«L’anniversario e altri racconti»

db sui racconti di Massimo Ruggeri (con la clamorosa rivelazione della sua seconda identità)

«Affido la mia disperazione a questo messaggio e alla bottiglia che lo contiene»: così inizia «Buon anno» e termina con due frasi che ti gettano nello sconcerto perchè il quadro è messo sottosopra (aggiungere a piacere «oplà» oppure «les jeux sont faits»).

Aveva ragione Rosa ma Mario tarda troppo a ammetterlo. Ben scritto il secondo racconto («Il passaggio») ma qui il colpo di scena non c’è e anzi il finale “nerissimo” da un certo punto in poi è prevedibile.

Ha una struttura circolare «Il portiere» con un bel finale. Bello dall’inizio alla fine, forse il migliore di questa antologia è «La prova».

Siamo dalle parti del fantastico in «L’anniversario», il lungo racconto che dà il titolo all’antologia: conosco bene i luoghi dove si svolgono le vicende (ora splatter, ora di un’ironia sublime) e anche per questo forse mi convince l’ambientazione però la storia non mi ha catturato appieno. Invece mi entusiasma il successivo: «Ce l’hai con me?»; breve, enigmatico il giusto e abilissimo nel trasformare un banale bus romano in un magazzino di misteri.

«L’attentato» ci propone un dopo-bomba insolito: molto ben scritto però manca un vero finale. Finale imprevedibile invece in «Lo sparviero» che in apparenza ci porta in mezzo ai piloti italiani della seconda guerra mondiale e invece…

Farà impazzire i cinefili – ma piacerà a tutte/i – «Prima visione»: tre paginette quasi perfette, forse il racconto migliore (sì, prima l’ho detto di un altro: in effetti non so decidermi).

Siamo di nuovo su un ramo del fantastico – un vecchio, solido albero – con «Il rifugio» mentre entriamo nello studio di uno psicanalista con «Manca un giorno» che è forse il racconto più bello di quest’antologia (e se per caso prima ho detto il contrario non datemi retta).

Scivoliamo poi in una strana Barbagia con «Atlantis campos», uno dei racconti più belli (va bene così? Uh, ma come siete noiosi voi delle classifiche).

Non so dirvi se i cani “cattivi” salveranno il mondo come in «L’esame» (dalle parti del Tevere) ma vi assicuro che non ho mai letto una fuga più folle dalla polizia – con un pessimo atterraggio – come in «Icaronte».

Poco convincente secondo me il brevissimo «Il guasto», penultimo racconto. Mentre giuro – «e sono sicuro di quello che ho detto e di quel che dirò» – che il più bel racconto fra tutti è «Er tranvetto (l’arma segreta)» in chiusura dell’antologia. Chi dice il contrario mente.

Si oscilla, o più spesso si viene scaraventati all’improvviso, fra il burrone del realismo e il precipizio del fantastico nelle 16 storie di «L’anniversario e altri racconti» – 170 pagine, 16 euri – di Massimo Ruggeri, edito da Fuorilinea (www.fuorilinea.it) che è un editore piccolo ma battaglierosissimo di Monterotondo. Insomma quando inizi un racconto di Ruggeri non sai mai in che genere puoi finire. Perlopiù sono storie fantastiche certo – infatti stavo per mettere questa recensione in uno dei nostri Marte/dì – ma questa distinzione qui non sempre funziona.

«L’anniversario e altri racconti» merita: regalatevelo. Non mi fa velo l’amicizia decennale con l’autore.

Se passate spesso in “bottega” già conoscete Massimo Ruggeri: se i Tag non mi ingannano la sua firma compare 9 volte. Vedo un signore con il sopracciglio alzato: “beh, che saranno 9 su oltre 22mila articoli”. In effetti… però tenete conto che Massimo è anche Energu.

L’identità di Energu era un segreto ma l’editore lo svela e dunque possiamo anche noi finirla con questa pantomina dell’impiegato (ma anche «comparsa, venditore di libri, manovale, imbianchino, postino e autista») Massimo Ruggeri che il sabato cerca una cabina telefonica (di questi tempi, poi) per trasformarsi in un super-eroe e volare alto nei cieli della satira con le sue matite nero-rosso-blu. Sì perchè Ruggeri dal 2012 è anche Energu, l’autore per la “bottega” delle vignette intitolate «Fratelli siam(co)esi», una serie (del sabato appunto) che è arrivata a quota 526. E se moltiplicate una media di 4 vignette per 526 c’è da mettere in difficoltà Einstein (che infatti fu un grande fisico ma in matematica era deboluccio e tutti i calcoli glieli faceva Mileva Marić, sua moglie). Ma alla “bottega” Energu ha regalato molte altre immagini e storie, tanto che a un certo punto volevamo cambiar nome al blog in “la vigna dell’Energu”. E noi altre/i della “bottega” poco lo abbiamo ringraziato, giusto con una serie (di 16 puntate) intitolata «L’energu bicentenario» (anche perchè il vecchio Asimov è sempre con noi). Fine del panegirico, potete accomodarvi al buffet. Pizzette e pasticcini? No, un’antologia di racconti: quasi tutti belli e un paio splendidi.

Obiezioni possibili? Com’è possibile che il Massimo autore di storie delicate sia quel perfido romanaccio di Energu che il sabato sbraita, sbara e vomita ingiurie? Ma care e cari la maggioranza di noi è così: un giorno (o 350) predilige la tenerezza e un altro (o altri 15) scotennerebbe chiunque.

Nel secondo racconto il protagonista è proprio arrabbiato e sbotta: «diamine». Ma l’alter ego di Massimo Ruggeri direbbe «cazzo». Eppure è sempre lui e poche pagine dopo… vedrete.

PS: volete sapere di chi è l’immagine che attraversa il titolo del libro? E l’editore vi accontenta: «la foto di copertina è di Omero, zio dell’autore». Memorabile precisazione.

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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