Gestiamoci la crisi – vite precarie (1)

di Ester Zappata

Un’esperienza a Braziers e qualche mappa  

In tempi difficili la condivisione e la solidarietà sono capacità indispensabili per fare fronte a periodi di transizione e di cambiamento. «Gestiamoci la crisi» è il motore dell’avventura di Network Precario, la filosofia che accomuna il collettivo e ispira quotidianamente il nostro lavoro. Dopo molti anni trascorsi all’estero, molti dei quali in Marocco occupandomi di cooperazione internazionale, a luglio del 2012 sono rientrata in Italia. Scenari di crisi, di semi-disperazione e di fragilità – non solo professionali. Non vivo in questo Paese da 10 anni, e da tempo mi sono chiarita che non desidero trasferirmi in una grande città solo per maggiori opportunità di lavoro. Vorrei provare a vivere in un posto tranquillo, idealmente in campagna, e poter lavorare a ritmi umani. Con un giusto equilibrio fra vita e lavoro, mi piacerebbe valorizzare quello che ho imparato a fare in questi anni, continuare a imparare insieme agli altri, optare per stili di vita più responsabili, ritrovarmi attraverso le relazioni con gli altri e il territorio, sentire di fare parte di una comunità più attiva e consapevole. Senza una prospettiva di lavoro sicura nell’immediato, dovendo letteralmente capire dove andare a stare – visto che provengo da una delle zone più depresse della pianura padana che è la provincia di Ferrara – ho scelto di prendermi un periodo di pausa. Essenziale per ricominciare. E reinventarsi. Così sono stata circa tre mesi in una comunità in Inghilterra, Paese dove le comuni vanno forte, da tanto. Ho individuato Braziers, non lontano da Oxford, grazie al sito della permacultura inglese, desiderosa di vivere per un po’ in un luogo a contatto con la natura, dove teoria e pratica si traducessero in micro-progetti di sviluppo reale, a dimensione umana, anche in questa parte del mondo. Questo posto mi aveva incuriosita perché si tratta di una comunità laica, con un’età variabile da 15 a 90 anni, dove da più di mezzo secolo si accolgono volontari da tutto il mondo. I volontari sono spinti da molteplici motivazioni per decidere di trascorrervi un periodo: l’esigenza di studiare, sviluppare nuove abilità e condividere le proprie, per maturare un’idea, migliorare la conoscenza di una lingua, sviluppare nuovi progetti. Quello che faceva al caso mio. Concedermi tempo, confrontarmi con altri e osservare un luogo così speciale dal di dentro. Braziers era stata fondata nell’immediato dopoguerra dallo psichiatra inglese Norman Glaister, che ha voluto farne una comunità di educazione permanente per adulti«to make conscious in ourselves the shape of the process of which we are a part, so that we may facilitate its development more efficiently». Braziers é un esperimento intenzionale sul vivere insieme, é stata fondata per esplorare come un gruppo potrebbe sviluppare relazioni più armoniose e strutture di gestione più efficaci. Gran parte della ricerca si concentra sulle tecniche di discussione, sulla comunicazione non violenta, metodi che consentono di bilanciare vari punti di vista. Nel migliore dei casi, queste tecniche portano a un’integrazione di idee inizialmente opposte. Il processo è lento ma la pratica costante porta a una maggiore sensibilità alle opinioni degli altri membri del gruppo e a una maggiore capacità di pensare insieme creativamente, evitando così le organizzazioni tradizionalmente basate sul potere e la concentrazione di quest’ultimo nelle mani di pochi. Un esperimento, oggi un trust per la legge inglese, che resiste ancora oggi, il che la rende speciale. Tanta storia non significa immunità dai conflitti, che in comunità possono esser particolarmente accentuati, a seconda dei momenti storici, delle vicende generazionali delle persone che ne animano il percorso. A differenza di alcune comunità in cui si deve pagare per una sistemazione, residenti e volontari qui lavorano in cambio di vitto e alloggio. Ammetto che vivere senza doversi occupare di fare la spesa, pagare le bollette, impazzire per l’ordinaria amministrazione di una casa e soprattutto non sborsare denaro – sono stati primi scossoni del mio quotidiano comunitario. Il sistema organizzativo ovviamente è rodato. Esistono regole. Le decisioni, a cui i volontari partecipano, vengono prese in due incontri settimanali distinti: la prima sullo scambio di idee (sensory meeting) e la seconda per prendere decisioni (sub executive meeting). In questo modo le persone sono più libere di esprimere i propri sentimenti e meno sotto pressione nel momento decisionale. Ogni mattina residenti e volontari si riuniscono per l’assegnazione dei compiti giornalieri e per condividere il loro vissuto. La condivisione è alla base del processo di apprendimento della comunità: tutti sono invitati a proporre temi su cui riflettere in gruppo e a partecipare alle sessioni di studio e di ricerca sociale che emergono dalla vita comunitaria. Io stessa ho portato la mia esperienza di cooperante nel circolo di idee settimanale e mi sono arricchita degli spunti offerti dagli altri, mai mi sono sentita sotto pressione per dover interpretare e manifestare all’esterno un’etichetta lavorativa, un ruolo (necessariamente riduttivo) di fronte agli altri. A tratti, un autentico sollievo. Un affievolimento dei fattori di competizione. Una rivincita sulla logica dominante del fare. E dell’identificarsi esclusivamente o troppo con il proprio lavoro. I pasti sono collettivi, residenti e volontari mangiano insieme, ma non esiste una regola fissa. Chi ha famiglia può ovviamente salvaguardare spazi per sé. Devo riconoscere, fra le altre cose, che il mio passaggio a Braziers mi ha permesso di sperimentare un’esperienza di educazione dal basso che più corrisponde ai miei modi di sentire. Nella vita in comunità si incontrano la riflessione e l’azione, i saperi si concretizzano nella quotidianità delle persone, la natura non si fa astrazione, si apprende gli uni dagli altri in una dimensione di scambio generazionale straordinaria – possibilità, quest’ultima, resa sempre più difficile dalle logiche competitive della nostra società.
Questa lista non esaustiva di siti tematici vi propone bacheche regolarmente aggiornate per la ricerca di esperienze di collaborazione e volontariato in comunità intenzionali, fattorie biologiche ed eco-villaggi, in Italia e nel mondo:

 

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