Cinque cerchi di separazione

Il libro di Federico Greco (Edizioni Paginauno 2021) è dedicato alle storie di barriere di genere infrante nello sport e, a pochi mesi dalle Olimpiadi di Tokyo, è da leggere assolutamente.

di David Lifodi

Pochi giorni fa il Pordenone Volley ha ritirato la causa contro la pallavolista Lara Lugli, citata per danni dal suo ex club che non le aveva pagato l’ultimo stipendio perché era in stato interessante. La giocatrice ha dichiarato: «Non fermiamoci qui, serve qualcosa di radicale». Si tratta certamente di una delle più grandi vittorie dello sport femminile degli ultimi anni, eppure lo sport continua a mostrarsi sessista e razzista.

A spiegarne bene i meccanismi escludenti è Federico Greco, già fondatore del blog Calcio romantico e membro della Società italiana di storia dello sport che nel suo Cinque cerchi di separazione – Storie di barriere di genere infrante nello sport racconta molte storie di donne che lottano, ed hanno lottato in passato, per veder riconosciuti i loro diritti sotto molteplici punti di vista.

«Questo libro contiene storie che non conoscevo, alcune deliziose per come mettono in ridicolo il prepotente potere maschile», annota Rudi Ghedini nella prefazione, ricordando peraltro che se la tennista Maria Sharapova è stata tra le sportive più pagate al mondo lo deve senza dubbio alla testardaggine di Billie Jean King. Quest’ultima disse che avrebbe rifiutato di partecipare agli US Open se, a partire dal 1973, gli organizzatori non avessero parificato i premi tra singolare maschile e femminile.

La parificazione tra sportivi e sportive è ben lontana dall’essere raggiunta, come testimonia l’impegno della capitana della Nazionale azzurra di calcio Sara Gama e delle sue compagne affinché vengano equiparate agli uomini nel professionismo e non accadano più casi come quello di Lara Lugli. La vicenda di Billie Jean King è emblematica per come il potere maschile molto spesso si copre si di ridicolo, ma continua a mantenere il bastone del comando. In quella circostanza il cinquantacinquenne Bobby Riggs, tre prove dello Slam vinte tra il 1939 e il 1941, sfidò la ragazza convinto di dimostrare che gli uomini del tennis meritavano di guadagnare più delle donne: se le atlete non fossero riuscite a battere un ex tennista non avrebbero certo potuto rivendicare la diversificazione dei premi in base al genere. Ebbene, il 20 settembre 1973, all’Astrodome di Houston, Riggs dovette ingoiare un umiliante 6-4, 6-3, 6-3.

La stessa Alfonsina Strada partecipò ai due Giri di Lombardia del 1917-1918 e al Giro d’Italia del 1924 solo per carenza di iscrizioni dovute ai tempi di guerra e all’assenza di molti assi maschili per questioni legate a mancati accordi sui compensi, mentre a Stamata Revithi, prima donna a partecipare alla maratona in occasione della prima Olimpiade dell’era moderna, nell’aprile 1896, non fu concesso di gareggiare e venne costretta a partire il giorno successivo: ci impiegò 5 ore e mezzo, ma non ottenne il permesso di effettuare il suo ingresso, come avevano fatto i colleghi maschi, nello stadio Panathinaikòn.

Tra le tante storie ricordate da Federico Greco, impossibile citarle tutte, merita di essere menzionata quella della squadra di calcio femminile inglese Dick, Kerr’s Ladies di Preston, che esordì il 25 dicembre 1917 di fronte a diecimila spettatori. A farne parte erano le operaie chiamate a rimettere in moto le fabbriche che dovevano assicurare la produzione del materiale bellico e per questo erano definite munitionettes.

Quando il primo conflitto mondiale si concluse, la fabbrica di Preston continuò ad investire nella squadra di calcio femminile, che riuscì a rimanere in vita fino al 1965. Probabilmente, a destare simpatia fu la legittimazione a scopo benefico delle partite per raccogliere fondi per i caduti di guerra, tanto che all’inizio degli anni Venti, quando la squadra scese in campo per aiutare e famiglie delle principali compagnia carbonifere, iniziò a scontrarsi con il boicottaggio della Football Association (favorevole al governo e ai proprietari delle miniere che non vedevano di buon occhio la solidarietà agli operai in sciopero), con la sconcertante motivazione che il calcio non era fisicamente adatto alle ragazze. Fu anche grazie alla lotta della Dick, Kerr’s Ladies, poi ribattezzata Preston Ladies, che il football britannico riuscì a creare una propria federazione femminile e una coppa nazionale.

Il fatto che nel calcio, come in molti altri sport, le ragazze possano considerare l’attività sportiva retribuita solo per alcuni giorni a settimana e per il resto siano costrette ad arrangiarsi con altri lavori, rende bene quella disparità di trattamento a cui si richiama il titolo del libro ed è uno dei motivi che ha spinto la fuoriclasse del calcio norvegese Ada Hegerberg a non indossare la maglia del suo paese in occasione degli ultimi campionati mondiali di calcio femminili.

L’epilogo positivo della pallavolista Carli Lloyd, a cui la sua squadra di appartenenza, Casalmaggiore, non ha rescisso il contratto una volta accertata la sua gravidanza, fa ben sperare, ma la battaglia per i diritti è ancora lunga e ci vorrà la tenacia di tutte le sportive di cui Federico Greco ci ha fatto conoscere le storie per far si che le barriere di genere si sgretolino definitivamente. Alla faccia del barone De Coubertin, il quale era convinto che «la donna può dedicarsi allo sport, purché lo faccia in privato» e che «una mini-Olimpiade femminile, accanto alla grande Olimpiade maschile, sarebbe antiestetica e di poco interesse».

Cinque cerchi di separazione

di Federico Greco

Edizioni Paginauno

2021

Pagg. 178

18,50

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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