Elseworlds, quando l’ucronia è di casa nel fumetto

di FABRIZIO MELODIA

«Negli Elseworld gli eroi sono tolti dalle ambientazioni a loro congeniali e posti in luoghi e tempi diversi. Alcuni sono esistiti veramente, altri potrebbero essere esistiti. Altri ancora non sono potuti, o non avrebbero dovuto, esistere. Il risultato sono storie che prendono personaggi a noi familiari e li rendono nuovi ed eccitanti come la prima volta che li abbiamo incontrati» si legge nella presentazione di «Batman – Destino Oscuro», edito dalla Playpress nel 1999.

In un precedente post bottegardo, avevo parlato della serie tv tratta dal romanzo «The man in the high castle» di Philip K. Dick, con una piccola digressione nell’universo dell’ucronia anche a seguito di una mia recensione del romanzo «Il complotto contro l’America» del grande Philip Roth, nel quale si potevano ravvisare osservazioni assai profetiche sulla condizione politica e sociale attuale: ricordavo quanto il genere dell’ucronia, oltre ad essere una riflessione profonda su noi stessi, può risultare anche una estrapolazione veritiera e attinente ai fatti più di quanto si possa pensare da un’opera di “fantasia”.

Ritorno a trattare il genere ucronico e gli universi alternativi. Vi è chi dice che non è fantascienza. Si tratta di intendersi. L’ipotesi di universi alternativi ci viene dall’introduzione della fisica quantistica e dal “famigerato” gattino di Schrodinger, il quale risulta essere sia perfettamente vivo che totalmente morto fino a quando non si verificano sul campo tali possibilità. E ancora l’universo alternativo risulta esistere in quanto lo snodo non si risolve in uno. Principio di non contraddizione infranto? A questi livelli, persino al buon Aristotele verrebbe il mal di testa, ma poi bevendo il caffè con Platone al solito bar, magari chiacchierando amabilmente con Democrito e con Parmenide – durante una (im)possibile briscola – si arriverebbe a capire che l’Essere per l’appunto è e non può non essere. In questo caso, dall’indifferenziato di Parmenide – in cui ogni ente è eterno e quindi ogni universo della mente umana è vero ed eterno (in movimento, aggiungerebbe comunque quel rompiscatole di Eraclito) – ecco gli universi paralleli entrare nel campo della fantascienza, che ne tratta in modo esplicito e consapevole, come vero e proprio metodo di riflessione, senza per questo togliere qualcosa agli storici che usano estrapolazioni simili, agli autori di fantasy o agli autori di fumetti, sui quali ora vorrei soffermarmi.

La palma d’oro del fumetto ucronico spetta al mio amato Batman, che avrebbe di fatto inaugurato il genere con l’albo «Gotham by Gaslight» (1989), scritto da Brian Augustyn e disegnato dal sempre bravo Mike Mignola, che molti ricorderanno per il fumetto «Hellboy». In questo albo autoconclusivo, Batman deve affrontare nientemeno che il buon Jack lo squartatore, in una Gotham City vittoriana oscura e maleodorante, resa con un tratto espressionistico ed essenziale.

Da ricordare che l’etichetta editoriale Elseworld è stata data a questo albo retroattivamente, in seguito a precise scelte editoriali della DC Comics, finalmente lungimirante rispetto alle sue creature più amate e riuscite.

Altro titolo da notare è «Il Chiodo» (“JLA: The Nails” in originale): una miniserie, pubblicata da agosto a ottobre del 1998, in cui s’immagina che ai genitori terrestri di Superman si sia bucata una ruota e non abbiano quindi potuto recuperare il bambino dopo l’atterraggio di fortuna da Krypton. In questo universo alternativo dove Superman non esiste, i supereroi della Justice League sono visti con estremo sospetto e perseguitati per pura xenofobia, fomentata dal giornalista Perry White e dal sindaco di Central City, Lex Luthor, maggior fautore della crociata anti metaumani (così vengono definiti gli individui dotati di particolari capacità). Miniserie sicuramente interessante anche rileggendola alla luce degli eventi attuali,

Quello che viene considerato il capolavoro della linea “Elseworlds” è «Kingdom come», pubblicata nel 1996, scritta dal bravo Mark Waid e disegnata dall’iper-realistico Alex Ross. «Venga il tuo regno» significa il titolo, tratto dalla preghiera del “Padre nostro” della religione cristiana. In questa miniserie Ross si supera, disegnando con una particolare tecnica pittorica mentre il punto di vista della narrazione è affidato a un narratore esterno che assiste agli eventi, senza essere coinvolto direttamente dai supereroi. Waid immagina che i nipoti dei vecchi supereroi della DC Comics siano una generazione estremamente debosciata e violenta: passano tutto il tempo a combattere fra di loro e a portare distruzione, incuranti delle vittime innocenti e dei danni. Così i vecchi supereroi, ormai realmente stanchi e in pensione, dovranno affrontare i loro stessi nipoti in un conflitto apocalittico, dove a scontrarsi sarà anche l’idea stessa di cosa significa essere eroi… e pure super.

Da segnalare anche «Kingdom», sempre di Waid, ambientato 20 anni dopo «Kingdom come», dove vengono poste le basi della teoria dell’ipertempo, che Waid avrebbe sviluppato insieme all’altro grande della DC Comics, Grant Morrison. In cosa consiste? Waid ebbe modo di spiegare che «tutte le storie della DC Comics narrate fanno parte di un MULTIVERSO in cui a volte le realtà entrano in conflitto e interferiscono fra loro generando paradossi». Geniale. Come se la realtà immaginata da Philip Dick interferisse con la nostra generando paradossi a catena. “The man in the high castle” di Terra 2 andrebbe in paradosso con la realtà di Terra 1: nuovi mal di testa per il povero Aristotele e riscrittura del IV libro della Metafisica.

Sempre in tema di metafisica, segnalo una chicca che non deve mancare nella biblioteca di ogni comunista “ortodosso”. Sto parlando della miniserie in tre albi «Superman – Red Son», scritta da Mark Millar e disegnata da Dave Johnson, Kilian Plunkett e Andrew Robinson, pubblicata nel 2003. Qui si immagina che Superman, invece che atterrare in un paesino sperduto degli USA, atterri nella Russia Comunista degli anni ‘50, e venga allevato secondo i valori della Rivoluzione d’Ottobre. Invece che lottare per la verità e la giustizia in versione American Way of Life (con la proprietà privata ben più importante dei diritti sociali… aggiungiamo noi “bottegardi”) come l’ Uomo d’Acciaio dichiarava in una sua avventura, qui Superman viene descritto nelle trasmissioni radiofoniche come il campione degli operai, che non smette di combattere la battaglia per Stalin, il socialismo, e l’espansione internazionale del Patto di Varsavia. Nemmeno a dirlo, sarà il sempre presente Lex Luthor a scombinare tutto, ponendo le basi per una dittatura nemmeno troppo velata. Come? Leggete questo piccolo capolavoro e saprete: lo trovate anche in libreria in volume unico e cartonato, con gustose prefazioni e altro materiale.

Arrivati a questo punto, ci si dovrebbe chiedere: e la Marvel che fa? La risposta è un’altra storia, naturalmente alternativa. Al prossimo ucronico martedi, non so in quale realtà.

NELL’IMMAGINE «Kingdom Come» di Waid e Ross.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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