Il malsviluppo in Italia

L’eterna ipocrisia e l’eterna incapacità di programmazione.

di Giorgio Riolo

                                  Foto: https://www.radiopopolare.it

Un breve intervento per alcune considerazioni necessarie oggi. Due temi e due riferimenti per capire. Ci si riferisce qui ai gravi eventi in Emilia Romagna, da una parte, e al modo tutto italiano di trattare la questione dei migranti, dall’altra.

I.

Tra le annose questioni dei caratteri e dei tratti distintivi dello stato-nazione Italia, una importante è la storica mancanza strutturale della programmazione. Non la programmazione scritta. Abbondiamo in buone intenzioni, in piani e leggi. La programmazione e la pianificazione di un paese serio che appresta non solo le misure scritte, ma che mette in fila l’attuazione, la realizzazione pratica con l’indicazione dei vari passi in una visione di lungo periodo. Nella sacrosanta visione della “lunga durata”.

Le ragioni sono molte e si evita di andare troppo indietro nel tempo della storia d’Italia. In gioco sono piuttosto le dinamiche particolari di come si è costituito lo stato unitario, la qualità dei gruppi dirigenti, dei ceti politici, la qualità delle classi dominanti e in particolare della borghesia italiana ecc.

II.

A proposito dei disastri causati dalla calamità in Romagna. Certo all’opera sono il cambiamento climatico e la crisi ambientale generale, planetaria. Ma poi c’è lo specifico dell’Italia. Allora importante è il primo riferimento.

Dopo la grave alluvione dell’autunno 1966 nel Nord Italia e in Toscana, con la disastrata Firenze come simbolo sinistro di tali eventi, il governo italiano si decise ad avviare la “Commissione interministeriale per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo”, cosiddetta “Commissione De Marchi”, dal nome di Giulio De Marchi, ingegnere e professore universitario di grande valore.

De Marchi è stato esponente di quella borghesia intellettuale italiana nella stagione autentica del riformismo italiano. Borghesia illuminata che per fortuna è esistita ed esiste tuttora in Italia. Da contrapporre alla molto diffusa, parassitaria, famelica, corrotta e corruttrice, borghesia. Entro il famoso capitalismo molto assistito dallo Stato. Entro la cattiva gestione pubblica delle risorse, della corruzione, degli sprechi, del voto di scambio, del clientelismo ecc. L’Italia di allora era entro il regime democristiano, anche se mitigato nella stagione dei vari governi del centrosinistra.

Si costituì un ampio gruppo di lavoro di molte figure professionali che dovevano redarre un piano per affrontare il problema per cui venne costituita la Commissione. Questa lavorò dal 1967 al 1970. L’esito fu un documento memorabile, così dettagliato e rigoroso, di ben 2.800 pagine in cinque volumi. Il primo volume apparve nel 1970.

In sintesi, si diceva che occorrevano 30 anni (ripetiamo 30 e non l’effimera durata media di un governo italiano) per realizzare il piano e che per la sua attuazione occorrevano circa 9.000 miliardi di lire di allora. Oggi, rivalutati, ammonterebbero a 70 miliardi di euro.

Il seguito è quello classico italiano. “Adelante Pedro, con juicio”. Tutto è stato vanificato. Gli interessi in campo hanno congiurato allora e congiurano tuttora. Anzi, l’antropizzazione senza freni, la cementificazione e l’uso e l’abuso del suolo aggravati hanno avuto libero corso. Con governi di destra e con governi di centrosinistra, senza distinzione.

Era quella la giusta visione razionale della prevenzione e non della rincorsa a mettere in sesto il territorio dopo le immancabili alluvioni, le immancabili siccità ecc. Una spesa produttiva preventiva di contro alle enormi spese improduttive per riparare i danni agli umani, alle cose, all’industria e all’agricoltura, all’ambiente.

Oggi lo scatenamento degli spiriti animali negazionistici delle destre al governo, contro ambientalisti e contro chi governa attualmente la Regione Emilia Romagna, è solo vergognoso e ributtante. Ma nessuno si ritenga assolto, destre e centrosinistra. E chi pensa di continuare come per l’innanzi, in alto in primo luogo, ma anche in basso. È la prova provata che così non si può andare avanti. Per il cambiamento climatico in atto e per come si gestiscono normalmente i territori italiani.

III.

Un altro riferimento alla congenita mancanza di piano e di programmazione. È ormai ampiamente assodato che l’Italia, come molti paesi europei e occidentali, è in calo demografico e con l’invecchiamento progressivo della popolazione. Alcuni settori del capitalismo italiano e dei gruppi dirigenti politici ed economici parlano apertamente di necessità di manodopera straniera per ovviare a questa tendenza. C’è chi parla di almeno 500 mila lavoratori. Anche in presenza della tendenza storica al labour saving, al “risparmio di lavoro”, con le nuove tecnologie e con i nuovi processi di produzione. Occorre nuova forza-lavoro, occorre nuova linfa vitale.

A suo tempo, dopo il 2011 e dopo l’arrivo di profughi siriani soprattutto, assieme a migranti di altre provenienze, il ministro degli interni tedesco Thomas De Maizière, entro il governo Merkel, disse apertamente che la Germania abbisognava nei due decenni successivi di almeno 10 milioni di lavoratori stranieri, a misura del grave calo demografico tedesco. Programma quindi della durata di 20 anni. E indicava le misure affinché questo assorbimento fosse ordinato e profittevole. Ordinato e profittevole, ovviamente, per il capitalismo tedesco.

Non impulso solidaristico, non filantropia. Piuttosto la maniera teutonica della programmazione, del modo ordinato di condurre le cose. Scuole di tedesco per questa forza-lavoro (la lingua è il primo divario da colmare per un migrante), abitazioni, assistenti sociali, accordi tra imprese e sindacati ecc. Un programma, un piano insomma.

La cosiddetta “integrazione” non ci piace. Ma è sempre meglio del far west all’italiana. Anche se si ha bisogno di forza-lavoro migrante, questa dinamica deve risultare ancor più profittevole. Forza-lavoro senza diritti, senza pretese. Nessuna programmazione. Il migrante serve come manodopera nei famosi lavori “5 p” (precari, pesanti, pericolosi, poco pagati e penalizzati socialmente).

Il calco è quello classico. Mi servi, ho bisogno di te, ma non debbo considerati un vero interlocutore, una persona depositaria di dignità e di umanità. Debbo disumanizzarti, debbo toglierti l’umanità. Il modello è sempre lo Untermensch (sottouomo) descritto da Primo Levi.

Così ti posso sfruttare meglio, senza remore, come lavapiatti, muratore, bracciante agricolo, badante, manovale, lavoratore della logistica ecc. Anche nel lavoro specializzato. È il classico (Marx) “lavoro in pelle nera” che mi serve anche per incalzare e per ricattare “il lavoro in pelle bianca”.

Con l’opportuna e manipolatoria campagna culturale e mediatica onde evitare la pericolosa solidarietà tra questi due mondi del lavoro. Il migrante è sempre da considerarsi indesiderato, clandestino. Anche se nella realtà la gran parte arriva in Italia non con i barconi e via mare.

Tutto ciò accade nel paese che nella storia, tra Ottocento e Novecento, è secondo, dietro la popolosa Cina, come numero di popolazione migrante nel mondo. Noi ci ostiniamo a non fare i debiti conti con la nostra triste storia di emigrazione.

IV.

“Il vero è l’intero”, diceva Hegel. L’invito è pertanto sempre di guardare oltre il contingente e oltre il breve periodo. Oltre la nostra limitata esperienza e il nostro limitato orizzonte. Crisi sociale e crisi ecologico-climatica si tengono assieme. Le soluzioni non possono mai essere di breve periodo, nella contingenza, nella soluzione dell’emergenza.

Per la soluzione della povertà e delle gravi diseguaglianze, su scala nazionale e su scala mondiale, e per la soluzione, qualora fossimo a tempo, della grave crisi ecologico-climatica occorrono molti decenni. Occorrono programmazione e pianificazione. Parole molto indigeste, perché pongono regole e vincoli, per il neoliberismo e per il capitalismo in generale. Parole “bolsceviche”. Ma se non si inizia i 30-50 anni si spostano sempre più in là. Con il pericolo serio per la civiltà umana e per la vita nel pianeta.

Ma adesso destra e centrosinistra, assieme agli immancabili apparati di persuasione di massa, sono molto occupati a servire Usa e Nato. Altro che crisi sociale e crisi climatica. Altro che programmazione. Solerti nell’isteria di guerra e nella produzione e nell’uso delle armi. Giustizieri mondiali, assieme ai guerrafondai Usa e Nato. Naturalmente senza il consenso della maggioranza del popolo italiano.

Redazione
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Un commento

  • Gian Marco Martignoni

    Due sole considerazioni aggiuntive all’ottimo ragionamento di Giorgio Riolo.Giorgio Nebbia ha condotto una battaglia anche parlamentare, e non solo culturale e di denuncia, a proposito del dissesto idro-geologico del paese , e quindi delle azioni concrete da mettere in campo. Purtroppo, senza alcun seguito anche da parte della sinistra, se vogliamo essere onesti. Che il governo Meloni rilanci il Ponte sullo Stretto tra le sue priorità, la dice lunga non solo sul concetto di programmazione e pianificazione, a parte le mafie che brindano alla grande, avendo portato a casa anche la riforma del codice degli appalti.

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