L’Eymerich di Valerio Evangelisti a quota 11

“uno dei migliori dela serie”…

di Gian Filippo Pizzo

Valerio Evangelisti
Eymerich risorge
Mondadori, “Omnibus”, p. 279, € 20.
Veramente bello questo ultimo romanzo di Valerio Evangelisti dedicato all’Inquisitore Eymerich, uno dei migliori della serie. Evangelisti aveva fatto morire il suo personaggio sette anni fa per dedicarsi ad altro, cioè alla trilogia de Il sole dell’avvenire, un potente affresco del mondo contadino e rurale tra Emilia e Romagna fra il 1875 e il 1950 sullo sfondo del potere terriero, dell’industrializzazione e del fascismo, con in primo piano la nascita del socialismo e del sindacalismo: un quadro storicamente ben documentato e non privo di azione e avventura che mostra come la divisione dei movimenti contadini e operai in partiti politici dalle mille sfaccettature sia stata causa del malessere che ancora oggi affligge la nostra società. Un’opera da leggere sia per la vividezza con cui sono descritti personaggi e situazioni ma anche per capire meglio il nostro presente.

Sebbene Evangelisti sia un convinto sostenitore della validità della narrativa di genere, come dimostrano gli altri suoi cicli dedicati ai Pirati e al cowboy/stregone Pantera, come tanti altri grandi narratori si era stancato del suo personaggio più noto, appunto padre Nicolau Eymerich, e lo aveva fatto morire dopo una certamente lunga militanza nel decimo libro della serie, Rex tremendae maiestatis, appunto nel 2010. Ma come altri grandi narratori – il Conan Doyle di Sherlock Holmes è l’esempio più noto, ma ce ne sono anche altri – sull’onda della richiesta popolare è stato costretto a farlo rivivere. Appunto in questo undicesimo romanzo della serie, Eymerich risorge, di cui diciamo subito che il titolo scelto dalla Mondadori è in parte ingannevole: infatti non è che l’Inquisitore Generale di Aragona resusciti, semplicemente l’autore racconta una sua avventura precedente, quindi nella cronologia interna questo romanzo precede Rex tremendae maiestatis.

L’avventura mantiene lo schema cui siamo abituati: un lungo e pericoloso viaggio che dalla Catalunya attraversa tutta la Provenza (con sosta ad Avignone per incontrare il Papa Gregorio XI) per giungere in un Piemonte teatro della guerra tra i Savoia e i Visconti di Milano, nelle Alpi che con il freddo gelano i corpi e anche le anime. Il motivo di questo viaggio è la ricerca di un consigliere del Re d’Aragona, Francesc Roma (personaggio realmente esistito, come tanti altri che l’Autore mette in scena) sospettato di eresia e di complottare con movimenti eretici quali quelli dei Valdesi e anche dei Catari (ammesso che questi ultimi non siano stati tutti già decimati) per combattere lo sfarzo e il potere temporale del Papato e riportare la Chiesa alla povertà delle origini come vorrebbero i seguaci di San Francesco, cui Eymerich non lesina rimproveri, sostenendo che proprio a causa dei Francescani siano nate tutte le eresie pauperistiche. Infatti a fare da motivo conduttore della ricerca è anche il simbolo del Tau adottato da Francesco, qui visto però sotto altre angolazioni e interpretato in maniera diversa da quella cattolica. Infatti, com’è sua abitudine, Evangelisti infarcisce la sua narrazione di una serie di allegorie e speculazioni tra il religioso, il filosofico e lo storico, mettendo in campo il simbolo del Bafonetto e disquisendo sugli ordini dei Templari e degli Ospedalieri. Tutto storicamente documentato e argomentato in maniera molto plausibile.

Altri personaggi del romanzo sono il fido aiutante padre Jacinto Corona, che chissà per quale motivo era stato accantonato in una precedente storia e qui ricompare, come pure lo scienziato Frullifer, pure lui già presente in altri romanzi, che in un tempo futuro sia a quello di Eymerich (per l’esattezza siamo nel 1375) che al nostro compie delle scoperte che in qualche modo si riverberano nel passato. Oppure è il passato che si ricollega al futuro, non come fenomeno mistico ma come avvenimento pseudo scientifico: quelle che il Magister Eymerich giudica manifestazioni demoniache hanno in realtà un’altra spiegazione. Infatti normalmente Evangelisti ripartisce le sue storie su tre piani temporali – il Trecento, la nostra contemporaneità e un futuro più o meno lontano – in cui accadono fenomeni che alla fine confluiranno in un’unica soluzione. In questo caso però abbiamo il Medioevo, un futuro abbastanza prossimo, quello di Frullifer, peraltro qui non molto sviluppato (e da tempo sosteniamo che questa ambientazione, con la sua guerra totale e la contrapposizione tra poteri economici opposti e il ruolo della povera gente, meriterebbe un romanzo autonomo) e un lontanissimo futuro con estratti da un “Vangelo della Luna” in cui si parla di un non meglio identificato “Magister”: appellativo che viene normalmente dato a Eymerich…
E poi prelati e frati, eretici (spesso per ignoranza), soldati e mercenari, contadini e povera gente, e i Cagot, misteriosi esseri umani paria della società (che nella realtà storica vissero prevalentemente nei Pirenei), in una serie di incontri e scontri di gran livello emozionale dai quali emerge la figura di un Nicolas Eymerich reso appena un po’ più debole dall’età ma sempre fieramente padrone delle sue convinzioni. A proposito delle quali c’è un altro personaggio del quale parla spesso, cioè il filosofo Raimondo Lullo (morto nel 1316) che egli giudica eretico, e infatti in questo romanzo riesce a ottenere da Gregorio XI i documenti per poterne condannare la dottrina: peccato però che nella realtà storica Ramon Lull sia stato canonizzato e anzi, con grande soddisfazione dei cattolici Catalani che da secoli perseguono questo fine, proprio in questo 2017 è prevista la sua santificazione.

In conclusione, se gli ultimi romanzi del ciclo potevano essere sembrati un po’ stanchi e ripetitivi, questo convince appieno. E anche se questo giudizio può derivare da una sorta di astinenza, non cambia niente!

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