Fantascienza per immagini: l’occhio infinito – 13

ROBOT 02

di Mauro Antonio Miglieruolo

Più passa il tempo, più l’immagine tendenzialmente infantile del robot asimoviano sfuma nella tremenda volontà (che è anche consapevolezza) di farne uno strumento di distruzione.
I Robot non sbagliano, o sbagliano perché troppo robot. I robot uccidono, distruggono, minacciano, incutono terrore. Producono inquietudine e qualche volta anche sollievo,
quando usati per prestare soccorso.
Ma non è più tempo di illusioni. I Robot, strumento di guerra. La guerra dell’uomo contro sè stesso. Non a caso la tendenza è di modellarli a immagine e somiglianza. Noi tutti siamo dentro la guerra, tutti divisi interiormente e con il vicino di casa che ha il torto di essere diverso da noi.
I robot: sarebbero un gioco divertente, come lo sono per molti adolescenti, non fossero troppo seri per divertire.

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La fantasia c’è, il tratto buono, ma la poesia dove? Gli uomini sempre più lontano da sé stessi…

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Per l’immagine da porre in evidenza ho scelto una tra quelle ingenue d’una volta. Molto più drammatiche e evocative.

 

Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

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