Guatemala: Ester Miza che preserva la memoria …
… e la cultura a San Juan Comalapa
di Maria Teresa Messidoro (*)
A 92 chilometri da Città del Guatemala, nella regione di Chimaltenango, si trova un comune, San Juan Comalapa, che accoglie chi vi entra con murales coloratissimi, che vogliono raccontare le tradizioni, la storia e la vita quotidiana dei suoi abitanti.
Le pareti del piccolo cimitero del municipio sono praticamente il lenzuolo di artiste come Ester Miza, che ha dedicato trent’anni della sua vita alla preservazione della cultura del suo popolo maya Kaqchikel grazie all’arte. Allo stesso modo, lo stadio Victoria e il centro escolar Panimab’ey sono alcuni degli spazi pubblici trasformatisi in vere e proprie gallerie d’arte, dove campeggiano opere come il “Baile de los moros”, “Los días de feria” e “La quema del torito”.
Una bambina con il costume tipico maya Kaqchikel, , murales realizzato da Ester
Ester ha saputo raccogliere l’eredità di una famiglia di artisti: ci sono i suoi zii, i fratelli Miza Coy e risalendo di tre generazioni il pittore naif Andrés Curruchich, che ebbe rilevanza nella decade del 1930 per le sue pitture ad olio e i suoi quadri cosiddetti “primitivisti”, cioè rappresentativi della vita indigena locale. Le sue opere furono esposte anche negli Stati Uniti, ottenendo una certa fama, che lo spinse poi a condividere la sua tecnica con una nuova generazione di artisti, anzi, artiste: negli anni Ottanta, a San Juan Comalapa e dintorni emerge così un gruppo di donne pittrici dallo stile surrealista e primitivista.
Quadro di Andrés Curruchich, tratto da https://noticias.ufm.edu/2019/02/andres-curruchich-espejo-comalapa/
Ester, che ora ha 42 anni, infermiera e promotrice culturale comunitaria, racconta in una intervista:
“Ho incominciato a dipingere a otto anni, mi sentivo attratta dal disegno, partecipavo a qualsiasi concorso scolastico, e poco a poco questa passione si è trasformata in un elemento imprescindibile della mia vita” (1).
Inizialmente Ester ricorre alla pittura per appoggiare economicamente la propria famiglia, ma la sua visione dell’arte cambia totalmente quando entra a far parte della Coordinadora Juvenil de Comalapa. Fu allora che comprese l’impatto sulle popolazioni indigene del conflitto armato che durò più di trent’anni in Guatemala: il tema della persecuzione razziale e della resistenza indigena divennero centrali nelle sue opere, trasformando la sua arte in uno strumento di denuncia e memoria storica. Ester afferma che “l’arte è uno spazio espressivo non sempre facile da incontrare in altri ambiti. È un modo per ricordare i nostri antenati e raccontare storie che troppe volte la narrativa ufficiale ha cercato di silenziare” (2).
Ester ha avuto anche momenti di sconforto, pensando che le sue realizzazioni pittoriche non servissero in realtà a niente; tra il 2023 e il 2024 la svolta: diversi mezzi di comunicazioni mostrarono interesse per Ester, ed ora, nel Palacio Nacional de la Cultura di Città del Guatemala c’è una esposizione permanente delle sue opere, dal titolo molto significativo: “Antes que nos nombraran, ya teníamos nombre “ (Prima che ci nominassero, noi avevamo già un nome)
La pittrice Miza mostra uno dei suoi quadri, che allude al ruolo aggressivo svolto dal distaccamento militare nella sua San Juan Comalapa, durante il conflitto armato.
Il suo cammino non è stato facile, ha incontrato molti ostacoli per essere donna, indigena e ragazza madre: ciononostante, non si è mai arresa, riuscendo a partecipare ad eventi pubblici in Bolivia, Perù, Messico e El Salvador; attualmente sta preparando una esposizione negli Stati Uniti prevista per settembre. Lei non ha dubbi: “È una sfida costante, ma anche una opportunità per mostrare ciò che stiamo realizzando a San Juan Comalapa e rivendicare il ruolo delle donne artiste” (3)
Sicuramente, la pittrice si riferisce anche a Sara Curruchich, originaria di San Juan, divenuta la prima cantantora indigena guatemalteca a interpretare le sue canzoni nella sua lingua kaqchikel, oltre che in spagnolo. A 32 anni è diventata un riferimento per altre donne indigene, grazie alla sua voce e al suo messaggio di amore, coscienza, rispetto e difesa della vita in tutte le sue forme.
Foto di Sara, tratta dal suo sito, https://saracurruchich.com/biografia/
Yin, in achiel jun juyu’ (soy como una montaña)
Ri watit kitikonkan ri uchuq’ab’ pa nuk’u’x (mis abuelas sembraron valentía en mi alma)
Pa nuch’akul, pa nutz’umal, pa nutzub’äl, (en mi cuerpo, en mi piel, en mi mirada)
Ruma’ ri manjun xtin xib’ijta wi’, manjun xkisilanta (por eso no tengo miedo, no voy a callar)
Po pa nuqul naläx chuqa ri que’aq’, (porque mi voz es nacimiento de fuego)
Pa nuch’akul k’o ri k’uxlabë’l, (mi ser guarda la memoria)
Jare’ ri nuxe’el (y este, es mi origen) (4) versi tratti dalla canzone Mujer indigena
Come dire, otto marzo sempre.
- https://prensacomunitaria.org/2025/02/ester-miza-la-pintora-que-preserva-la-memoria-y-cultura-de-san-juan-comalapa/ da cui sono tratte anche le foto di Ester
- Idem
- Idem
- Sono come una montagna/ le mie nonne seminarono coraggio nella mia anima/ nel mio corpo, sulla mia pelle, nel mio sguardo/ per questo non ho paura, non starò zitta/ perché la mia voce è la nascita di un fuoco/ il mio essere conserva la memoria/ questa, è la mia origine. Il testo completo qui https://www.letras.com/sara-curruchich/mujer-indigena/ . A questo link https://www.letras.com/sara-curruchich/somos/ potete trovare il testo di un’altra canzone identitaria di Sara,
(*) Vicepresidenta Associazione Lisangà culture in movimento OdV




