Due rec agli universi ortogonali di Caronia

Proprio dal mondo in cui ora avete posato il culo su una sedia – o simile – arriva la mia recensione numero uno. Chi frequenta la (buona) fantascienza sa cosa sono gli universi paralleli. Per tutte le altre e gli altri (comprese le meduse galleggianti di Orione-4pp, senza culo e senza sedie, che si sono abbonate a questo blog pagando la bolletta in succhi di mango alieno) darò qualche spiegazione anche se la definizione è abbastanza intuitiva: a fianco del nostro mondo ne “scorrono” infiniti altri dove per ogni possibile evento storico (l’attuale papa è Martini; Susi non mi ha lasciato; o se preferite Cromagnon e Neandherthal si allearono) si è creata un’altra realtà. Per saperne di più restate sintonizzati ma per ora questo vi basti. La nozione di universi paralleli risulta comunque ostica a qualcuna/o ma Antonio Caronia, sulla scia di Philip Dick (ssl, sempre sia lodato) la complica un pochino nel suo «Universi quasi paralleli» (208 pagine per 13 euri) sottotitolo «dalla fantascienza alla guerriglia mediatica», Cut-up edizioni, uscito nel 2009 ma in quell’anno mi ero distratto perciò l’ho letto da poco. Sono scritti usciti fra il 1981 e il 2005, perlopiù introvabili e – a mio avviso – di sorprendente attualità.

In che senso gli universi del titolo sono «quasi» paralleli? Per spiegarlo Caronia riprende questa frase di Philip Dick, ssl: «dalla nostra esperienza del tempo – che si pone ortoganalmente rispetto alla reale definizione del suo flusso – ricaviamo un’idea completamente errata della sequenza degli eventi, della causalità, di che cosa è passato e di cosa è futuro, di dov’è diretto l’universo».

Nell’introduzione – intitolata «L’anacronismo del possibile: dalla fantascienza alle pratiche radicali» – Caronia spiega come e perchè ha assemblato materiali assai diversi. Nel passaggio da una letteratura all’immaginario sociale, a pratiche di sovversione, dall’urgenza di un futuro che galoppava a un presente immobile, che ruolo gioca la (buona) fantascienza e «soprattutto quella radicale»? Due i punti fondamentali: «essa minava la nozione più ristretta di realtà […] reintroduceva il possibile come irrinunciabile elemento costitutivo del reale». E per confermare questa tesi Caronia ci regala una bella citazione di Robert Musil che ufficialmente non è scrittore di fantascienza. Il secondo motivo d’interesse – Caronia dixit – è che questa particolare letteratura ha contribuito «a mettere in discussione la neutralità della narrazione», come mostrano anche Foucault da una parte e il pensiero femminista da un’altra. Per abitudine e per amor di sintesi riassumerei questi due concetti in una sola citazione (di Paul Watzlawick): «Fra tutte le illusioni, la più pericolosa è credere che esista una sola realtà».

Elogiata la (buona) fantascienza, Caronia si getta – di gran fretta – nel passaggio successivo, legandola «alla critica corrosiva del fake, alle identità immaginarie e collettive, alla guerriglia mediatica», arrivando ai movimenti che furono etichettati no global (ma la definizione «altermondialisti» è meno strangolante e imprecisa) .

Così la prima parte del volume è dedicata a «Philip K. Dick e dintorni» (ma anche a Samuel Delany, purtroppo molto meno apprezzato, e al cosiddetto movimento cyberpunk) mentre la seconda e la terza sezione del libro fluttuano nei dintorni di Luther Blissett e di altre beffe sui/ai/con i media, inventando documenti fasulli ma verosimili (sulla caccia alle streghe di Salem nel 1692-3 a esempio) o moltiplicando le sue identità come Egom Zorobian «architetto (o designer) di padre armeno e madre italiano, nato a Zagabria» ma ora a Milano dove per campare pulisce scale.

Nei pirotecnici scritti di Caronia provo a scegliere – e riassumere – tre punti particolarmente luminosi.

Il primo è l’affettuosa difesa di Philip Dick (ssl) dagli interpreti che lo amano solo nella sua fase anti-capitalistica piuttosto che in quella mistica, che lo individuano come «un profeta ante litteram della New Age» invece che «come una persona clinicamente pazza». Caronia difende il costruttore di mondi, «il tono sommesso e doloroso» della sua scrittura, il «pizzico di empatia» che conserva verso ogni diversità, anche la più sconvolgente. Io avrei, più rozzamente, detto: «fanculo chi vuole complicare la profonda semplicità di Philip Dick (ssl)».

Il secondo punto che ho molto amato in questi scritti è nel gioco delle identità-pseudonimi-doppi che Caronia intreccia su Paul Auster, William Wilson, Luther Blissett passando per il suicidio di Andrea Ruga (incapace di reggere il peso di un’omonimia). «Bisogna accettare […] che non siamo noi che parliamo ma è il linguaggio, un processo sociale e collettivo che ci parla; che nell’era della produzione post-fordista essere “uno, nessuno, centomila» può non essere una malattia». Combinazione: il 14 dicembre a Roma uno dei fermati aveva proprio questo titolo – “Uno, nessuno, centomila” sullo scudo per difendersi dai robocop di Gelmini-Tremonti.

Il terzo più che un passaggio è il disseminare le pagine di rimandi preziosi e controcorrente al cinema (Cronenberg in testa), alle avanguardie (Duchamp ssl anche lui), alla scienza anarchica di Feyarebend, agli esperimenti linguistici (ricordate il faraone Psammetico?), alla cronaca rimossa («il gigantesco fallo eruttante fuochi d’artificio» in piazza Duomo a Milano) e ovviamente alla forza delle fanta-scienze (in particolare con i rimandi ad Alice Sheldon che si finse James Tptree junior o a Michael Swwanwick)

Una serie di scritti non facile ma preziosa, infettiva, spiazzante.

 

La recensione che sin qui avete letto, io – quello specifico io – l’ho scritta nel particolare mondo dove è appena iniziato il 2011 (però non tutte/i contano così), dove l’altroieri Roma sconfisse Cartagine e appena uno sputo di tempo dopo le visioni convergenti di Lenin e di Taylor prevalsero sulle eresie di Rosa Luxemburg e di Gandhi, bla-bla. Per capirsi scrivo nel segmento spazio-temporale dove P2-1816 è il numero della tessera di un gangster che si chiama Silvio Berlusconi. Però ho il privilegio di poter, ogni tanto, saltare in uno degli universi paralleli – ortogonali se preferite – e da qui (è il 5 aprile 1977 se vi interessa) posso inviare la seconda recensione. Che è sostanzialmente identica alla precedente, salvo per quanto ora leggerete.

Odio ferocemente Antonio Caronia perchè in questo up, cioè universo parallelo, oppure uo (universo ortogonale) lui è l’unico che possiede una macchina del tempo; o forse la capacità di spostare se stesso nei tempi e/o in un altro up-uo. L’odio è doppio perchè quel Caronia salta avanti per rubarmi i libri e gli articoli che io – un “io” – scriverò in quel particolare futuro e poi torna indietro per pubblicarli a suo nome. L’odio triplica perchè Caronia altera i miei scritti, lasciando l’amore per Philip Dick (ssl) ma estendendolo al cyberpunk (che quasi detesto), togliendo ogni riferimento a Theodore Sturgeon e Ursula Le Guin, allungando il brodo con dotti riferimenti ad autori che io non conosco e ogni tanto annunciando la morte della fantascienza.

Lo odio…

Dunque in questo up-uo, dopo aver scritto la recensione con annessa confessione d’odio, quell’altro mio “io” ha appena ucciso Antonio Caronia in un albergo di Ancona. Tecnicamente è andata così: un micro-robot da me (quel “me”) telecomandato si è introdotto nel suo appartamento e dopo aver seminato falsi indizi ha chiuso la porta dall’interno, trasformandosi in un “insospettabile” televisore. Ma so già che mi scopriranno perchè nell’up-uo in questione anche i poliziotti e giudici leggono Philip Dick (ssl) e dunque conoscono quel trucchetto da lui inventato. Perciò ora vi devo lasciare, corro a nascondermi. Quasi certamente mi prenderanno ma per vostra fortuna – o disgrazia? – restano liberi altri “io” in altri up-uo e dunque ci riveduamo nei prossimi martedì.

Redazione
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4 commenti

  • Marco Pacifici

    …Agata dice a Pietra nera,sguazzando i piedi nell’acqua del mare ortogonalmente parallelo al piacere di tenersi per mano…”fanculo chi vuole complicare la profonda semplicita’ ” (D.B.) di Le Guin,Sturgeon, Dick… Ehi Dan,quel piatto Thorens(insospettabile) che ti fa l’occhietto,di fronte al televisore,sono io,anche se beccano(dico sempre da enologo…bevete compagni,bevete,ma nun fateve béve) uno di noi,non sanno, o fanno finta,che siamo “uno nessuno centomila”… Marco il monello.

  • Ho apprezzato le lodi, le critiche implicite, la sincerità e la faccia da culo di daniele, che venticinque anni fa, in un albergo di Ancona, tentò (ovviamente senza riuscirci) di soffiarmi quella che sarebbe diventata la fidanzata più amata e durevole della mia vita.

    Non per giustificarmi, ma per riaffermare la mia volubilità, informo lui e tutti i suoi lettori che il climax del mio intervento, ieri sera, alla “Stamperia in sciopero” di Milano, durante una serata sul movimento del 77, è stato il seguente:

    “Voi non potete fare la rivoluzione, potete solo essere la rivoluzione.”
    [Fonte: il fisico Shevek al popolo di Anarres, riportato in “The Dispossed” by Ursula K. Le Guin].

    • Non per giustificarmi ma per riaffermare il mio amore per Caronia (e per Shevek) informo questo universo e gli altri eventualmente interessati che a Firenze – non ad Ancona – vivamente sconsigliai Erremme (ovvero il mio socio di scrittura nonchè fratellino di latte e di lotte) dall’interferire negli amori altrui in corso. La faccia da culo non mi manca per fortuna come pure la tecnica “cavoli a merenda” e dunque informo chi legge che proprio oggi 10 gennaio 2011 sono 50 anni dalla morte di Dashiell Hammett; se non lo avete mai letto (o comunque lo conoscete poco) perbacco-baccone fatevi sotto, a partire dal romanzo “Piombo e sangue” apparentemente un poliziesco ma in realtà un’utile (e pratica) appendice agli scritti di Marx sul capitalismo. Mi firmo Dibbì e Antonio apprezzerà.

  • Antonio ha apprezzato, e molto. Lo sapeva già, ma la sua percezione degli eventi, all’epoca, fu quella 🙂

    Quanto a me, ho letto Red Harvest, ho apprezzato anche quello, e temo che il marxismo di Hammett derivasse solo dalla sua ignoranza dell’anarchismo. Dashiell era molto più anarchico che marxista, e per questo mi piace più ancora di prima.

    E un ricordo affettuoso e doloroso per erremme.

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