce la stiamo cavando tanto male. Insomma, personalmente sono convinto che ce la possiamo fare anche in questa situazione del cavolo in cui ci troviamo. Mi seguite?” (2)
    (1) attisani/?fbclid=IwAR2PIa69fnyE_vKXBYSKRek91jdYByzv4LFKyPUGlAQdMB1a7lMsDoroUDc
    (2) P. K. Dick, Le tre stimmate di Palmer Eldritch

    • Colgo l’occasione per dirti grazie per l’intervento e per il commento. Che mi richiama in mente ciò che aveva scritto Michel Foucault in “Le parole e le cose” e “Microfisica del potere” (però i riferimenti precisi alle pagine o ai capitoli non li posso dare perché le mie copie si trovano in questo momento altrove).

      L’estinzione la considero inevitabile, una direzione inevitabile. Non ho idea se sarà totale o parziale. Chi può saperlo?

      Ne saremo colpevoli, di questa estinzione?

      Se la natura e le sue leggi permettono il libero arbitrio, io (?) penso (?) che noi esseri umani dovremmo considerarci colpevoli della nostra futura estinzione, almeno in parte.

      Se invece il libero arbitrio fondamentalmente non esiste e tutto è deterministico allora sì è tutto stato già determinato dalle condizioni iniziali — anche questo messaggio che io (?) qui e ora sto scrivendo.

      Sì, siamo polvere, ma polvere di stelle. E già ciò dovrebbe meravigliarci e darci un po’ di luce.

  • Giuseppe Bruzzone

    Vorrei chiedere ad Ago se ha figli o nipoti o persone cui vuole bene. poi ognuno è evidentemente libero di pensare quello che vuole.

    • Ciao Giuseppe, la tua domanda mi lascia perplesso.

    • Però, ovviamente esistono persone a cui voglio bene, oltre all’amore per mia moglie. Purtroppo io e mia moglie non siamo ancora diventati genitori, ma vorremmo diventarlo. Certo, siamo liberi di pensare (ammesso che il libero arbitrio esista — ma poi diventa un lungo e incompleto discorso di fondamenti di meccanica quantistica con molte domande e poche “facili” e provvisorie risposte).

  • Giuliano Spagnul

    Che ci estingueremo è nell’ordine delle cose, è il quando che non è scritto! Certo che le cose non si stanno mettendo troppo bene per la nostra specie e io propendo più per la disperazione che per la speranza, ma appunto senza coltivarci false speranze mi piace l’idea di un’avventura disperatamente giocata fino in fondo, d’altronde cosa abbiamo da perdere? Sul tema del libero arbitrio, così vetusto che probabilmente se lo dovevano essere già posti Adamo ed Eva, occorrerebbe uscire da questo schema oppositivo. Siamo talmente determinati da tante cose che devono necessariamente convivere e confliggere tra loro che quell’illusorio e inesistente io a cui siamo e dobbiamo restare tenacemente attaccati (pena la nostra dissoluzione) si ritrova paradossalmente ad aver a che fare con una catena non necessariamente così corta come un, sempre rinascente, determinismo vorrebbe farci credere. Cioè più riusciamo a misurare la catena che ci lega più riusciamo ad avere spazi di libertà. Illusorio è pensarci liberi, o di poterci rendere tali, quanto il contrario. Rispetto alla colpa, al sentirci colpevoli, non vorrei essere stato frainteso, siamo carichi di sensi di colpa (Ballard e Dick ne hanno fatto un tema portante nelle loro opere), ma è un termine talmente carico di implicazioni religiose e morali che non può non creare confusioni. Non serve ad aiutarci a capire il perché ci troviamo in una data situazione piuttosto che in un’altra.

    • Colgo l’occasione per ringraziarti di nuovo. Sul libero arbitrio alludevo a questioni aperte alle frontiere della provvisoria conoscenza umana delle leggi fondamentali della meccanica quantistica, ma una discussione più ampia la ritengo inadatta per via scritta e a distanza. Tra l’altro non sono un esperto di fondamenti di meccanica quantistica, conosco i miei limiti e preferisco non avventurarmi, illudere e deludere. Suggerisco però il libro del mio prof di meccanica quantistica. È ormai un po’ datato, e non è un libro di facile lettura, ma i temi sono secondo me affascinanti: Un’occhiata alle carte di Dio, di Gian Carlo Ghirardi.

  • Giuseppe Bruzzone

    Mi scuso se rispondo in ritardo ad Ago e indirettamente a Giuliano Spagnul. Sono stato fuori Milano, in un posto dove il cellulare di mia figlia non riusciva a collegarsi al sito su cui stiamo scrivendo.
    Sono abbastanza consapevole che dovrò morire anch’io come tutti, come la Natura si sta comportando con tutti gli esseri viventi. Vorrei morire con la soddisfazione personale e non può che essere tale, di aver fatto il più possibile perché le persone cui sono legato, cui voglio bene, siano in condizioni di poter condurre la loro vita liberamente fino al termine della “loro” vita. Ecco perché non mi suona bene leggere, con sicumera, ( lo sto affermando io) che noi dovremmo estinguerci. E’ legato al problema nucleare ? Pour epater les burgeois? ( Ammesso che il mio francese sia esatto) E’ il fine ultimo della nostra specie, perché qualcuno lo afferma dopo profondi studi sulle specie animali e vegetali con cui conviviamo ? E questo, eventualmente, ci autorizzerebbe a dimenticare la nostra imbecillità attuale, per cui gli Stati fatti da uomini, si stanno preparando ad una guerra nucleare, che tutti sanno distruttiva per amici e nemici, ma nessun capo di Stato o di Governo , anche perché non sollecitati dai propri cittadini, vuol dire chiaramente che è un tragico errore ? Perché ci saranno solo vinti e non vincitori , come nei secoli precedenti ? Ci piacerebbe provarlo ? Siamo sempre alle solite: in tempi nucleari non potremmo ritornare indietro. E’ oggi che possiamo e dobbiamo agire, non dopo., come nei tempi
    addietro.

    • Ciao Giuseppe, grazie per il tuo chiarimento. Non intendevo — ecco il problema delle discussioni scritte a distanza — che “dovremmo” estinguerci come se fosse un augurio. Come se dicessi: Proprio ce lo meritiamo. Ma — almeno in parte — non ce lo meritiamo? Almeno in parte? E non è che questa direzione, quella dell’estinzione, mi dia particolare entusiasmo o sollievo. Ovviamente, mi rattrista. Ma sinceramente non vedo fatti concreti che mi diano speranza. Ed è da tempo che proprio non ne vedo. E allora? Io cerco di cogliere la meraviglia di poter essere ancora vivo e cerco di trarre da ciò momenti di felicità — che, anche se rari, esistono, se impariamo a trovarli nella semplicità. È una possibilità, poi ne esistono innumerevoli altre. Vivere non è semplice. Faccio del mio meglio, spesso sbagliando.

  • Giuseppe Bruzzone

    Mi permetto di rivolgermi a tutti coloro con cui abbiamo discusso di nucleare, scienza, estinzione della nostra specie umana. Vorrei non si dimenticasse che , nel concreto, esiste uno spiraglio per impedire che non accada quella catastrofe che tutti, mi pare temiamo.
    Nel ns. Senato c’ è una mozione firmata da vari esponenti di alcuni partiti che chiede che il Parlamento firmi e ratifichi l’ adesione a quella legge del luglio 2017 firmata da 122 Stati a New York, inerente la proibizione del possesso di armi nucleari. Legge che diventerebbe operativa alla 50 esima ratifica degli Stati. Legge di cui i giornali di “grido”, televisioni, NON hanno parlato se non genericamente dopo il Premio Nobel, attribuito a quell’insieme di Associazioni pacifiste internazionali ICAN che avevano collaborato alla stesura di questa, insieme agli Stati non nucleari. Perché quelli dotati di tali armi non avevano aderito, compreso il nostro legato a filo doppio a Nato-America, con una 70 ina di bombe nucleari tra Ghedi ed Aviano, che nel 2020 saranno sostituite da altre “ammodernate” nel pieno rispetto del Trattato di non proliferazione, che lo proibirebbe.
    Ho parlato di spiraglio, che necessariamente dovrebbe allargarsi dopo la ratifica dei 50 Stati con contatti con i Paesi “nucleari” la cui posizione non sarebbe compatta. Cina ad esempio, inizialmente voleva partecipare agli incontri che poi hanno generato
    la legge di proibizione, per ritirarsi dopo. Ovviamente c’ è anche la speranza che possano rinascere quei movimenti pacifisti, nelle strade dei vari Paesi. Insomma ci sarebbe una possibilità, nell’ immediato, di fermare la folle corsa agli armamenti e chissà, a indirizzare l’ altrettanta folle spesa economica impiegata per questi, a fini sociali. Perché tutti gli Stati,anche quelli cosiddetti ricchi, hanno problemi.

  • Faccio questa premessa più per mettere le mani davanti che per necessità di discorso. Lo scientismo è egemone perché gli stessi rapporti di “produzione di scienza” – totalmente interni al capitalismo – lo riproducono. Aggiungiamoci pure che un sistema strutturalmente crepato (defective by design) ha bisogno dei suoi sacerdoti detentori di “verità”… non sia mai a qualcuno gli venisse in mente di cambiarlo.
    Detto ciò, secondo me ci sono alcune mistificazioni nell’articolo:
    – considerare che esista una pretesa di verità assoluta e unica in qualche “atto fondativo” (!) del metodo scientifico (quello è scientismo, non scienza);
    – “i fattucci” o secondo altri “i dati” come incontrovertibili e oggettivi/oggettivabili (e questa visione è – a suo modo – figlia dello scientismo);
    – “nostra, cioè di noi bianchi occidentali” dimenticando che mezzo secolo prima gli arabi sono arrivati al metodo scientifico prima di noi;
    – la scienza come forma di conoscenza (eh?!)

    Provando a rimanere in linea coi commenti interessantissimi:
    – il punto non è se (termodinamico) ma come (cinetico) ci estingueremo;
    – (non) meritarsi l’estinzione è narcisismo antropocentrico;
    – firmiamola ‘sta risoluzione ICAN, su!

    Infine, non ho letto il libro, però andarci così pesanti con la fantascienza… quello sì che è immeritato!

    • Giuliano Spagnul

      Sulle mistificazioni:
      – Tutto iniziò in Grecia, questo, almeno, è quello a cui tutti noi siamo stati abituati a credere. Perché è lì che è avvenuta la separazione tra mito e ragione. La ragione si emancipa dalle credenze religiose tramite quella speculazione filosofica che porterà poi alla nascita del metodo scientifico propriamente detto. L’atto fondativo sta nel presupposto di un pensiero razionale che contenga in sé la capacità di distinguere il vero dal falso. C’è una verità ed è una sola, non possono coesistere due verità. Certo non è una verità rivelata, è una verità da cercare, ma essa esiste ed è una. E tutte le altre sono false. È nata una grande e potente macchina da guerra che porterà, per chi la governa, al dominio sulle cose del mondo e sulla vita di chi lo abita. Di certo questo non sarebbe stato possibile partendo da quella civiltà millenaria dell’Egitto, per fare un esempio, che non concepiva un unico modo possibile di pensare e rappresentare la realtà. E così, altri saperi, altre pratiche sono state eliminate nel corso dei secoli in nome di una verità, dell’unica verità possibile, quella della ragione. Da qui occorrerebbe cercare di ripartire, con la consapevolezza però che se il ramo della ragione è marcio (in crisi) è comunque su questo che siamo seduti.
      – Sui “fatticci” è un neologismo creato da Latour a cui rimando.
      – Sugli arabi, non saprei se hanno fondato un metodo scientifico anzitempo; è certo che la loro storia è indissolubilmente incrociata con la nostra, ma sarebbe un discorso da approfondire a parte.
      – Sulle scienza come forma di conoscenza non ho capito l’osservazione.
      Non ho capito bene neanche perché sarei stato così pesante con la fantascienza…

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