L’aiutino

di Mark Adin

Ci fu un tempo in cui alla porta della chiesa era affissa una velina sulla quale venivano indicati i titoli dei film programmati in settimana accompagnati da giudizi che ne consigliavano, o meno, la visione. La proibizione  a fruire di un’opera d’arte è un vecchio e insistito vizio vaticano. Ne fecero le spese capolavori come “La dolce vita”, per cui Fellini venne sputazzato, e non in senso metaforico, alla “prima”, da intraprendenti e fervorosi cattolici. Fermiamoci ai film solo per ragioni di spazio, perché potremmo estendere la incontinenza censoria dei “Preti di Roma” (come il povero Calvi chiamava, con la sua ultima voce, strozzata, le gerarchie vaticane) ad altre forme espressive: da quelle letterarie riunite nel famigerato “Indice”, a quelle pittoriche (vedi le mutande al “Giudizio universale”), a quelle musicali (Paganini, Liszt, Scriabin fino ai Rockers attuali – esecrati in qualità di amici del demonio). Stiamo dunque sul pezzo.

Il regista Nanni Moretti mette in campo il suo ultimo lavoro “Habemus Papam” e il Vaticano tira al piccione, prima ancora che la pellicola sia nelle sale. Uno dice: ma l’avete visto? Si dimentica che la censura difficilmente si conclama ex-post. Il suo potere lo vuole esercitare prima.

Invece io non l’ho ancora visto, non so se andrò a vederlo, ma voglio poter scegliere di vederlo.

C’erano voluti trentuno anni per ritrovare un film che mettesse al centro della narrazione un Papa (sempre lo stesso, tra l’altro). Alla sua uscita, nel settembre 1980, “Il pap’occhio” di Renzo Arbore, venne attaccato duramente sempre dalla stessa parrocchia tiberina. Qualche settimana dopo venne sequestrato per “vilipendio alla religione cattolica” (NB: non genericamente “alla religione”, bensì “alla religione cattolica”…) denuncia successivamente archiviata. Tanto bastò per danneggiare il film. Oggi la storia sembra ripetersi. Tabù. Il Papa è sotto copyright vaticano. Ne possono parlare soltanto loro o chi loro decidono di autorizzare. Punto.

Ora, in un paese dove, mentre si lasciano a casa migliaia di insegnanti, si assumono quantità – numerose come scaglioni di leva – di insegnanti di religione, pagati dallo Stato ma di fatto selezionati dai Vescovi, non ci si può stupire più di tanto. Anche perché l’italica enclave dello Stato Vaticano è economicamente molto ben trattata, da sempre, al punto di non far pagare l’ ICI ai numerosissimi e importanti immobili di proprietà dei Preti, sottraendo gettito importante alle tasche degli Italiani.

Del resto la Chiesa ha spesso saputo trarre vantaggio dai suoi rapporti con l’Italia. E quello attuale è un periodo particolarmente favorevole, soprattutto per demerito del nostro Unto (sic) del Signore. In che senso? E’ molto semplice. Ogni qualvolta il “Nostro Signore” – pardon – volevo dire il “nostro signore con la minuscola” combina qualche marachella  in una delle sue residenze e cade in disgrazia perché il mondo cattolico gli liscia il pelo, il Peccatore di Arcore mette mano alle finanze – le nostre, ovviamente, mica le sue! – e si fa perdonare: una volta assumendo qualche insegnante di religione in più, una volta pagando le spese di viaggio, costosette, del Papa attraverso la struttura che fu di Bertolaso, una volta sfornando un decreto compiacente, una volta finanziando le scuole private (leggi scuole cattoliche) etc etc. Considerando che il Peccatore di Arcore, tra una bestemmia in diretta e un bunga bunga, una trasgressione liturgica e una barzelletta sconcia, uno scandalo e un insulto, di cose da farsi perdonare sembra averne parecchie… oggi si può ben dire che la vita per il Vaticano non va poi così male. Del resto, un tempo, le indulgenze si vendevano.

Senza contare il gettito dell’otto per mille che, come è noto, non consiste soltanto nella quota che ognuno, del tutto legittimamente, ritiene di assegnare alla Chiesa, bensì anche alla proporzionale quota-parte – assai, assai più cospicua – dell’intero otto per mille non destinato ad alcuno (manina un’altra volta nelle tasche nostre, o per la precisione nelle tasche di chi non voleva assegnare ad alcuno il proprio otto per mille…)

Mentre si scagliano anatemi, attraverso la stampa cattolica, contro il basito – eppur gongolante  per l’involontario assist mediatico – Nanni Moretti, si dà ulteriore impulso ai preparativi in quel di Roma per la proclamazione della santità ( o della beatitudine? Boh!) di Papa Giovanni Paolo II. Forse la concomitanza dell’uscita del film che lo vede protagonista, in qualche modo, viene ritenuta incompatibile con la festa del popolo cattolico.

Vorrei precisare che ad altri, molti altri, non ha disturbato che tale festa sia stata proclamata proprio in concomitanza di quella del Primo Maggio, ma forse questi “altri” sono più civili e tolleranti.

Va bene così. Ma anche stavolta, guarda un po’, i pii Statisti papalini, nel predisporre la festa romana, si sono resi conto che non sarebbe stato sufficiente chiedere un sacrificio alla città di Roma, data la partecipazione prevista di pellegrini da ogni parte del mondo.

Sicchè  hanno chiesto ancora una volta l’aiutino.

Il Governo lo ha prontamente accordato, of course e pure di corsa, tirando fuori dalle pubbliche finanze – ovvero dicasi dalle nostre stracche saccocce – altri settemilioni e mezzo di Euri. Settemilioni e mezzo di Euri.

Un aiutino, appunto.

Gentili Governanti dello Stato Vaticano,

tenetevi pure i soldini, ma almeno lasciatemi vedere in pace un film, o leggere un libro, o ammirare la bellezza senza veli di una opulenta cortigiana seicentesca ascoltando la musica che mi va. Metteteci pure le mani, ma non me le rompete, le tasche, non mi scocciate.

State dando a Cesare ciò che è di Dio e a Dio ciò che è di Cesare. Come sarebbe a dire “Cesare chi?”, non fate finta di non aver capito…  quello che si crede Dio.

Redazione
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2 commenti

  • ginodicostanzo

    Lucidissimo articolo. Ogni (velato) attacco dei preti a Berlusconi è merce di scambio, qualcuno lo chiama anche ricatto (voce di popolo). Bravo Mark!

    Gyn (così esotizzo anch’io il mio nome…)
    😀

  • Sulla paura della morte, giocando una partita truccata che nessuno può verificare, hanno fondato un impero. A nostre spese. Complimenti a tutti, siamo proprio dei furbacchioni.

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