La scoperta di Colombo, il genocidio…

e la resistenza dei nativi

Una serie di appuntamenti – 18, 20 e 27 ottobre – ad Alzano Lombardo e le proposte del “Cerchio”

Una «scor-data» atipica oggi: per ricordare l’11 ottobre, l’ultimo giorno di libertà dei popoli che abitavano le Americhe, diamo notizia di una serie di iniziative promosse dal Cerchio. Se intorno a questa memoria ci sono altri appuntamenti (o documenti o riflessioni) fateli avere alla “bottega”. [db]

eVenti Nativi

Nell’epoca della globalizzazione “forzata” in cui siamo portati a pensare che sia inevitabile la progressiva e inesorabile omogeneizzazione delle culture e dei popoli, è fondamentale dare voce a tutti i popoli indigeni che ancora oggi, nonostante secoli di genocidio fisico e culturale, continuano a r-esistere e affermare un modo diverso di rapportarsi con la Madre Terra.

Il Coordinamento Il Cerchio è formata da gruppi e associazioni che da molti anni si battono per il diritto all’autodeterminazione dei popoli indigeni di tutto il pianeta, per diffondere la conoscenza di una storia diversa da quella scritta dai vincitori e promuovere iniziative di supporto a tutte le rivendicazioni che oggi, faticosamente, i popoli nativi portano avanti.

Per fare ciò pensiamo sia necessario partire dalla consapevolezza che ad una strada lastricata d’oro “scoperta” dai colonizzatori ne è corrisposta un’altra, di lacrime e sangue, sofferta dai colonizzati. La metafora può apparire forte ma di fatto siamo a ricordare un genocidio perpetrato su milioni di persone e migliaia di popoli e culture. Non serve oggi, e non lo vogliono i popoli indigeni, focalizzare l’attenzione e l’analisi su quanto è avvenuto in passato, però ignorare la storia non produce pacificazione ma rancori. La possibilità di costruire un futuro fondato su un vero rapporto di rispetto e incontro reciproco deve partire dal riconoscimento di ciò che è accaduto, e continua ad accadere anche oggi ai popoli indigeni in ogni parte del mondo, dal Botswana al Tibet, dalle Americhe all’Oceania.

A tale scopo Il Cerchio si è proposto di realizzare “eVenti Nativi”: due giornate di incontri ed eventi culturali incentrati sulla resistenza dei popoli indigeni, intesa come fiera conservazione della propria dignità e identità culturale. Il proponimento è quello di dare voce ai popoli indigeni con l’intento anche di iniziare uno scambio di pensieri, tradizioni e valori tra le culture. eVenti Nativi si è svolto nel 2008 a Genova, nel 2009 e 2010 a Roma, nel 2011 a Firenze, nel 2012 a Ravenna, nel 2013 ad Ariccia, nel 2014 a Pordenone, nel 2016 a Ravenna e nel 2017 a Bassano del Gappa. Nel 2018 si svolgerà ad Alzano Lombardo.

Ogni anno le manifestazioni portano la testimonianza di quanto ancora oggi sia viva la cultura dei popoli indigeni del mondo e di quanto sia importante per loro resistere “in positivo” per realizzare spazi autonomi di sovranità e autodeterminazione così come previsti dalla Convenzione ILO 169 e dalla Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni approvata recentemente dalle Nazioni Unite.

Per questo come Coordinamento Il Cerchio sostieniamo la campagna affinché anche il nostro Paese ratifichi la Convenzione ILO 169, unico strumento giuridico internazionale vincolante su cui i popoli indigeni e tribali possono contare per ottenere il riconoscimento dei propri diritti.
Infine, gli eventi organizzati rappresentano l’occasione per sostenere la campagna di richiesta al Parlamento italiano per l’istituzione di una “GIORNATA DELLA MEMORIA DEL GENOCIDIO DEI POPOLI INDIGENI” in corrispondenza dell’11 Ottobre.

Anche eVenti Nativi si svolge ogni anno in una data vicino all’11 ottobre. La scelta vuole ricordare, in modo simbolico, l’ultimo giorno di libertà dei popoli indigeni americani, nella speranza che il cerchio spezzato si possa ricomporre per le generazioni future.

Per maggiori informazioni: #0000ff;"> info@associazioneilcerchio.it e www.associazioneilcerchio.it/wordpress

RELATRICI e RELATORI 2018

ERWIN ARIEL AGUAS DEUMACÁN


Erwin Ariel Aguas Deumacán è un mapuche-williche (mapuche del sud), professore di storia e attivista della causa del suo popolo per la restituzione delle terre usurpate alla sua gente durante il largo processo di colonizzazione e per ottenere un’autonomia politica e amministrativa come popolo indigeno. Ha partecipato attivamente a molte “recuperaciones” (recupero di terre attraverso l’occupazione) tra la fine degli anni 90 e i primi 10 anni del 2000, contribuendo alla difesa di spazi sacri, alla riconquista di terre sottratte o a fermare progetti di sfruttamento estrattivista, e conosce quindi molto bene le dinamiche del conflitto tra i mapuche da una parte e lo stato cileno e le multinazionali dall’altro. E’ stato ed è Werken (portavoce) di comunità in resistenza come la rete delle comunità Huilliche (“gente del sud”) e dei prigionieri politici mapuche appartenenti alla Coordinadora Arauco Malleco. Sta inoltre coordinando la nascita di una rete di alleanza tra comunità dell’area di San Juan de la Costa (X regione ), dove si assiste in questo periodo alla penetrazione di progetti di estrazione mineraria.
È professore di storia e studia i processi di cambiamento culturale e di resistenza e le dinamiche del conflitto passato e attuale, partendo da una panoramica storica della colonizzazione fino all’analisi puntuale dei vari movimenti di rivendicazione negli ultimi 30 anni, per comprendere il senso più generale di ciò che sta avvenendo nel Wallmapu (territorio-nazione mapuche).
Al momento si occupa anche di educazione interculturale bilingue, lavorando come educatore tradizionale mapuche con bambini nelle scuole elementari del municipio di Llanquihue, dove è anche coordinatore per l’introduzione dell’insegnamento interculturale bilingue. Attualmente sta collaborando con l’Università de Los Lagos, di Osorno per la creazione di un corso di laurea in Pedagogia Interculturale e dove insegna Storia, Cultura e Filosofia Mapuche. Nel tempo libero, si dedica alla scultura tradizionale del legno.

SILVIA BAGNI

Ricercatore in Diritto pubblico comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, sede di Ravenna dal 23/12/2010. Dottore di ricerca in Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna, conseguito in data 23/6/2005. Master in Bioetica presso la UPRA (Università Pontifica Regina Apostolorum) di Roma, a.a. 2012/2013. Diploma della Escuela intensiva sobre el buen Vivir ecuatoriano y la Revolución Ciudadana, Quito, 7-16 giugno 2014. Membro del Consiglio del Cirsfid (Centro Interdipartimentale di Ricerca in Storia del Diritto, Filosofia e Sociologia del Diritto e Informatica Giuridica dell’Università degli Studi di Bologna «Guido Fassò – Augusto Gaudenzi»). Membro fondatore del Centro studi sull’America latina del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Bologna. Membro Partecipante del Virtual Dialogue 2016 of the General Assembly on Harmony with Nature, Panel 1. Earth-centered Law, Nazioni Unite. Dal 2013 partner di progetti di cooperazione alla sviluppo, Area Paese Campi profughi Saharawi, coordinati dalle ONG CISP e PeaceGames UISP, co-finanziati dalla Regione Emilia-Romagna. È autrice di due monografie, La questione incidentale nel controllo di costituzionalità. I sistemi italiano e spagnolo a confronto nel quadro dei modelli dottrinali (Clueb, 2007) e Il popolo legislatore (BUP, 2017).

Ha pubblicato più di una quarantina articoli in riviste italiane e straniere, coordinato 14 collettanee, tra cui, da ultimo Come governare l’ecosistema? – How to govern the ecosystem? – ¿Como gobernar el ecosistema?, Dipartimento di Scienze giuridiche, Università di Bologna, Bologna, 2018.

ALBA MONTI

Antropologa salentina, alterna i suoi interessi etnografici tra i Dogon del Mali e i Ba-Yaka del Congo, i Tukuna e i Guaranì dell’Amazzonia. A questi interessi coniuga quelli per la Sociologia dell’educazione, che la vedono “sul campo” nel carcere di Lecce; tra i bambini e le bambine dei Lunapark e dei Circhi dell’Est europeo, tra i bambini e gli adulti di strada delle megalopoli africane e sudamericane.

Attualmente insegna Economia nel carcere di Lecce. Nel 2007 ha seguito la Campagna “Popolo Guaranì, grande Popolo” traducendo i documenti che l’Associazione “Amici degli Indios-B.Marcon” ha divulgato in Italia. Ha soggiornato più volte presso gruppi seminomadi nella ex Yugoslavia; nella brousse africana; nella foresta amazzonica.

È autrice di testi scientifici, romanzi, favole, saggi sulle culture tra le quali si è formata.

FRANCESCA CASELLA

È la direttrice della sede italiana di Survival International, il movimento mondiale per i popoli indigeni che dal 1969 lotta per la loro sopravvivenza in tutto il mondo.  Survival collabora con i popoli indigeni e offre loro un palcoscenico da cui rivolgersi al mondo. Fa educazione e ricerca, lancia campagne, esercita pressione e organizza proteste. I popoli indigeni sono nostri contemporanei. Hanno tecnologie, leggi, sistemi educativi, religioni e strutture sociali, politiche ed economiche straordinariamente diversi e preziosi. Sono anche i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale. Ciò nonostante, sono minacciati da razzismo, furti di terra, sviluppo forzato e violenza genocida. I loro diritti umani sono violati e le loro terre vengono rubate per profitto causando povertà, morte e malattia. In quasi 50 anni di intenso lavoro, Survival International ha ottenuto numerosi successi aiutando decine di popoli a difendere le loro vite, a proteggere le loro terre e a determinare autonomamente il loro futuro. 

NATHAN L. HART

Per oltre 20 anni, ha collaborato con imprese di proprietà indiana, mantenendo rapporti con l’Ufficio per gli Affari indiani, e sviluppando nuovi settori di investimento per migliorare lo status economico delle tribù in Oklahoma. Dal 2014 è Direttore dello Sviluppo Economico della Cheyenne & Arapaho Tribes dell’Oklahoma. In questa veste sta, fra le altre cose, lavorando a un programma di reintroduzione del bisonte sui pascoli di proprietà della tribù. 

Dal 2000, si è dedicato alla sua vena artistica creando oggetti di legno decorati con semplici motivi preso in prestito dai suoi antenati Cheyenne – Le sue opere si possono acquistare anche presso il Museo Nazionale degli Indiani d’America a Washington DC.

GIORGIO FORNONI

Giorgio Fornoni da più di 40 anni viaggia in ogni zona del mondo, di solito nelle più disastrate, a realizzare reportage e inchieste di alto significato e valore sociale e umano.

E’ sempre alla ricerca dell'”uomo”, quello che nasce dalla sofferenza e dalle prove più ardue. Frequenta le prime linee delle guerre del mondo. Ha denunciato i traffici illegali e le troppe ingiustizie. Ha intervistato capi di stato, leader della guerriglia e nobel della pace. Ha documentato, tra gli altri: dalla lavorazione della coca in Perù, al traffico di oro nell’ex Zaire dell’evacuazione della Liberia e dell’Angola alla scalata dell’Himalaya. Dai guerriglieri Talebani all’ultimo avamposto militare russo sull’isola di Bering. Tutto questo non per interesse giornalistico ma per documentare le tragedie umane a se stesso. Milena Gabanelli lo scopre nel 1999 e gli dedica una serata dal titolo “L’ALTRA FACCIA DEL GIORNALISMO” da allora gli dà spazio … è diventato autorevole collaboratore di REPORT, programma di inchieste di RAI 3 e per REPORT ha realizzato:

– LA PATTUMIERA NUCLEARE

– LA RUSSIA: PATTUMIERA NUCLEARE DEL MONDO?

– LA PIETRA DEL CUORE (inchiesta sui diamanti insanguinati)

– ORGANISMI NON GOVERNABILI (inchiesta nel mondo dell’umanitario)

– L’ALTRO TERRORISMO (che comprende guerra Cecena e Antonio Russo)

– ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA (nucleare – biologico – chimico)

– SE QUESTA E’ L’ONU

– DEI REATI E DELLE PENE – PRIMA E SECONDA PARTE

– NEL XXI SECOLO (pena di morte nel mondo)

– ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA – AGGIORNAMENTO

– L’ULTIMO GIORNO (di Calipari in Iraq)

– LA VIA DEL GAS

– GUARDANDO OLTRE…

– LA VIA DEL GAS – AGGIORNAMENTO

– FURTO DI STATO (R.D. Congo)

– LA RICADUTA (Delta del Niger e Benetton in Patagonia)

– IL MONOPOLIO GAZPROM (LA VIA DEL GAS – aggiornamento )

– I COMPAGNI (Putin-Berlusconi)

  • Per DOC3, RAITRE (programma di storia)ha prodotto: “L’ARCIPELAGO DELLA MORTE” (andato in onda nell’agosto 2010), documento sul periodo buio dei Gulag.
  • Per RAINEWS24, ha prodotto: “Giornalisti di prima linea” andato in onda il 7 ottobre 2012 nel 6° anniversario della morte di Anna Politkovskaja.
  • Con “Chiarelettere” ha pubblicato: AI CONFINI DEL MONDO.
  • Per la Rai Eri ha pubblicato “Volti e voci del mondo”.

In collaborazione per “Report”:

– IL MARE NERO (con Sigfrido Ranucci)

– RITARDI CON ENI (con Paolo Mondazxq)

MARCO BECHIS

Marco Bechis è nato a Santiago del Cile da madre cilena e padre italiano. Cresciuto tra San Paolo e Buenos Aires, nel 1977 viene espulso dall’Argentina e approda a Milano. Ha trascorso poi lunghi periodi a New York, Los Angeles e a Parigi. Diversi i suoi interessi prima del cinema: maestro elementare a Buenos Aires, fotografo polaroid e video-artista a New York. Nell’82, realizza a Milano “Desaparecidos, dove sono?”, video-installazione su un campo di concentramento argentino. Nell’91 esordisce nel lungometraggio con “Alambrado” (Festival di Locarno 1991). Nel 1995 scrive (ma non dirige) “Il Carniere”, un film sulla Bosnia. Vince il Premio Amidei ‘97 alla miglior sceneggiatura italiana dell’anno.

Il suo secondo lungometraggio è “Garage Olimpo” (1999), la storia di un campo di concentramento in Argentina, durante la dittatura militare (52° Festival di Cannes). In “Figli/Hijos”, il terzo film, racconta il dramma dei figli di scomparsi argentini illegalmente addottati da famiglie di ex-militari (Mostra del Cinema di Venezia del 2001). I suoi film hanno vinto 14 premi internazionali.

Nel 2004 fonda KARTA FILM e inizia la preparazione di “La Terra degli Uomini Rossi – Birdwatchers”, suo primo film come produttore, in collaborazione con la Classic di Amedeo Pagani. La giuria dell’11° edizione del Motovun Film Festival di Zagabria (Croazia), composta da Jelena Dvoržak, Zagorka Golec e Mirta Jušić Dovođa, ha assegnato al film “Birdwatchers – La Terra degli Uomini Rossi” di Marco Bechis il premio Amnesty International Human Rights Award con la seguente motivazione: “Secondo il parere della giuria dell’Amnesty International del Festival, il film che meglio ha promosso i diritti umani è stato l’italo-brasiliano Birdwatchers. Il lavoro del regista italiano Marco Bechis è incentrato sull’eradicazione nel secolo scorso degli indios, i veri legittimi abitanti del deserto brasiliano, costretti a spostarsi dalle loro terre per mano dei colonizzatori bianchi e isolati nelle riserve. Oltre al messaggio sui diritti umani, il film ha un alto livello artistico”.

LA TERRA DEGLI UOMINI ROSSI – BIRDWATCHERS

Regia: Marco Bechis, Italia 2008, 108 Min.

Mato Grosso do Sul (Brasile). I fazendeiro conducono la loro esistenza ricca e annoiata. Possiedono campi di coltivazioni transgeniche e trascorrono le serate in compagnia dei turisti venuti a guardare gli uccelli. Ai limiti delle loro proprietà, cresce il disagio degli indio che di quelle terre erano i legittimi abitanti. Costretti in riserve, senza altra prospettiva se non quella di andare a lavorare in condizioni di semi schiavitù nelle piantagioni di canna da zucchero, moltissimi giovani si suicidano. A scatenare la ribellione è proprio un suicidio. Guidati da un leader, Nadio, e da uno sciamano, un gruppo di Guarani-Kaiowà si accampa ai confini di una proprietà per reclamare la restituzione delle terre. Due mondi contrapposti si fronteggiano. Si fanno una guerra prima metaforica e poi reale. Ma non cessano mai di studiarsi. A provare la “curiosità dell’altro” sono soprattutto i giovani. Una curiosità che avvicinerà il giovane apprendista sciamano Osvaldo alla figlia di un fazendeiro…

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *