Ecuador: “essere alleati degli USA dà loro il diritto di ucciderci?”
La rabbia delle famiglie dei pescatori ecuadoriani uccisi dalla CIA.
di Claudileia Lemes Dias (*)
A Manta, il più grande porto peschereccio dell’Ecuador, il mare non restituisce solo il pescato: da mesi restituisce silenzio, terrore e domande senza risposta.Quando le famiglie dei marinai della Fiorella, della Don Maca e della Negra Francisca Duarte II hanno smesso di ricevere i segnali radio dei propri cari tra gennaio e marzo 2026, la risposta iniziale è stata la solita: una tragica fatalità o la morsa dei cartelli del narcotraffico.
Poi sono arrivate le rivelazioni di The Washington Post, El País, The New York Times e della testata ecuadoriana Primicias. Dietro gli affondamenti non c’erano le gang locali, ma una “azione segreta” approvata direttamente dall’amministrazione statunitense e condotta dalla CIA sotto la bandiera della lotta alla droga.
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Incrociando le testimonianze dirette dei sopravvissuti, i tracciati radar civili e i dossier presentati alle Nazioni Unite, le inchieste hanno ricostruito tre distinti blitz condotti con spietata precisione militare al largo delle Galápagos:
A) 23 Gennaio 2026. Il mistero della Fiorella: il primo peschereccio viene intercettato in alto mare. Sottoposto a monitoraggio da parte di droni e velivoli spia, il natante viene colpito e affondato. I suoi 8 pescatori risultano tuttora dispersi e presunti morti;
B) I raid di febbraio e marzo. La Don Maca e la Negra Francisca Duarte II vengono attaccate da piccoli quadricotteri d’assalto caricati con esplosivo, guidati da un’imbarcazione d’appoggio. Droni che sganciano ordigni o si schiantano a gran velocità sulle strutture delle navi;
C) Incappucciati, ammanettati e deportati: i commando di lingua inglese, in uniforme kaki e con distintivi militari statunitensi, prendono d’assalto le barche superstiti. I marinai vengono bloccati sul ponte con le mani legate da fascette, incappucciati e costretti ad assistere alla distruzione dei propri cellulari, dei GPS e dei pescherecci, fatti poi esplodere;
D) I volo-fantasma per El Salvador: i pescatori non vengono portati davanti a un giudice. Vengono trasferiti in strutture segrete in El Salvador per poi essere deportati in Ecuador senza alcuna accusa formale.
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I giornalisti d’inchiesta hanno rintracciato l’impronta logistica dell’operazione seguendo i cieli del Pacifico orientale, scoprendo che velivoli attrezzati per la sorveglianza speciale erano decollati dal Tennessee per atterrare all’aeroporto militare di Ilopango (El Salvador).
A quel punto sono riusciti a tracciare le coordinate esatte dei voli statunitensi nelle Galápagos in concomitanza con ciascuno dei tre attacchi.
I registri aeronautici indicano che i velivoli fanno capo a società di comodo dotate di codici d’immatricolazione non tracciabili pubblicamente, lo schema classico utilizzato dall’intelligence americana per coprire le flotta aerea delle proprie operazioni coperte (black ops).
1. Il silenzio di Washington e la denuncia delle ONG
Nessuna delle indagini avviate ha prodotto alcuna prova o indizio che legasse i pescatori ecuadoriani al narcotraffico internazionale.
Intervistati dalle testate internazionali, i sopravvissuti hanno ribadito di essere semplici lavoratori che cercavano di portare a casa la pagnotta.
Organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e gli esperti del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite parlano ormai apertamente di esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate e sequestri di persona condotti in palese violazione del diritto internazionale e della sovranità ecuadoriana.
Ovviamente il Pentagono e la CIA rifiutano ogni commento, ma le famiglie dei pescatori di Manta chiedono verità e giustizia per questi civili uccisi dagli USA nel mare delle Galápagos, diventato una zona d’ombra senza legge.
2. L’inconsistenza delle accuse di narcotraffico
Gli esperti del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU e il Standing Committee for the Defence of Human Rights (CDH) dell’Ecuador hanno raccolto e integrato le deposizioni dei 36 sopravvissuti delle altre due navi (Don Maca e Negra Francisca Duarte II).
L’ONU ha dichiarato formalmente “presunti morti” gli 8 pescatori della Fiorella.
Nel report, si descrivono torture e detenzioni arbitrarie di umili lavoratori.
Nel report, si descrivono torture e detenzioni arbitrarie di umili lavoratori.
Le denunce presentate alle corti interamericane evidenziano che i superstiti dei blitz di marzo sono stati incappucciati, ammanettati, sottoposti a trattamenti degradanti e “trasferiti segretamente in El Salvador” prima di essere rimpatriati senza che venisse contestato loro alcun reato.
Sia l’ONU che le ONG locali sottolineano che l’amministrazione americana non ha prodotto alcuna prova che legasse le tre imbarcazioni o i loro equipaggi al traffico illecito di stupefacenti.
I report di Amnesty e dell’ONU si concludono con un sollecito formale ai governi degli Stati Uniti e dell’Ecuador affinché facciano piena luce sulla catena di comando che ha autorizzato le incursioni e sulla sorte dei dispersi.
3. La catena di comando: al vertice c’è Donald Trump
La vera anomalia sottolineata dagli esperti al Washington Post riguarda il mistero dell’operazione clandestina.
Negli stessi mesi, l’amministrazione americana conduceva apertamente campagne e raid aerei contro presunte barche del narcotraffico nel Pacifico (Operation Southern Spear), vantandosene sui media. Questa operazione della CIA, invece, è stata gestita nel massimo e ostinato riserbo.
Secondo i report di Amnesty International, la Fiorella è stata pedinata per giorni da droni e aerei con insegne statunitensi prima di sparire nel nulla. Il comandante ha inviato messaggi alla famiglia esprimendo forte preoccupazione per quella presenza costante nei cieli prima che la nave andasse distrutta.
Il fatto che i pescherecci siano stati sorvegliati da aerei spia decollati da El Salvador e poi attaccati da droni fa ipotizzare test tattici in scenari reali.
Cioè, la CIA farebbe uso di un teatro operativo reale (e non di un poligono di tiro addestrativo) per provare sul campo nuove tecnologie o tattiche d’attacco con droni.
In questo contesto, significa testare piccoli quadricotteri tattici, droni suicidi (kamikaze) o sistemi di guida remota direttamente contro imbarcazioni in movimento in alto mare, per valutarne la precisione, la resistenza e la capacità di neutralizzare il bersaglio senza impiegare grandi navi da guerra: ossia, i poveri pescatori furono usati come cavie.
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Secondo i report, la CIA non si sarebbe limitata a fermare gruppi di pescatori, ma avrebbe sequestrato e distrutto telefoni, sistemi GPS e apparati radio per creare un “buco nero” informativo. L’obiettivo era quello di impedire che chi si trovasse in quell’area potesse inviare segnalazioni, avvertire altre imbarcazioni o mappare le mosse delle forze americane nel Pacifico.
I report pubblicati da Amnesty International (tramite il suo Evidence Lab) e dagli organismi delle Nazioni Unite denunciano l’accaduto con termini giuridici e investigativi molto precisi.
Il 20 gennaio, ad esempio, due marinai della Fiorella si erano allontanati temporaneamente dalla nave madre su una piccola scialuppa per calare le reti; da lontano hanno visto un’alta colonna di fumo levarsi nel punto in cui si trovava la loro nave. Gli altri 8 membri dell’equipaggio sono svaniti nel nulla.
4. Trump ordina esecuzioni in contrasto con le stesse leggi statunitensi
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Per la legge americana (Title 50 del United States Code – U.S.C.), un’azione della CIA non è una normale operazione militare o di polizia, ma un intervento all’estero autorizzato direttamente da una firma del Presidente della Repubblica.
Il documento ufficiale viene chiamato “Presidential Finding” e dichiara che l’azione è fondamentale per la sicurezza degli USA.
La segretezza serve a influenzare le condizioni politiche, economiche o militari di un paese terzo, senza che il ruolo del governo americano venga a galla.
La stessa legge, tuttavia, impone che persino le operazioni più segrete debbano essere informate tempestivamente alle commissioni di intelligence della Camera e del Senato (la cosiddetta “Gang of Eight”, ovvero i leader dei due partiti e i presidenti dei comitati di sicurezza).
Procedura non rispettata da Trump anche nel caso dell’attacco all’Iran, trattandosi dello stesso testo normativo che stabilisce come, quando e da chi possono essere condotte le operazioni di intelligence e di guerra degli Stati Uniti…
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Il Presidente del Ecuador, Daniel Noboa, continua a definire Washington un partner indispensabile per la sicurezza dell’Ecuador. Tant’è che, con Trump, ha firmato accordi che prevedono l’addestramento, l’equipaggiamento tattico, droni e sistemi di sorveglianza avanzati per la polizia e l’esercito del suo Paese.
Ma la contropartita qual’è stata?
Chiudere gli occhi mentre gli USA uccidono pescatori ecuadoriani?
Dopo le rivelazioni del Washington Post, le famiglie di Manta si chiedono: fino a dove si estende la licenza di uccidere che il nostro Presidente ha concesso a Donald Trump?
1. The Washington Post: “Covert CIA program said to be behind mysterious attacks on Galápagos boats” (13/08/2026)
2. The Telegraph: “Mystery attacks on Ecuadorian fishing boats linked to CIA” (13/08/2026)
3. Truthout: “CIA Involved in Covert Strikes on Ecuadorian Boats, Report Says” (13/08/2026)
4. Primicias: “La CIA está involucrada en ataques a pesqueros en aguas de Ecuador, según The Washington Post” (13/08/2026)
5. The New York Times: “They Spoke English, Wore U.S. Flags and Attacked Fishermen. Who Were They?” (12/08/2026)
6. Human Rights Watch: “US/Ecuador: Abuses Proliferate as Security Cooperation Deepens” (21/07/2026)
7. Amnesty International: “Ecuador: il ruolo degli Usa nell’attacco al peschereccio “Fiorella”” (21/07/2026)
8. El País: “Drones carrying explosives and a mysterious blue merchant ship: The terror stalking Ecuadorian fishermen” (05/05/2026)
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