Dio: canzoni per lodarlo, criticarlo o fargli domande

recensione a «Dio, tu e le rose» ovvero «Il tema religioso nella musica pop italiana: da Nilla Pizzi a Capossela» di Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini: Il margine editore (368 pagine per 18 euri).  

Sorprendente. Enciclopedico. E intelligentemente diverte. Adatto a credenti, atei e non so; meglio se bazzicano un po’ di musica. Ne raccomando la lettura con due diverse tipologie: la classica e «cascata sonora».

Il primo metodo è in sostanza quello consolidato. Si prende in mano il testo, si sbircia la quarta di copertina (toh ci sono 318 schede di canzoni). Si parte dall’inizio. Bella prefazione di Vinicio Capossela: «le canzoni sono sempre un po’ profanazioni». La introduzione dei due autori: «un’impresa curiosa, ce lo diciamo da noi». Poi via con con gli ultimi 6 decenni della vita (o non vita, stasi, catalessi, direbbero forse i più pessimisti su un certo trentennio) italiana, riletti incrociando canzoni, religione e tutto il resto che non è poco: anni ’50 con tanti campanili e il «sapore di Lourdes»; anni ’60 con «Dio è morto» ma anche con le messe beat e un papa che qualcuno definì comunista; anni ’70 assai vivaci fra Cristo e Krishna; anni ’80, non solo edonisti e reaganiani; anni ’90 «densi di paradossi»; e infine il primo decennio del Duemila che forse non è fatto solo di passioni tristi e di globalizzazione. Dopo questa carrellata sms (storico-mistica-sonora… che pensavate?) ecco il «Dizionario delle canzoni a soggetto religioso» con gli autori che schedano (e spesso commentano) 318 canzoni. A chiudere il libro «Compagno Dio» cioè una lunga e abbastanza sorprendente chiacchierata con Roberto “Freak” Antoni, e «Metodo musicale di meditazione» cioè «episodi, suoni, litanie, brani» della religiosità («tutta individuale») di Fabrizio Tavernelli, già cantante degli Afa, cioè Acid Folk Alleanza.

Il metodo «cascata sonora» è buttarsi prima nel dizionario, magari provando a canticchiare – o stonare – quel che si ricorda. Con annessa memoria che, per quanto mi riguarda, comprende una ottantina di canzoni su tutto il periodo: sì, nel 1952 avevo 4 anni ma «Vola colomba» mi ha egualmente segnato (come altrimenti spiegare i capelli grigi così precoci?). Il bello dei dizionari è che, in poche pagine, alla A trovi aspirina, anima, arca, asse, alcool, arzigogolato, alunno, asfissia e anemone. Con sprezzo delle consuetudini, Salvarani e Semellini prima della A danno preminenza ai numeri edunquela prima canzone citata è «1981» di Giorgio Gaber e Sandro Luporini («Un Dio incostante / che non ha mai fermato niente» ecc) seguita da «4/3/1943» ovviamente di Lucio Dalla, all’epoca (1971) censurata dalla Rai, e da «40 pass» di Davide Van De Sfroos. Poi arriva la A e la mia memoria si mostra spugna da una parte (ah sì, questa lo so, mi sa che l’ho ballata da piccolo, ma certo, eh già…) e gruviera dall’altra (mai sentita, boh, e questi qua chi cappero erano, peccato che l’ho persa, meno male che me la sono risparmiata…).

Così ecco scorrere «A cimma» e «A. D. 2010 la buona novella» di De Andrè; l’anti-papa «Affacciati, affacciati» di Bennato; la bellicosa («la giusta / religione / con il sangue / tornerà») «Allelujah» dei Timoria; «Amen» dei Baustelle; l’anti-militarista «Ave Maria» dei Gufi; (con lo stesso titolo c’è una delle solite furbate di Renato Zero); «Aveva un taxi nero», sarcastica rilettura biblica di Enzo Jannacci; perfino «(L’)amore non ha religione» di Checco Zalone, «L’arrivo di Mao-Tse-Tung in Paradiso» di Alberto Camerini nonché un paio di Francesco De Gregori più un bel po’ di roba non significativa e un paio di testi da far accapponare la pelle.

Incamminandosi sulla B: io avevo dimenticato «Bianchezza» (con «la religione di Stato / dal codice Rocco al Concordato /… le benedizioni alle camicie nere») di Pierangelo Bertoli e mi era proprio sfuggita «Born to be Abramo» di Elio e le Storie Tese.

Occhieggiando anzi orecchiando la C – poi mi fermo – c’è la tremenda «Capitan Gesù» di Branduardi («cacciare dalla tana la feccia luterana / e il popolo giudio»); la panteista «Cirano» di Francesco Guccini; le memorabili «Cara maestra» di Luigi Tenco e «Chiesa chiesa» di Giovanna Marini; la invece per nulla memorabile «Chi era lui» di Adriano Celentano; la purtroppo ignota ai più «Con la lettera del prete» di Ivan Della Mea e molto altro (paccottiglia e monnezza incluse).

Vorrei togliere un dubbio a chi – non conoscendo Salvarani e Semellini – magari teme un libro bigotto o giù di lì. Basta dire che tra i riferimenti finali si cita il sito dello Uaar, l’Unione degli atei e agnostici razionalisti, per capire che si parla di religiosità davvero sotto ogni punto di vista.

Altro? Non sapevo – è ovvio – un sacco di cose. A esempio che l’autore di «O bianco fiore» (inno del Partito Popolare prima e poi della Dc) fosse Dario Fiori, detto «don Sbarra» e che avesse incitato, nel 1912, alla guerra di Libia contro «l’infedele». Persino ignoravo che Dio è (da parte di madre) modenese, come spiegò a suo tempo Guccini. Quanto alle coincidenze (e alle scor-date) mi colpisce la sequenza 8 aprile 1966 e 27 aprile stesso anno. Se il settimanale «Time» annuncia (con una inchiesta a firma di John Elson) appunto l’8 aprile che «Dio è morto», sia pure con un cauto punto interrogativo, neanche 20 giorni dopo la Chiesa cambia pelle e officia la prima «messa beat», scandalizzando i conservatori con l’accento sulla e ma anche, se la battuta è lecita, molti musicisti dei conservatori con l’accento sulla o.

Chiedono Salvarani e Semellini di segnalare errori, omissioni e altro. Ci provo. Citando «la situazione francese» si nomina Jacques Brel; eh no, il mio amico Severo De Pignolis precisa che è belga. Citando un par di volte Simone Dessì non si svela il “segreto di Pulcinella” ovvero che dietro quel nome c’era Luigi Manconi. Beh, anche se si parla moltissimo di Fabrizio De Andrè, forse ci volevano altre due righe per ricordare quando cantò «a un dio senza fiato non credere mai».

BREVE NOTA

Avviso per chi è al 52° convegno di Cem-Mondialità («Quello che le cose ci dicono: educare ai beni comuni») e per chi, magari per un buffo caso, il 22 agosto è dalle parti di Trevi: presenterò, insieme a Lucrezia Pedrali, «Dio, tu e le rose» – ma anche la collana «Fattore R.» – alle 18.45 in un «Libro Aperitivo» all’Hotel della Torre. Sul sito del Cem tutte le altre indicazioni. (db)

Redazione
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