Faccio scandalo: a me…

questo governo di Letta sembra una buona cosa

di Lanfranco Caminiti

Probabilmente le ragioni che mi spingono a dire che questo, di Letta, sia un buon governo non sono le stesse che convincono autorevoli commentatori, anche se sulla presenza nella compagine di Emma Bonino agli Esteri — con personalissima soddisfazione — o di Trigilia alla Coesione territoriale o di Cecile Kyenge all’Integrazione o di Giovannini o di Saccomanni o della Idem o della Carrozza c’è davvero poco da obiettare. Ci sono pure nomi “inquietanti”, è vero, ma ora non è il momento di parlare dei nomi.

Parliamo allora piuttosto del suo “segno politico”. Lo definiscono tutti un governo del presidente, tutorato cioè da Napolitano e nato da un compromesso al ribasso — hai voglia a richiamare Togliatti e Berlinguer e Moro e Andreotti — quindi con un’insita debolezza che porterà presto inevitabilmente al voto, che poi sarebbe il retropensiero dei big o generali di Pd e Pdl. La prova provata sarebbe nel fatto che per un verso è il risultato di alchimie sottili di compensazioni e per l’altro è privo del “peso” di grossi nomi, che quindi si tengono le mani libere per continuare le loro traiettorie e le loro ossessioni.

Si voterà a ottobre, dicono in parecchi — anche voci di dentro i partiti —, o tutt’al più in abbinata con le europee del prossimo anno. Io non credo proprio.

Facciamo un passo indietro: al voto di febbraio ho sostenuto convintamente il voto al M5stelle. Era a mio parere la migliore scelta politica contingente: per evitare quello che sembrava inevitabile e cioè la formazione di un futuro governo Bersani–Monti [declinato in varie forme] non c’era altro modo che augurarsi una non vittoria piena del Pd. E l’unico che poteva pescare nell’elettorato del Pd più fluido — che non è tantissimo, ma la partita si giocava su una ridotta percentuale di voti, per via dell’importanza del Senato nella distribuzione dei seggi — era Grillo, dato che i voti a Vendola erano voti al Pd, e Ingroia non sembrava [anche per gli esaltanti sondaggi di Mannheimer che non ne azzecca una da anni] rappresentare un’alternativa credibile. Sarebbe rimasta l’opzione dell’astensione o del voto ai radicali, ma avrebbe avuto il difetto di non influire proprio su quel pezzo di voti e di distribuzione dei seggi che faceva la differenza.

Il risultato elettorale mi dava ragione: non c’era governabilità di un qualunque governo “forte”, e questa debolezza avrebbe impedito l’esecuzione di un programma economico in sostanziale continuità con il governo Monti. Bersani, persona rispettabilissima, non aveva mai messo in campo durante la campagna elettorale un convincente programma alternativo e semmai aveva fatto di tutto per “tranquillizzare” mercati e cancellerie europee [dei giovani turchi non parlo neppure, perché li consideravo inconsistenti, come si è mostrato poi, e irrilevanti]. L’ossessione di Bersani nella proiezione verso il premierato era rimasta la stessa delle primarie: fare fuori Renzi a tutti i costi. Un trascinamento della guerra intestina nella “visione” di un Paese da costruire.

Non ho mai creduto che il voto di protesta potesse rinsavire i partiti né che potesse svecchiarli o rinnovarli: le dinamiche sono differenti, anche se è indubbio che riflessi tra il voto e comportamento successivo dei partiti ci siano stati. Semmai ci sarebbe stato, come di fatto è stato, un arroccamento difensivo. Il voto di protesta è politicamente fine a se stesso, e nelle intenzioni di chi lo esercita, e di chi lo riceve, però dà un risultato asimmetrico: mentre il voto o il consenso dell’elettore tende a spendersi, il partito o il movimento tende a capitalizzare.

Mi auguravo anche che M5stelle capitalizzasse meglio quello che aveva ricevuto, facendo partire iniziative tra le Camere e la protesta di piazza che configurasse proposte, scelte, opzioni, che cominciasse a sedimentare degli esempi. Ma forse è troppo presto, non solo per l’evidente attuale incongruità degli eletti con questo compito, ma anche perché Grillo è in continua fase ascendente o forse meglio: orizzontale — che non coincide con una fase di “raccolta” —, cioè è in continua cerca di occasioni elettorali dove mettere alla prova e raggranellare consensi, e su questo “detta la linea”. E in Italia, le occasioni non mancano. Ma mi auguravo anche che i movimenti sociali che grillini non sono e che annaspano da un po’ sul piano dell’iniziativa politica scendessero in campo, prendessero parola, inaugurassero delle battaglie che potevano contendere e intercettare quella protesta: come esempio, per me rimane il referendum sull’euro, per la sua forza di chiacchiera popolare che attraverserebbe ogni strato sociale. Ma non mancherebbero occasioni sul reddito di cittadinanza e altro. Non è accaduto, chissà se accadrà.

Questa multipla forza di interdizione e assoluta debolezza di progetto dei partiti non poteva che portare o a una scelta “esterna” durante le elezioni presidenziali — ma non un tecnico, anzi un politico puro — o a una continuità con Napolitano. Consideravo e considero una iattura la rielezione di Napolitano, e avrei preferito [e forse sarebbe stato anche possibile] l’elezione di Emma Bonino. Ma sarebbe stato chiedere troppo alla politica italiana, forse davvero un primo atto di resa. In ogni caso, sento un sollievo all’idea che non sia diventato Prodi il nostro presidente, proprio per il carattere “europeo” — e non certo nel senso di una ridiscussione dello status quo — che avrebbe avuto e per il condizionamento sul governo. Prodi avrebbe davvero significato l’inizio della repubblica presidenziale. E per ora continuo a pensare che ce la siamo scampata, anche se sta dietro l’angolo.

Io non credo per nulla che questo sia un governo debole. E certo se Amato è un governo forte, ringrazio Dio che non sia stato così. Mi pare piuttosto che Letta non sia proprio sovrapponibile a Bersani o D’Alema o Renzi e che neppure Alfano sia sovrapponibile a Berlusconi. Mi pare cioè che la squadra di governo che si è formata non sia propriamente riconducibile a una subordinazione totale alle volontà dei partiti [anche se non è difficile leggere per ogni incarico poi i misurini tra le correnti, addirittura] ma sia anzi una prima rottura, o meglio la presa di possesso di uno spazio di attrito e conflitto fra istituzioni e partiti.

Sarà per necessità, sarà per virtù a questa distanza tra sé e il governo sia Berlusconi che il Pd si sono dovuti piegare, e d’altronde avere messo nelle mani di Napolitano la soluzione era già il viatico. Il risultato è molto diverso, a mio parere, da quello che avevano in mente e lo stato maggiore del Pd e quello del PdL. E quindi non mi stupisco che in tanti tendano a sminuirlo o sabotarlo già adesso.

In parecchi, anche autorevoli, rimproverano a questo governo d’essere troppo “democristiano”, non accorgendosi, soppesando le prove non proprio eccelse date dalla politica della cosiddetta Seconda repubblica, di fargli un gran complimento. Anche se davvero suonano bolse e retoriche le sirene dei richiami — forse fatti per dare dignità a una cosa che in cuor proprio si considera di seconda scelta — al senso di responsabilità di Togliatti, di Moro e di Berlinguer. C’erano altre grandezze, non solo umane dei personaggi, ma di contesto politico, la divisione del mondo, la guerra fredda, proprio un’altra era geologica.

Il governo Letta non è la seconda scelta dei partiti, ma la prima scelta di Napolitano. In Napolitano, questa generazione che nei partiti fa la vita del “prossimo leader” ha trovato chi ha spianato loro la strada. Questa mi pare una buona cosa, e potrebbe aprire degli scenari inediti, se questi adesso “giovani leader” sapranno giocarsela in proprio.

Non mi pare anche che Letta si ponga in continuità con Monti, anzi qui c’è da registrare proprio una frattura, non tanto sulla differenza tra il tasso tecnico del primo — che mi è sempre sembrata una finzione troppo scoperta — e su quello politico del secondo, ma proprio sulla consapevolezza politica. Monti aveva il compito politico di costringerci a misure impopolari [le pensioni, il lavoro, le tasse, il fiscal compact] dettate dall’agenda europea, Letta si muove in una bolla di opinione che chiede di invertire, in qualche modo, in qualunque modo, questo andazzo.

Sarà dunque qui la misura reale di questo governo, sul programma e sulle iniziative concrete.

Quanto ai 5stelle avranno finalmente modo di adoperarsi in Parlamento, nelle commissioni e quant’altro per dare voce alla muta scrittura del web e a quelle proposte che lì hanno girato, uscendo da una dimensione asfittica e autoreferenziale.

Hanno un governo e quindi una politica, non un riferimento “ideologico” a cui contrapporsi, né alle caricature dello psico–nano e di Gargamella, anche se loro probabilmente saranno i maggiori fautori di una lettura “debole” di questo governo, come posticcio.

La sinistra sarà libera almeno momentaneamente dall’ossessione del premierato e del governo — che ci ha tenuti bloccati per due anni — e potrà ragionare di programmi e progetti e scenari. Rimescolarsi, separarsi, sul piano della politica e delle proposte chiare e non della guerra o degli accordi tra leader.

E i sindacati, che stanno congelati da due anni per “ordine di scuderia”, potranno finalmente scendere in campo sul piano delle iniziative concrete, la Cgil, almeno, potrebbe e dovrebbe farlo.

Quanto ai movimenti, beh, questa sì è un’altra storia.

Ciascuno comunque può tornare a fare il proprio mestiere. Mi pare un buon momento, no?

(Nicotera, 28 aprile 2013)

 

Redazione
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  • Stavolta non sono d’accordo praticamente in nulla con Lanfranco: ma il bello del discutere è quello, no?

  • M. Piras Keller

    Personalmente, anch’io trovo molte cose su cui dissentire, in particolare sull’impostazione generale e anche sul non dare la giusta importanza e tenere conto di molte premesse attraverso le quali si è arrivati a questo governo.
    Ma, più che argomentare sull’intervento, mi sembra più interessante provare a fornire un aspetto forse non messo in luce dalla cronaca corrente, di strana ammucchiata esistente a priori in un certo organismo internazionale (non è in questione Bilderberg o solo Bilderberg) con scopi e orecisi precisi dichiarati sul mondo, di esponenti che ideologicamente sembrerebbe non dovrebbero incontrarsi. Guardacaso i si ritrova insieme in questo governo. Lo rilevo da un gironale finanziario online e lo propongo:
    http://www.lombardreport.com/2013/4/24/piano-bar-e-se-parlate-di-inciuci-si-arrabbiano-pure

  • Contesto: 35enne disoccupato, aspirante insegnante di fisica e matematica, tornato in Italia da 6 mesi, i 2 anni precedenti trascorsi come contadino in nord europa a rincorrere i sogni. Bel momento per tornare. Senza il sostegno dei genitori non avrebbe che due scelte: dormire sui cartoni, oppure le dimissioni, penso sia chiaro cosa si intende. È altrettanto ovvio che moltissime e moltissimi sono meno fortunati.

    Luogo: l’estremo sud.

    Commento: se fossi stato un parlamentare della Repubblica, avrei votato per la fiducia, estremamente guardinga e sofferta, a questo governo, data anche la sua composizione, anche se, ovviamente, molto lontana dalla perfezione. Dato anche il discorso pronunciato nel chiedere la fiducia, voglio costringermi a pensare: dagli un minimo di fiducia e di spazio, parlo a me stesso, anche se sono ben consapevole che questa fiducia potrebbe essere tradita in un tempo estremamente breve. È ovvio che esiste il rischio gravissimo della legittimazione prima di tutto simbolica del recentissimo Ventennio ripugnante di P2 1816. D’altra parte, la situazione sociale è tanto esplosiva che rimane in me il terrore che la situazione sfugga di mano a Grillo e a Becchi e che il M5S si trasformi nel cavallo di troia dei neofascisti. Esagerato? Spero di sì, temo di no, perché, dato di fatto, forza nuova e circolo pound adesso tendono a partecipare alle azioni del M5S. Avendo frequentato e partecipato attivamente all’autogestione di un centro sociale, per più di 1 anno, conosco quella brutta dinamica per cui superata una soglia si tende a passare dalle parole alle mani ai bastoni e così via. Non lo auspico. E le mie speranze allora? Voglio dare un minimo di fiducia, sperare che non venga tradita in poche ore, e sperare che la situazione esplosiva e l’opposizione in parlamento e nella società costringano questo governo nato da un compromesso di emergenza a fare qualcosa di utile e concreto per tutte e tutti. La probabilità è bassa. La disperazione però è grande e la depressione avanza. Adesso torno a cercare un lavoro.

    • / Precisazione /: è chiaro che nella maggioranza di questo governo ci sono personaggi che credo sia corretto etichettare come Mafia PluriCertificata. La mia debolissima speranza, ripeto debolissima, è che di fronte al baratro, perché / siamo / di fronte al baratro, della guerra civile e del neofascismo, e se anche andassi in esilio o mi dimettessi di fronte a questo baratro rimarrebbero persone a me care, i miei fratelli, i miei genitori, la mia debolissima speranza è che qualcuno e qualcuna, lì, nella maggioranza parlamentare, abbia iniziato a pensare al bene di tutte e tutti. Volontariamente, o costretto. Una speranza molto debole. Vedrò.

  • Marco Pacifici

    e meno male che c’è Daniele Barbieri: LA FACCIO SEMPLICE CHE NON SONO UN ECONOMISTA, SEMPLICEMENTE UN UMANO: Alòr per esser brevi che chi ancora non ha capito non capira’ mai:Letta era ad Aspen, che sarebbe per chi non lo sa la riunione annuale dell’associazione terroristica autolegalizzata bancaria e finanziaria chiamata Bilderberg bank:la quale decide nel mondo cosa accade:quanti milioni di morti, quante centinaia di guerre, quanti Umani senza lavoro e manco un pezzo di pane:la B.B. (Bilderberg Bank) ha deciso che il decreto salva Italia salva Europa consisteva in un dono di mille duecento cinquanta miliardi di euri alle banche per quest’anno, al tasso dell’uno per cento:ovvero le banche con i nostri denari han comprato bot bpt bcc e quaqquaraqqua tra il 4 ed il 10 per cento di guadagno intascandosi senza manco muovere un dito un botto di Dracme. Alòr: milleduecento cinquanta miliardi di euri sono un milione duecento cinquanta milioni di euri, che se fossero stati dati alle famiglie europee con un reddito inferiore netto a duemila euri al mese sarebbero stati diecimila euri l’anno ciascuna famiglia europea….continuate voi. Ma come è possibile che Voi miei cari amatissimi Fratelli e Sorelle vi siate bevuti totalmente il cervello?

    • Le opinioni sono libere.

      Mi sembra anche che / tutte / le dittature abbiano amato e sfruttato i complotti internazionali veri o immaginari … e di conseguenza perseguitato chi ne dubitava.

      Oggi vanno di moda le banche, certo cattive, ma rimango convinto che se non ci fossero qualcuno nel giro di poco tempo le inventerebbe di nuovo. Del resto mi sembra che agli esseri umani piaccia riscoprire l’acqua calda.

      Certo, possiamo andare tutti a fare i contadini e a zappare.

      Io l’ho fatto, sono andato a zappare, per provare. Ti assicuro che è dura. Zappare per ore. Raccogliere le patate con la schiena che ti fa male. Per ore. E con 5 gradi sopra lo zero.

      Comunque, buona fortuna a tutti noi, perché ne abbiamo proprio bisogno.

    • / Ultimo / commento mio, perché poi parlo troppo.

      Se una cospirazione esiste, molto male.

      In Italia abbiamo avuto purtroppo Gladio, la P2, e la Strategia della Tensione.

      Attenzione però, perché sappiamo tutti che in un caso precedente, gli ebrei accusati di cospirazione e tradimento … non mi sembra che ci sia da aggiungere altro.

      Facciamo attenzione.

      Né dimentichiamo il Terrore, il Nazifascismo e i Gulag, la Cambogia, perché sono Tragedie che sono state costruite passo dopo passo da esseri umani come noi, affamati e disperati come molti tra noi.

  • Marco Pacifici

    Premesso che da 41 anni zappo la terra,nato a Roma il 25 aprile 1953, dalla Comune di Torgiano e poi il monte Peglia et caetera vivo in campagna e della Campagna vivo, oltre ad una libreria indipendente sempre aperta a Tuscania (circa 80 km a nord di Roma, che possiamo tenere aperta spaccandoci la schiena a zappar la Terra Madre), vorrei ricordare che quando abbiamo scritto “La strage di stato” ed abbiam perso quel 12 dicembre 1969 la “nostra innocenza”, forse i “complotti internazionali” erano tragicamente veri. Mi auguro di ri-conoscerci l’11 maggio a via Nomentana 113(???) vicino Porta Pia alla libreria HellNation, che sara’ presentato il libro di Controinformazione “IL sangue politico” sull’assassinio(complotto?…sigh sigh…) da parte dei servizi e degli sgherri nazifascisti di junio valerio borghese dei nostri Compagni Anarchici Angelino Casile Annelise “Muchi” e gli altri mentre stavano raccoglendo materiale per la seconda edizione de “La strage di stato” Ci sarai Ago? Marco Pacifici. Saremo presenti quelli ancora vivi del 22 Marzo, di certo oltre a me, Roberto Gargamelli, Enrico Di Cola ,Lello Valitutti… Pino Pinelli ,Valpreda e diversi altri non ci sono piu…complotti fantascientifici?

    • Ti ho quasi risposto prima del tuo commento. Io ho 35 anni. Non vedo un futuro di fronte a me. Dico e auspico soltanto che tutte e tutti seguano la propria ragione e non chi urla di più o chi è più impaziente, perché la bacchetta magica proprio non esiste.

  • Marco Pacifici

    Oggi son stato a portare(anzi donare barattare…) del vino(faccio l’enologo di lavoro…) ad una Comunita di Compagni Fratelli Sorelle vicino Bagnoregio:stanno facendo un’incontro per imparare, oltre aVivere insieme in Solidarieta, a costruire una stufa a legna Rokket(credo si scriva cosi) che con il sistema della Pirolisi permete di riscaldarsi con un consumo di legna minimo:vengono da Comuni Libertarie autogestite di tutto il paese, soprattutto dalla Puglia dove Vivere in Comunita in Solidarieta Libertaria è probabilmente il solo nostro futuro. Ago non ti far fottere la VITA:ci sono Z.T.L. Zone Temporaneamente Liberate che esistono e dove si vive una Vita che ne vale la Gioia. Ti voglio un mare di bene Fratello. Marco.

    • Marco. Grazie. Anch’io ti voglio bene anche se non ti conosco, come voglio bene a tutti gli esseri umani, proprio tutti, anche se con alcuni è proprio molto difficile. A volte è giusto urlare e urlo anch’io, perché è autodifesa. Quando però diventa aggressione cieca, è molto preoccupante. Spero che si possa ancora collaborare, cooperare, perché questa è secondo me la via d’uscita, idee, esperimenti, cooperazione. L’alternativa è urla, roghi, galere, campi, la morte. Io spero di incontrarti un giorno, magari insieme a Daniele, che non vedo da 2 anni perché aspetto sempre una buona notizia, un lavoro, che tarda ad arrivare. Spero di incontrarti per visitare la tua libreria e il tuo orto. Mi sarebbe piaciuto fare l’enologo, che bel modo di assaporare e gustare la Terra, il nostro pianeta, questa patata enorme che è anche la nostra navicella spaziale. Che paradiso reale e concreto. Ho scelto la fisica, e l’amo ancora. Spero prima o poi di trovare un’opportunità per trasmettere questa passione. La fisica inoltre è un’ottima maestra secondo me, perché insegna ad affrontare concretamente dei problemi per risolverli in modo affidabile e ripetibile, e abbiamo urgentemente bisogno di persone che possano risolvere, insieme, i problemi attuali e quelli futuri, per potere sopravvivere e restare umani, e per potere continuare a cantare, suonare, dipingere, giocare e amare. A presto, spero, vorrebbe dire che una notizia migliore è arrivata. Abbracci, Ago.

  • Opinioni libere sempre. Meglio se si basano su esperienze e fatti. Quel che mi pare debole nell’analisi di Lanfranco è, secondo me, proprio questo: non vedo un fatto nuovo per ipotizzare che questa classe politica (oltretutto ad alto tasso gangsteristico) d’improvviso si sia accordata, cioè sia stata costretta ad accordarsi, su un pur minimo denominatore comune che tenga conto almeno un poco – non preeeeeeeetendo di più – degli interessi “popolari”, di chi lavora insomma e di chi il lavoro lo ha perso.
    Vedremo ovviamente i fatti perchè le chiacchiere, al solito “stanno a zero”: ma è un fatto (pesante) anche Alfano come vice. E’ un altro fatto che i ministri siano più giovani del solito e ci sia qualche donna? A me pare solo vetrina. Un fatto è che la ministra dell’Integrazione (nome ambiguo ma vedremo) sia Cecile Kyenge e -come scrive “Il fatto quotidiano” – appena lo hanno saputo “i leghisti sono usciti fuori di testa, questo è un buon segno”. Continuo a pensare che per ottenere un governo un po’ meno mafioso e rapinatore non ci sia che una rabbiosa, continua, gigantesca mobilitazione popolare: dopo aver buttato giù un paio di governi… di solito il successivo è più attento alle esigenze popolari. E’ anche questa solo un’opinione (ma con qualche precedente storico a conferma, mi pare).

  • mi pare si possano riscontrare due sentimenti, che sono qualcosa di meno e qualcosa di più delle opinioni: l’uno in transito continuo e avantindietro tra la speranza e la disperazione [non soltanto limitatamente a questo governo, dico] e l’altro più indurito di totale sfiducia e assenza di speranza da parte delle istituzioni, di qualunque istituzione vorrei dire.
    ora, quello che io provo a dire che stare a guardare quel che succederà non implica assolutamente una rinuncia alla propria opposizione, anzi. non credo di aver detto che bisogna dare una delega in bianco a questo governo. dico solo che mi pare si possano cogliere [e molto più per necessità e contingenza del momento che per buona volontà] delle differenze, sia rispetto a monti, sia rispetto a quello che andavano sperano e il Pd e il PdL. se la critica è che letta stava a aspen, no stava pure nel bildenberg, no è parte dell’élite internazionale che è responsabile dei massacri in ruanda, non è che caviamo un ragno dal buco. nel senso che sarà pure vero, ma che ci cambia? ci basta e avanza quello che dice grillo, che letta è nipote di gianni letta e quindi c’è nel suo dna l’inciucio. che è una buona battuta in uno spettacolino ma non è che ci fai tanta politica. allora, io sto ragionando su una scommessa, e la scommessa è che si aprano delle faglie, al contrario della possibilità che si chiuda ogni spiraglio. perché si aprano delle faglie occorre che ci sia opposizione e occorre pure che ci sia infragilimento del progetto, vuoi anche per ambizioni personali, per collocazioni individuali e cose cosi’. l’alternativa più ravvicinata è che si sciolga tutto e si vada a elezioni, col che a mio parere le cose peggiorano, nel senso che davvero o si marcia verso una repubblica presidenziale o comincia a prendere corpo un’idea più autoritaria, di cui è difficile definire la forma [già la repubblica presidenziale è una forma di autoritarismo]. quindi, nessuna cambiale in bianco, ma la politica, e quella di opposizione soprattutto si fa cogliendo le differenze, le sfumature, le toppe, le incrinature. sennò si fa tutto all’ammasso, e all’ammasso è proprio un’idea di destra, anche quando ha l’aria di sinistra sinistra.

  • Ho letto con molto interesse i commenti. Permettetemi di aggiungere, molto umilmente, una considerazione. Il passato non è irrilevante. Questo è ovvio. Nel nostro caso, esiste una ragione per chiamare P2 1816 P2 1816.

    Quindi dire “sarà pure vero, ma che ci cambia?” … secondo me non va bene.

    Sono anche d’accordo che le conversioni e i riscatti morali fulminanti … sono estremamente rari.

    Aspettiamo i fatti. È chiaro che nessuna di queste persone è mai stata in galera eppure hanno gravissime, gravissime, responsabilità verso un paese agonizzante. Però nel nostro paese per fortuna non esiste la pena di morte ed ad ogni criminale, anche alle persone condannate all’ergastolo, sono concessi, o dovrebbero essere concessi, spazi e tempi per, eventualmente, riscattarsi. No ?

    È estremamente improbabile che siamo di fronte ad un avvio di riscatto, però a titolo personale non mi sembra ancora completamente escluso.

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