«La via di Laura Conti»

Mario Agostinelli sul libro di Valeria Fieramonte

«La via di Laura Conti» – edita da Enciclopediadelledonne e scritta con una accuratezza piena di affetto da Valeria Fieramonte – viene a far parte della riscoperta di quella “primavera ecologica” che era fiorita verso la fine del secolo scorso ed aveva portato i suoi frutti anche fino ai grandi movimenti che (da Genova a Firenze ed a Perugia) avevano sostenuto le speranze affidate anche in forma visiva alle bandiere multicolori della pace e dell’ambiente, che sventolavano da molti balconi ed in ogni luogo nel primo decennio del nuovo millennio. Non si tratta solo di un omaggio, ma della necessaria riscoperta di una originalità dell’ecologismo italiano, che aveva trovato in Laura, in Paccino, Nebbia, Tomatis e Maccacaro assieme ad altri, la sponda politica e scientifica per contrastare una crescita dissipativa e in netta disarmonia con la natura.

Ora, quando i conti con la mancanza di tempo per affrontare la crisi climatica cominciano a farsi pesanti, uno sguardo ai contributi di una generazione di scienziati interdisciplinari, dediti all’ecologia integrale e in forte sintonia con il movimento operaio e con una stagione di riforme poi rinnegate, torna certamente utile. Ma, soprattutto, serve a chiarire alle nuove generazioni le responsabilità di una politica e di una economia che hanno cancellato una possibile rappresentazione della natura e delle interconnessioni che ne regolano la riproducibilità senza doverla porre in contraddizione con la distruttiva presenza umana sul nostro Pianeta. La natura amica è concetto che già era presente in Marx, ma il legame indissolubile tra essa e i diritti del mondo del lavoro, anche quando questo procurava una eccessiva capacità trasformativa, insostenibile per l’Universo che ci ospita, è sempre apparsa sfumata e in secondordine.

Il libro della Fieramonte si inserisce a proposito nel filone di recupero culturale e politico aperto da Poggio e Ruzzenenti con «Primavera ecologica mon amour» (*) che consiglio di leggere ed elaborare insieme a questo testo, altrettanto prezioso.

Laura è comunista, partigiana, deportata in campo di concentramento, professionalmente medico, tendenzialmente fin dalla prima ora più propensa alla prevenzione che alla cura. La sua attività scientifica si esplica negli anni del miracolo economico, quando lo sviluppo sembra comprendere e circoscrivere in sé ogni ragione di destinazione dell’attività umana. Dal 1960 al 1970 è consigliera provinciale del PCI a Milano e, già allora, sceglie il destino di solitudine di qualunque donna voglia davvero correre libera nei territori del pensiero.

Come medico scolastico coglie quanto e come l’inquinamento dell’aria e una modernità che si dimentica della natura colpiscano in particolare fin dall’infanzia e scrive «chi dice che si muore solo di tumore o di fratture o di ferite? Si muore di nascita, di guarigione, si muore di vita ed è perciò che il medico deve alimentare e coltivare la pietà». In quegli anni si occupa anche di educazione sessuale e della colpevolizzazione e del ricatto che la verginità poneva alle donne anche nel milanese “progredito”. A denuncia – a suo giudizio – della contraddittorietà del comportamento degli adulti sulle dimensioni esistenziali dei loro figli, quasi sempre assimilati nel comportamento sessuale alla morale che il patriarcato ha tramandato con regole ferree al Nord come al Sud, anche se la società industriale porterà grandi cambiamenti a partire dai luoghi di lavoro. Partendo dalla sessualità, Laura rimette in fila le tappe dell’evoluzione e approda alla riproduzione ed alla distinzione essenziale che caratterizza la femmina umana, sempre ricettiva e disponibile e, quindi, definitivamente responsabile delle proprie scelte (come sosterrà, non senza qualche distinguo, nel sostegno al referendum sull’aborto).

Il ’68 e il movimento degli studenti, nonché la nascita di una nuova sinistra, vedono la Conti attenta ad ogni fermento, ma molto indipendente nelle sue appartenenze, mai distanti dalle masse e, direi, “adagiate” nel sentire popolare a cui rivolgeva un’attenzione da militante libera, ma militante.

Quando negli anni ‘70 si realizza una corsa caotica della scienza in una competizione anche politica tra il blocco occidentale e quello comunista, la sua preoccupazione è di fondo, in quanto teme già allora il potere di controllo sociale delle tecnocrazie e la problematicità dell’invasione della scienza nel campo della vita. Proprio in quegli anni rivolge la sua attenzione all’energia e scrive con Barry Commoner un testo sulle fonti alternative. La tesi di fondo è che la legge dei rendimenti decrescenti renderà i fossili antieconomici e che non sarà il prezzo del petrolio, ma la compatibilità con i tempi biologici e con i cicli vitali a favorire lo sviluppo del solare (1978!)

In quegli stessi anni conosco Laura da vicino, assieme a Enzo Tiezzi, entrambi fondatori di Legambiente, associazione che tiene un rapporto stretto con il sindacato lombardo, da cui nascerà l’associazione “Ambiente e lavoro”. La vicenda terribile di Seveso la vedrà protagonista di una lettura impietosa dell’ignoranza e delle complicità criminali con cui il mondo industriale cercherà di tenere al riparo dalla giustizia ambientale i suoi cicli inquinanti. La sua affermazione di allora risulta estremamente significativa proprio oggi: «L’ecologia è una critica delle scienze in quanto scienze particolari: quindi ha un posto speciale nella politica e nella cultura». Già allora capiva che il dramma dell’Icmesa avrebbe messo in guardia gli italiani sulle centrali nucleari e lo faceva mettendo a confronto in termini di gradi di energia l’ancor maggiore pericolosità dell’inquinamento radioattivo rispetto a quello chimico in atto.

Tralascio ora una parte rilevante del ricchissimo libro della Fieramonte, che riallinea per intero il contributo della studiosa, per ricordare una mia frequentazione personale dell’ecologista partigiana e comunista, che concepiva la cultura al servizio della democrazia. Si era costituito un gruppo di lavoro alla CGIL Lombardia che si riunì per anni e a cui parteciparono molto attivamente, oltre a Laura, fisici e ricercatori come Valota e Farina, chimici come Scatturin, ingegneri come Tronconi, giuristi come D’Albergo, biologi come Tamino. Il gruppo era aperto a sindacalisti di vari settori, a studenti e ad insegnanti e diede vita ad una discussione che si svolgeva periodicamente con delegati di fabbrica. Il risultato del confronto veniva registrato e sistematizzato con la pubblicazione di una serie di volumi illustrati (tra cui “Nerosubianco” e “Pianeta in Prestito”) diffusi capillarmente nei luoghi di lavoro e diventati rilevanti per un orientamento anche in Lombardia a sostegno della chiusura del nucleare nel referendum dopo Chernobyl. A volte ci si riuniva anche tra i gatti che sbocciavano da ogni angolo dell’appartamento della nostra ospite e che segnalavano anche fisicamente la continuità dei suoi affetti verso il vivente in ogni fase delle sue manifestazioni. Sul libro (era «Una lepre con la faccia da bambina») che regalò a mia figlia, una dedica breve tracciava uno sguardo sul futuro pieno di comprensione per gli umani, ma anche di timore per il loro comportamento sconsiderato.

(*) cfr «Primavera ecologica mon amour»

 

Redazione
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3 commenti

  • Giorgio Chelidonio

    Conobbi Laura Conti nel 1980 ad una sua conferenza in provincia di Verona.
    Mi colpì per la sua semplicità e franchezza divulgativa: fu la prima volta che sentii parlare di ambiente jn senso corretto e propositivo !

  • COMMENTO SULLA ECOLOGIA INTEGRALE E IL MARXISMO DI LAURA CONTI, AL TEMPO DELL’ARRIVO DEL CAPITALISMO “GLOBALIZZATO” ANCHE IN CINA.
    RICORDARE LAURA CONTI SIGNIFICA ANCHE RICORDARE CHE NON PUO’ ESSERCI UN CAPITALISMO ECOLOGICO ALTERNATIVO AL CAPITALISMO,
    LA SCELTA CAPITALISTICA DI PAESI E DI UNA CINA CHE RINUNCIANDO A SOSTITUIRE LA PRODUZIONE PER IL PROFITTO CON LA PRODUZIONE PER L’USO, SEGUE IL SISTEMA OCCIDENTALE DI SFRUTTAMENTO E DISTRUZIONE DELLA NATURA TRAMITE LA MERCIFICAZIONE DELLA FORZA/LAVORO DIPENDENTE DAL CAPITALE..

    ANGELO RUGGERI (Centro studi e culturale “Salvatore d’Albergo-Il Lavoratore”)

    IL PUNTO DI VISTA DEGLI AMBIENTI SCIENTIFICI SULLA TEMATICA ECOLOGICA, RICONDUCE AL NUCLEO TEORICO DEL MARXISMO CLASSICO E AL CONCETTO MARXIANO DI “FORZE PRODUTTIVE”, A CUI SI RIFACEVA ANCHE LA “SCIENZIATA” LAURA CONTI;

    IL NESSO TRA LOGICA DEL CAPITALISMO E DEGRADAZIONE DELL’AMBIENTE VITALE E’ UN NESSO NON SOLO INTUITIVO MA CHE COINVOLGE TUTTI I CONCETTI STRUTTURALI MARXIANI, SEGUITI DA LAURA CONTI, ABBANDONATI DALLA CINA CAPITALISTA E DA “MARXOLOGI” E FILOSOFI MERCATISTI;

    LAURA CONTI COMBATTEVA ECOUTOPISTI E ANCHE I“MARXOLOGHI” CHE RISPETTIVAMENTE IGNORANO O TACCIONO CHE LA DISTRUZIONE DELLA NATURA DERIVA DAL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTICO, E NON CHIEDONO PER CHI DEVE ESSERE LA “SOSTENIBILE CRESCITA”, SICCHE’: “SOSTENIBILITA’ ENTRO IL CAPITALE” VOGLIONO CHE SIA .

    URGE SUPERARE ANZICHE’ ESTENDERE IL CAPITALISMO DOVE PRIMA NON CERA (IN CINA, ECC.), CHE PORTA AD ACCRESCERE SENZA LIMITI IL “CAPITALE COSTANTE”(NATURA UMANIZZATA) E ALLA RIDUZIONE SIA DELLA FASCIA PROTETTIVA DELLA NATURA NON UMANIZZATA SIA DELLA PRIMORDIALE “NATURA AMICA;
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    “LAUDATO SIE, mi’ Signore cun tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Laudato sì’, mi Signore, per sora Luna e le stelle: il celu l’ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato sì’ … per frate Vento … Laudate sì’ … per sor’ Acqua … per frate Focu … per sora nostra matre Terra …”. Queste e altre parole dal “Cantico delle creature” di Francesco, A QUEL TEMPO, ottocento anni fa, NON C’ERA IL DOMINIO DELLA MERCE , DELLA BORGHESIA, DEL CAPITALE!! La nostalgia di quel tempo, neppure idilliaco, ma di grande privilegi signorili e nobiliari, è quindi anzitutto fuori luogo e fuori tempo . Cercare ancora oggi le “sentimentali emozioni” di una felice realtà immateriale è una follia anacronistica …
    Sicché, concordo molto con la recensione e la sottolineatura fatta da AGOSTINELLI sulla originalità dell’ecologismo italiano (almeno di una parte) e apprezzo tanto più l’opportuno richiamo a MARX con cui Agostinelli, corregge la particolare curvatura agnostica del libro “LA VIA DI LAURA CONTI” di Valeria FIERAMONTI ed anche della cosiddetta “Primavera ecologica”.
    Col richiamo MARX si viene a sottolineare il CONCETTO MARXIANO della RAPPORTO tra la NATURA e L’UOMO/LAVORATORE, CHE SI REALIZZA ATTRAVERSO LA CATEGORIA DELLA “FORZA LAVORO” che soltanto MARX (che la definì la sua unica grande scoperta scientifica) ne sviluppo appieno la sua reale duplicità e natura, specificamente mostrandone il carattere di MERCE – quindi essa stessa “duplice” in un CONTESO capitalistico in quanto “LAVORO SALARIATO”. In esso il significato del termine GENERICO “LAVORO” implica elusivamente il SUO “USO” , mentre LA SCAMBIABILITA DELLA “MERCE FORZA-LAVORO” è data dal suo VALORE DI SCAMBIO. In CONTRASTO con le POSIZIONI socio-moralistiche-fideistiche, PRESENTI a palate anche nella ASINISTRA (categoria animale/umano che poco ha a che fare col marxiano concetto di natura come corpo inorganico dell’uomo), ma anche tra qualche sedicente FILOSOFI e “MARXOLOGHI”sia della CINA sia italo-filo/cinesi o di “MARX XXI” e tra qualcuno che magari ora lavoro per qualche centro bancario dimentica GIACCHE’, NON E’ IL LAVORO ad ESSERE MERCE (tranne che per gli schiavi propriamente detti), MA E’ LA FORZA LAVORO AD ESSERE MERCE.
    GIACCHE’ non per niente MARX (che nella CINA CAPITALISTA è stato TOTALMENTE ABBANDONATO) nella totale IGNORANZA da parte degli ECONOMISTI e dei MARXSOLOGHI specie quelli cinesi, HA DISTINTO NETTAMENTE tra “LAVORO” E “LAVORO SALARIATO”.
    TUTTO CIO RIENTRA nella QUESTIONE del VALORE come CONCRETA FIGURA SOCIALE dei PRODOTTI DAL LAVORO cioè le merci e come loro concetto, in cui rientra anche il “LAVORO PRECARIO”, che non è di oggio, ma concettualmente e storicamente già nell’800 tutto il LAVORO SALARIATO era considerato PRECARIO. Infatti e la “DIPENDENZA DAL CAPITALE” in quanto tale che RENDE il RAPPORTO di lavoro intrinsecamente INSTABILE, INCERTO E SUBORDINATO. Quindi anche se potrebbe disturbare dirlo, il cosidetto mobbing, cioè il comportamento vessatorio nei confronti del lavoratore dipendente e salariato da parte del padrone è insito in tutte le forme di lavoro dipendente.
    Tali nozioni e concetti erano ben chiari nella mente di LAURA CONTI, che da marxista ed ecologista coerente sapeva che è appunto già da allora, nell’800, appunto, dai tempo di MARX in poi, che comporta di considerare come INDISSOLUBILE il RAPPORTO TRA LA LOTTA PER DIFENDERE LA NATURA E LA SALUTE E LA LOTTA PER I DIRITTI SOCIALI/ECONOMICI DELLA FORZA/LAVORO e del MONDO DEL LAVORO, che non sono altro che “BISOGNI UMANI” NATURALI, in primis di SALUTE E AMBIENTE SALUBRE, ignorati o calpestatiti dall’ORGANIZZAZIONE CAPITALISTICA DEL LAVORO E DALLA FORMA SALARIATA da un PADRONE ora INTRODDOTTA ANCHE IN CINA, non può che implicare, per antonomasia, atteggiamenti violenti, angherie, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, molestie, maldicenze, danneggiamenti offensivi, ostracizzazione, ecc. FINO A LEDERNE LA SALUTE E L’ESISTENZA STESSA. E’ DURO da accettare questa CARATTERISTICA DEL LAVORO DIPENDENTE (salariato) ORA VIGENTE ANCHE IN CINA,ma è cosi!
    Insieme a questo a Laura CONTI era chiaro che il rapporto tra LA FORZA/LAVORO dell’UOMO-OPERAIO e la NATURA è un rapporto INDISSOLUBILE, in quanto DERIVA DALLA NATURALITA’ STESSA DELL’UOMO, essendo – come per MARX ed ENGELS – che la NATURA è il CORPO INORGANICO dell’UOMO. Donde che si può anche dire, in un certo senso, che ogni passo in avanti e conquista realizzata nel segno della emancipazione e liberazione dalla FORZA/LAVORO, vale a dire della dall’ UOMO-OPERAIO, prepara una nuova condizione, anche QUELLA IN CUI SIA POSSIBILE un NUOVO TIPO DI SVILUPPO non più capitalistico e quindi MIGLIORE anche nel rapporto tra l’UOMO-NATURA e del SUO CORPO INORGANICO, in CUI (cioè) CESSI CONTEMPORANEAMENTE sia la MUTILAZIONE DELL’UOMO sia la MUTILAZIONE della NATURA, ovvero CESSI la SEPARAZIONE DELL’UOMO e della NATURA dai “BISOGNI UMANI”, ignorati o calpestatiti dalla organizzazione del lavoro capitalista.

    Ne CONSEGUE che tutto ciò che si ottiene con le lotte della FORZA/LAVORO, con lo sciopero, il lavoro sindacale e politico, il lavoro antimilitarista, il reclutamenti, l’agitazione, le lotte sociali e ogni minima vittoria operaia, di fatto ACCELERANO LA FINE del MONDO del CAPITALE come POTENZA SOCIALE CHE SI CONTRAPPONE alla NATURA e ai “BISOGNI UMANI” dell’UOMO, tra cui il primario “BISOGNO UMANO” della NATURA che come tale è un BISOGNO SOCIALE.
    La FORZA LAVORO dell’operaio usata nel LAVORO, è il CORRISPETTIVO DIALETTICO TRA LA NATURA E L’UOMO e tra L’UOMO, LA NATURA e la STORIA.
    Da ciò si comprende come LA CLASSE SOCIALE dell’UOMO-LAVORATORE che TRASFORMA la NATURA in NATURA UMANIZZATA, RISULTA ESSERE, sia come UOMO che come CLASSE SOCIALE, la PARTE PIU’ INTERESSATA ad una ECOLOGIA INTEGRALE che, come tale, non può non collegarsi anche alla ECONOMIA, quindi al CONTROLLO SOCIALE della PRODUZIONE, “del COSA” e del “COME PRODURRE”, PERSEGUENDO LA STRATEGIA DELLE RIFORME SOCIALI per ATTUARE LA DEMOCRAZIA SOCIALE prefigurata dalla COSTITUZIONE DEL 1948, nella CONVERGENZA POLITICO/CULTURALE di DOSSETTI e TOGLIATTI per REALIZZARE IL CONTROLLO SOCIALE e la PROGRAMMAZIONE DEMOCRATICA DELL’ECONOMIA, nella quale”OGNI COSA VIENE LEGATA A TUTTE LE ALTRE “ , che è ANCHE la PRIMA LEGGE, come diceva COMMONNER e come era anche per LAURA CONTI. Laura che anche dal SENATO ci sosteneva al punto che, con Laura CONTI, d’ALBERGO e NOI FONDAMMO IL “MOVIMENTO NAZIONALE ANTIFASCISTA PER LA DIFESA E IL RILANCIO DELLA COSTITUZIONE”, per SOSTENERE LA COSTITUZIONALE LEGGE PROPROZIONALE e IL CONTROLLO SOCIALE DELL’ECONOMIA, vale a dire la programmazione democratica.
    QUESTO ANCHE PER EVITARE IL CORPORATIVISMO “VERDE” – contro cui si batteva LAURA – CON UNA CONCEZIONE SOCIALE sia dello STATO che della ECONOMIA, SAPENDO – come, stando in Senato, vedeva bene Laura CONTI – CHE I GOVERNI SONO COME GLI “ESECUTIVI D’IMPRESA” CHE DISTRUGGONO L’AMBIENTE.

    LAURA CONTI, AMBIENTE PRODUZIONE CONTROLLO SOCIALE DEMOCRAZIA: ISTITUZIONI POLITICHE E SOCIALI E QUALI FORME DI POTERE E DI STATO

    Ho ben presente quei tre anni in cui da segreteria regionale del PCI della Lombardia, con LAURA CONTI, che partecipava alle riunioni, quando io da responsabile delle Politiche economiche e del lavoro della Regione Lombardia, mi trovavo facilmente ad intendermi con Laura CONTI, anche e proprio sul significato – come ho detto sopra – del RAPPORTO tra L’ECOLOGIA e il MARXIANO CONCETTO di “FORZE PRODUTTIVE” (che fu poi, credo, la base della collaborazione tra LAURA CONTI e Barry COMMONER); nonché con le QUESTIONI delle RIFORME DEMOCRATICHE E SOCIALI e DELLA RIFORMA DEMOCRATICA E DELLA ORGANIZZAZIONE DEL POTERE IN FABBRICA , NELLA SOCIETA E NELLO STATO. Riforma del potere, a cui devono contribuire ANCHE i movimenti di massa e ambientalisti, in quanto democratizzazione, socializzazione dei poteri e RIFORMA DELLO STATO sono INDIPENSABILI per perseguire ed ottenere una ECOLOGIA INTEGRALE, tramite una democrazia sociale e di massa e POTERI DAL BASSO, che sono tutti e tanti motivi che occorre ricordare, continuamente, parlando di Laura CONTI, il cui metodo di analisi (coincidente con il nostro) era il METODO DI ANALISI MARXISTA DEL MATERIALISMO STORICO: cosa da ricordare sopratutto OGGI che ci troviamo IN PRESENZA di un dominante processo di “CONTRAFFAZIONE”(persino da parte di SEDICENTI FILOSFI “MARXIANI”), di tutto quel BAGAGLIO TEORICO DEL MARXISMO a cui LAURA CONTI non solo ricorreva ma ne era uno dei massimi rappresentanti.
    Anche LAURA CONTI riteneva possibile l’ECOLOGIA INTEGRALE solo se si supera la dicotomia tra questioni sociali come l’ambiente e la democratizzazione dei poteri dello stato, e SE NON SI SEPARA L’ECOLOGIA dalla FORZA/LAVORO usata nel LAVORO e dal CONTROLLO OPERAIO E SOCIALE DEMOCRATICO della FABBRICA, del TERRITORIO e dell’ECONOMIA, RISPETTO CUI il RUOLO della FORZA/LAVORO DELL’UOMO E’, marxianamente, IL RUOLO DELL’UOMO/NATURA, che NON E’ solo quello di PRODURRE, ma é in primis quello di verificare col controllo e poi di MODIFICARE e SUPERARE il SISTEMA economico e di PRODUZIONE capitalistico, VOTATO allo SFRUTTAMENTO ILLIMITATO della NATURA e della FORZA/LAVORO.
    In questo emerge il ruolo e la funzione svolta da LAURA CONTI, diversa da tutti coloro che si manifestano ambientalisti, perché Laura CONTI era anzitutto marxista, oltre che ambientalista, In quanto sapeva bene che IL CAPITALE E’ UNA POTENZA SOCIALE – di cui il capitalista è l’agente- che ha ormai PERSO qualsiasi rapporto proporzionale TRA LA PRODUZIONE CAPITALISTICA e le CONDIZIONI SOCIALI E DELLA NATURA nella quale essa funziona: ESSENDO UNA POTENZA SOCIALE ESTRANEA, INDIPENDENTE E SUPERIORE, che si CONTRAPPONE ormai SENZA LIMITI sia ALLA SOCIETA’ che alla NATURA . Fino a quando, almeno, il rapporto di produzione capitalistico non sarà TRASFORMATO in condizioni di PRODUZIONI SOCIALI, COMUNI, E GENERALI, volte cioè a privilegiare la NATURA in quanto CORPO INORGANICO DELL’UOMO e della sua VITA.

    Se trascuriamo le iniziative, i documenti e gli articoli direttamente ispirati dai gruppi economici, dagli Stati, dai governi e dai Circoli capitalistici (tra cui spiccano il GOVERNO assurto a PARTITO/STATO di DRAGHI – cioè un PARTITO che comprende tutti quelli che stanno al governo, dai ministri agli apparati e le consorterie di sostenitori striscianti e prezzolati giornalisti di regime), e SE PRIVILEGIAMO gli scritti che riflettono PUNTI di VISTA SCIENTIFICI (di cui è parte anche Mario Agostinelli), possiamo dire che nella TEMATICA ECOLOGICA RIENTRANO, i vari aspetti del pensiero marxista e del metodo di analisi marxista del materialismo storico e in particolare il CONCETTO MARXIANO DI “FORZE PRODUTTIVE”, che a mio avviso erano tutti ben presenti nel PENSIERO DI LAURA CONTI e che la portava a CONFLIGGERE DURAMENTE con vari ecologisti anche dell’Arci/ambiente di cui è stata presidente.
    LAURA CONTI combatteva GLI ECOUTOPISTI che ignorano che LA DISTRUZIONE DELLA NATURA DERIVA DAL PREDOMINIO DEL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTICO che produce la ricchezza materiale e il CONSUMISMO CAPITALISTICO.
    La produzione capitalistica serve a valorizzare le merci NON COME “VALORE D’USO” MA ESCLUSIVAMENTE COME “VALORE DI SCAMBIO”, derivato dal PLUS/VALORE ricavato SFRUTTANDO LA SALUTE DI UOMINI, AMBIENTE E NATURA.
    Sicché anche LA SOSTENIBILITA’ – DETTA AMBIENTALE – rientra anch’essa sotto l’egida del VALORE DELLE MERCI, che però viene negato da ogni parte.
    COSI CHE I “SOSTENITORI-DELLA-SOSTENIBILITA’” (appropriato gioco di parole), trovano facile rapportare LE RISORSE NATURALI CONSUMATE con le quantità di terre e giacimenti disponibili per ESSERE RIGENERATE, DA CHI, sino ad ora, HA CONSUMATO E DEGRADATO LA NATURA per fini di PROFITTO.
    IN UN SISTEMA DEL CAPITALE così diffuso e inamovibile, DAL NORD AL SUD, DAGLI USA ALLA CINA, sia gli eco/utopisti che i c.d. filosofi “marxologhi” NON SI CHIEDONO ne denunciano PER CHI DEVE ESSERE UNA “SOSTENIBILE CRESCITA” (niente affatto per lo sviluppo sociale e culturale), sicché, nei fatti, una “SOSTENIBILITA’ ENTRO IL CAPITALE” VOGLIONO CHE SIA .
    Fingono che in questo sistema del capitale si possano RESTRINGERE I CONSUMI OPULENTI E “SUPERFLUI” (!?!) ma “QUESTO’” E’ proprio IL CONSUMO CAPITALISTICO: “è il capitalismo, baby”. E fingono di non sapere che LE GRANDI IMPRESE TRASNAZIONALI NON VOGLIONO E NON POSSONO SOSTENERSI che sulle SPALLE ALTRUI, lavoratori in primis. E che TALI IMPRESE vogliono solo annientare i loro nemici interni, ATTRAVERSO LA “CONCORRENZA”(SLEALE PER ANTONOMASIA) e i COSTI ESOSI, le EVASIONI FISCALI E MONETARIE, SPECULAZIONI, CREAZIONE DI CAPITALI FITTIZZI, ecc., ovverosia, CIO’ CHE DEVE ESSERE REALMENTE “SOSTENIBILE” E’ IL PROFITTO O SOVRAPROFITTO: CIOE’ IL PLUS/VALORE.

    Sicché a FAVORE della CONCORRENZA SI PREPARA L’ENNESIMO DECRETO DEL “GOVERNO” – i cui membri non rispondo più al loro partito d’origine ma al GOVERNO FATTOSI PARTITO/STATO DELL’ORMAI SEMI/AUTOCRATE DRAGAHI – secondo le FORME e le LINEE IMPOSTE DAL SOVRANISMO DELLA UNIONE EUROPEA, che ora viene SOSTENUTA anche da FILO CINESI italiani, COME CATONE, che PER FAVORIRE GLI INTERESSI DELLA CINA, “VIETANO” DI CRITICARE LA UE DI MERCATO e CAPITALISTA, convinti che CINA e UE abbiano un INTERESSE “COMUNE” nel CAPITALISMO KEYNESIANO (!?). Cioè in un ruolo dello STATO posto a SOSTEGNO e a FAVORE DEI CAPITALISTI, del MERCATO e del CAPITALE, come nel NEW DEAL di ROOSEVELT e come OGGI in CINA.
    Donde che cinesi e filo cinesi danno prova del sordido trionfo di dire che “CIO’ CHE E’” SAREBBE “CIO CHE SI PERCEPISCE” EMPIRICAMENTE e ciò che “FUNZIONA”, PRAGAMATICAMENTE che è il SENTIMENTO proprio dell’attuale modo di pensare cinese, da Teng XiaPing in poi e dei “filosofi” e “marxologhi” filocinesi, secondo cui SE UNA COSA FUNZIONA – e il capitalismo funziona, da un punto di vista economicistico e di dati economici – ALLORA E’ ANCHE GIUSTO, alla faccia di Vladinir I. LENIN (cfr. MATERIALISMO ED EMPIRIOCRITICISMO). Praticamente, è come se tali cinesi e filosofi e “marxologhi” NON SAPPESSERO già DA MARX che: “il modo di produzione capitalistico è un mezzo storico per lo sviluppo della forza produttiva materiale e la creazione di un corrispondente mercato materiale mondiale” e che questo “é al tempo stesso la contraddizione costante tra questo suo compito storico e i rapporti sociali che gli corrispondono” (K.Marx)
    Tuttavia se si CONVINCONO masse di persone a seguire e CREDERE i tali empirici SENTIMENTI DEL MERCATO e DELLE BORSE, nella banalizzazione SOCIO-POLITICA-ECONOMICA di siffatto “sentimento” derivato dalla “percezione” empirica, SI AVVERTE IL TENTATIVO DI FAR CREDERE CHE STORIA E TEORIA POSSONO APPAIARSI alle SUPPOSIZIONE a cui RICORRONO anche sportivi e gente dello spettacolo che dicono di avere “PERCEZIONE, di varie cose, dalla TEMPERATURA AI PREZZI DEI PRODOTTI o ANCHE delle APPARTENENZE POLITICHE (DI QUI L’INVASIONE STILE USA DEI SONDAGGI), IN CUI IL PERCEPITO E’ SISTEMATICAMENTE DIVERSO DAL REALE MISURATO OGGETTIVAMENTE, ma che ciò nonostante VIENE AVVALLATO, allora va da sé che il vero VALORE delle cose, sta dietro simili e fesse negazioni della realtà.

    LA MARXISTA LAURA CONTI E L’ESTENSIONE DI AMBIENTE, SCIENZA E TECNICA NEL CONCETTO MARXIANO DI FORZE PRODUTTIVE

    Tra i tanti motivi che portano l’ecologismo al marxismo, almeno TRE MOTIVI principali ci riportano al NUCLEO TEORICO DEL MARXISMO CLASSICO: tre motivi che a mio avviso erano ben presenti nel PENSIERO DI LAURA CONTI e che da parte nostra possiamo esemplificare nei modi che seguono.
    Il PRIMO MOTIVO che riconduce la tematica ecologica al nucleo teorico del marxismo classico, è nella ADOZIONE implicita del SIGNIFICATO più ESTENSIVO del CONCETTO MARXIANO DI “FORZE PRODUTTIVE”, che non solo INCLUDE le tradizionali risorse dell’AMBIENTE e della TECNICA direttamente impiegate nella produzione, e LA FORZA/LAVORO dell’UOMO-LAVORATORE in PRIMIS; ma secondo il concetto marxista, INCLUDE anche LA NATURA NON ANCORA UTILIZZATA DALL’INDUSTRIA e lo stesso UOMO/NATURALE con i suoi bisogni vitali, o culturali vitali, quindi primis i BISOGNI VITALI citati da AGOSTINELLI, cioè i DIRITTI SOCIALI della FORZA/LAVORO usata NEL MONDO DEL LAVORO.
    Questo è un PRIMO ASPETTO senza il quale, se non viene ricordato, si amputa sia il pensiero marxista che quello ecologico a cui faceva riferimento anche LAURA CONTE. Perché LAURA CONTE non era semplicemente quello che oggi usa dirsi “ambientalista”, ma era una GRANDE DONNA marxista e conseguentemente anche comunista, partigiana, deportata in quel CAMPO DI CONCENTRAMENTO di Bolzano, dove per altro – per aver cercato di aiutare i reclusi ad evadere – finirono anche il padre di CINI che AGOSTINELLI ben conosce (entrambi del “Centro d’ALBERGO-IL LAVORATORE”): padre di CINI che INSIEME a Marina ROSSANDA e Laura CONTI e Giuseppe DE LUCA – marxista e redattore della rivista SAPERE di MACCACARO e poi di altre riviste, tra cui “SE-Scienza esperienza”, e impegnato in fabbrica con gli operai sulla questione SALUTE-NATURA-AMBIENTE E CAPITALE – FONDARONO nel TERRITORIO dei boschi di TRADATE/APPIANO, la Cooperativa Marcella, che ho fatto conoscere anche ad Agostinelli.
    La Cooperativa “Marcella” (nome di una partigiana) FU, come anche LA MONTEDISON DI CASTELLANZA, un CENTRO MOTORE della elaborazione e delle lotte per il CONTROLLO OPERAIO DELLA SALUTE e DELL’AMBIENTE sia IN FABBRICA che NEL TERRITORIO, prima varesino e poi milanese e lombardo, IN CUI SI ATTUO’ IL CONTROLLO OPERAIO E SOCIALE della SALUTE E DELL’AMBIENTE IN FABBRICA E NEL TERRITORIO che, con il concorso degli ENTI LOCALI e dei COMITATI di ZONA, ANTICIPO’ l’attuazione DELLA RIFORMA SANITARIA, di cui la legge 833/78 del Parlamento fu sostanzialmente il recepimento di quanto A PARTIRE DALLA FABBRICA E DAGLI OPERAIA già veniva attuato ANCHE NELLE FORME DELLA PREVENZIONE, nelle FABBRICHE e nel TERRITORIO della provincia di Varese e poi del milanese e della Lombardia, con il CONCORSO DEI COMUNI LOCALI.

    AMBIENTE E LOTTE OPERAIE CONTRO L’ECONOMICISMO PRODUTTIVISTA CHE CON LA CINA SI E’ ORAMAI ESTESO ALL’INTERO PIANETA

    Tutto questo, in nome della salute e dell’ecologia, fu derivato della teoria marxista e delle conseguenti LOTTE OPERAIE e del PCI e del MOVIMENTO OPERAIO, volte ad EVITARE DI RIPETERE L’ESPERIENZA DELLA RIVOLUZIONE PASSIVA, di cui a proposito del TAYLORISMO paralava GRAMSCI in AMERICANISMO E TAYLORISMO (taylorismo e rivoluzione passiva che hanno scontato la dicotomia tra fabbrica e società) in forza dei NUOVI CONTENUTI CHE LA LOTTA OPERAIA degli anni 60/70/80 E’ RIUSCITA AD IMPRIMERE IN RIFERIMENTO ALLA SALUTE E ALL’AMBIENTE SIA IN FABBRICA CHE NEL TERRITORIO E NELLA SOCIETA. In un impatto diretto con la ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO e quindi con la STRUTTURA GERARCHICA DELL’IMPRESA (intesa, anche sotto questo profilo, come MICROCOSMO DELLA SOCIETA).
    Cosa questa, della trasformazione dell’organizzazione del lavoro e della gerarchia d’impresa in funzione della salute e dell’ambiente in fabbrica e nella società, che sarebbe di grande importanza in quei PAESI in cui è in atto una MODERNIZZAZIONE CAPITALISTICA, se SOLO ci fosse ancora UN MOVIMENTO OPERAIO CAPACE DI LOTTE che, invece, NON C’E’ PIU’ NEMMENO in CINA dove è IN ATTO UNA gigantesca RIVOLUZIONE PASSIVA. Rivoluzione passiva RISPETTO ALLA SCIENZA e alle derivate NUOVE TECNOLOGIE CAPITALISTICHE e quindi rispetto all’organizzazione della fabbrica, ”ASSUNTE COME PURA OGGETTIVITA’” in una CINA dalla PROSPETTIVA CULTURALMENTE ANGUSTA E RIDUTTIVA, propria del MATERIALISMO POSITIVISTA, in cui si ASSOMMANO E SI COMPEDIANO uno SMACCATO ECONOMICISMO/POSITIVISTA e POSITIVISMO EVOLUZIONISTICO, già dei menscevichi e della socialdemocrazia – tanto che con la CINA SEMBREREBBE quasi di esser TORNATI, mutatis mutandi, a quello che ERIC HOBSBAWN ha descritto in “IL TRIONFO DELLA BORGHESIA”- l’ECONOMICISMO/POSITIVISTA e lo SCIENTISMO TECNOLOGICO CAPITALISTICO, assunto anche dagli italici filo-capitalismo cinese – con qualche spruzzata di dialettica-materialistica -, dove tutti sembrano ignorare l’osservazione di MARX nel Capitale: “La stessa facilità del lavoro diventa un MEZZO DI TORTURA, giacché LE MACCHINE NON LIBERANO DAL LAVORO L’OPERAIO ma tolgono il contenuto del suo lavoro” .

    LA DISTRUZIONE AMBIENTALE DELL’ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA E’ ARRIVATA FINO ALLA CINA

    Distruzione ambientale e accumulazione ESTESESI, ovunque e finanche alla CINA, CON TUTTI I DANNI PIU TRAVOLGENTI DELLO SVILUPPISMO CAPITALISTICO E DELL’ECONOMICISMO PRODUTTIVISTA, senza alcun RIGUARDO PER LA FASCIA PROTETTIVA della NATURA NON ANCORA UMANIZZATA, che in un Paese che ha una popolazione superiore ad un continente come la Cina, contribuisce in modo GIGANTESCO a legittimare e sviluppare il SISTEMA della accumulazione capitalistica e ad incrementare la PRODUZIONE capitalistica che HA IN SE’ la tendenza verso uno SVILUPPO ASSOLUTO dellE FORZE PRODUTTIVE anche indipendentemente dal valore e dal plus/valore in esse contenuto, perché HA COME SCOPO LA CONSERVAZIONE DEL VALORE-CAPITALE ESISTENTE E LA SUA MASSIMA VALORIZZAZIONE,che comporta una DISTRUZIONE SENZA LIMITI della NATURA AMICA, MERCIFICANDO E DILATANDO LA NATURA UMANIZZATA.
    Per cui si vanno avvertendo le drammatiche conseguenze che si prospettano per la sopravvivenza della specie umana, di cui colpisce l’ampiezza documentativa e l’analisi critica di HARVEY (ad esempio sulla CEMENTIFICAZIONE DELLA CINA la cui dimensione non ha precedenti nella storia del Pianeta), circa le conseguenze derivate dal fatto che anche la CINA, pur di agganciarsi alla “globalizzazione” capitalistica, è arrivata a perseguire il MODELLO di ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA e di MODERNIZZAZIONE CLASSICO/LIBERALE quanto alla STRUTTURA ECONOMICA CAPITALISTA, ma di TIPO AUTORITARIA o staliniana – quindi antimarxista e anti leninista – quanto alla SOVRASTRUTTURA.

    LAURA CONTI E IL DIBATTITO SU AMBIENTE, SALUTE E POTERE DELL’OPERAIO SUL “COME E COSA PRODURRE”

    Sono temi che negli anni di LAURA CONTI erano ben presenti nel dibattito, come anche la consapevolezza che il MARXISMO e l’arricchimento LENINISTA, HANNO SCONFITTO, nell’esperienza viva del movimento operaio, il MITO dell’”isola del socialismo” e la SOTTOVALUTAZIONE del problema DELLO STATO, a cui si affidava o si pensa di affidare, l’emancipazione dell’operaio da un lavoro “privato del suo contenuto” – come diceva MARX nel Capitale – cioè ad una sorta di liberazione dall’esterno, facendo credere che si possa concepire LA GESTIONE DELLO STATO COME MEZZO PER PORTARE LA LIBERAZIONE ALL’OPERAIO racchiuso in fabbrica, e attraverso la MACCHINA (oggi la nuova macchina tecnologica), che diventa la messianica automazione che possiamo vedere teorizzata tuttora in vari Paesi di vecchio e nuovo capitalismo.
    Sicché insieme all’automazione e con LO STATO (gestito dal partito), si vuol far credere che si realizza una sorta di TRANSFERT dove l’OPERAIO, in TEORIA, si dice che E’ IL PADRONE dello STATO (pur se il vero padrone è il PARTITO/STATO) e QUINDI che é GESTORE DELLA FABBRICA, ma senza essere e NON E’ IL PADRONE DEL MODO DI PRODURRE: con in più il fatto che in CINA c’è il POTERE D’IMPRESA E DELLA PROPRIETA PRIVATA, c’è IL SISTEMA ECONOMICO CAPITALISTA E IL MERCATO CHE LO STATO NON PUO’ NON SOSTENERE E RECEPIRE LE SUE REGOLE NELLA ORGANIZZAZIONE E LEGISLAZIONE STATUALE (cioè, non può certo mettergli i bastoni nelle ruote).
    Per cui:
    1) la SCIENZA APPLICATA, cioè la TECNOLOGIA, che dovrebbe entrare in fabbrica per emancipare il lavoratore, ASSUME LE VECCHIE FORME DI SCIENZA APPLICATA DEL VECCHIO SISTEMA CAPITALISTICO – che tanto abbiamo combattuto anche in Italia e che la Rivoluzione comunista cinese aveva abrogato – per cui anche in CINA, IL MORTO RITORNA E GUIDA IL VIVO, SENZA ALCUN RIGUARDO NE PER L’AMBIENTE NE PER LA SALUTE;
    2) anche NELL’AMBIENTE all’esterno della fabbrica, OGNI STRUTTURA AUTORITARIA DELLO STATO, come è autoritaria nello Stato cinese, il PROCESSO di liberazione/emancipazione dei lavoratori, risulta MUTILATO dalla MANCANZA DI UNA DIALETTICA e LOTTA di POTERE nella FABBRICA, nella SOCIETA’ e rispetto allo STATO, DIALETTICA CHE RICHIEDE i suoi NECESSARI MOMENTI CONFLITTUALI (assenti in Cina e che comunque il potere d’impresa capitalistica reprime), che MUOVA DALLA FABBRICA E DAI CONTENUTI di una RICERCA CONTESTATIVA sul “COME PRODURRE”, E SUL CHE “COSA PRODURRE: dialettica conflittuale che è la sola alternativa REALE alla FINZIONE DELL’EQUILIBRIO DEI POTERI teorizzata dal DIRITTO BORGHESE/CAPITALISTA.
    Quello che accade oggi in CINA e accadeva in URSS lo discutevo anche con Laura CONTI, già allora, cosi come quanto sopra ricapitolato, proprio in forza dall’impostazione marxista che aveva Laura CONTI, come Salvatore d’ALBERGO e tutti noi altri della Cooperativa Marcella: dove per altro , NEGLI ANNI 80, SI TENNE UN GRANDE CONVEGNO (organizzato dal Centro il lavoratore che aveva la sede sociale preso la Cooperativa) sul “RILANCIO DELLA RIFORMA SANITARIA e PREVENZIONE ECOLOGICA”, sottotitolo: “SENZA CONTROLLO DEMOCRATICO/SOCIALE DELLA PRODUZIONE CAPITALISTICA E DELL’ECONOMIA NON C’E’ ECOLOGIA”, in cui io tenni la Relazione e d’ALBERGO e Laura CONTI le conclusioni. Ma intervennero tra gli altri SCATTURIN, FORTE, VALOTA, TRONCONI e vari altri che partecipavano al GRUPPO di LAVORO di NEROSUBIANCO organizzato da AGOSTINELLI in CGIL LOMBARDIA.
    LA COMPOSIZIONE DEI PARTECIPANTI DI VARI INDIRIZZI CULTURALI, insieme alla INTERDISCIPLINARIETA’ propria dei marxiani del Centro e della Cooperativa, realizzava una UNITA’ DI TUTTE LE SCIENZE TIPICAMENTE MARXISTA E GRAMSCIANA, CAPACE DI SUPERARE IL METODO DELLA SEPARATEZZA TRA LE DIVERSE SCIENZE E CONOSCENZE, INDISPENSABILE PER SUPERARE IL METODO DELLA SEPARATEZZA TRA LE DUE CULTURE e PER MREALIZZARE UNA ECOLOGIA INTEGRALE (“che tutto collega”), che richiede una VISIONE INTERDISCIPLINARE, UNA VISONE ORGANICA ( non organicistica) PROPRIA DEL MARXIMO, anche rispetto alla ECONOMIA E alle FORME DEL POTERE E DELLO STATO per dare SBOCCO politico e istituzionale A QUESTIONI SOCIALI DI VASTA PORTATA COME L’ECOLOGIA.

    IL RIFIUTO DELLE VISIONE GENERAL/GENERICA DEI FILOSOFI SULL’ECOLOGIA E LO STATO

    Anche su questo – che era contenuto nella mia relazione – concordarono in primis D’ALBERGO E LAURA CONTI e tutti i presenti, che sottolinearono come LA VISIONE più NEGATIVA E DA RESPINGERE E’ QUELLA DI “FILOSOFI” anche MARXISTI che separandosi dalla ECONOMIA e dal DIRITTO, non sono ne filosofi ne tanto meno marxisti, perché danno una visione puramente FILOSOFICA sia della ECOLOGIA che delle forme di POTERE E di STATO, a scapito di una corretta e concreta analisi del RAPPORTO tra FORME ECONOMICHE e finanziarie CAPITALISTICHE e i SISTEMI ISTITUZIONALI DEGLI STATI E DEI POTERI. Portando ad un fuorviamento che impedisce di cogliere, sia la portata ECONOMICISTA e ANTIECOLOGICA della GLOBALIZZAZIONE e le sue PLANETARIE CONSEGUENZE DISTRUTTIVE DELL’AMBIENTE, meglio VISIBILE proprio NELLA GIGANTESCA DISTRUZIONE DELLA NATURA AMICA in corso nel PIU’ GRANDE PAESA CAPITALISTA DEL MONDO, la CINA (ripetiamo, si vedano ad es. i dati e analisi di HARVEY in “Cronache anticapitalistiche”, Feltrinelli), ad opera del totalitarista ECONOMICISMO/CAPITALISTA CINESE. Rispetto al quale, sedicenti “filosofi marxisti” (il marxismo non è filosofia ne scienza, ma è MARXISMO che NON E’ UNA ORTODOSSIA ma UNA ORTOPRASSIA: donde le opere di Marx che sono tutte Critica di … questo e quello, critica che manca agli acritici filosofi e sostenitori dell’attuale Cina capitalista), risultano essere IMBELLI e privi di AUTONOMIA TEORICA tanto che assumono il METODO della separatezza del GIUSPOSITIVISMO DAL GIUSNATURALISMO e del METODO GIURDICO dal METODO SOCIOLOGICO (ma più in generale della separazione della filosofia da ogni altra scienze), sull’onda del “NORMATIVISMO” BORGHESE (di stampo soprattutto KELSENIANO).
    Donde che all’opposto di GRAMSCI – di cui pure il filosofo R. CAPUTO scrive su paginate su paginate di giornali on line – tali sedicenti “filosofi marxisti” NON SANNO FARE ALTRO che, per un verso, dare UNA VALUTAZIONE PURAMENTE FILOSOFICA/ASTRATTA della questione ECOLOGICA (separandola dall’economia e dalla concetto marxiano di “forse produttive”) e dall’altro verso, non sanno DARE UNA VALUTAZIONE ANCHE GIURIDICA, cioè ANALITICA/CONCRETA, della QUESTIONE DELLO STATO, limitandosi ad una valutazione puramente “FILOSOFICA” e quindi SINTETICA E GENERICA/GENERALE DELLO STATO E DELLE FORME DI POTERE, QUINDI NON CONCRETATA STORICAMENTE.
    Sicché, anche quando scrivono di GRAMSCI non sanno fare emergere che EGLI “NON SI è LIMITATO A PARLARE DEL DIRITTO E DELLO STATO NEL CONTESTO GENERALE DELLA FILOSFIA DELLA PRASSI, ma ha saputo cogliere anche gli ASPETTI TEORICI relativi alle specifiche “FORME” DELLO STATO E DEL POTERE, con cui, nel caso, nello stato italiano si sono TRADOTTI in TERMINI ISTITUZIONALI E NORMATIVI – e quindi anche GIURIDICI- I VALORI CUI SI ISPIRA L’ORGANIZZAZIONE DEL POTERE nella SOCIETA’ CAPITALISTICA” (Salvatore d’ALBERGO), con tutti i necessari RIFERIMENTI STORICI, CIOE’ CON ANALISI DELLA REALTA EFFETTUALE IN QUANTO STORICAMENTE FONDATA E DOCUMENTATA.

    MARXISMO E GRAMSCISMO DI LAURA CONTI PER UNA ECOLOGIA INTEGRALE E CONTRO LA “COSTITUZIONE MATERIALE” DEFINITA DA GRAMSCI E BERLINGUER “COLPO DI STATO”
    ANCHE LAURA CONTI SI BATTE’ CONTRO LE DESTRE INTERNE AL PCI DIVENTATE IN ITALIA COME IN CINA IL “CAVALLO DI TROIA DEL CAPITALISMO”

    LAURA CONTI concordava col fatto che PER UNA ECOLOGIA INTEGRALE ED UNA VALUTAZIONE CORRETTA SIA DELLA STRUTTURA ECONOMICA CAPITALISTA (in cui si opera o che si analizza), SIA DELLE ISTITUZIONI STATALI occorre dare rilievo alla DIALETTICA SOCIALE e ai soggetti protagonisti del conflitto degli interessi, come suggerisce lo stesso GRAMSCI proprio con riguardo alla necessità di UNA ESPOSIZIONE OBBIETTIVA E ANALITICA DELLE QUESTIONI, ma specialmente, una ANALISI CRITICA DELLE FORZE POLITICHE E SOCIALI CHE COSTITUISCONO I DIVERSI STATI, SIA PLURIPARTITI CHE DI PARTITO UNICO, in una sufficiente prospettiva storica.
    UNO STUDIO SERIO FATTO CON PROSPETTIVA STORICA E CON METODI CRITICI E ANALITICI (anziché generali/generici propri della separatezza filosofica, n.d.r), sono uno dei mezzi più efficaci per COMBATTERE L’ASTRATTISMO MECCANICISTICO E IL FATALISMO DETERMINISTICO (Gramsci Q. 14, pag. 1666), che sembrano essere i MALI sia di un certo AMBIENTALISMO ma anche e unitamente all’ECONOMICISMO, sono particolarmente propri e prevalenti nei Paesi di più recente MODERNIZZAZIONE capitalistica, di cui sono principale esempi la CINA CAPITALISTICA e le ANALISI AD ESSA RIFERITA, genericamente FILOSOFICHE ed astratte dalla realtà storica/materialista.
    GRAMSCI all’opposto di tali filosofi che prevalentemente fanno semplice “letteratura” su di lui e sul marxismo, dice che per capire SIA IL DIRITTO in generale che le FORME DI STATO e le loro costituzioni in particolare, occorre guardare a come registrano i rapporti sociali, e A COME E SE i DOCUMENTI LEGISLATIVI codificano e assumono QUELLI CHE SONO I RAPPORTI REALI NELLASOCIETA’ negli “ISTITUTI GIURIDICI” (e nei loro documenti e leggi che scrivono e che altri leggono pensando che siano aderenti alla realtà mentre spesso non lo sono) che complessivamente SAPPIANO ADERIRE e DARE CORPO “REALE” alla ORGANIZZAZIONE DEL POTERE (cioè riflettere ed esprimere la reale forma di organizzazione del potere qualche principio o parole che non corrispondono alla realtà reale), che sia quella reale e realmente VIGENTE NELLA PRASSI: espressione questa in cui è meglio sintetizzabile il senso di quel che si intende classificare come COSTITUZIONE “REALE” , CONTRO cioè la concezione della COSIDETTA CASTITUZIONE “MATERIALE” teorizzata DAI REGIMI REAZIONARI e come il FASCISMO e il NAZISMO.
    “COSTITUZIONE MATERIALE” che GRAMSCI e – unico politico dopo Gramsci – BERLINGUER definirono un “COLPO DI STATO, perché la c.d. “COSTITUZIONE MATERIALE“ non è “MATERIALISTA( (come credono certi “marxologi”) ma e’ SOVVERTITRICE della “COSTITUZIONE REALE”cioè “SCRITTA”. “Costituzione materiale” che di fatto venne affermata e attuata nella prassi anche dell’URSS da STALIN, che pur senza essere teorizzata HA SOPRAFFATTO LA “COSTITUZIONE REALE” SOVIETICA, cioè LA “COSTITUZIONE SCRITTA” PIU AVANZATA DEL MONDO (che DOSSETTI nell’Assemblea Costituente arrivò a proporre di riprenderla per la nostra CARTA), IN UN CONTRASTO ESPLOSO TRA “COSTITUZIONE MATERIALE” (cioè quella che viene applicata nella prassi e nell’organizzazione del potere) e la “COSTITUZIONE REALE” cioè “SCRITTA E SOCIALISTA” proprio APPENA QUESTA ERA STATA APPROVATA (nella metà degli anni 30 quando iniziò l’era dei processi contro gli innocenti dirigenti bolscevichi).

    CONTRO AL “COSITUZIONE REALE”, LA “COSTITUZIONE MATERIALE” FU ASSUNTA DAL FASCISMO MA DI FATTO ANCHE IN URSS E NELL’ATTUALE CINA’.
    DRAGHI OMAGGIA S. D’ALBERGO CHE PRECONIZZO’ CHE PER UNA SOVVERSIONE COSTITUZIONALE SAREBBERO RICORSI ALLA GOLLISTA VIA FRANCESE.

    Quanto è accaduto nell’URSS di STALIN SUBITO DOPO L’ENTRATA IN VIGORE DELLA COSTITUZIONE SOVIETICA (la più avanzata della storia), era un esempio citato da noi e condiviso da LAURA CONTI, e che dovrebbe mettere in guardia quei compagni che si entusiasmano quando leggono documenti giuridici della CINA attuale, come se di per sé quello che è scritto corrisponda al sistema reale, alla prassi sia sociale che della organizzazione del POTERE REALE, mentre al contrario anche IN CINA, la “Costituzione materiale” è prevalsa da quando E’ PREVALSA LA “DESTRA COMUNISTA” INTERNA AL PComunista CINESE, che come tutte le “DESTRE COMUNISTE” interne ai Partiti Comunisti si sono rivelate essere il CAVALLO DI TROIA del CAPITALISMO, perché anche in CINA come in ITALIA e ovunque, come dice MAO: “LE CAUSE ESTERNE OPERANO ATTRAVERSO QUELLE INTERNE (MAO Tse Tung “Sulla contraddizione” …), sicché, attraverso la “CAUSA INTERNA” della “AMENDOLIANA” destra di TEN XIAPING, SI E’ IMPOSTA ANCHE IN CINA LA TEORIA GIURIDICA DELLA C.D. “COSTITUZIONE MATERIALE” (che HA SOVVERTITO QUELLA “REALE” E “SCRITTA”), che in Italia è stata persino teorizzata dal fascismo e dal Mortati tanto che contro la “Costituzione scritta” che è quella “reale” è stata e assunta da molti governi italiani. Specialmente dagli ultimi governi e in primis quello DRAGHI, col volto segnato dalla perenne smorfia degna di Tartufo (di Molière, ovvio), dalla fisionomia ipocrita, e di un PROTEO che “aderisce” in ogni ambiente, politicamente invertebrato (da Proteo capace di adattarsi di portare avanti strisciando gli ordini di poteri occulti e palesi …), ma che pur avendo vissuto senza mai avere avuto un solo voto dal popolo, agisce come un AUTOCRATE, DOGAMTICO, come sui green pass e con i sindacati, da accentratore e decisionista, che col suo GOVERNO trasformato in SUPERFETTAZIONE del PARTITO/ STATO (composto da tutti i ministri assorbiti ed estraniati dai loro partiti di provenienza e dai CORTIGIANI dei suoi gruppi di tecnici, tra cui, suggerito dal GIORGETTI di CAZZAGO (sul Lago di Varese), è spuntato anche il MARONI detto il CAZZAGO di LOZZA (di Varese) e PRIMO E PRINCIPALE AUTORE della DISTRUZZIONE del sistema SANITARIO LOMBARDO).
    Un GOVERNO che come PARTITO/STATO CANCELLA I PARTITI E IL PARLAMENTO, e col quale DRAGHI sembra intenzionato e già IMPEGNATO a tentare di SEGUIRE LA STRADA DELL’EVERSIONE DELLA REPUBBLICA PARLAMENTARE, sulle tracce della strada francese PERCORSA dal GENERALISSMO DE GAULLE: in tal modo, DRAGHI, RENDE OMAGGIO a SALVATORE D’ALBERGO che fin DAGLI ANNI ‘80 E ‘90 in poi, SOSTENNE che la VIA DELLA SOVVERSIONE DELLA COSTITUZIONE ITALIANA FONDATA SUL LAVORO sarebbe PRINCIPALMENTE potuto venire in Italia, da qualcuno che seguisse lo stesso percorso eversivo seguito dalla FRANCIA del Generalissimo DE GAULLE (si vedano i sui scritti su Democrazia e Diritto e sul Settimanale IL Lavoratore) .
    SICCHE’ IL già SEMI/AUTOCRATE DRAGAHI, DICE : “ORA SI TORNA ALLA NORMALITA’, COME DE GALLE DISSE “E’ FINITA LA RICREAZIONE”.
    Riscoprendo persino la FORNERO, che ha scritto al Corsera invitando il LANDINI ad essere coraggioso LAMA lo fu nel 1975 sulla scala mobile: MOSTRANDOSI UNA “IGNORANT” BESTIALE perché il LAMA nel 1975 e quello dell’ACCORDO che INTRODUSSE LA SCALA MOBILE, non quello dell’accordo che l’abolì, firmato da TRENTIN.
    IGNORANZA pari a quella della RANGERI, che sul Manifesto, dopo la bocciatura del DDL ZAN, come esempio del fatto che secondo lei il Parlamento non riesce mai ad approvare leggi “diritto civile” ha citato anche la LEGGE SU DIVORZIO: peccato per la RANGERI CHE LA LEGGE SUL DIVORZIO FU INTRODOTTA DAL PARLAMENTO, NON DAL REFERENDEUM CHE APPOSITAMENTE VENNE INTRODOTTO DALLA DESTRA CLERICO FASCISTA, PER ABROGARE LA LEGGE SUL DIVORZIO: “IGNURANT”: Cara RANGERI, hai fatto un favore a Draghi col tuo commento segnato dall’antiparlamentarismo ma hai PERSO L’OCCASIONE per ricordare a tutti che LO STRUMENTO REFERENDARIO, in Italia, è stato INTRODOTTO dalla DESTRA FASCISTA e CLERICALE.

    QUANDO DENUNCIAMMO CHE IL PRESIDENZIALSIMO DEI DPCM DI CONTI ERA UN PERICOLOSO PRECEDENTE SE GLI FOSSE SUCCEDUTO DRAGHI

    Donde che col DRAGHI di cui sopra, non ci sorprende che giornali francesi di DESTRA, paragonino a De GAULLE il nostro DRAGHI, che già quando DENUNCIAMMO CHE I DPCM di CONTI (che tagliavano fuori il Parlamento col suo personale PRESIDENZIALISMO di atti amministrativo, cioè nemmeno atti di legge … una sua personale “costituzione materiale” ora PROSEGUITA da DRAGHI), sarebbero stati un pericoloso precedente se a CONTI fosse succeduto DRAGHI, col suo seguito di poteri occulti e palesi impegnati ad usarlo; DRAGHI che, infatti, da SOVRANISTA EUROPEISTA E ATLANTICO, e PER CONTO DEL COSMOPOLITISMO e del SOVRANISMO EURO/ATLANTISTA DEI FINANZIERI E DEGLI AFFARISTI E SPECULATORI ANGLOAMERICANI, ritiene che il SUO POTERE sia PARI al POTERE COSTITUENTE che la TEORIA della cosiddetta ”COSTITUZIONE MATERIALE” attribuisce al “POTERE DI INDIRIZZO” DEL GOVERNO come “POTERE INTEGRATIVO O SOSTITUTIVO della “COSTITUZIONE REALE”, ovverosia della “COSTITUZIONE SCRITTA”.
    UN “POTERE DI DECISIONE E DI INDIRIZZO” DEL GOVERNO, CHE – ad essere onesti – ANCHE IN CINA PREVALE sulla ASSERITA E PROCLAMATA e cosiddetta “COSTITUZIONE SOCIALISTA”; SULLA QUALE “COSTITUZIONE SCRITTA”, appunto, PREVALE UNA “COSTITUZIONE MATERIALE” MATERIALIZZATASI con L’INTRODUZIONE DEL SISTEMA ECONOMICO CAPITALISTICO E L’’INVIOLABILITA’ DELLA PROPRIETA’ (senza nemmeno imporre un fine sociale all’impresa come nel ART.41 della nostra Costituzione).
    IL TUTTO, anche in CINA, è AVVENUTO PER SCELTA POLITICA e tramite ATTI DI INDIRIZZO DEL GOVERNO del PARTITO/STATO, ovvero SECONDO LA REAZIONARIA TEORIA GIURIDICA DELLA “COSTITUZIONE MATERIALE” (che in Italia PERMISE di introdurre “MATERIALMENTE”, il FASCISMO, SENZA MUTARE QUELLA SCRITTA).
    In quanto tale teoria, attribuisce al POTERE di decisione e di INDIRIZZO del GOVERNO, un VALORE COSTITUENTE, anche rispetto alla COSTITUZIONE SCRITTA : donde che GRAMSCI e BERLIGUER la definirono un “COLPO DI STATO”. Ma anche taluni c.d. “comunisti”, mancando di conoscenza di STORIA E DIRITTO e considerandosi “materialisti”, vengono fuorviati e ritengono meglio una “Costituzione ‘materiale” della “COSTITUZIONE FORMALE”, quale è quella SCRITTA che è la “COSTITUZIONE REALE”: donde ci sono anche COMUNISTI FUORVIATI, che per l’ITALIA oltre che per la CINA, considerano la COSTITUZIONE “MATERIALE” meglio di quella “formale”: senza nemmeno ricordarsi che si tratta della TEORIA GIURIDICA che PERMISE di introdurre il regime FASCISTA senza mutare la “Costituzione scritta”, ma con semplici ATTI e azione di governo.

    IL FALSO STORICO E TEORICO DI CHI DICE CHE QUELLO DELLA CINA E’ “CAPITALISMO DI STATO”

    Se si ignora che la “costituzione materiale” può rovesciare tutto ciò che è scritto e si scrive, si può essere fuorviati e fuorviare anche compagni tendono ad appellarsi alle parole scritte nei “DOCUMENTI LEGISLATIVI” della Repubblica Popolare cinese, considerando o credendo che ciò che è scritto, i principi, i valori, le asserzioni sarebbero indicatrici della vigenza di cose molto giuste e come la conferma che quello che vige nella REPUBBLICA POPOLARE CINESE, è realmente un REGIME di ispirazione e di NATURA SOCIALISTA, considerando le parole scritte “IPSO FATTO” corrispondenti alla realtà dell’organizzazione statale e sociale, senza verificare se corrispondono alla REALTA’ VIGENTE, che incontestabilmente E’ DOMINATA dalla “MATERIALITA’” del SISTEMA ECONOMICO E DI MERCATO CAPITALISTA CHE ANNULLA E RENDE IMPOSSIBILE ASSERIRE CHE si tratta di “CAPITALISMO DI STATO” .
    Certo, per definire l’’URSS, LENIN adottò diverse formule: lo definì un”REGIME DI COOPERATORI BEN ISTRUITI”(nel testamento), e al IX Congresso del partito: “UNO STATO OPERAIO CON DEVIAZIONE BUROCRATICA”(classe operaia di cui “della e in” CINA poco o nulla si parla) e anche la nozione di “CAPITALISMO DI STATO” è stata usata in una certa fase da LENIN e successivamente da altri e in Occidente PER DEFINIRE UN PAESE COME L’URSS, proprio perché – all’OPPOSTO dell’attuale CINA – NON ESISTEVA NE LA PROPRIETA PRIVATA NE IL MERCATO NE I CAPITALISTI NE IL CAPITALISMO (nemmeno sotto STALIN, al cui REGIME e forme di potere e di STATO AUTORITARIO si rifanno i cinesi). Quindi PUO ESSERCI CAPITALISMO DI STATO SE NON CI SONO NE IL CAPITALSMO, NE I CAPITALISTI NE IL MERCATO.
    Quindi, LA NOZIONE “CAPITALISMO DI STATO”, NON E’ ADOTTABILE PER LA CINA MERCATISTA E CAPITALISTA E DOVE LO STATO SI TROVA AD AMMINISTRARE UNA ECONOMI DI MERCATO, QUINDI ANCHE IN CINA LO STATO HA UN RUOLO SIMILE A QUELLO CHE LO STATO AVEVA NEI REGIMI NAZIONALISTI E REAZIONARI E FASCISTI DELL’ITALIA, DELLA GERMANIA, DEL GIAPPONE, IN CUI FORTISSMO ERA L’INTERVENTISMO STATALISTA NELLA ECONOMIA CAPITALISTA E DI MERCATO, – come appunto in CINA -, MA NESSUNO SI SOGNEREBBE DI DIRE CHE QUEI REGIMI NAZIONALISTI/REAZIONARI ERANO CAPITALISMO DI STATO. Oggi si potrebbe ben dire che, IN REALTA’, ereditato dall’URSS c’ è PIU’ STATALISMO o “CAPITALISMO DI STATO” NELLA RUSSIA ATTUALE, che in CINA.

    DOVE C’E’ IL MERCATO E LA STRUTTURA CAPITALISTA DELL’ECONOMIA NON PUO’ ESSERCI “CAPITALISMO DI STATO”

    DUNQUE E’ CLAMOROSO UN FALSO STORICO E TEORICO ASSERIRE CHE QUELLO DELLA CINA CAPITALISTA “E’ CAPITALISMO DI STATO”, cosi letteralmente “APPROPRINDOSI ” di una delle DEFINIZIONE USATE PER L’URSS DOVE, ALL’OPPOSTO DELLA CINA MERCATISTA, NON C’ERA NE IL MERCATO NE I CAPITALISTI E IL CAPITALISMO E LO STATO ERA VERAMENTE TUTTO, AL PUNTO CHE LO STATO DECIDEVA ANCHE I PREZZI E SOSTITUIVA IL MERCATO persino NELLA REGOLAZIONE DEI RAPPORI DI SCAMBIO: all’opposto che nei REGIMI dell’Europa centrale e orientale, in ITALIA, in GERMANIA e negli STATI UNITI D’AMERICA in cui forte era il ruolo dello stato in quella che, comunque, erano e RESTAVANO ECONOMIE DI MERCATO (sicché nessuno si azzardò o si azzarda dire che ITALIA GERMANIA E STATIO UNITI erano “capitalismo di stato!!).
    SOLO l’UNIONE SOVIETICA POTEVA DIRSI CAPITALISMO DI STATO, PERCHE’ LO STATO GESTIVA DIRETTAMENTE TUTTE LE PROPRIE CAPACITA’ PRODUTTIVE, SEGUENDO UN MODELLO SIA POLITICO CHE STATALE DELLA ECONOMIA: UN MODELLO ECONOMICO DELL’ECONOMIA IN CUI LA POLITICA ERA PREPONDRANTE NELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE SOVIETICA, al punto che I DIRIGENTI POLITICI ASSUNSERO persino L’INIZIATIVA DI GESTIRE LORO STESSI LO SVILUPPO ECONOMICO: POLITICA E STATO ERANO TUTTO, PER QUESTO SI POTEVA DEFINIE “CAPITALISMO DI STATO” QUELLO DELL’URSS, in cui LO STATALISMO ERA TOTALE e HA RAPPRESENTATO IL SOLO E UNICO MODELLO ALTERNATIVO AL CAPITALISMO, al punto che Anthoni GIDDENS, DEFINI’ L’URSS “SOCIALISMO DI STATO”.
    VICEVERSA ALLA CINA IL MERCATO E’ INDISPENSABILE E D’OBBLIGO PERCHE’ DEVE MISURARE IL VALORE DI SCAMBIO DELLE MERCI DEL CAPITALE , PRODOTTE DAI CAPITALISTI E DAL CAPITALISMO CINESI. DONDE L’ALTRO FALSO STORICO E TEORICO SECONDO CUI “LA CINA E’ UN PAESE CON CAPITALISTI MA NON CAPITALISTA”.

    NEL SOLCO APERTO CHE PORTA DA UN FALSO STORICO E TEORICA AD UN ALTRO, C’E’ CHI, come Renato CAPUTO, SI E’ AZZARDATO A SCRIVERE: “Non essendoci le condizioni oggettive e soggettive per la realizzazione della società socialista, seguendo la eccezionali intuizioni leniniste, in praticamente tutti i paesi in cui i comunisti sono giunti al potere, più che costruire una società socialista, si è mirato in primo luogo a raggiungere un passaggio intermedio, ossia la realizzazione di un capitalismo di Stato”(RENATO CAPUTO, La Città futura, n. 355).
    VOLUTA O MENO, SI TRATTA DI UNA MISTIFICAZIONE PROPRIA DI CHI NON HA COGNIZIONE DEL MATERIALISMO STORICO O, quanto meno, NON SA USARE TALE METODO DI ANALISI STORICO-MATERIALISTA per ANALIZZARE LA FORMAZIONE SOCIALE E POLITICA dell’attuale CINA CAPITALISTA e nemmeno sapendo usare il metodo marxista PER ANALIZZARE l’URSS: per questo il CAPUTO , con quanto ha scritto, mostra anche di non sapere ed IGNORARE il “PERCHE” l’URSS POTEVA ESSERE DEFINITA “CAPITALISMO DI STATO”.
    Evidentemente, il CAPUTO, da FILOSOFO, PREFERISCE RIFARSI, ANZICHE’ AL MARXISMO (in cui la filosofia è unita alla storia, al diritto, all’economia e a tutte le scienze), AD UNA GENERAL/GENERICA LETTURA FILOSOFICA ASTRATTA DALLA STORIA, DALLA ECONOMIA E DAL DIRITTO, che da quanto risulta dal diluvio dei suoi articoli, anche quando parla di MARX, o GRAMSCI o LENIN o di marxismo, CADE NELLA FILOLOGIA – che è cosa che riguarda più l’”incolto” specialista che il filosofo – oppure si limita a fare della semplice LETTERATURA e narrazione IGNORANDO IL MARXISMO STORICO E POLITICO E SOCIALE che è LA PARTE VIVA DEL MARXISMO E IL METODO DI ANALISI DEL MATERIALISMO STORICO: forse perché è una VITTIMA DI UNA UNIVERSITA’ CHE DAGLI ANNI 80 E 90 NON E’ E NON HA PIU’ NULLA DELL’UNIVERSITA’ : infatti NON PIU’ PRODUCE VERI “INTELLETUALI” MA SOLO dei SEMPLICI COSIDDETTI “SPECIALISTI”(SIC), che CONOSCONO solo piccole PARTIZIONI del sapere (nel caso persino solo una parte della filosofia, in quanto la si separa dalla storia, dal diritto e anche dalla economia).
    Di fronte a tale e tanta inintelligenza non possiamo non pensare che un TALE FALSO STORICO non sia una DEGNA CONSEGUENZA DEL DEVIAZIONISMO DI DESTRA e DEL REVISIONISMO STORIOGRAFICO e quindi anche TEORICO: INVALSO con L’AMENDOLISMO dalla “DESTRA COMUNISTA” INTERNA ai Partiti Comunisti italiano e cinese, che SI E’ ESTESO E SI ESTENDE a TUTTI I SUCCESSORI, O EREDI O EPIGONI DELL’EX PCI, AFFOSSATO, APPUNTO, DALL’AMENDOLISMO DI NAPOLITANO E DAL COSSUTTISMO che SOPRAVVIVONO nei post-PCI, che magari hanno pure militato nella “Rifondazione” antimarxista di COSSUTTA e persino di DI LIBERTO (san’iddio!!!), e Bertinotti, cioè tra c.d. COMUNISTI anche FILOSOFI E INTELLETTUALI, TUTTI AVENTI ASCENDENZE CULTURALI E POLITICHE ANTIMARXISTE NELLA DESTRA COSSUTTIANA e/o NELLA DESTRA AMENDOLIANA, che hanno attecchito ANCHE NEL PC cinese tramite l’”AMENDOLA CINESE”, TENG XIAPING: come ha detto MAO:“LE CAUSE ESTERNE (del capitalismo n.d.r.) OPERANO ATTRAVERSO QUELLE INTERNE” (della destra comunista di Teng XiaoPing)”, MAO TSETUNG , “Sulla contraddizione”).

    CINESERIE MEFISTOFELICHE E CONTRAFFAZIONI STORICHE E TEORICHE. IL RIFIUTO CINESE DELLA MARXIANA TEORIA DEL VALORE TRA SOFISMI E PAROLE CHE RAGGIRANO I CONCETTI.

    Ma C’E PERSINO CHI (dalla CINA) COL PIU SOFISTA DEI SOFISMI MISTIFICA CHE LA CINA SAREBBE “UN’ECONOMIA CON CAPITALISTI, MA NON CAPITALISTA”, FINGENDO DI NON SAPERE CHE DOVE C’E’ IL MERCATO, COME IN CINA, L’INTERVENTO DELLO STATO SI RIDUCE A UNA FEDELE TRADUZIONE delle LEGGI DEL MERCATO IN LEGGI DELLO STATO, COME,appunto, AVVENIVA NEI REGIMI REAZIONARI E NAZIONALISTI DI GERMANIA, ITALIA E GIAPPONE e COME AVVIENE OGGI IN CINA. Come in Occidente anche in CINA, proprio nel campo economico e sociale si ricorre MEFISTOFELIFCO RAGIRO per cui “E’ DOVE MANCANO I CONCETTI, CHE LA PAROLA SOCCORRE AL TEMPO GIUSTO … e SULLE PAROLE SI FONDA NEL MODO MIGLIORE LA FEDE” (G.W. Goethe).
    Come nel caso della CINA “capitalismo di stato” del CAPUTO e in questa ASSERZIONE della CINA che sarebbe “un’economia con capitalisti ma non capitalista”, SCRITTA da un “FILOSOFO”(?) CINESE, L’IMPIEGO SOCCORRITORE DELLA MANCANZA DI CONCETTI (che hanno sempre carattere “storico”) DA PARTE DELLE PAROLE, IMPLICITANO AD “AVERE FEDE”. Insomma il MEFISTOFELE di GOETHE è GIUNTO IN CINA e guida i NOSTRANI E ITALICI FILO CAPITALISMO/CINESE, volti a IMPLICITARE una FIDEISTICA CREDENZA NELLA PAROLE, CONTRAPPOSTE AL CONCETTO SCIENTIFICO/STORICO/ECONOMICO.
    “UN’ECONOMIA CON CAPITALISTI, MA NON CAPITALISTA” NON E’ SOLO UN CALOMOROSO OSSIMORO MA SVELA L’ USO IDEOLOGICO DELLE PAROLE SENZA CONCETTO (e senza contenuto storico) dove come UNA CROCEROSSA “LE PAROLE SOCCORRONO LA MANCANZA DEI CONCETTO” dice il MEFISTOFOLE di GOETHE, i cui però EMERGE anche L’”IMPLICITAZIONE” ANTIOVALORISTICA: CIOE’ IL SOTTOSTANTE RIFIUTO CONCETTUALE della MARXIANA TEORIA DEL VALORE E DEPLUS/VALORE, sia da parte di TELLETTUAL/IN e “MAEXOLOGHI” della CINA che degli italici filo capitalismo/cinese.
    Sicché, è una ulteriore conferma di ciò che abbiamo scritto e sostenuto, e cioè che da TEMG XIAPING in poi LA CINA HA ABBANDONATO DEL TUTTO sia MARX che il LENIN della RIVOLUZIONE, ASSUMENDO come propria LA ROTTURA AUTOCRATICA DI STALIN con MARX e LENIN, tenendosi solo la STALINIANA concezione AUTORITARIA del PARTITO/STATO ma AGGIUNGENDOVI di suo IL MERCATO e la STRUTTURA CAPITALISTICA DELL’ECONOMIA contributo specifico del PRAGMATISMO della “amendoliana” DESTRA comunista che definisce questo suo prodotto “SOCIALISMO CON CARATTERISTICHE CINESI” (sic!), IMPLICITANDO, in tale caratteristica, anche LA VIOLAZIONE DELLA TEORIA DEL VALORE E DEL PLUS/VALORE entro IL DOMINIO DELLA PRODUZIONE DI MERCI CAPITALISITICHE: FORZA/LAVORO e DENARO inclusi.
    Ma qui sarebbe facile sbizzarrirsi con i più significativi assiomi, come, ad es.: “SI TENTA DI FAR CREDERE CIO’ CHE NON SI PUO DIMOSTRARE” (B. BRECHT); “CON LE PAROLE RIVERNICIATE SI PUO’ NUTRIRE E INGANNARE SOLTANTO UN IMBECCILLE, MA CIO’ CONFERMA LA SUPERFICILITA’ NON RIVOLUZIONARIA DI CHI VI RICORRE” (LENIN): “LA VERITA’ E’ RIVOLUZIONARIA” diceva LENIN (e GRAMSCI), ma se costringe a guardare nel baratro, molti preferiscono mentire appellandosi alla credibilità della propria ideologia che si proclama, “nell’illusione che ciò basti a dare veridicità a “ciò che si dice” piuttosto che “a ciò che è”.
    Di più: VA DETTO, anche a RENATO CAPUTO, come già osservavamo a proposito dello splendido lavoro di HARVEY e parlando, al tempo, con LAURA CONTI, che il FUNZIONAMENTO DELL’ORDINE ECONOMICO CAPITALISTICO, si FONDA SUL PRINCIPIO che TUTTI I REDDITI debbono derivare dalla scambio di MERCATO IN FUNZIONE DEL PROFITTO, PER CUI IN NOME DEL PROFITTO PER IL MERCATO OGNI COSA DEVE ESSERE RESA VENDIBILE, alimentando l’avidità mercantile che trasforma tutto, uomini e cose, in merci da comprare e vendere: INCLUSI quindi anche la VENDITA DELL’UOMO NELLA FATTISPECIE DI VENDITA della FORZA/LAVORO E LA VENDITA DELLA LA NATURA NELLA FATTISPECIE DI TERRA: di cui la CEMENTIFICAZIONE e l’URBANIZZAZIONE sono EPIFENOMENI DEL CAPITALISMO, del POTERE D’IMPRESA E DELL’ECONOMIA CINESE DI MERCATO.
    UNA CINA che per ciò non può sottrarsi dal partecipare alla LOTTA TRA STATI PER LA CONQUISTA DI MERCATI di cui la cosiddetta “nuova VIA DELLA SETA” è una espressione propriamente mercantile della borghesia capitalista e dei grandi commercianti e del cosmopolitismo dei grandi finanzieri e banchieri cinesi ed del mondo.
    Una CINA MERCATISTA che porta e vede in sé, il DOMINIO ASSOLUTO DEL DENARO, la RAPACITA’ DEI NUOVI RICCHI, la guerra di tutti per l’arricchimento, il MALTHUSIANESIMO di una SOCIETA’ il CUI “PROGRESSO “ COMPORTA L’ANNIENTAMENTO DEI PIU’ DEBOLI E GLI USURAI PREVALGONO su tutto, anche sull’ARTE, LA CULTURA E LA CIVILTA’.
    In tal guisa, si richiede una SEPARAZIONE DELLA SFERA POLITICA DALLA SFERA ECONOMICA, come si può bene osservare proprio in CINA: DOVE LA FERA ECONOMICA E’ AFFIDATA AL CAPITALISMO E AI CAPITALISTI, mentre LA SFERA POLITICA E STATALE, AFFIDATA AL PARTITO/STATO ASSURGE E ASSUME LE SEMBIANZE, LA SIMBOLOGIA E LE VESTIGIE SOCIALISTE, DELLA STALINIANA e falsificata IDEOLOGIA c.d. “MARXISMO-LENINISMO”, che INCONTRANDOSI CON LA REALTA’ ECONOMICA CAPITALISTA DELLA SOCIETA’ CINESE, LA RIVELA APRENDO UNO SQUARCIO IRREPARABILE SUL SIPARIO DELLA “FALSA COSCIENZA”
    Ciò che si tace è che tale cosiddetta SEPARAZIONE tra sfera politica e sfera economica, porta non solo SOTTRARRE ALCUNE FUNZIONI ALLO STATO E AI POTERI PUBBLICI (come la SANITA’, le forniture dell’ACQUA, i TRASPORTI, ecc.), ma SIGNIFICA CHE LO STATO E I POTERI PUBBLICI SONO TENUTI A SOSTENERE IL MERCATO DOVE L’INTERVENTO DELLO STATO DEVE RIDURSI AD UNA FEDELE TRADUZIONE delle LEGGI DEL MERCATO IN LEGGI DELLO STATO: COME AVVENIVA NEI REGIMI REAZIONARI E NAZIONALISTI DI GERMANIA, ITALIA E GIAPPONE e COME AVVIENE OGGI IN CINA. Dunque, QUELLO DELLA CINA, NON E’ UN “CAPITALISMO DI STATO” MA E’ UNO “STATO CAPITALISTA”. Punto.
    (CONTINUA nel successivo commento)

  • SECONDA PARTE di: COMMENTO SULLA ECOLOGIA INTEGRALE E IL MARXISMO DI LAURA CONTI, AL TEMPO DELL’ARRIVO DEL CAPITALISMO “GLOBALIZZATO” ANCHE IN CINA.

    ANGELO RUGGERI (Centro studi e culturale “Salvatore d’Albergo-Il Lavoratore”)

    LA TEMATICA ECOLOGICA, RICONDUCE AL NUCLEO TEORICO DEL MARXISMO CLASSICO E AL CONCETTO MARXIANO DI “FORZE PRODUTTIVE”, A CUI SI RIFACEVA ANCHE LA “SCIENZIATA” LAURA CONTI…
    ……..continuo della prima parte nel commento precedente ….

    …. Sicché, guardando alla CINA, si SPIEGA bene che LA FORMALE SEPARAZIONE DELLA POLITICA DALL’ECONOMIA, RISULTA FUNZIONALE A MANTENERE IN CAPO AL PARTITO/STATO LA PROPRIA TRADIZIONALE SIMBOLOGIA, comunista, e AD AFFIDARE LA GESTIONE DELL’ECONOMIA AL POTERE DEL CAPITALE, ASSICURANDOGLI LA SPOLITICIZZAZIONE DELLA SFERA ECONOMICA e la PROTEZIONE DALLA LOTTA DI CLASSE TRAMITE LA DESOCIALIZZAZIONE DELL’ECONOMIA, A FAVORE DEL DOMINIO DEL SISTEMA DEI POTERI D’IMPRESA, IN FABBRICA, NELLA SOCIETA E NELLO STATO. Donde IL PERCHE’ non ESISTE un MOVIMENTO OPERAIO in Cina.

    Insomma, quando interloquevamo con LAURA CONTI, coerente marxista e gramsciana, a me come ad altri, già allora, era possibile porre IL TEMA DELL’ECOLOGIA, E DEI RAPPORTI TRA UOMO NATURA E SOCIETA’, spaziando necessariamente nel più ampio orizzonte, IN MODO COERENTE SIA CON L’ECOLOGISTA CULTURA CRITICA E SCIENTIFICA, SECONDO CUI IL CAPITALISMO NON POTREBBE PIU ESISTERE SE GLI UOMINI TORNASSERO A VIVERE ALL’INTERNO DELLA SFERA NATURALE; SIA CON LA PRIMA LEGGE DELL’ECOLOGIA SECONDO CUI “OGNI COSA E LEGATA A TUTTE LE ALTRE“.
    LEGGE ECOLOGICA che CORRISPONDE AL CONCETTO MARXIANO DI FORZE PRODUTTIVE CHE INCLUDE SIA LE RISORSE DELL’AMBIENTE E DELLA TECNICA IMPIEGATE NELLA PRODUZIONE, SIA L’UOMO/OPERAIO/LAVORATORE (l’UOMO/NATURA come preferisco definirlo) e, dunque, DEL NECESSARIO SUPERAMENTO DEL CAPITALISMO PER IMPEDIRE LO SFRUTTAMENTO INCONTROLLATO – E PER SOLI FINI DI PROFITTO -, SIA DELL’UOMO che di QUELLA PARTE DELLA PIU’ AMPIA NATURA NON TRASFORMATA DAL CAPITALISMO che è ANCORA LA NOSTRA “NATURA AMICA”.

    Dopo il citato “primo motivo”, Il SECONDO MOTIVO, che riconduce la tematica ecologia al NUCLEO TEORICO DEL MARXISMO CALASSICO (a cui si rifaceva anche Laura CONTI), è nell’esplicita previsione da parte degli ecologisti, di una possibile CATASTROFE ECOLOGICA che, DA UN LATO, riporta nell’AMBITO DEI MECCANISMO STRUTTURALI DELL’ECONOMIA CAPITALISTICA anche lo spettro della catastrofe nucleare; e DALL’ALTRO LATO, riporta la tematica ecologica, ad una sorta di “TEORIA DEL CROLLO” (come di recente ho ricordato in merito al libro di HARVEY “Cronache anticapitalistiche. Guida alle le lotte di classe …” , Feltrinelli), fondata sulla ANALISI DELLE TENDENZE INSITE NELL’USO CAPITALISTICO DELLE FORZE PRODUTTIVE esteso nel mondo anche la dove prima non c’erano.

    LA CRISI ECOLGICA E’ STATA PROVOCATA DALLA CAPITALISTICA PROLIFICAZIONE INCONTRALLATA DEL “CAPITALE COSTANTE” E CIOE’ DI “NATURA UMANIZZATA”

    Infine, un TERZO MOTIVO, che collega ecologia e marxismo classico, è dato dalla ESPLICITA RICHIESTA DI UN NUOVO MECCANISMO DI SVILUPPO, NON PIU’ CAPITALISTICO , CONFORME anche alla richiesta ECOLOGICA DI UN NUOVO CRITERIO di CALCOLO ECONOMICO (sopratutto diverso ed opposto al c.d. “Pil”che misura la quantità ma non la qualità della crescita e se quindic’è un vero progresso nella tutela dell’ambiente e garanzie di diritti e poteri della forza/lavoro), derivato NON PIU’ DALLA SEMPLICE ESTENSIONE DEL CALCOLO DEI COSTI E DEI RICAVI E DEI RENDIMENTI AZIENDALI ALL’AREA ECONOMICA COMPLESSIVA di uno STATO, o ANCHE DELL’INTERO PIANETA, ma da UNA VALUTAZIONE BEN PIU’ INTEGRALE, che INCLUDA TUTTI I “COSTI SOCIALI” DELLE SCELTE ECONOMICHE E TECNOLOGICHE del CAPITALISMO.
    REALIZZANDO la SEPARAZIONE DAL “CAPITALE COSTANTE” (cioè la NATURA UMANIZZATA da cui derivano il PROFITTO, e le macchine, le tecnologie, ecc. ma solo se i profitti vengono investiti e non “giocati” nella speculazione finanziaria) DAL CAPITALE VARIABILE (cioè degli uomini/operai), E DAL PLUSVALORE, possiamo dire che questo corrisponda al concetto “comunista” inteso come la dimensione dove l’esistenza e la vita non è più assoggettata alla produzione per fini di profitto, permettendo uno SVILUPPO CONTROLLATO del “CAPITALE COSTANTE” (che il capitalismo rende incontrollabile e distruttivo della natura e degli uomini), si da FARE del “CAPITALE COSTANTE” , NON PIU’ un uso volto alla ILLIMITATA TRAFORMAZIONE DISTRUTTIVA DI TUTTA LA NATURA PER il PROFITTO, MA TRAMITE IL CONTROLLO SOCIALE E DEMOCRATICO FARE ANCHE della NATURA UMANIZZATA UNA FASCIA PROTETTIVA, che CONFERISCA a questa – in una società non più capitalista – UNA FUNZIONE PARAGONABILE (pur nella enorme distanza di tempi e di modi), a quella che LA PRIMORDIALE “NATURA AMICA” AVEVA – prima del capitalismo, ecc. – presso i selvaggi, CHE TRAFORMAVANO LA NATURA SENZA DISTRUGGERE QUELLA PRIMORDIALE.
    Perché, il punto è che il CAPITALISMO, nel suo STADIO più MATURO, REALIZZA un forte INCREMENTO senza precedenti della FASCIA DI NATURA UMANIZZATA, ma NON NE GARANTISCE, NON PUO’ GARANTIRNE, ne la PERPETUAZIONE ne LO SVILUPPO CONTROLLATO, anzi ne PROVOCA, insieme, SIA la DISSIPAZIONE CHE la PROLIFERAZIONE INCONTROLLATA.

    Proprio questo tema della PROLIFERAZIONE INCONTROLLATA DELLA NATURA UMANIZZATA O CAPITALE COSTANTE, è quello che più ATTIENE propriamente alla PROBLEMATICA ECOLOGICA dei nostri giorni. IL NESSO TRA LOGICA DEL CAPITALISMO E DEGRADAZIONE DELL’AMBIENTE VITALE E’ UN NESSO NON SOLO INTUITIVO MA CHE COINVOLGE TUTTI I CONCETTI STRUTTURALI MARXIANI; è DUNQUE singolare CHE PROPRIO CHI, in Cina o in Italia, SI PROCLAMANO MARXISTI, che è senza dubbio è la base teorica di LENIN che FECE PROPRIE TUTTE LE IDEE LA TEORIA E DI MARX ED ENGELS (sicché il dogmatico e imbalsamato c.d. “marxismo-leninismo” di Stalin costituisce una totale rottura sia con Marx che con Lenin), NON ABBIANO COLTO che proprio QUESTA DIMENSIONE – ancorché trasparente alla sola CONSAPEVOLEZZA TEORICA ma che poi divine perseguito nella prassi – era e RESTA QUELLA di una CONSAPEVOLEZZA TEORICA, che avrebbe dovuto evitare l’IDEA SECONDO CUI ciascuna società nazionale, DEVE ATTRAVERSARE DIVERSI STADI SUCCESSIVI per giungere alla MODERNIZZAZIONE; e dunque, che CIASCUNA SOCIETA’ PRIMA DI PASSAREE ALLO STADIO SUCCESSIVO deve passare E PERCORRE quello precedente, nel caso LO STADIO DEL CAPITALISMO E DEL MERCATO; con ciò finendo con l’ACCETTARE ED ASSUMERE lo STADIO DEL CAPITALISMO, con L’ECONOMICISMO e TUTTE LE ANGUSTIE DEL POSITIVISMO, DELLO SCIENTISMO TECNOLGICO E DIGITALE MUTUATE DALLA SCIENZE NATURALE E TECNICHE. E CON TUTTO CIO’, ASSUMENDO UN MODELLO DI MODERNITA’ OCCIDENTALE, EURO-AMERICANA, PROPRIE DELLE TEORIE SULLA MODERNIZZAZIONE CHE SONO ALLA BASE DEL PREGETTO CLASSICO NEOLIBERALE/LIBERISTA, appunto ASSUNTI anche DALLA CINA COME VALORE UNIVERSALE, ASSIEME ALL’EVOLUZIONISMO SOCIALDEMOCRATICO, persino motivandolo con le “eccezionali intuizioni leniniste” (scrive il CAPUTO, tacendo quella marxiste fatte proprie da Lenin), QUANDO, INVECE, è STATO PROPRIO LENIN A RESPINGERE LE ANGUSTIE DELL’EVOLUZIONISMO E DEL MATERIALISMO POSITIVISTA – con influenze dialettico-materialistiche – DEL “RINNEGATO KAUTSKI” E A SOSTENRE, CONTRO I MENSCEVICHI, CHE SI POTEVANO INVERTIRE LE FASI DELLO SVILUPPO E DELLA MODERNIZZAZIONE SALTANDO LO STADIO DEL CAPITALSMO. Quindi è un FALSO STORICO E TEORICO, anche dire che “in TUTTI i paesi in cui i comunisti sono giunti al potere si sono seguite le eccezionali intuizioni leniniste”, realizzando TUTTI un “capitalismo di stato”, CAPITALISMO DI STATO, invece, CHE E’ STATO PROPRIO E SOLAMENTE dell’URSS, che rappresenta l’UNICO modello ALTERNATIVO a quello della MODERNIZZAZIONE CAPITALISTICA CLASSICO/LIBERALE che VIGE e viene PERSEGUITO in CINA.

    L’ESTENSIONE DEI RAPPORTI DI PRODUZIONE CAPITALISITICI ANCHE DOVE NON ESISTEVANO, ALIMENTA LA MERCIFICAZIONEE LA DISTRUZIONE DELLA NATURA, DELL’UOMO E DELLA SOCIETA’’

    Mentre NELLA FASE ASCENDENTE del capitalismo , l’ESPANSIONE del “CAPITALE COSTANTE”, cioè della NATURA UMANIZZATA ( i mezzi e gli strumenti che da essa si ricavano), NON SOLO NON RIDUCEVA MA ANZI DILATAVA ANCHE QUELLA PARTE DELLA PIU’ AMPIA NATURA NON TRASFORMATA DALL’UOMO, che rimaneva ancora (prescindendo dal capitale costante) la persistente NATURA AMICA DEI CIVILIZZATI, che veniva dilatata dal progredire delle conoscenze scientifiche. Insomma, fino ad un certo punto dell’ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA, CRESCE sia il “capitale costante” che in parallelo quella parte di NATURA UMANIZZABILE con correlata RIDUZIONE della più vasta AREA DI NATURA OSTILE.

    Ma proprio dalla BRUSCA INVERSIONE DI QUESTA TENDENZA che NASCE LA CRISI ECOLOGICA, perché la CRESCITA della NATURA UMANIZZATA, OGGI PROVOCA la RIDUZIONE anche DI QUELLA UMANIZZABILE, e può CAUSARE al limite, LA SCOMPARSA DELLA PRIMORDIALE NATURA AMICA.
    “Questo ancor più dopo la metà degli anni ‘70 (in coincidenza con l’ascesa del capitalismo e della destra di Teng Xiaoping in CINA, n.d.r) giacché in quegli anni entriamo nella fase ancora in corso in cui si assiste al trionfo del neoliberismo … e prevale il MERCATO e la volontà di presentare il mercato autoregolato come modello indiscutibile, quindi di alimentare la mercificazione dell’uomo e della natura e con ciò la distruzione della società” (A. Somma).
    Donde una copiosa letteratura su una possibile “seconda grande trasformazione realizzata con la svolta fascista nella ridefinizione del rapporto tra società ed economia” (K. Polanyi) a favore di quest’ultima, e di un economicismo “caratterizzato dalla tirannia della finanza”(A. Somma)
    Per questa ragione diventa prioritaria per i movimenti ecologisti scegliere la strada di una grande alleanza di tutte le forze anticapitaliste, per perseguire nuove forme di potere sociale e democratica, ovvero di POTERE SOCIALE e DAL BASSO, per perseguire – in un incontro di tutte le lotte di vario genere derivati da una comune matrice individuabile nel capitalismo – le vie dell’anticapitalismo.
    Specialmente oggi che il capitalismo si è esteso a molti Paesi, tra questi un gigantesco Paese che da anticapitalista, come era la CINA, ha aderito alla globalizzazione capitalistica diventando IL PIU GRANDE PAESE CAPITALISTA DEL MONDO. Con 1, 5 MILIARDI DI PERSONE, che seguono e riproducono su scala gigantesca il MODELLO DELLA MODERNIZZAZIONE CAPITALISTA CLASSICO/LIBERALE, e il SISTEMA DI ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA OCCIDENTALE che già da sé ha portato ALLA DRAMMATICA RIDUZIONE DELLA FASCIA DI NATURA PROTETTIVA.

    L’ACCUMULAZIONE COME LEGGE DELLA RIPRODUZIONE CAPITALISTICA

    Se pensiamo che anche la CINA ha oggi come sua unica o principale logica quella propria del capitalismo, cioè dell’ECONOMICISMO e DEL PROFITTO; se pensiamo che mentre ci sarebbe bisogno di una LOTTA DEGLI STATI CONTRO I MERCATI, anche la Cina, invece, in nome del proprio ECONOMICISMO nazionalista si apre alla concorrenza e partecipa alla LOTTA TRA STATI PER LA CONQUISTA DI MERCATI: anche attraverso la cosiddetta “nuova VIA DELLA SETA”, la cui funzione è l’ALLARGAMENTO del sistema di MERCATO E DELLA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI. Una via del mercato e dei capitali, coincidente con il pacifico commercio come INTERESSE UNIVERSALE degli operatori dell’ALTA FINANZA, e per suo tramite destinata ad incrementare l’ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA anche NELLE FORME PIU’ PRIMITIVE, di quelle che MARX nel Capitale ha considerato un tema della PREISTORIA DEL CAPITALISMO ma anche UN SUO ELEMENTO STRUTTURALE E TIPICO, di cui L’ACCUMUAZIONE è LA LEGGE DELLE RIPRODUZIONE CAPITALISTICA. Che anche la CINA SI TROVA A DOVER REALIZZARE, ad es., tramite con le forme della violenza propria dell’espropriazione e dello accaparramento delle terre, soprattutto in AFRICA, e in SUD AMERICA, a danno dello internazionalismo proletario e dei POPOLI, che vengono CARPITI della LORO SOVRANITA’ NAZIONALE che è l’UNICO LIVELLO in cui le CLASI SUBALTERNE e lavoratrici possono sviluppare il CONFLITTO SOCIALE E DI CLASSE e con esso UMPORRE un CONTROLLO SOCIALE E DEMOCRATICO E DELLA SOCIETA’ sul sistema economico e di produzione capitalistico teso ad incrementare SENZA LIMITI il PLUS/VALORE e il CAPITALE COSTANTE ricavati dello SFRUTTAMENTO della più ampia NATURA E DI QUELLE FACOLTA’ ED ENEGIE NATURALI DELL’UOMO ad opera dei quali sono stati realizzati e prodotti.

    Da qualsiasi punto la si guardi, la CINA risulta pienamente immersa nella “preistoria” capitalista, in tutte le sue forme e con tutte le sue LOGICHE DI POTENZA anche di TIPO COLONIALE, che particolarmente in AFRICA realizza forme molto dure volte ad una penetrazione di tipo coloniale tramite non solo l’ accaparramento di terre e risorse ma anche alimentando l’indebitamento degli stati e quindi realizzando forme di dominio tramite il controllo dei loro debiti (già praticato dal neo colonialismo euro-anglo-americano.

    MA SIA CHIARO, CHE NELLA FASE DELL’IMPERIALISMO TRANSNAZIONALE, IN OGNI CASO, RITENIAMO CHE SIA LA LOGICA DI POTENZA DELLA RUSSIA PREVALENTE STATALISTA CHE DELLA CINA CAPITALISTA, SONO FONDAMENTALI PER ALMENO MANTENERE APERTA UNA DIALETTICA CONTRADDIZIONE GEOPOLITCA E IMPEDIRE UN MONDO UNIPOLARE.

    Insomma il MODELLO e IL SISTEMA assunti dalla CINA – che prima di assumere il modello di sviluppo capitalistico, nella forma geopolitica globale aveva rispetto alla NATURA, una funzione simile a quello della Amazzonia – sono quelli stessi dell’occidente capitalistico, che hanno provocato e PROVOCANO, contemporaneamente, LA VANIFICAZIONE RICORRENTE E INSIEME LA PROLIFERAZIONE INCONTROLLATA del CAPITALE COSTANTE (ossia della natura umanizzata) e la mercificazione del CAPITALE VARIABILE: che sino conseguenza della LOGICA con cui il CAPITALISMO SI ESPRIME, portando alla DEGRADAZIONE DELL’AMBIENTE VITALE e della VITA e della SALUTE degli natura umana .

    Specialmente OGGI, se consideriamo che – come, ripetiamo, ha documentato Harvey – il solo consumo di cemento in Cina, in due anni e mezzo è stato pari al 45% di quello che gli USA hanno consumato in cent’anni, mentre è in corso dalla seconda metà degli anni ‘70 (dalla svolta capitalistica della Cina) una ACCUMULAZIONE condotta soprattutto attraverso le politiche di PRIVATIZZAZIONE delle proprietà statali e pubbliche, in particolare relative alla SANITA’ (che ora in Cina non è più “universale” e gratuita come era al tempo di MAO), alle forniture dell’acqua e ai trasporti; ma dove anche il mercato immobiliare cinese è vicino a ripetere un possibile crollo quale quello che si ebbe negli USA con la crisi dei subprime, ecc.
    Di fatto ogni dato dello sviluppo capitalistico non solo infrastrutturale, della CINA e delle economie emergenti, non fanno che evidenziare ed amplificare le CONTRADDIZIONE GENERATE dal MODELLO DI SVILUPPO euroamericano e dall’INFINITO tasso di ACCUMULAZIONE CAPITALISTA che è per l’appunto l’INFINITA RIPRODUZIONE di CAPITALE COSTANTE (con nuovi mezzi di produzione e nuove tecnologie), e che è una trasformazione del PLUSVALORE (solo in minima parte si trasforma in salario), a sua volta prodotto dalla intensificazione dello SFUTTAMENTO DELLA NATURA E DELLA FORZA LAVORO.
    Donde che la proliferazione incontrollata del capitale costante produce a sua volta una altrettanto incontrollata distruzione della fascia di natura non umanizzata CHE CAUSA LA CRISI ECOLOGICA DEL PIANETA portando al limite della sopravvivenza la fascia di natura amica e primordiale. SICCHE’, QUESTO pone il problema di UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO che superi quello capitalistico basato su costi, ricavi e profitti, che sia quello della pianificazione di uno sviluppo controllato che, marxianamente, sappia considerare la rimanente natura non umanizzata, come “capitale” anch’essa, da perpetuare e sviluppare in armonia con uno sviluppo controllato del “capitale costante”, possibile solo superando il capitalismo anziché diffonderlo dove non esisteva, e come è possibile SOSTITUENDO LA PRODUZIONE PER IL PROFITTO CON LA PRODUZIONE PER L’USO, facendo che alla fascia di natura protettiva (ossia del capitale costante) venga conferita – come nel comunismo – una funzione paragonabile a quella che la natura amica aveva per gli uomini, quando il valore d’uso prevaleva sul valore di scambio, tornando – mutatis mutandis, e pur nella differenza di tempi e modi – a come quando la trasformazione della natura in prodotti, in capitale costante, era produzione per fini d’uso e non di profitto.
    Ossia per scongiurare lo scacco della civiltà e dell’uomo stesso e affinché la vita e la forza/lavoro non sia più merce, è giunto il momento di superare la profonda contraddizione del capitalismo, il contrasto tra la sua forma storica determinata dei rapporti di produzione, da un lato, e le forze produttive quali sono la NATURA e l’umana FORZA/LAVORO, dall’altro, ovverosia, per la sopravvivenza del loro stesso corpo organico e inorganico, trasformando le condizioni di produzione attuali, in condizioni di produzione sociali, comuni, generali, di valori d’uso.
    Sicché già al tempo di Laura CONTI noi ci sentivamo anzitutto impegnati RESPINGERE IL MECCANICISMO (l’opposto della dialettica) e il DETERMINISMO/ECOMOMICISMO che la “globalizzazione” capitalista ha diffuso all’intero mondo, per promuovere e REALIZZARE la pianificazione di uno sviluppo controllato del “capitale costante”, attraverso e con una strategia di CONTROLLO SOCIALE SULLA PRODUZIONE e sulla NATURA UMANIZZATA da cui scaturisce il profitto. Urge evitare che con la diffusione del CAPITALISMO ogni parte del mondo, si ingigantisca ulteriormente lo sfruttamento SENZA LIMITI sia della natura che della forza/lavoro, accrescendo a dismisura la natura umanizzata che provoca la riduzione di quella umanizzabile fino a causare, al limite, la scomparsa della primordiale natura che – marxisticamente – costituisce il corpo inorganico dell’uomo.
    Oggi, infatti, per la prima volta nella storia, la stessa possibilità è messa in forse, per un processo forse irreversibile. Perché anche se, almeno nei paesi sviluppati, il sistema di produzione capitalistico non tende a comprimere i bisogni elementari – anche se di fatto non di rado riesce a sacrificarli ad altri bisogni artificiali e gratuiti ripristinando una eguale e contraria mutilazione o “unidimensionalità” dell’UOMO — tende però ad insidiare i BENI NATURALI che dovrebbero soddisfarli. Cioè mette in moto nuove forme di RAPINA della NATURA, dopo quelle volte a colpire i produttori liberi nel libero possesso degli strumenti di produzione ; forme di rapina che colpiscono i BISOGNI PRIMARI della grande massa di abitanti del Pianeta, sia direttamente che per via indiretta, COLPENDOLI in modo forse più irreparabile, attraverso la rarefazione della presenza oggettiva di valori d’uso tra i più vitali per l’intera specie, come l’ARIA respirabile, l’ACQUA potabile e la VEGETAZIONE, il ristoro delle forme PRIMORDIALI della NATURA, nonché le indispensabili pausa dal rumore.
    Torna insomma di piena attualità il concetto giovane marxiano del CAPITALISMO “NEMICO DEL GENERE UMANO”.
    Nella concezione di MARX ed ENGELS SI TRATTA DI UNA SOCCESSIONE LOGICO-STORICA che DALLA PREISTORIA si estende fino all’INTERO ARCO DEL CAPITALISMO (in cui la CINA ha VOLUTAMNTE scelto di rientrare in tale “preistoria”, diversamente dall’URSS “caduta” per contraddizioni interne di lungo periodo, ma in cui RIMANE ancora MOLTO del REGIME SOVIETICO e in PRIMIS un prevalente STATALISMO e FUNZIONI PUBBLICHE UNIVERSALI E GRATUITE come la SANITA’, ecc.), dove, NEL CAPITALISMO, tutt’al più, solo le forze produttive e i rapporti di produzione situati all’interno della FABBRICA, o azienda, sono SOTTOPOSTI A UN “PIANO”, mentre invece, cioè che conta realmente è solo quando si instauri una REGOLAZIONE NAZIONALE o PROGRAMMAZIONE e CONTROLLO DEMOCRATICA e SOCIALE dei rapporti e degli apparati sociali, estesi all’intera società e allo stato.
    Ed in questo torna UTILE e lo sarebbe PER LA CINA DI OGGI (invece di invitare “analfabeti politico/culturali” come DI LIBERTO a insegnare il Diritto Privato Romano!), l’esperienza storica e teorica dei COMUNISTI e del MOVIMENTO OPERAIO italiano, che tale tipo di PIANIFICAZIONE l’hanno PORTATA AD ESSERE persino COSTITUZIONALIZZATA, ma UTILE anche, ANZICHE’ OMOLOGARSI AL CAPITALISMO, per esaminare LE CRISI del CAPITALISMO in una indissolubile visione dei rapporti tra passato e presente , NEL SEGNO DELL’IMPEGNO DI UNA LOTTA al tempo stesso POLITICA e CULTURALE , nella quale esperienza storica si segnala come “CENTRALITA’” dell’analisi – nel rapporto tra complessità e articolazione dei problemi reali- LA QUESTIONE DELLA DEMOCRAZIA, non soltanto come QUESTIONE che CONFERMA i FONDAMENTI DELLA CRISI SOCIALE E POLITICA DEL CAPITALSIMO, ma anche e conseguentemente come QUESTIONE CHE ATTIENE ALLA CRISI DEL SOCIALISMO, sopratutto dall’URSS staliniana in poi, quindi SOTTTOPONENDO A CRITICA la premessa implicita in molte analisi di tipo marxista, secondo cui la causa determinante delle alternative (vincenti o perdenti) della lotta dei comunisti e del socialismo, sono circoscrivibili all’incidenza dell’”ASSEDIO”dell’avversario di classe, specie nelle forme dell’imperialismo. Con ciò rinunciando ad approfondire le CAUSE che hanno impedito la CREAZIONE di ISTITUZIONI DI DEMOCRAZIA SOCIALISTA, e con ciò, in ogni caso, impedito come in URSS e successivamente altrove, che LE ISITUZIONI SOCIALISTE fossero STABILI anziché labili e fradice.
    Nella successione logico-storica di MARX ed Engels, la PROGRAMMAZIONE e il CONTROLLO DEMOCRATICA POLITICO/SOCIALE un primo passo in avanti dalla fuoriuscita dalla preistoria, non già CON LE PRIVATIZZAZIONE (com’è accaduto in Cina) ma proseguendo nella realizzazione delle socializzazione e democratizzazione dei rapporti sociali e istituzionali, per POI arrivare ad assicurare a TUTTI i membri della società il DIRITTO AL LAVORO secondo la REGOLA SOCIALISTA “CHI NON LAVORA (come padroni, imprenditori, finanzieri, ecc.) NON MANGIA”, meno prosaicamente: da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro”.
    Questa è la prima fase di un processo che si realizza pienamente con la PIANIFICAZIONE, che non sia ne centralistica ne verticistica e dall’alto, ovvero che sia democratico e dal basso, fondata su nuovi poteri sociali e istituzioni di democrazia organizzata nei luoghi di lavoro e di vita quale il territorio. Trattandosi di realizzare pienamente una PIANIFICAZIONE non più soltanto dei rapporti di produzione a livello dell’intera società, ma ANCHE DELL FORSE PRODUTTIVE A LIVELLO DELL’INTERO RICAMBIOO ORGANICA TRA L’UOMO E LA NATURA. Infatti quello che il comunismo si propone E’ INNANZITUTTO DI PROVVEDERE alla NATURA dell’UOMO : “da ciascuno secondo le sue capacità a ciascuno secondo i suoi BISOGNI”. Con ciò e l’abolizione del regime della proprietà privata dei mezzi di produzione che ha comportato così tante distruzioni e perniciose conseguenze alla NATURA e ALL’UOMO, si propone altresì UNA DSCIPLINA DELLE FORZE PRODUTTIVE che SAPPIA in modo efficace PROIETTARSI SULL’ENTROTERRA NATURALE DELLE FORZE PRODUTTIVE STESSE, come PIANIFICAZIONE, finalmente ARMONIZZATA sulle TRE DIMENSIONI incardinate dell’ECONOMIA, del TERRITORIO e dell’AMBIENTE. Una PIANIFICAZIONE INTEGRALE DEL RAPPORTO UOMO-NATURA – che sta alla base del pensiero comunista e di cui LAURA CONTI era pienamente partecipe – resa POSSIBILE DALLA PRENTIVA “PADRONANZA” della REALTA’ SOCIALE ad opera della CLASSE DEI PRODUTTORI SOCIALI.
    Da un “PIANO” CHE, anche nelle forme più ambiziose di programmazione monopolistica, NON OLTREPASSA I CRITERI E I CONFINI DI UNA GESTIONE AZIENDALE, che operando nell’anarchia sociale della giungla del capitale PROVOCA per conseguenza un CRESCENTE DISORDINE NATURALE, si perviene ad una REGOLAZIONE democratica/sociale DEI RAPPORTI TRA I PRODUTTORI NELLA SOCIETA’ E DA QUESTA ALLA PIANIFICAZIONE COSCIENTE DEL RAPPORTO TRA UOMO E NATURA, CONSAPEVOLE DELL’ESSENZA PRIMARIA DELLA NATURA che costituisce, appunto, IL CORPO INORGANICO DELL’UOMO, SICCHE’ – per dirla alla maniera di ENGELS – RICONCILIARSI CON LA NATURA ALTRO NON SIGNIFICA CHE RICONCILIARE L’UOMO E L’UMANITA’ CON SE STESSI.
    Angelo Ruggeri

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